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MonteCarlo Rally 1911-1980: the golden age by Graham Robson

Il primo Rally di MonteCarlo fu organizzato nel 1911, con solo venti partenti. Nel 1930 ce n’erano cento, nel 1949 duecentocinque, e nell’anno di punta, il 1953, c’erano quattrocentoquattro equipaggi.

In Monte Carlo 1911-1980 The golden age, ovviamente in inglese, Graham Robson ci parla degli anni in cui centinaia di partecipanti, con auto di tutte le forme e le dimensioni, combattevano contro la neve, la nebbia, il ghiaccio e l’oscurità dell’inverno per giorni e giorni, da lontani punti di partenza verso in direzione del Principato “magico” di Monaco.

Disavventure, rotture e incidenti abbondavano e i concorrenti avevano migliaia di storie da raccontare su macchine che barcollavano sul bordo di precipizi, vetture che speronavano muri di neve ghiacciata, riparazioni frenetiche e improvvisate effettuate sull’orlo di una crisi di nervi, incontri ravvicinati e prodezze di spavalderia pazzesca.

Il primo Rally di Monte-Carlo fu organizzato nel 1911, con solo venti partenti. Nel 1930 ce n’erano cento, nel 1949 duecentocinque, e nell’anno di punta, il 1953, c’erano quattrocentoquattro equipaggi. Tutti alla conquista di Monte-Carlo. In questo libro ogni edizione del Rally di Monte-Carlo tenuto tra il 1911 e il 1980 è arricchita individualmente con elenchi dei risultati e cartine dei percorsi.

Un viaggio fantastico, dai successi delle Hotchkiss alla fine degli anni Quaranta, la Sunbeam-Talbot nei primi anni Cinquanta, le Mini Cooper negli anni Sessanta, le Porsche 911 alla fine degli anni Sessanta e il predominio di Alpine-Renault e Lancia Stratos negli anni Settanta.

L’autore fornisce anche informazioni essenziali su regolamenti per ogni stagione, percorsi, su ciò che i concorrenti dovevano fare, sui test svolti dopo l’arrivo a Monaco, sulle classi e sui vari concorsi e trofei, incluso ad esempio il “Concours de Confort”, che erano da vincere. Tutto questo insieme di informazioni, produce un quadro completo degli obiettivi e della natura del rally che si è evoluto.

Nel libro sono presenti oltre trecento fotografie di archivio. Una sorta di storia definitiva del più bel periodo del più importante rally automobilistico di tutti i tempi in visione evocativa di un’epoca d’oro della storia dell’automobilismo. Appunto, Monte Carlo Rally 1911-1980 The golden age.

Robson adora il Rally di Monte-Carlo. Formatosi come ingegnere automobilistico, si lascia affascinare dalla specialità dopo aver visto il suo primo Rally Rac nel 1953 e diviene lui stesso un pilota che correrà per vari team, fino a diventare responsabile di uno di questi e successivamente giornalista e organizzatore. Inoltre, ha un “Monte” sotto la cintura, quarto come co-pilota nel 1962. 

Con i suoi libri sugli sport motoristici, ne ha scritto oltre centoventi negli ultimi trentacinque anni, su molti argomenti, da Volkswagen a Rolls-Royce, “incendia” il mondo in termini di ricerca. Scrive bene e trasmette un palpabile senso di gioia. Se sei un lettore di una certa età ricorderai i giorni in cui anche i giornali includevano aggiornamenti quotidiani sui rally, tale era la misura in cui il “Monte” – considerato uno degli eventi di resistenza più duri al mondo – catturava l’immaginazione del pubblico.

È il rally più antico. Il “Monte” è una gara ancora viva, grazie a Dio, ma per Robson termina nel 1980, l’anno che lui considera il suo zenit. Dopo i cambi regolamentari sui tempi, l’ascesa e il rapido dominio delle trazioni integrali (lunga vita all’Audi Quattro!) ha perso interesse. Non ha riconosciuto più i rally come il suo sport. Non me la sento di dare torto a Graham. 

Le auto da rally di oggi altamente specializzate e costruite su misura che spesso non sono legali per strada sono ben diverse dall’entrata, nel 1932, di un anemico Hillman Wizard 75 da 65 cavalli con un equipaggio di quattro persone che tirano una roulotte o un ingombrante autobus Citroën nel 1934.

In “Monte Carlo Rally 1911-1980 – The golden age”, Robson sottolinea cosa è cambiato di anno in anno, cosa ha funzionato e cosa no, ma soprattutto racconta sempre storie. L’elemento umano è imprescindibile. Come la storia di Morna Vaughan, un chirurgo donna molto esperto, che fermata a soccorrere una vittima di un incidente: perde novanta minuti, ne recupera settanta e viene penalizzata dai commissari, ma poi vince comunque la Ladies Cup.

