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Mondiale Rally 1981: il titolo della Talbot Sunbeam Lotus

All’ultima gara, sia Talbot che Frequelin sono al comando delle rispettive classifiche Costruttori e Piloti del Mondiale Rally. Affinché Talbot perda il titolo, Datsun avrebbe bisogno di vincere, il che è abbastanza improbabile. Il terzo posto di Blomqvist con la Sunbeam Lotus mette il titolo al sicuro per i francesi – al di là di ogni ragionevole dubbio – anche se Frequelin non è in grado di tenere il passo di Ari Vatanen.

Il capo del team Talbot, Des O’Dell, desidera da sempre vincere quelle che considera le due principali competizioni del Mondiale Rally: il RAC e il MonteCarlo. E ora può farlo con la Sunbeam Lotus. All’inizio della sua carriera, Des tocca con mano i riscontri del successo nel motorsport lavorando con le Aston Martin e con le Ford GT40 a Le Mans, e il suo curriculum vitae annovera anche la vittoria della Londra-Sydney del 1968, che rappresenta il suo debutto come team manager.

Con la Talbot Sunbeam Lotus a sua disposizione – dopo tutti quegli anni di lotte per semplici vittorie di classe con le Avenger e IMPS – O’Dell vede finalmente la possibilità di competere per i veri successi, quelli assoluti, che tanto desidera. Dopo il debutto della Sunbeam nel 1978 per mano di Andrew Cowan nelle gare test, e fino al 1979 con Tony Pond nel Mondiale e Jean-Pierre Nicolas in Francia, cresce tanto e con esso aumenta l’affidabilità e le potenzialità dell’auto.

Il ritmo complessivo della vettura è impressionante sin dall’inizio nelle corse, anche contro concorrenti affermati, ma spesso viene interrotto da incidenti. Due secondi posti consecutivi al Rally Mille Pistes in Francia mostrano che la vettura è promettente e al suo debutto nel Campionato del Mondo Rally, Pond la porta al quarto posto a Sanremo e al terzo al RAC, prima di girarla sul tetto. Per quanto sia veloce Tony, lui e O’Dell non si guardano negli occhi per evitare scintille e non è una sorpresa che il pilota torni alla Triumph nel 1980.

Quando Pond va via, O’Dell ha già preso a cuore un giovane finlandese che – da privato – lo ha impressionato come un raggio di sole durante una tempesta al RAC del 1978: Henri Toivonen ha fatto centro ed è stato preso in considerazione per guidare nel 1979. Purtroppo per lui, è opinione generale che Toivo sia giovanotto troppo a rischio incidenti, quindi il tutto tarda. Des avrà il “suo uomo”, ma con un anno di ritardo, per la stagione 1980.

Una prima idea suggerisce Pond e Toivonen in squadra sulla Talbot Sunbeam Lotus per il 1980, ma come accade, la partenza dell’inglese permette alla società di proprietà francese di portare un loro connazionale, Guy Frequelin, campione francese rally particolarmente noto per le sue performance sull’asfalto (ha corso con un discreto successo in salita e a Le Mans, 1981 incluso, e collaborato con Jean Todt).

Il 1980 è il primo passo verso il titolo del WRC 1981, con partecipazioni in rally come MonteCarlo, Portogallo, 1000 Laghi, Sanremo, Tour de Corse e RAC, sebbene solo due di questi vedono arrivare le auto fino alla fine. La stagione, è cosa nota, è di apprendimento. E molto si apprende. La Talbot Sunbeam Lotus viene ulteriormente evoluta, culminando in quella che permetterà la superba vittoria di Henri Toivonen al RAC, supportata dal terzo e quarto posto dei compagni di squadra e dell’auto privata (ex-Pond) di Russell Brookes. La vettura di Henri è la prima ad adottare la nuova testata con valvola più grande, che da allora in poi diviene standard per le auto del team.

