Articoli

Carlo Capone e Gigi Pirollo vincitori al Rally della Lana

Il 5 giugno 1983 è una data storica: Carlo Capone, una stella che “brucerà” alla velocità di una meteora, vince con Gigi Pirollo la sua prima gara di Campionato Europeo Rally: il leggendario Rally della Lana dell’indimenticato Meme Gubernati. È timido, schivo e riservato, non abituato alla scena del successo in gare di un certo prestigio.

Carlo Capone ce l’ha fatta. Il Rally della Lana 1983 è suo. All’arrivo, Gigi Pirollo, il suo encomiabile navigatore, lo abbraccia. È un momento di entusiasmo, dopo anni di sacrifici e amarezze. Per il giovane pilota di Chivasso (nella foto RSF Motorsport) si tratta, in effetti, della prima affermazione in una prova di Campionato Europeo Rally.

A Genova, tre anni prima, si era aggiudicato l’unico rally della sua carriera, ma si trattava di una prova di Campionato di Zona. All’arrivo la scena è sua. Ma lui è schivo, introverso, riservato. In più non è abituato e racconta subito la sua carriera a grandi linee, come se davvero non lo conoscesse e non lo avesse mai notato nessuno sin dal debutto…

Ho iniziato l’attività nel 1978 con una A 112, partecipando al Campionato Italiano – racconta in quell’occasione Capone –. In quell’occasione mi sono classificato secondo dopo una lotta serrata con il ligure Fabrizio Tabaton. Era destino che vincesse lui. Sono cose che succedono, anche se lasciano l’amaro in bocca. Ci ho messo subito una pietra sopra. Poi c’è stata l’esperienza con la Grifone. Con una Ritmo ho partecipato a diverse gare di Campionato Italiano. L’anno scorso ho vinto il Gruppo su Abarth 125 per il Jolly Club”.

Non aggiunge altro. Neppure una parola in più. Il suo carattere piuttosto schivo lo induce a non dilungarsi più di tanto e suo stesso “modus vivendi” ne sottolinea la riservatezza. All’epoca viveva a Coccona d’Asti, in una splendida cascina, sempre al telefono, lontano dai rumori assordanti della metropoli. Ama la famiglia al di sopra di ogni cosa.

Se Lancia Rally nei primi dieci posti: Carlo Capone c’è

Il Rally della Lana ha preso il via regolarmente. Poco prima della partenza i tessili della zona, che attendono il rinnovo del contratto di lavoro, si sono radunati nei pressi della pedana di via La Marmora. Un delegato sindacale ha letto un comunicato con il quale chiedeva l’opera di mediazione di tutti per risolvere una situazione che si trascina ormai da troppo tempo. Conclusa la pacifica e applaudita manifestazione del lavoratori biellesi, la corsa è potuta partire. Dopo tre prove speciali, la classifica si stava già delineando.

L’assoluta e incontrastata protagonista di questa corsa è la Lancia Rally. Sei vetture della Casa torinese si trovavano nei primi dieci posti alla fine della prima tappa, segno evidente che nello Junior Team tutto funziona a dovere. La prima speciale è stata vinta da Franco Cunico, seguito da Carlo Capone e Miki Biasion, tutti con la 037. Nella seconda frazione a cronometro i tre piloti si sono nuovamente piazzati nell’ordine, mentre nella terza speciale Carlo Capone è riuscito a scavalcare il compagno di scuderia, mentre Biasion ha continuato a mantenere la terza posizione.

Dopo queste prime tre PS la situazione in classifica era la seguente: 1. Franco Cunico (Lancia Rally); 2. Carlo Capone (Lancia Rally) a 3″; 3. Miki Biasion (Lancia Rally) a 11″; 4. “Tony” (Ferrari) a 26”; 5. Dario Cerrato (Opel Manta) a 27″; 6. Fabrizio Tabaton (Lancia Rally) a 31″; 7. Michele Cinotto (Lancia Rally) a 1’03”; 8. Gianni Giordano (Ferrari) a l’20”, 9. “Lucky” (Opel Manta) a l’49”, 10. Blanc, primo del piloti svizzeri (Lancia Rally) a 2’23”.