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la scheda

MONTE-CARLO RALLY 1911-1980

Autore: Graham Robson

Copertina: rigida

Pagine: 239

Immagini: oltre 300 in bianco e nero e a colori

Formato: 21 x 27 centimetri

Editore: Herridge & Sons

Prezzo: 40 euro

Peso: 1,2 chilogrammi

ISBN: 978-07134592-4-1

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World Cup Rally, storia di un rally pazzesco per i Mondiali di Calcio

Dopo il primo rally intercontinentale, la Londra-Sydney del 1968, c’era un entusiasmo diffuso per un “test” ancora più difficile da fare, quello della World Cup Rally, un rally con una storia pazzesca.

Si avvicinava la Coppa del Mondo di Calcio in Messico. Siamo nel 1970. Nell’anno in cui il Congo-Brazzaville adotta una nuova costituzione di stampo marxista e muta il suo nome in Repubblica Popolare del Congo e i i Beatles si riuniscono per l’ultima volta in uno studio di registrazione per concludere l’incisione dell’album Let it Be, il giorno dopo nello Yunnan un terremoto di 7.7 gradi della scala Richter causa oltre quindicimila vittime.

Sempre quell’anno, a febbraio, i giapponesi lanciano nello spazio Ōsumi, il primo satellite creato dalla nazione nipponica, utilizzando il razzo vettore Lambda e a marzo al Salone di Ginevra Citroën presenta la SM. Ad aprile si sciolgono i Beatles, mentre pochi giorni dopo i sei stati della Cee firmano il Trattato di Lussemburgo. E il 31 maggio, proprio mentre una violenta scossa di terremoto colpisce la città di Yungay, provocando almeno settantamila vittime, a Città del Messico prendono il via i Mondiali di Calcio.

Quella vetrina, quella della Coppa del Mondo di Calcio in Messico, rappresentava l’occasione perfetta per organizzare una sfida parallela e molto più dura: la World Cup Rally. Gli organizzatori John Sprinzel e John Brown hanno ottenuto la sponsorizzazione dal Daily Mirror e hanno pianificato un evento unico ad alta velocità della durata di sei settimane, che copriva sedici miglia da Londra a Città del Messico attraverso alcuni dei più vari, tortuosi e difficili terreni dei tre continenti.

Lo scopo del rally, classificato in realtà come “Marathon Motor Rally”, visto che attraversava tre continenti, era quello di premiare chi faceva meno penalità lungo il lunghissimo percorso tra Londra, che aveva ospitato la Coppa del Mondo del 1966, e Città del Messico, che avrebbe ricevuto la Coppa nel 1970. I concorrenti dovevano attraversare non meno di ventiquattro Stati su un tracciato circa venticinquemila settecentosettanta chilometri. Ai fini comparativi, nel 2010 la Dakar Rally, oggi considerato il più difficile del mondo, aveva poco più di novemila chilometri di tracciato.

La Ford, che già stava vivendo un momento molto positivo nei rally, grazie alle vittorie della Escort TC tra il 1968 e il 1969, decise di mettere sul piatto ogni risorsa per vincere questa gara e già nel 1968 ingaggiò il finlandese Mikkola, destinato a diventare campione del mondo 1983 con l’Audi.

Le auto partecipanti erano sostanzialmente di serie, con alcune modifiche minori che le rendevano più resistenti sulla lunga percorrenza. Tra le centosei squadre iscritte, novantasei partivano dallo stadio di Wembley a Londra il 19 aprile del 1970. Alla fine ne arrivarono solo ventitré allo stadio Azteca di Città del Messico. Era il 27 maggio 1970, quattro giorni prima della partita inaugurale tra Messico e Unione Sovietica.

Dopo la Londra-Sydney, la World Cup Rally

Team come Ford e British Leyland hanno speso enormi somme scegliendo e sviluppando nuove auto, completando sondaggi di percorso lunghi mesi e analizzando ogni dettaglio. Nonostante tutto, su oltre cento vetture al via, solo ventitré sono arrivate al traguardo. Fu, e rimane, il rally più duro di tutti i tempi.

Oltre alla Ford con le Escort 1850GT e alla Bmc con le Triumph 2.5 PI presero il via molte altre vetture come Citroen, Morris, Austin, Bmw, Mercedes, addirittura delle Moskvich sovietiche, ed auto più pittoresche come un Buggy Volkswagen e due Rolls Royce.

La partenza fu data, appunto, dallo stadio di Wembley con una cerimonia molto festosa, e le auto raggiunsero Dover e quindi la Francia, il percorso europeo, benché lungo oltre settemila e duecento chilometri, venne considerato poco più di un allenamento, in attesa delle certamente più impegnative prove sudamericane.

Le vetture attraversarono tutta l’europa fino alla Bulgaria, e quindi tornarono indietro e la prima sosta di riposo fu prevista a Milano, da qui si prosegui verso Lisbona ma solo settantuno auto raggiunsero la città portoghese, molte furono fermate da guasti, incidenti e squalifiche.

Non mancarono episodi di concorrenti trovatisi in una sparatoria a un passaggio di frontiera, molti altri concorrenti si ritirano in questa fase perché fuori tempo o privi di assistenza meccanica, l’unico a non avere problemi nonostante l’insidia del percorso è Hannu Mikkola.

