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Al Rally di Australia 2004 Loeb in fuga su Rovanpera e Duval

Quello andata in scena nel 2004 è l’edizione numero 17 del Telstra Rally Australia, che rappresentava la sedicesima e ultima prova del Campionato del Mondo Rally di quella stagione. La gara si svolge su quattro giorni dal 11 al 14 novembre, con sede a Perth e per Sebastien Loeb si tratta della decima vittoria assoluta in carriera. La sfortuna del rivale gli rende la vita facile.

Al Rally di Australia 2004 il leader assoluto, il pilota finlandese Marcus Gronholm, è costretto ad abbandonare la contesa per la tappa australiana del Campionato del Mondo Rally quando la sua Peugeot 307 WRC finisce fuori strada durante le prime prove della gara. Gronholm, che ha vinto il rally tre volte in precedenza, si aggiudica cinque delle nove prove speciali disputate fino ad allora e guida la classifica sul driver francese Sebastien Loeb di oltre 20”.

Però, succede che perde il controllo della “francesona” su una strada sterrata a tre chilometri dalla PS10. Secondo il team, Gronholm sarebbe stato in grado di tornare in gara con le regole del super rally, ma in ogni caso non avrebbe avuto alcuna possibilità di finire in zona punti. La sua uscita lasciò Loeb, il nuovo campione del mondo alla guida di una Citroen Xsara WRC, leader assoluto dopo dieci prove, con il simpatico e veloce finlandese Harri Rovanpera e la sua Peugeot 307 WRC a 58”20.

Quello che andò in scena nel 2004 fu l’edizione numero 17 del Telstra Rally Australia, che rappresentava la sedicesima e ultima prova del Mondiale Rally. La gara si svolse su quattro giorni dal 11 al 14 novembre, con sede a Perth e per Sebastien Loeb si trattò della decima vittoria assoluta in carriera.

In quell’occasione, il belga Francois Duval, su una Ford Focus WRC, si piazzò solo terzo (per lui fu una delle migliori prestazioni assolute di tutta la sua carriera piena più di ombre che di luci), staccato di ulteriori 37”10 dal finlandese Rovanpera, deludendo nuovamente le attese riposte su di lui da Malcolm Wilson. Il pilota belga, in Australia riuscirà a vincere, e sarà l’unico successo della sua avventura nel WRC, ma l’anno dopo, nel 2005 dopo essere passato tra le fila di Citroen.

Lo spagnolo Carlos Sainz, il norvegese Petter Solberg e l’estone Markko Martin sono stati tutti costretti ad abbandonare la gara. Chris Atkinson è arrivato quarto assoluto. In gara, Duval ha lottato proprio contro Atkinson, Colin McRae e Harri Rovanpera per un posto sul podio, mentre al vertice Loeb si dava tranquillamente alla fuga con un altro titolo iridato ormai in tasca e Gronholm ritirato.

A proposito del successo di Sebastien Loeb, quella australiana era la decima vittoria e il ventiduesimo podio per l’alsaziano, mentre il secondo posto di Harri Rovanpera ha rappresentato il traguardo del quattordicesimo podio in carriera. Così come il terzo posto di Francois Duval era il suo settimo podio. Quella vittoria è stata la quindicesima, oltre che il quarantacinquesimo podio, per Citroen. Il secondo posto di Peugeot era il centoquattordicesimo podio del Costruttore francese, mentre per Ford quel terzo posto ha rappresentato la centottantatreesima volta sul podio.

Peugeot e rally: la 206 dalla GTI, alla GT alla WRC

La 206 GT era una vettura ancora più speciale e, sebbene condividesse la stessa meccanica della GTI, era stata realizzata per un fine ben diverso: l’omologazione per disputare e vincere il World Rally Championship con la WRC, che compie 20 anni a l’1 gennaio 2020.

Parliamo di Peugeot e rally. Uno dei modelli Peugeot di maggior successo anche in Italia è sicuramente la 206, la piccola nata nel 1998 e prodotta fino al 2012. Modello venduto a livello mondiale in circa 10 milioni di esemplari, nel 1999 vide l’introduzione in gamma della versione più sportiva che, come da tradizione del Leone, si fregiava della sigla GTI. In pratica era la sorellastra della 206 WRC.