Il piano Talbot per vincere con la Sunbeam Lotus

L’ambizioso piano di Des O’Dell di vincere il Campionato del Mondo Rally 1981 inizia con ottimismo. L’arrivo della Audi quattro e di concorrenti come Opel, Ford, Fiat, Renault… non sembra smorzare la fiducia. Lui sa che le sue auto da rally sono veloci e che l’affidabilità non è un problema.

In ogni caso, è il Campionato a cui sta mirando (proprio come Peugeot e Citroen negli ultimi anni) e la sua combinazione di piloti è ideale per questo. L’omologazione della Talbot Sunbeam Lotus nel Gruppo 2 è di aiuto, dal momento che le regole danno ulteriori punti per la posizione in classe, sebbene ciò significhi che il team non può apportare alcuni tipi di modifiche disponibili per le auto da rally omologate nel Gruppo 4 come Ford, Fiat e Audi (come, ad esempio, i punti di montaggio delle sospensioni).

Il risultato è che le auto da rally seguono gli schemi delle auto da strada, sebbene con componenti rinforzati. Il budget certamente non copre tutte le gare del Mondiale, quindi è stato formulato un piano accurato e inizialmente vengono selezionati solo sei rally. La Corsica si aggiunge presto, ma il viaggio sudamericano di metà stagione viene autorizzato solo all’ultimo minuto. Insomma, un bilancio intelligente e un marketing accurato per la Casa madre Peugeot. Ulteriori incursioni negli eventi africani per Guy Frequelin nascono per caso grazie alla posizione nella classifica Piloti, ma in questi casi viene scelta la robusta coupé 504. Di seguito, ripercorriamo la stagione 1981 di Talbot, fino al successo iridato.

Rally di MonteCarlo

Anche se Des non riesce a vedere le sue auto conquistare la vittoria che desidera, il secondo posto assoluto e il primo nel Gruppo 2 sono solo l’inizio. Vatanen (Ford) e Toivonen hanno entrambi problemi (Henri foratura), ma almeno il pilota Talbot finisce la gara. Il debutto tanto annunciato dell’Audi quattro vede Hannu Mikkola uscire di strada, riprendere e poi schiantarsi di nuovo per problemi ai freni. La Porsche di Jean-Luc Therier mantiene il comando per gran parte del rally, ma si schiantata l’ultima notte per lasciare spazio a Jean Ragnotti, vincitore con la Renault 5 Turbo.

Rally del Portogallo

Prima la quattro di Mikkola si ritira per un problema al motore e poi Vatanen ha un incidente con la Escort, permettendo a Markku Alen (Fiat Abarth 131) di vincere questo rally con un margine quantomeno confortevole, sebbene Toivonen sia a soli 2” fino alle ultime prove e faccia segnare i migliori tempi in prova speciale. Solo la rottura del mozzo posteriore può impedire a Henri una vittoria memorabile, ma ha abbastanza vantaggio per finire secondo e vincere il Gruppo 2, impedendogli di portare punti importanti alla squadra. In quella occasione, Frequelin perde trenta minuti centrando un sasso, ma il suo sesto posto dà comunque punti utili, anche se Tony Pond e la Datsun sono davanti, quinti.

Tour de Corse

Con la Ferrari 308 GT, Jean-Claude Andruet fa registrare i tempi più veloci nelle prime cinque speciali del Tour de Corse, prima di abbandonare e lasciare Therier (Porsche 911) e Darniche (Lancia Stratos) in vantaggio. La Corsica è una gara su asfalto che non perdona errori. Frequelin segnato tempi di prova veloci, i più veloci, con la sua auto in specifiche ultraleggere e con ruote posteriori larghe dieci pollici per la massima aderenza, ma batte di poco la Datsun dell’ex pilota della Talbot Sunbeam Lotus, Tony Pond. La gara di Toivonen finisce fuori tempo massimo a seguito di un danno ad un giunto. Talbot e il pilota francese si ritrovano così in testa al Mondiale Rally.

