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Storia della Ferrari 308 GTB Rally Car nei rally europei

Nonostante fosse un’impresa di alto profilo, non fu la Ferrari a sviluppare la 308 GTB in un’auto da rally, ma fu Michelotto: quello della 308 Rally Car fu il loro primo progetto.

Nel 1973 il supporto ufficiale della Ferrari si ritirò da tutte le altre forme di sport motoristici per concentrarsi esclusivamente sulla Formula 1 e così fu la concessionaria di Padova ad intervenire per riempire il vuoto lasciato inevitabilmente nelle corse su strada. E sebbene il loro nome sia sinonimo di Ferrari da corsa oggi, quello della 308 Rally Car è stato il loro primo progetto.

La Ferrari 308 GTB viene alleggerita attraverso l’uso dell’alluminio e della fibra di vetro al posto dell’acciaio. Il primo esemplare della vettura, caratterizzato dal numero di telaio 8380, esce dall’officina di Padova nel 1978. Fino al 1984 ne saranno realizzate undici, mentre una verrà messa a punto da un artigiano in Inghilterra. Il primo successo arriva nel 1979, al Rally di Monza, grazie a Pinto e a Penariol.

Due anni più tardi la Ferrari 308 Gruppo 4 conquista il primo dei due successi al Tour de France Automobile con Jean-Claude Andruet. Al suo fianco al Tour de France c’è la navigatrice Chantal Bouchetal. Andruet riesce a ripetersi anche nel 1982, l’anno di grazia della 308 Gruppo 4. Al suo fianco c’è un’altra ragazza, si fa chiamare “Biche”, ma il nome all’anagrafe è Michele Espinosi-Petit.

Ma andiamo con ordine. L’inizio di questa splendida avventura è datato 1982 e i protagonisti sono, appunto, gli uomini della Michelotto Automobili, che realizzarono diversi esemplari della Ferrari 308 GTB adatti per competere in ogni genere di rally. Sull’asfalto, sul ghiaccio e sulla neve e anche sulle peggiori mulattiere.

La vittoria più importante che si ricorda nella storia di questa vettura è senza ombra di dubbio quella del Tour de France, conquistata dal mezzo del team che faceva capo all’importatore Ferrari, Charles Pozzi. Nel 1982 Tonino Tognana e Massimo De Antoni vinsero il Campionato Italiano Rally alternandosi alla guida di una 308 e di una Lancia Rally 037 del Jolly Club.

La Ferrari 308 GTB in azione sull'asfalto
La Ferrari 308 GTB in azione sull’asfalto

La stagione è molto combattuta e si apre nel migliore dei modi con il successo al Targa Florio nel mese di marzo. Tra l’altro si tratta di una doppietta, perché al secondo posto si piazzano Andruet e Biche. Tognana e De Antoni tornano al successo al Rally del Ciocco, mentre al Collina di Romagna arriva un secondo posto importante, alle spalle della Lancia di Fabrizio Tabaton e Luciano Tedeschini.

Il terzo successo della 308 GTB Rally Car

A settembre arriva il terzo successo della stagione che matura sulle strade della provincia di Pordenone, al Rally Piancavallo. Tognana, De Antoni e la 308 Gruppo 4 riescono a battere la Opel di Miki Biasion e Tiziano Siviero così come la Talbot di Federico Ormezzano e Claudio Berro.

Poco dopo va in scena il Rally di Sanremo, valido anche per il Mondiale Rally: sull’asfalto la Ferrari occupa le prime posizioni della classifica assoluta, riuscendo anche a vincere la prova speciale numero 27. Tognana e De Antoni disputano le ultime due gare della stagione con una Lancia 037 ma, complice anche il secondo posto ottenuto da Nicola Busseni e Daniele Ciocca al Rally di Aosta, il titolo Costruttori va alla Ferrari.

La 308 Gruppo 4 vince alcune gare anche nel 1983, poi deve arrendersi allo strapotere delle vetture a quattro ruote motrici. La Casa di Maranello però non ha intenzione di abbandonare i rally, al punto che si comincia a lavorare sulla GTO per il 1985. Il cambio di regolamento annunciato dalla Federazione Internazionale dell’Automobile fa però tramontare sul nascere il progetto della nuova vettura.

Voglio raccontarti una curiosità: tra il 1978 e il 1985 sono stati realizzati quindici esemplari di Ferrari 308 GTB Gruppo B, uno dei quali è stato consegnato al team Pro.Motor.Sport nel mese di febbraio del 1983. Al contrario delle versioni precedenti che montavano un motore a quattro valvole, questa vettura era dotata di un vecchio propulsore a due valvole, un V8 da 3 litri che riusciva comunque a sprigionare una potenza di ben 300 cavalli.