Infatti, Peugeot non si limitò solo alla GTI, ma realizzò anche la serie speciale 206 GT (la sorella povera della WRC), una versione che, dotata dello stesso motore 2 litri da 135 CV della sorella sportiva, si caratterizzava per elementi estetici e tecnici specifici, perché serviva per ottenere l’omologazione per correre e vincere nel Campionato del Mondo Rally. Prodotta in 4000 esemplari, è oggi una versione molto rara: diversi collezionisti si sono già mossi e le quotazioni salgono.

La Peugeot 206 è uno dei modelli più apprezzati anche dai clienti italiani: anche chi non ha avuto l’opportunità di guidarla, si ricorderà sicuramente lo spot dello scultore indiano, una delle pubblicità più memorabili realizzate nel mondo dell’auto. La 206 però non era solo un’ottima vettura per tutti i giorni, ma anche un’ottima base di partenza come auto da corsa.

Le competizioni, si sa, sono nel DNA del Leone dalla fine del 1800 e anche la 206 ebbe diverse declinazioni sportive stradali nel corso degli anni. Una di queste fu la 206 GT, senza la I, una versione alquanto rara e particolare, oggi ricercata dai collezionisti di youngtimer.

Nata nel 1998, la 206 vide nel 1999 il debutto di due versioni sportive che costituivano le eredi della 205 GTI che negli anni Ottanta aveva fatto sognare molti appassionati. Pochi mesi prima della fine del millennio vennero introdotte le 206 GTI e GT, entrambe spinte dallo stesso motore, un 2 litri da 135 CV in grado di farle scattare da 0 a 100 in 8″4 e di arrivare fino alla soglia dei 210 km/h.

La Peugeot 206 GT da cui derivò la WRC
La Peugeot 206 GT da cui derivò la WRC

La sorella iper vitaminizzata: Peugeot 206 WRC

Esternamente la GT si differenziava dalla GTI per il disegno e le maggiori dimensioni dei cerchi in lega (da 16”), per i diversi paraurti anteriore e posteriore, molto più sporgenti rispetto alla GTI normale, e una placca identificativa posizionata sul montante centrale che recava il numero progressivo dell’esemplare.

Lo stile dell’auto era più aggressivo, ma la scelta non fu dettata da una ragione estetica, ma squisitamente regolamentare. Per partecipare al campionato Mondiale Rally, i regolamenti dell’epoca imponevano un limite minimo di lunghezza dell’auto di almeno 4 metri. La 206 standard misurava 3 metri e 82 cm, non sufficienti per rientrare in tale limite regolamentare.

Per questo motivo Peugeot decise di adottare dei paraurti molto più prominenti per rientrare in tale parametro omologativo. La 206 GT venne quindi commercializzata con questo fine e ne furono realizzati circa 4000 esemplari, venduti anche in Italia. La 206 fu un grande successo commerciale (circa 10 milioni di unità complessive) ma fu anche un grande successo nei rally e senza la 206 GT non sarebbe stato possibile.

Il successo commerciale della 206 GT è legato a doppio filo ai successi nel Mondiale Rally raccolti dalla Peugeot 206 WRC, specificatamente progettata per partecipare al Campionato del Mondo Rally,in cui ha gareggiato dal 1999 al 2003 vincendo due volte il WRC Piloti con Marcus Gronholm, nel 2000 e nel 2002, e tre volte il WRC Costruttori, 2000, 2001 e 2002. Oltre a Gronholm la pilotarono anche Gilles Panizzi, François Delecour, Didier Auriol, Harri Rovanpera e Richard Burns.

Ha partecipato a cinque edizioni del WRC ottenendo cinque titoli mondiali e vincendo ventiquattro prove del World Rally Championship stesso, quindici con Marcus Grönholm, il quale si è laureato due volte campione del mondo. Grazie al pilota Marcus Grönholm la 206 WRC riuscì ad aggiudicarsi le edizioni 2000 e 2002 del Mondiale Rally piloti e tre titoli costruttori nello stesso periodo. Fu sostituita nel 2004 dalla 307 WRC.