Rally Acropoli

Tra le polemiche sull’esclusione dell’Audi per infrazioni tecniche, Ari Vatanen fa segnare la sua prima vittoria dell’anno, con Frequelin che arriva al quarto posto dietro una coppia di 131, mentre molti altri equipaggi soffrono di problemi meccanici. La gara di Henri Toivonen termina dopo una serie di forature. Un dado della ruota allentato causa la rottura dei prigionieri. La tipologia di percorso provoca diversi problemi anche al suo compagno di squadra che, però, è stato più fortunato.

Rally Codasur

Una sola “vecchia” vettura viene portata in Argentina, per Frequelin, che però ha una nuova scocca con passaruota più grandi per pneumatici da 15 pollici che non vengono utilizzati. E ancora una volta, l’affidabilità della Talbot si rivela decisiva per uscire indenne dalla lotta contro Timo Salonen e Ari Vatanen, che è già dietro a causa di problemi di frenata (poi si schianta). Guy chiude con una quarantina di minuti di vantaggio sulla Datsun di Shekhar Mehta, senza dubbio aiutato dall’esperienza di Jean Todt, che ha anche vinto il rally l’anno precedente.

Rally del Brasile

L’auto viene ricostruita tra una gara e l’altra, ma questa volta è dotata di uno speciale motore a bassa compressione con una percentuale molto più elevata di carburante per aviazione rispetto a quella utilizzata nel rally precedente. Questa volta Frequelin e Todt conquistano un secondo posto, dietro Ari Vatanen, che letteralmente vola con una vettura nuova. Questa gara è valida per il solo Mondiale Piloti.

Rally 1000 Laghi

Con Frequelin a riposo dall’avventura sudamericana, arriva Stig Blomqvist in squadra e, visto che Toivonen non riesce a finire (dal terzo posto) a causa di un problema di distribuzione, il suo ottavo piazzamento assoluto e il primo nel Gruppo 2 finiscono per portare punti utili, che poi però saranno scartati a fine stagione. Vatanen conquista un’altra vittoria, anche se all’inizio è in testa Mikkola, a cui va a fuoco il motore.

Rally di Sanremo

Con due auto appena finite di riparare – complete della griglia anteriore che si userà in futuro – una sola auto arriva in assistenza apparentemente integra e una pronta per la demolizione. È l’equipaggio francese Talbot a subire un incidente disastroso: un albero e un gomito rotto, ma gara portata comunque a termine. Vatanen recupera alcuni punti nell’inseguimento al titolo (anche se getta via una possibile vittoria inseguendo Michèle Mouton). Henri piega la sua vettura, ma la squadra la ripara consentendogli di proseguire, cosa che il finlandese fa con il suo stile, finendo secondo questo bellissimo rally, che vede per la prima volta una donna vincere una gara del WRC.

Lombard RAC Rally

All’ultima gara, sia Talbot che Frequelin sono al comando delle rispettive classifiche Costruttori e Piloti del Mondiale Rally. Affinché Talbot perda il titolo, Datsun avrebbe bisogno di vincere, il che è abbastanza improbabile. Il terzo posto di Blomqvist mette il titolo al sicuro per i francesi – al di là di ogni ragionevole dubbio – anche se Frequelin non è in grado di tenere il passo di Vatanen (secondo dopo la terza vittoria di Hannu Mikkola in quattro anni) e abbandona per una uscita di strada in cui danneggia i tubi del carburante (e la scocca).

Una brutta fine dell’anno per il francese, che non sembra avere l’energia per affrontare una vera battaglia. Toivonen conclude la sua avventura con il team di Coventry con alcuni tempi velocissimi dopo un capottamento, poi un problema al motore lo costringe al ritiro. Anche Russell Brookes si ritira per incidente. Comunque, il podio di Stig Blomqvist (terzo dietro Mikkola e Vatanen), la vittoria di classe e un Campionato del Mondo Rally anomalo contribuiscono alla conclusione dell’anno vincente per Talbot, che diventa campione del mondo rally Costruttori.