Mai vista in eventi internazionali, questo esemplare di Ferrari 308 GTB Gruppo B con numero di telaio 18869 ha avuto un discreto successo negli eventi su asfalto, in Italia e in Spagna. Nel 1983 ha vinto ben cinque gare, in particolare il Campionato Spagnolo Rally del 1984. Per tutte queste sue peculiarità e per la ricchezza della storia di cui è carica la vettura, la società Artcurial l’ha messa all’asta a metà del mese di luglio del 2018.

Una supervendita asta organizzata a Le Mans Classic. L’idea era quella di vendere il Cavallino da corsa ad una cifra compresa tra gli ottocentomila e il milione di euro. A sorpresa, la speciale auto da corsa di Maranello, nonostante le sue unicità, non è stata venduta.

Le Ferrari 308 GTB Gruppo B erano delle vetture da gara estremamente performanti, ma l’impennata nello sviluppo tecnologico di Lancia, Audi, Peugeot e Ford, che arrivarono a realizzare vetture appositamente ed esclusivamente costruite per le corse nello spazio, significava che qualsiasi cosa con la base del veicolo stradale era obsoleta e, così, Michelotto rivolse la sua attenzione alla 308 GT/M, alla 288 GTO e alla Ferrari F40.

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Destra 3 Lunga Chiude: storie di Carlo Cavicchi

Cinquanta storie incredibili, cinquanta racconti per fissare momenti che la memoria non potrà cancellare. Tutte raccolte in Destra 3 Lunga Chiude.

Destra 3 Lunga Chiude – Quando i rally avevano un’anima. O meglio, quando i rally erano Rally, accadevano cose spesso sopra le righe e ripassarle fa bene, perché sembrano delle favole romanzate quando invece erano soltanto la regola. Basta leggerne una per sera e la notte si sognerà.

A far sognare sono certo le storie, i racconti ma anche i protagonisti: da Andruet a Bettega, da Cerrato a Mikkola, da Pinto a Fassina passando attraverso Trombotto, Verini, Pregliasco, Barbasio e Ballestrieri. Tutta gente che, per davvero, ha scritto la storia del rally. Il tutto raccontato da un grande scrittore del settore quale Carlo Cavicchi.

I rally di ieri, quelli che attraversano trent’anni dal 1960 al 1990, non erano semplici corse, bensì un concentrato di avventure. Erano esageratamente lunghi, martoriati da strade dal fondo impossibile con piloti preparati sempre al peggio. Notte e giorno, sole battente e pioggia vigliacca, poi neve e nebbia, polvere e verglas. Chi guidava doveva farlo a bordo di automobili che si rompevano sistemate su gomme incapaci di reggere le asperità.

Un contesto perfetto per generare storie incredibili. Ecco allora una raccolta di storie, molti dei quali si fa fatica a trovarne traccia, che possono aiutare chi c’era all’epoca a ricordare e chi allora non c’era e vuole sapere. Pagina dopo pagina va in rassegna un’era irripetibile dove in scena non ci sono esclusivamente i vincenti, bensì i contorni delle imprese, le sconfitte con la stessa dignità dei successi, i dolorosi ordini di scuderia così come i gesti generosi di chi sapeva rinunciare a una vittoria per aiutare un collega in difficoltà.

Nella prefazione di “Destra 3 lunga chiude – Quando i rally avevano un’anima” Carlo Cavicchi scrive: “Più che delle storie sono delle favole vere e come in tutte le favole c’è il buono e lo sconfitto, il generoso e il furbo, in tutte le stagioni a tutte le temperature, sotto la pioggia, in mezzo alla neve e nel deserto. In scena non ci sono soltanto i piloti vincenti, ma anche quelli sconfitti o traditi dal mezzo meccanico e qualche volta dal compagno di squadra”.

L’esperto di comunicazione automtive Luca Pazielli, in una sua recensione su Autologia aggiunge: “Rauno Aaltonen e Pentti Airikkala non sono certo noti come i nostri Munari o Ballestrieri, le vittorie della Datsun e della Saab non hanno scaldato i tifosi quanto le sfide tra Fiat e Lancia, ma in ogni capitolo, per il lettore, ci sarà la sorpresa di qualcosa che Cavicchi ha vissuto da testimone. Non gli è certamente sfuggito anche il duro lavoro svolto dai meccanici durante le assistenze, a loro è dedicato un intero capitolo, che fa capire quanto sia stato prezioso il loro contributo nelle vittorie”.