  • Renato Travaglia con la Peugeot 206 WRC
  • Marcus Gronholm con la Peugeot 206 WRC
  • La Peugeot 206 WRC di Renato Travaglia
  • Luca Rossetti e Matteo Chiarcossi con la 206 S1600

Era equipaggiata con un motore 2000 turbo in grado di erogare 300 cavalli dichiarati. Le prestazioni erano sorprendenti: un’auto così leggera accelerava da 0-100 in appena 4″ per una velocità massima di circa 220 km/h. Poi le prestazioni cambiavano a seconda della messa a punto e del cambio per i vari tracciati.

Erano e restano molto diversi tra loro i settaggi relativi alla conformazione richiesta per terra o asfalto e per la tipologia di gara: MonteCarlo, piuttosto che Turchia. La vettura inoltre era stata profondamente rivista nella trasmissione e nelle sospensioni: era dotata di trazione integrale e utilizzava un cambio sequenziale a cinque o anche a sei rapporti.

Storia della Peugeot 206 nei Trofei Rally Peugeot in Italia

Il Trofeo Peugeot Rally negli anni 2000, più precisamente nel 2005, ha concluso l’esperienza con la 206 WRC con cui Renato Travaglia e Flavio Zanella hanno portato il primo titolo italiano rally assoluto piloti e costruttori a Peugeot (2002) e terminata l’esperienza con la successiva Peugeot 206 S1600, Peugeot ha deciso di puntare per la squadra ufficiale su un giovane fra quelli che si sono messi in luce nel Trofeo Peugeot a cui affidare la 206 Rallye Gruppo N e puntare al titolo di categoria 2005.

In quell’occasione fu scelto il friulano Luca Rossetti, già vincitore in zona del monomarca con una Peugeot 106 (2001). In coppia con Matteo Chiarcossi, Rossetti ha vince lo scudetto Gruppo N e si è merita totale conferma e il passaggio sulla più impegnativa 206 S1600 con cui si è riconfermato. Dal 2007 inizia la storia della Peugeot 207 Super 2000 con cui è diventato vice campione d’Italia e nel 2008 si è aggiudicato il titolo italiano assoluto sia il titolo Europeo.

Va anche detto in questo contesto della storia sportiva della Peugeot 206 che il Trofeo Peugeot Rally dal 2004 assume la denominazione di Peugeot Competition. In questo trofeo monomarca si mettono in evidenza Michele Rovatti (vincitore nel 2006 e 2007 con la 206 RC Gruppo N), Massimo Dal Ben e Rudy Michelini. Con Claudio Vallino campione nel 2008 che così è diventato il pilota ad aver vinto il maggior numero di titoli nell’ambito dei promozionali Peugeot.

Dal Rally to Midnight Sun 1950 al Rally Sweden di oggi

Ogni gara del calendario del WRC è speciale per qualche motivo, ma alcuni rally sono ancora più unici di altri. Quello che tutti noi oggi conosciamo come Rally Sweden si chiamava Rally to Midnight Sun, cioè Rally al Sole di Mezzanotte, anzi Svenska Rallyt Midnattssolen.

Il Rally MonteCarlo è certamente il rally storicamente più iconico del WRC. Ma c’è almeno un altro rally speciale, con una storia altrettanto speciale e che ancora oggi è appuntamento irrinunciabile del FIA World Rally Championship. Il Rally Sweden, o Rally di Svezia. Non a caso, quello svedese è l’unico rally interamente su neve iscritto a calendario del Campionato del Mondo della specialità.

Ma non è sempre stato così. La lunga storia del Rally di Svezia risale al 1950. Quello che tutti conosciamo come Rally Sweden si chiamava Rally to Midnight Sun (Rally al Sole di Mezzanotte) e ancor prima Svenska Rallyt Midnattssolen. Si svolgeva durante l’estate. La data del rally svedese, che era valido per il Campionato Europeo Rally, fu spostata in inverno nel 1965. Otto anni dopo, il rally con sede a Karlstad entrò nella prima edizione del World Rally Championship.

Da allora, il rally è uscito dal WRC solo quattro volte: due volte nel 1974, a causa della crisi petrolifera, e nel 1990, a causa del clima mite e della mancanza di neve. Nel 1994, la gara faceva parte della Coppa FIA 2 Litri Costruttori. Nel 2009 non è stata organizzata a causa del sistema di rotazione del WRC. In quell’occasione il Rally di Svezia è stato sostituito dal Rally di Norvegia, anch’esso su neve. Ma la cosa più importante, tornando agli albori della manifestazione, è sapere che dal 1950 al 1964, il rally svedese è stato un evento su sterrato.