Curiosità sulla stagione 1981 della Talbot Sunbeam Lotus

Due curiosità interessanti sulla stagione. La prima: Frequelin risulta il quarto pilota più veloce nelle prove speciali del Mondiale Rally di quell’anno, dietro Mikkola, Vatanen e la Mouton, ma Hannu viaggia al doppio della velocità del suo più diretto inseguitore. La seconda: Se qualcuno, comunque, avesse ancora dubbi su chi fossero i vincitori morali di quel Campionato del Mondo Rally 1981, si sappia che a fine stagione è stata organizzata una partita di calcio tra le squadre Talbot e Rothmans. Il risultato? Una clamorosa vittoria 13-1 per i ragazzi di Coventry. E una gamba rotta nel team Ford…

Talbot Sunbeam Lotus, regina dei rally con Frequelin e Toivonen

La Talbot Sunbeam Lotus, lanciata nel 1977, era sostanzialmente una Hillman Avenger. Con il progetto Sunbeam, infatti, Des O’Dell, capo del settore motorsport alla Chrysler, era deciso a ripercorrere i successi della Avenger nei rally lanciando il guanto di sfida alle Ford Escort.

L’idea di rivolgersi alla Lotus per realizzarne una versione sportiva regalò a questa utilitaria un posto nella storia, se non altro per avere portato la Talbot a vincere il Mondiale Rally Costruttori 1981, cinque anni prima della definitiva scomparsa del Marchio. Altrimenti, la Talbot Sunbeam Lotus aveva tutte le credenziali per essere un ulteriore insignificante modello inglese a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, così come la Hillman Avenger che andava a sostituire. Era un periodo in cui i Costruttori d’Oltremanica si trovavano in grande difficoltà, tanto economica quanto progettuale, e sfornavano a ripetizione vetture poco entusiasmanti.

La Talbot Sunbeam Lotus, lanciata nel 1979, era sostanzialmente una Hillman Avenger. Con il progetto Sunbeam, infatti, Des O’Dell, capo del settore motorsport alla Chrysler, era deciso a ripercorrere i successi della Avenger nei rally lanciando il guanto di sfida alle Ford Escort. Gran parte della meccanica della Avenger venne presa e montata sulla Sunbeam ma serviva anche un buon motore. Lo prese dalla Lotus, che nel frattempo si era trovata senza un cliente quando la Jensen, a cui forniva i propulsori da 2 litri, fallì.

Viste le circostanze e considerato che il vice di O’Dell, Wynne Mitchell, era stato all’università con l’allora direttore della Lotus Mike Kimberley, venne trovato subito un accordo tra le due Case. Il motore fornito dalla Lotus era un quattro cilindri aspirato 2.2 (il type 911, molto simile al type 912 della Esprit S2 e S3). In versione stradale erogava 150 CV ma poteva essere elaborato fino a superare tranquillamente i 200 CV.

Ma andiamo per gradi. Alla fine degli anni Settanta l’industria automobilistica inglese non se la passava molto bene (per non dire di peggio) e la Chrysler UK non faceva eccezione. La Casa aveva acquisito la Rootes Group, di fatto un agglomerato di piccoli marchi famosi come Hillman e Singer, e la Sunbeam in pratica era un progetto finanziato dal governo inglese per impedire alla Chrysler di chiudere lo stabilimento di Linwood, nei pressi di Glasgow.

La Talbot Sunbeam Lotus stradale ha debuttato al Salone di Ginevra nell’aprile 1979. Nel frattempo la Chrysler UK era stata venduta alla PSA e quando, nell’estate di quell’anno, sono iniziate le consegne, il marchio Talbot apparteneva ormai alla Peugeot che l’ha utilizzato per la Sunbeam, anche se c’è stato un periodo di transizione in cui le Serie 1 erano chiamate Talbot ma avevano lo stemma della Chrysler.

Tra l’altro, i successi nelle competizioni furono cavalcati dal Gruppo Peugeot, ma giovarono poco alla vettura stradale: dei 4500 esemplari preventivati, ne furono prodotti solo 2308, di cui circa la metà con guida a sinistra: il prezzo troppo elevato e lo scarso appeal del marchio Talbot furono decisivi per le sue sorti. Non solo nella versione Lotus, ma anche in quella standard la Sunbeam terminò la sua carriera a fine 1981, con la chiusura dello storico stabilimento di Linwood.

