Articoli

Giorgio Faletti, artista italiano dei rally

Tra il Rally di Sanremo 1992 disputato con la Lancia Delta HF Integrale e quello di MonteCarlo 1998 con la Cinquecento Sporting c’è di mezzo, nel 1993, la cronoscalata su terra Nido Dell’Aquila con la Lancia Delta HF Integrale. Giorgio Faletti cappottò la vettura nel tratto finale e, fortunatamente, senza conseguenze fisiche. Poi lo scrisse sulla sua rubrica ‘Io canaglia’ su Autosprint.

Astigiano doc contaminato dalla passione per i rally, oltre che uno stimato attore e scrittore, Giorgio Faletti è stato anche un grande appassionato del mondo delle corse automobilistiche e collaboratore giornalista del settimanale Autosprint, dove gestiva in piena autonomia la rubrica “Io canaglia”. Il suo ruolo di appassionato lo portò ad andare oltre, fino ad indossare casco e tuta e ad impugnare un volante da corsa tra le mani. Dopo una non breve trafila, arrivò a disputare da pilota due rally del World Rally Championship.

Nel 1992 si schierò al via del Rally di Sanremo, al volante di una Lancia Delta HF Integrale Gruppo A del team Martini Racing, che concluse al quindicesimo posto assoluto. Sei anni dopo volle provare il brivido del Rally di MonteCarlo con una due ruote motrici, che disputò al volante di una Fiat Cinquecento Sporting, seguito sempre dal fido navigatore Giuseppe “Bepi” Cerri.

Tra il Sanremo e il MonteCarlo c’è di mezzo, nel 1993 la cronoscalata su terra Nido Dell’Aquila con una Lancia Delta HF Integrale, dove cappottò la vettura nel tratto finale e senza conseguenze fisiche. Nella settimana successiva la sua rubrica “Io Canaglia” su Autosprint fu intitolata “Qualcuno volò sul Nido dell’Aquila”. Il testo, accompagnato da una foto a tutta pagina della vettura in volo, recitava semplicemente “Io, porca vacca!!!”. Tra i suoi compagni di corse c’era anche Dodi Battaglia.

Nato ad Asti il 25 novembre 1950 se n’è andato il 4 luglio 2014. Un male incurabile ha messo fino alla storia di Giorgio troppo presto, lasciando amaro in bocca al mondo della spettacolo, della letteratura e dello sport. Personaggio poliedrico ed eclettico, nel corso della sua vita ha saputo raggiungere il successo in campi diversi, dapprima come comico del cabaret, poi come cantante e infine come scrittore di gialli.

Giorgio Faletti nella Ferrari di Gilles Villeneuve
Giorgio Faletti nella Ferrari di Gilles Villeneuve

Chi era Giorgio Faletti, tra tenacia e dedizione

Figlio unico di Carlo Faletti e di Michela Dafarra, Giorgio Faletti visse da bambino nel Borgo Torretta, in un modesto alloggio di Corso Torino, ad Asti. Suo padre era un commerciante ambulante e vendeva bottoni e forcine per i capelli in piazza Vittorio Alfieri, nel centro di Asti. Sua madre era una sarta. Il nonno di Faletti era un antiquario e raccoglieva nel suo magazzino oggetti antichi, opere d’arte, mobili e libri.

Nel 1976 il ventiseienne Faletti, assieme a due amici, affittò uno studio pubblicitario ad Asti. S’iscrisse anche a giurisprudenza senza ultimare gli studi, preferendo intraprendere la via dello spettacolo. Si trasferì a Milano, dove frequentò i corsi della neonata scuola teatrale milanese Quelli di Grock, fondata da Maurizio Nichetti. Incominciò la carriera come cabarettista nel locale milanese Derby negli anni Settanta, nello stesso periodo in cui sul palco del locale circolavano Diego Abatantuono, Teo Teocoli, Massimo Boldi, Paolo Rossi, Giorgio Porcaro, Francesco Salvi, Enzo Jannacci.

In televisione esordì nel 1979 a Telealtomilanese nell’ambito della trasmissione televisiva Playboy di mezzanotte, nel 1981 passò poi sugli schermi di Antennatre ne Il guazzabuglio, e nel 1983 partecipò a fianco di Raffaella Carrà a Pronto Raffaella. Nel 1985 entrò in Drive In, programma televisivo di Antonio Ricci. Il suo personaggio più famoso era Vito Catozzo, ma ne interpretò anche altri, come Carlino, Suor Daliso e il “testimone di Bagnacavallo”. Poco dopo, a fianco di Zuzzurro e Gaspare creò il personaggio di Franco Tamburino in Emilio. Negli anni Novanta del Novecento la consacrazione.

La musica era l’altra grande passione

Un’altra grande passione di Giorgio Faletti era la musica. La prima attività musicale si realizzò nel 1980 dove, assieme al compositore Dario Piana, realizzò per l’etichetta Eleven di Aldo Pagani, un 45 giri di genere pop- musica leggera strumentale. Il duo si firmò con il nome “Island”. Con gli anni Faletti si avvicinò maggiormente al mondo della musica e nel 1988 pubblicò il mini-album Colletti bianchi, colonna sonora del telefilm omonimo che lo vide fra i protagonisti.

Nel 1991 uscì Disperato ma non serio, il suo secondo disco, contenente tra gli altri Ulula, dal notevole successo commerciale e radiofonico, con la quale partecipò al Festivalbar 1991. Sempre quell’anno scrisse per Mina il pezzo Traditore, incluso in Caterpillar. L’anno seguente partecipò per la prima volta, in coppia con Orietta Berti, al Festival di Sanremo, presentando la canzone Rumba di Tango, inserita poi nel suo terzo album Condannato a ridere.

Scrisse in generale solamente i testi delle canzoni, ma talvolta fu compositore e paroliere degli stessi brani per svariati artisti. Per i Dik Dik scrisse “Io, te, l’infinito” (brano dell’album Amico, 1978), per Dario Baldan Bembo scrisse nel 1979 tutto l’album omonimo “Dario Baldan Bembo” e diede forma anche ai testi dei brani del relativo 45 giri incisi in entrambi i lati “Giuro, Cosa siamo noi” (1979).

Sempre per i Dik Dik scrisse altri due brani, Vuoto a rendere e Mamamadama (1980), per Drupi testo e musica della canzone “Maledetta musica” (brano dell’album Amica mia, 1992). Per Fiordaliso Mascalzone (1994) e per Angelo Branduardi scrisse due brani dell’album Camminando camminando, 1996. In seguito collaborò ancora con Branduardi, componendo per lui l’intero album Il dito e la luna (1998), tra cui Il giocatore di biliardo e La comica finale, ispirata alla vita di Stan Laurel e Oliver Hardy.

Affetto da tumore polmonare, nella primavera 2014 si sottopose a una serie di cure a Los Angeles. Trasferito all’ospedale Molinette di Torino, morì il 4 luglio 2014, a 63 anni. Dopo la camera ardente, allestita ad Asti nel Teatro Vittorio Alfieri, l’8 luglio i funerali si svolsero nella Collegiata di San Secondo.