I personaggi che l’autore ha scelto quali protagonisti del volume sono: Rauno Aaltonen, Erik Carlsson, Pentti Airikkala, Markku Alén, Jean-Claude Andruet, Fulvio Bacchelli, Amilcare Ballestrieri, Sergio Barbasio, Attilio Bettega, Miki Biasion, Marc Birley, Tony Carello, Dario Cerrato, Jim Clark, Bernard Darniche, Per Eklund, Tony Fall, Guy Fréquelin, Kyösti Hämäläinen.

E ancora, Paddy Hopkirk, Harry Källström, Simo Lampinen, Bosse Ljungfeldt, Timo Makinen, Shekhar Mehta, Hannu Mikkola, Michèle Mouton, Sandro Munari, Federico Ormezzano, Alcide Paganelli, Raffaele Pinto, Fabrizia Pons, Mauro Pregliasco, Carlos Reutemann, Walter Röhrl, Carlos Sainz, Joginder Singh, Jean-Luc Thérier, Pauli Toivonen, “Tony” (Tony Fassina).

Libri su Storie di Rally

la scheda

DESTRA 3 LUNGA CHIUDE

Autore: Carlo Cavicchi

Volumi: collana editoriale Grandi corse su strada e rallies

Copertina: rigida

Pagine: 238

Immagini: 21 in bianco e nero e 76 a colori

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 21 euro

Peso: 540 grammi

ISBN: 978-8-8791166-6-4

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Lancia Stratos World Champion Rally Car: una vera rarità

In questo libro, per la prima volta viene raccontata la vera storia della sua omologazione e delle passioni che hanno infiammato i Consigli di amministrazione del Gruppo Fiat.

Lancia Stratos World Champion Rally Car è il libro in inglese (anche questa un’assoluta rarità trovabile solo nel mercato dell’usato) che nel marzo del 1990, Nigel Trow dedica a quella che, per molti, è l’ultima auto vera da rally. Quello che era iniziato come un esercizio di stile porta tre Mondiali Rally e alimentato una lotta di potere tra i giganti dell’industria automobilistica italiana.

Quando la Stratos inizia a competere sembra un atto di follia. Molti la liquidano come uno trovata di marketing, mentre Lancia cerca di trovare un degno successore alla “vecchia” Fulvia HF. I puristi Lancia reputano che l’auto quell’auto sia un tradimento. Come potrebbe Torino piegarsi ad un motore modenese della Ferrari Dino?

Dopo tutto, la Lancia è la prima a costruire un motore V6 per la produzione in serie. E invece, neppure la forza di Ford e Renault, in coppia con Alpine, riescono a fermare la vincente Stratos HF. Tecnicamente la Stratos è un capolavoro. Forte, durevole, esplosiva in accelerazione (il più delle volte), l’auto sfrutta tutto il potenziale e la dinamica del motore centrale.

La polemica, tuttavia, è fondamentale per la Stratos. In questo libro, per la prima volta viene raccontata la vera storia della sua omologazione e delle passioni che hanno infiammato i Consigli di amministrazione del Gruppo Fiat. La Stratos è, senza ombra di dubbio, l’auto regina dei rally degli anni ’70, oltre che una delle più belle, potenti, importanti e rappresentative sportive di quel decennio.

Fu la madre delle vetture Gruppo B: tre Campionati del Mondo Rally vinti consecutivamente, tra il 1974 ed il 1976, e tantissimi altri successi a livello Europeo e Italiano. E’ stata, forse ancora oggi è, la migliore automobile con carrozzeria di tipo coupé, prodotta dalla Lancia dal 1973 al 1976, su disegno di Marcello Gandini per Bertone.

La sua storia ha inizio al Salone di Torino del 1970, quando il geniale di Bertone lancia una provocazione, un prototipo di un’auto “extraterrestre” alta soli 80 centimetri, con accesso attraverso l’enorme parabrezza centrale, dotata di motore 1,6 litri della Fulvia HF montato centralmente. Presentata come “Prototipo Zero” era semplicemente una dream car.

Il design per quanto non ancora definitivo, dovuto a Gandini, lo stesso che disegnò auto prestigiose come la Fiat X1/9, la Lamborghini Miura e la Countach, suscitò subito grande interesse. Qualcuno già intravedeva la Stratos HF – sta per High Fidelity – la prima automobile di serie specificamente progettata per i rally. Quest’opera rappresenta una vera e propria rarità e chi la possiede se la tiene stretta stretta…

Libri su Storie di Rally

la scheda

LANCIA STRATOS WORLD CHAMPION RALLY CAR

Autore: Nigel Trow

Copertina: rigida con sovracoperta

Pagine: 160

Immagini: a colori e in bianco e nero

Editore: Osprey Publishing

Prezzo: da 350 euro

Peso: 798 grammi

ISBN: 978-0-8504579-1-9

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