La Lotus, per la Talbot Sunbeam non si limitava a fornire soltanto i motori, ma era anche coinvolta nella progettazione delle sospensioni e del sistema di scarico. Il telaio veniva costruito sulla linea di produzione della Chrysler a Linwood e poi spedito alla Lotus a Ludham, per fissare i motori con doppio albero a camme (costruiti a Hethel) e il cambio ZF a cinque marce.

Il propulsore, siglato 912, rappresentava il punto di forza della vettura: si trattava del moderno 4 cilindri in linea 16 valvole in alluminio già utilizzato sulle Lotus Esprit, Eclat ed Elise, portato da 2000 a 2172 cc allungando la corsa: alimentato da due carburatori doppio corpo Dell’Orto e con cambio ZF, sviluppava 150 CV nella versione di serie (poi saliti a 155 CV dal 1981), ma lo si poteva portare senza problemi a 200 CV e, nelle elaborazioni più estreme delle vetture ufficiali, a sfiorare i 250 CV. Il peso della vettura, nella versione di serie, era di 960 chilogrammi.

Nel 1981 fu il pilota francese Guy Frequelin che conquistò una vittoria, in Argentina, e con altri tre secondi posti riuscì a contendere alla Ford Escort di Ari Vatanen il titolo piloti fino all’epilogo. Grazie ai due secondi posti di Henri Toivonen e una serie di piazzamenti, la Talbot si aggiudicò comunque il titolo Marche, davanti a Datsun, Ford, Opel, Audi e Fiat. Nel 1982 la Talbot non partecipò al mondiale, e comunque le sue chance di vittoria erano comunque fortemente compromesse dall’arrivo di due formidabili sfidanti, la Audi Quattro e la Lancia 037.

Scheda tecnica

Anno modello1979-1981
Tipo di cambiomanuale a 5 marce
AlimentazioneBenzina
Velocità max200 km/h
Accelerazione 0-100km/h8″3
TrazionePosteriore
Motore
Cilindrata cm32172 cm3
Potenza155 hp / 114 kW
Coppia203 Nm a 4500 giri/min
DistribuzioneCarburatore dohc
Numero cilindri4, In linea
Numero di valvole per cilindro2
Alesaggio x corsa95.2 mm x 76.2 mm
Rapporto di compressione9.44
Freni
Freni anterioriDisco
Freni posterioriTamburo
Carrozzeria
Lunghezza3840 mm
Larghezza1603 mm
Altezza1404 mm
Peso a vuoto960 kg
Carico massimo360 kg
Peso a vuoto più un carico1320 kg
Peso massimo sul tetto45 kg
Bagagliaio minimo241 L
Bagagliaio massimo700 L
Interasse2413 mm
Carreggiata anteriore1329 mm
Carreggiata posteriore1342 mm
Diametro di sterzata9.8 m
Pneumatici185HR13
Capacità del serbatoio di carburante41 L
Sospensioni
Sospensioni anterioriindipendente, McPherson, molle elicoidali
Sospensioni posterioririgid, molle elicoidali
Barra stabilizzatrice anteriore
Barra stabilizzatrice posterioreNo

Destra 3 Lunga Chiude: le storie di rally di Carlo Cavicchi

Cinquanta storie incredibili, cinquanta racconti per fissare momenti che la memoria non potrà cancellare. Tutte raccolte in Destra 3 Lunga Chiude.

Destra 3 Lunga Chiude – Quando i rally avevano un’anima. O meglio, quando i rally erano Rally, accadevano cose spesso sopra le righe e ripassarle fa bene, perché sembrano delle favole romanzate quando invece erano soltanto la regola. Basta leggerne una per sera e la notte si sognerà.