Niente riesce a fermarlo fossi, animali sul percorso, nuvole di polvere che rendono la visibilità nulla, Mikkola guidò cosi veloce da provocare le proteste del suo navigatore Gunnar Palm, al punto che minacciò di abbandonare l’auto se non si fosse dato una calmata. Infatti, a vincere fu Hannu Mikkola, con la Ford Escort 1850GT, seguito da Culchet, Aaltonen, Hopkirk e Makinen.

Questo libro, scritto in inglese da Graham Robson per Veloce Pubblishing, ora ristampato in brossura, racconta la storia completa della gara. Per la prima volta, il libro è stato pubblicato in occasione del quarantesimo anniversario del World Rally Cup, tra aprile e maggio del 2010 ed aveva la copertina rigida (di cui si trovano ancora copie). All’interno del volume sono custodite illustrazioni, mappe e grafici che mostrano lo scopo del rally.

Graham Robson era molto coinvolto nel rally e conosceva personalmente la maggior parte dei concorrenti, le auto da rally e le strategie di rally dei principali Costruttori e team. Inoltre, per realizzare questo libro Robson ha intervistato molti di coloro che sono stati coinvolti nella manifestazione. Robson sostiene che la World Cup Rally del 1970 è stato il rally automobilistico più duro mai tenuto. Potrebbe avere ragione, ma non c’è dubbio che questo è un libro interessante e godereccio.

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la scheda

THE DAILY MIRROR WORLD CUP RALLY 40

Autore: Graham Robson

Copertina: rigida

Pagine: 208

Immagini: 237 bianco e nero e a colori

Formato: 25 x 25 centimetri

Editore: Veloce Pubblishing

Prezzo: da 29 (formato ebook) a 52 euro (formato cartaceo)

Peso: 762 grammi

ISBN: 978-1-7871122-8-5

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The MonteCarlo Rally: i racconti di Graham Robson

The MonteCarlo Rally è il libro scritto da Graham Robson e dedicato al Rally MonteCarlo, la più importante e storica gara del rallysmo iridato.

Il Rally MonteCarlo è organizzato ogni anno dall’Automobile Club di Monaco da cui dipende, fra l’altro, anche il Gran Premio di Monaco. Dal 2009 al 2011 è stato escluso dal massimo campionato ed è stato iscritto all’Intercontinental Rally Challenge. All’epoca, un periodo ovviamente non trattato nel libro, gli organizzatori spiegarono che il motivo alla base di questa scelta era di natura economica.

Troppi soldi per il WRC, che in cambio dava un ritorno d’immagine insignificante e portava troppe poche vetture ufficiali. Il rally ha luogo lungo la costa francese tra la riviera monegasca e il sudest francese. Graham Robson lo racconta in quest’opera storica, scritta ovviamente in inglese.

Fu voluto nel 1911 dal Principe Ranieri I e dalla sua nascita è un importante test per ogni vettura che si voglia cimentare in condizioni particolarmente avverse e vincere questo rally da notevole popolarità alla vettura, dato che si può considerare il più importante rally del mondo a livello di notorietà.

Dal 1973, anno di istituzione del World Rally Championship, è la prima gara dell’anno e viene disputata in gennaio, motivo per cui non è difficile trovare avverse condizioni meteo. Siccome Nizza nel 1911 attirava i turisti con il Carnevale, il nobile decise di rispondere con un evento rivoluzionario: un rally.

Ovvero una corsa di regolarità sul modello dei raduni ciclistici in voga in Italia. Partenza da varie città europee e arrivo nel Principato. La particolarità era proprio questa: i concorrenti avevano la possibilità di scegliere il punto di partenza da cinque luoghi diversi equidistanti da Monaco.

Nel 1911, le automobili più potenti avevano 25 cavalli (la metà di un’utilitaria d’oggi) e la velocità media, da regolamento, non doveva scendere sotto i 30 chilometri l’ora. Questi erano i rally. E divertivano, perché erano competizioni massacranti. Vinse Henri Rougier su una Turcat-Mery.

Era il tempo in cui le gare sportive, comunemente dette rally, venivano corse con vetture di serie: auto prese dalla normale catena di montaggio ed affidate ai piloti che le portavano in competizione. Non parlo di tempi lontani ma di pochi anni fa: degli anni Cinquanta e Sessanta, di gare come il Rally di Monte-Carlo e delle massacranti maratone della strada, come l’incredibile Londra-Sidney o la Liegi-Sofia-Liegi.

Competizioni dove per vincere, tutto era importante: l’auto, la squadra ed ovviamente il pilota. Gli anni Cinquanta della gara monegasca vengono ricordati soprattutto per le brillanti vittorie delle Citroen DS. L’opera si ferma al 1987, cioè all’anno successivo all’esclusione delle vetture Gruppo B.

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THE MONTE-CARLO RALLY

Autore: Graham Robson

Copertina: rigida

Pagine: 192

Immagini: molte a colori

Formato: 25 x 19 centimetri

Editore: Batsford

Prezzo: da 50 a 160 euro

Peso: 739 grammi

ISBN: 978-07134592-4-1

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