Lo Junior Team è presente nel primi dieci posti al gran completo già dall’inizio di una gara molto lunga e difficile. Si comportano molto bene anche le Opel Manta 400 preparate dal “Mago” Conrero. Deludono un po’ le Ferrari che non hanno ancora trovato il ritmo giusto. da segnalare il ritiro di due protagonisti della corsa: il ligure Gabriele Noberasco su Alfetta GTV 6 (guai al radiatore) e di “Menes” con la terza Ferrari in gara.

L’ultima tappa parte la sera con altre diciassette prove speciali delle venti che inizialmente erano state programmate. La frazione di Luvera è stata tolta dal calendario il giorno prima, mentre sono stati annullati i passaggi di Asmara e di Celilo. Quest’ultima prova è stata sospesa perché a quell’ora, nel piccolo paese valsesiano, c’è un matrimonio e il rumore delle vetture non si concilia con la funzione.

E indovinate un po’ com’è finita?

Federico Ormezzano lo aveva detto subito: “Le Lancia Rally non hanno rivali ed è impensabile che qualcuno possa metterle in difficoltà”. Il pronostico di “Tramezzino” è stato rispettato in pieno e fin dalla prima prova speciale della prima tappa nessuno ha pensato di mettere in forse la vittoria finale della Casa torinese. Così, dopo aver percorso quasi mille chilometri di una gara selettiva, i piloti dello Jolly Club-Totip hanno piazzato tre auto nei primi tre posti della classifica finale, dimostrando, se ancora ce ne fosse bisogno, che la stagione in corso è firmata Lancia.

A salire sulla pedana con la vittoria acquisita in speciale è stato, appunto, Carlo Capone, gran lottatore e protagonista di questo Lana. Capone ha preceduto Miki Biasion, forse un po’ trattenuto dagli ordini di scuderia, con l’altra 037 e poi è stata la volta di Franco Cunico che se non avesse pagato oltre 2’ per una foratura avrebbe tentato sicuramente di conquistare l’assoluto. Il gioco di squadra ha comunque facilitato il compito a Miki Biasion che continua a guidare sia la classifica del Campionato Italiano Rally Internazionali, sia quella del Campionato Europeo.

Dopo il trittico Lancia si è piazzato Dario Cerrato con la Opel Manta 400 preparata da Conrero. Cerrato ha così dimostrato che il secondo posto assoluto al 4 Regioni non era dovuto al caso. La Manta sta diventando un’auto affidabile, anche se è ancora molto lontano dell’impensierire a fondo la galoppata solitaria di Biasion verso il titolo. Cerrato ha comunque lottato a fondo con Fabrizio Tabaton e alla fine è stato proprio il pilota della Opel ad avere la meglio scavalcando l’amico-rivale, in classifica con un vantaggio di 23″.

Tabaton si è dovuto accontentare della quinta piazza, ingigantendo ulteriormente la già bella vittoria della Lancia. Al sesto posto, distanziato di oltre mezz’ora da Carlo Capone, si è piazzato lo svizzero Canon con la Porsche 930 Turbo, seguito dal connazionale Chapuis con la Porsche 911. Ottavo posto per Franco Cassinis con la Opel Manta GTE della Chieri Corse. Il pilota cetano ha voluto controllare il suo momento di forma per poi lanciarsi a tutto gas nell’avventura del Tricolore Rally che lo ha visto, l’anno prima, quindi nel 1982 grande protagonista.

Umberto Scandola e quel bagnetto al Rally di Ypres (VIDEO)

La gara si è disputata il 23 e 24 giugno 2006. Umberto Scandola era navigato da Gigi Pirollo, entrambi iscritti in gara dalla Gass Racing. I due arrivano lunghi in una veloce curva a destra, la macchina scivola e finisce in un piccolo ma abbastanza profondo lago.