Il Rally to Midnight Sun nasce nel 1950, una edizione che vede partenza e arrivo in luoghi separati. I primi vincitori della gara sono Per-Fredrik Cederbaum e Bertil Sohlberg su una BMW 328. Più di cento e cinquanta iscritti si presentano al via della seconda edizione nel 1951, vinta da Gunnar Bengtsson e Sven Zetterberg, con la Talbot-Lago T26GS. Nel 1952, l’auto vincente è la Porsche 356, guidata da Grus-Olle Persson. Nel 1953, un numero di partecipanti sale a cento e settanta e l’evento è già valido per il Campionato Europeo Rally. Il vincitore di quell’edizione sarà Sture Nottorp, su Porsche 356.

Altri due piloti Porsche vincono nel 1954 (Carl-Gunnar Hammarlund) e nel 1955 (Allan Borgefors). Harry Bengtsson si aggiudica l’edizione del 1956 con una Volkswagen 1200. In ogni caso, il Marchio di maggiore successo del Rally di Svezia è SAAB. Sicuramente, una delle vittorie più famose è quella del 1976 di Per Eklund, con la Saab 96 V4. C’è un’altra particolarità: la prima vittoria di un’auto svedese nella gara di casa risale solo all’edizione 1957 della competizione. Tutti i vincitori dal 1950 al 1956 erano piloti svedesi, ma con auto straniere.

Frolander e Lundstrom saltano con la loro Austin Healey 100-6 nel Rally to the Midnight Sun del 1956
Frolander e Lundstrom saltano con la loro Austin Healey 100-6 nel Rally to the Midnight Sun del 1956

I record di Waldegaard, Blomqvist e Mikkola dal 1968

Solo nel 1957, Thure Jansson e Lennart Jansson si aggiudicano il Rally di Svezia con la Volvo PV 444 LS, la stessa vettura che sarà vittoriosa anche nel 1958, ma questa volta guidata da Gunnar Andersson. Nel 1959, inizia l’era SAAB, con tre vittorie consecutive per il Marchio svedese. Erik Carlsson vince nel 1959 sulla Saab 93 B e poi Carl-Magnus Skogh si impone altre due volte, nel 1960 e nel 1961, con la Saab 96. Nelle tre edizioni successive, i più regolari furono Bengt Soderstrom (1962, BMC Cooper), Berndt Jansson (1963, Porsche 356 Carrera) e Tom Trana (1964, Volvo PV 544).

Il grande cambiamento avviene nel 1965 quando il rally svedese diventa un evento invernale su neve e ghiaccio, con il via dato il 10 marzo e la fine prevista il 14 marzo. Tom Trana era stato il vincitore dell’evento disputato l’estate precedente ed è il più veloce anche nell’edizione invernale, guidando di nuovo la Volvo PV 544. Nel 1966, l’evento si sposta a febbraio: il vincitore è Ake Andersson, con la Saab 96 V4. Nel 1967, gara sempre a febbraio, a dettare la sua legge è Bengt Soderstrom, con la Ford Cortina Lotus.

Quella del 1968 del Rally di Svezia è un’edizione speciale: Bjorn Waldegaard fa registrare la prima di cinque vittorie. Quell’anno, la gara si disputa all’inizio del mese di gennaio. Bjorn Waldegaard e Lars Helmer svettano nella competizione a bordo della Porsche 911 T. Waldegaard sarà primo altre due volte con la Porsche, nel 1969 e nel 1970. La scia vittoriosa sarà interrotta da tre vittorie di Stig Blomqvist, con la Saab 96 V4, incluso un successo perentorio dell’evento del 1973, che faceva parte della prima edizione del Campionato del Mondo Rally.

Waldegaard ha aggiunto al suo palmares altre due vittorie nel 1975 (Lancia Stratos HF) e nel 1978 (Ford Escort RS 1800 MK II) per diventare il detentore del record con cinque vittorie. Fu presto superato da Blomqvist, che riuscì a vincere al Rally di Svezia del 1977 e del 1979, con la SAAB. Ha segnato la sua sesta vittoria nel 1982 al volante di una Audi Quattro e poi la settima vittoria nel 1984 con l’Audi Quattro A2. Altri due vincitori svedesi di quell’epoca furono Per Eklund e Anders Kullang, nel 1976 (Eklund, Saab 96 V4) e nel 1980 (Kulläng, Opel Ascona 400).