A far sognare sono certo le storie, i racconti ma anche i protagonisti: da Andruet a Bettega, da Cerrato a Mikkola, da Pinto a Fassina passando attraverso Trombotto, Verini, Pregliasco, Barbasio e Ballestrieri. Tutta gente che, per davvero, ha scritto la storia del rally. Il tutto raccontato da un grande scrittore del settore quale Carlo Cavicchi.

I rally di ieri, quelli che attraversano trent’anni dal 1960 al 1990, non erano semplici corse, bensì un concentrato di avventure. Erano esageratamente lunghi, martoriati da strade dal fondo impossibile con piloti preparati sempre al peggio. Notte e giorno, sole battente e pioggia vigliacca, poi neve e nebbia, polvere e verglas. Chi guidava doveva farlo a bordo di automobili che si rompevano sistemate su gomme incapaci di reggere le asperità.

Un contesto perfetto per generare storie incredibili. Ecco allora una raccolta di storie, molti dei quali si fa fatica a trovarne traccia, che possono aiutare chi c’era all’epoca a ricordare e chi allora non c’era e vuole sapere. Pagina dopo pagina va in rassegna un’era irripetibile dove in scena non ci sono esclusivamente i vincenti, bensì i contorni delle imprese, le sconfitte con la stessa dignità dei successi, i dolorosi ordini di scuderia così come i gesti generosi di chi sapeva rinunciare a una vittoria per aiutare un collega in difficoltà.

Nella prefazione di “Destra 3 lunga chiude – Quando i rally avevano un’anima” Carlo Cavicchi scrive: “Più che delle storie sono delle favole vere e come in tutte le favole c’è il buono e lo sconfitto, il generoso e il furbo, in tutte le stagioni a tutte le temperature, sotto la pioggia, in mezzo alla neve e nel deserto. In scena non ci sono soltanto i piloti vincenti, ma anche quelli sconfitti o traditi dal mezzo meccanico e qualche volta dal compagno di squadra”.

L’esperto di comunicazione automtive Luca Pazielli, in una sua recensione su Autologia aggiunge: “Rauno Aaltonen e Pentti Airikkala non sono certo noti come i nostri Munari o Ballestrieri, le vittorie della Datsun e della Saab non hanno scaldato i tifosi quanto le sfide tra Fiat e Lancia, ma in ogni capitolo, per il lettore, ci sarà la sorpresa di qualcosa che Cavicchi ha vissuto da testimone. Non gli è certamente sfuggito anche il duro lavoro svolto dai meccanici durante le assistenze, a loro è dedicato un intero capitolo, che fa capire quanto sia stato prezioso il loro contributo nelle vittorie”.

I personaggi che l’autore ha scelto quali protagonisti del volume sono: Rauno Aaltonen, Erik Carlsson, Pentti Airikkala, Markku Alén, Jean-Claude Andruet, Fulvio Bacchelli, Amilcare Ballestrieri, Sergio Barbasio, Attilio Bettega, Miki Biasion, Marc Birley, Tony Carello, Dario Cerrato, Jim Clark, Bernard Darniche, Per Eklund, Tony Fall, Guy Fréquelin, Kyösti Hämäläinen.

E ancora, Paddy Hopkirk, Harry Källström, Simo Lampinen, Bosse Ljungfeldt, Timo Makinen, Shekhar Mehta, Hannu Mikkola, Michèle Mouton, Sandro Munari, Federico Ormezzano, Alcide Paganelli, Raffaele Pinto, Fabrizia Pons, Mauro Pregliasco, Carlos Reutemann, Walter Röhrl, Carlos Sainz, Joginder Singh, Jean-Luc Thérier, Pauli Toivonen, “Tony” (Tony Fassina).

Libri su Storie di Rally

la scheda

DESTRA 3 LUNGA CHIUDE

Autore: Carlo Cavicchi

Volumi: collana editoriale Grandi corse su strada e rallies

Copertina: rigida

Pagine: 238

Immagini: 21 in bianco e nero e 76 a colori

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 21 euro

Peso: 540 grammi

ISBN: 978-8-8791166-6-4

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