Nel 2006, la Fiat Grande Punto Super2000 è stata utilizzata come modello base dal Costruttore torinese per competere nell’allora Intercontinental Rally Challenge, poi Intercontinental Rally Challenge e poi più nulla. Aveva un motore 2.0 litri che arrivava ad erogare fino a 270 cavalli su 1150 chili di peso. Anche Umberto Scandola correva con questa auto da rally e ricorda in particolare Ypres. Ma ovviamente non è della Punto in termini di tecnica che si voleva parlare in questo post.

La gara si è disputata il 23 e 24 giugno 2006. Umberto Scandola era navigato da Gigi Pirollo, entrambi iscritti in gara dalla Gass Racing. I due arrivano lunghi in una veloce curva a destra, la macchina scivola e finisce in un piccolo lago. Gigi Pirollo schizza via dall’auto, grazie alla portiera aperta in anticipo con grande prontezza di riflessi, e pilota e copilota riescono a mettersi in salvo prima che la Grande Punto sprofondi sott’acqua.

Con i Campioni a parlare di rally sulla PS Romanina-Veglio

In un ristorante sulle prove speciali biellesi tra taglioni fatti a mano e tartare di carne e tagliate. Poi, subito tutti sulla storica PS Romanina-Veglio con i nostri Campioni, quelli della Scuola Italiana di Rally che fatica a trovare i giusti eredi.

Metti una sera a cena i grandi Campioni – sì quelli con la C maiuscola, che hanno scritto pagine indimenticabili e intense, ma anche romantiche dei rally – e poi magari dai loro un microfono e la possibilità di incontrare un centinaio di appassionati che quasi fa esplodere di passione l’interno ristrutturato e adibito a museo di una vecchia fabbrica che si trova sulla PS Romanina, lì a due tiri di schioppo da Biella.

Succede il 15 luglio 2019, in una serata in cui le temperature sono intorno ai 15 gradi, ma il calore della passione potrebbe sciogliere un iceberg in dieci minuti. Si è trattato di uno spettacolo (per occhi e orecchie) unico nel suo genere. Storie di Rally insieme alla rivista RS e oltre, ha avuto l’onore e il piacere di sedere a cena con molti di loro e poi di incontrarli tutti in una serata che, in realtà, è stato un vero e proprio evento mediatico.

In un fantastico ristorante sulle prove speciali biellesi tra taglioni fatti a mano come si faceva una volta e tartare di carne e tagliate. Poi, subito tutti sulla storica PS Romanina-Veglio con i nostri Campioni, quelli della Scuola Italiana di Rally che fatica a trovare i giusti eredi.

Non in ordine di importanza: Franco Cunico e Gigi Pirollo, Piero Longhi e Maurizio Imerito, Dario Cerrato e Geppi Cerri, Tony Fassina, Rudy Dalpozzo, Gigi Galli, Federico Ormezzano, Piero Liatti, Giovanni Besonzi, Tito Cane, ma anche Erik Comas, Marco Sormano, Alberto Mello. Si sono alternati tutti tra gag, battute e racconti.

Presenti anche le belle Raffaella Serra (moglie di Comas), Marina Frasson (copilota di Dino Vicario) e Francesca Pasetti, o Lady Fulvia se preferite. Essendo l’attuale idolo locale, non poteva mancare e infatti non mancava il giovane Omar Bergo. Un evento unico nel suo genere #RallyLanaSince1973. Non il primo, ma certamente indimenticabile per la portata e per il sapore familiare e tiepido di rally d’antan, avvolti da passione, modellini in scala, striscioni vecchi di trent’anni originali e conservati come reliquie.

Un momento della serata conclusiva di RallyLanaSince1973
Un momento della serata conclusiva di RallyLanaSince1973

Tutti disinvolti, senza rivalità, con la voglia di ridere, scherzare, ricordare. Soprattutto ricordare. Ricordare le scaramanzie con cui Gigi Pirollo costringeva i suoi piloti a fermarsi anche in prova speciale se una gatta nera tagliava la strada. “Gatta nera porta male”, spiegava nelle risate generali. Tanto, noi dei rally, siamo tutti scaramantici. E quindi controlliamo ed eventualmente rimettiamo nel modo giusto i calzini. Come Pirollo.