Ci sono voluti più di trent’anni per ottenere il primo vincitore non svedese del rally svedese. Il pilota finlandese Hannu Mikkola c’è riuscito nel 1981 con una Audi quattro, battendo altri due finlandesi che erano lì per Ford (Ari Vatanen e Pentti Airikkala). Mikkola fu vincitore ancora una volta, nel 1983, e di nuovo con l’Audi. Dopo di lui, molti finlandesi conquistarono il Rally di Svezia negli anni Ottanta: Ari Vatanen (1985), Juha Kankkunen (1986), Timo Salonen (1987) e Markku Alen (1988).

Da McRae a Neuville: tutti gli altri record del Rally Sweden

Anche durante gli anni Novanta i piloti svedesi hanno continuato a dominare nella gara iridata svedese. Nell’albo d’oro hanno scritto il loro nome Ingvar Carlsson (1989), Kenneth Eriksson (1991, 1995, 1997), Mats Jonsson (1992, 1993) e Thomas Radstrom (1994). Il campione del mondo Tommi Makinen (finlandese) ha vinto tre volte alla fine degli anni Novanta (1996, 1998, 1999) e poi è iniziata l’era di Marcus Gronholm, che collezionato cinque successi tra il 2000 e il 2007, diventando il secondo pilota di maggior successo nella storia del Rally di Svezia.

La striscia vittoriosa di Gronholm è stata interrotta da Harri Rovanpera nel 2001 e poi da Sebastien Loeb nel 2004, che ha vinto con la Citroen Xsara WRC. Loeb ha segnato una pietra miliare con quella vittoria, diventando il primo pilota di paesi non nordici a vincere il Rally Sweden. Negli ultimi anni, solo due piloti non nordici hanno ripetuto il successo di Loeb: Sebastien Ogier e Thierry Neuville. Ogier ha collezionato tre vittorie con la Volkswagen Polo R WRC (2013, 2015 e 2016) mentre Neuvile ha trionfato nel 2018 con la Hyundai i20 Coupe WRC.

Carlos Sainz, uno dei migliori piloti di rally di sempre, non è mai riuscito a vincere il Rally di Svezia, ma è salito sul podio sei volte, finendo secondo per quattro anni di fila, dal 1996 al 1999. Petter Solberg è stato il primo vincitore norvegese nel 2005. Jari-Matti Latvala ha ottenuto la sua prima vittoria nel 2008 e poi altre tre vittorie nel 2012, 2014 e 2017. Nel frattempo, Mikko Hirvonen è stato il vincitore per due anni consecutivi (2010 e 2011 ).

Ecco alcuni altri numeri della storia del Rally di Svezia. Stig Blomqvist non è solo un detentore del record per maggior numero di vittorie, ma ha anche molti podi (16), la maggior parte delle partenze (35) e la maggior parte delle vittorie di PS (131). Bjorn Waldegaard è secondo, con 9 podi (comprese 5 vittorie). Invece, tra i piloti con il maggior numero di partenze c’è Per Eklund, secondo con 27 partenze, quattro in più rispetto a Mats Jonsson. Tra i Costruttori, invece, SAAB è il marchio di maggior successo con dieci vittorie. Porsche e Ford hanno raccolto otto vittorie ciascuna.

Colin McRae, il leggendario campione del mondo che ha perso la vita nel 2007, ha disputato tredici volte al Rally di Svezia. Era vicino alla vittoria nel 1992 quando finì secondo con la Subaru Legacy RS Turbo 4WD. Si piazzò terzo nel 1993, 1996 e 2000. Un anno dopo la sua morte, è stato istituito il Colin’s Crest Award, trofeo per il salto più lungo sul palco Vargaasen. I vincitori finora sono stati Khalid Al Qassimi, Marius Aasen, Ken Block, Ott Tanak, Thierry Neuville (due volte), Juho Hanninen, Eyvind Brynildsen e Mads Ostberg (due volte).

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 1 – Marco Cariati