Le ore volano tra il racconto di chi paga al vigile la multa di 100 mila lire al posto di 50 mila lire per poter ripetere l’infrazione contestata, i ricordi delle scodate di “Tramezzino” con la Talbot Lotus al Rally Lana, acclamato come Sebastien Loen in Alsazia. E poi, l’impeccabile Tony, il “dispettoso” Rudy e le sue storie di estintori svuotati negli alberghi per spegnere roghi…

E ancora, il mitico Giovanni Besonzi, l’emozionato Dario Cerrato con Geppi Cerri a fargli da spalla forte, Pierino Longhi e Maurizio Imerito, il vero padrone di casa Piero Liatti (che abita su una storica PS del Rally Lana). E ancora, Erik Comas, il Rally Lana e i suoi tre ritiri.

E poi Gigi Galli che racconta i suoi Rally Lana di Campionato Italiano Rally con la Mitsubishi Lancer ufficiale, parla del suo salto record in Finlandia e svela di essere stato ispirato da piloti come Dario Cerrato, Tony Fassina, Franco Cunico e via dicendo. Gli si legge negli occhi l’emozione e l’orgoglio di sedere insieme a loro.

In una serata come questa non manca l’annuncio: Galli conferma di aver costruito una vettura. La “Gigi Gally RX Car” (soprannome scelto da me) è nata proprio lì, a Biella. A due passi dalla PS Romanina-Veglio. Silenzio, l’atmosfera diventa magica.

Ragazzini, adolescenti, bambini, adulti, anziani. La forbice d’età va dai cinque anni ai settanta. Anche in questo caso, tutti appassionatamente. Chi ad imparare e chi a ricordare. Poi di nuovo casino. Chi urla “Ormezzan”, chi “Forza Dario”… Peccato non fosse una giornata da settantadue ore. Tutti volevano non finisse mai.

Gigi Pirollo: storia di una carriera irripetibile e unica

La vocazione gli è arrivata precoce, tra i tornanti di passo Giau, per consolidarsi poi all’Università dei Rally di Castelfranco Veneto, tra le capitali dei rally italiani del tempo. Dagli sterrati dell’Oregon sino alla lontana Australia con un solo obiettivo: vincere.

Quella di Gigi Pirollo è la storia di una carriera più lunga di quella Magellano. Che c’entra? Seppure a modo suo, Maggellano era un navigatore… Battute a parte, sulle spalle di Gigi Pirollo ci sono oltre quarant’anni di carriera come pochi altri. Campione Italiano, Europeo, Mondiale, Gigi Pirollo ha navigato con tutti i grandi nomi del rallysmo nazionale.

Alex Fiorio, Franco Cunico, Adartico Vudafieri, Andrea Zanussi, Carlo Capone e molti altri. Icone di una specialità che, nel tempo, è passata dagli eroici sterrati del San Martino ai tratti innevati del Monte-Carlo per giungere alla realtà di oggi, forse meno avventurosa ma che, ancora, ha molto da raccontare.

La vocazione gli è arrivata precoce, tra i tornanti di passo Giau, per consolidarsi poi all’Università dei Rally di Castelfranco Veneto, tra le capitali dei rally italiani del tempo. Dagli sterrati dell’Oregon sino alla lontana Australia con un solo obiettivo: vincere, senza compromessi. Sempre. O almeno, il più possibile.

La sua carriera di copilota è iniziata nel 1974 con Franco Muschietti, a bordo di una Fiat X1/9 ai rally di Modena e di Belluno, conclusi entrambi con il ritiro, i primi risultati positivi sono arrivati nelle stagioni 1975 e 1976 con Adartico Vudafieri sulla Porsche 911, Pasetti con la Fiat 124 e Zandonà sulla Opel Ascona. Nel 1977 e nel 1979 ha affiancato Pasetti, sulla Fiat 131 Abarth, e sono arrivate le prime vittorie: Rally di Imperia e Rally 1000 Miglia due volte (1977-1979).

La stagione 1980 lo ha visto affiancato a piloti come Adartico Vudafieri sulla Fiat 131 Abarth, Zanussi con la Ford Escort e Porsche 911, persino Vittorio Caneva nel Trofeo A112, collezionando il secondo posto al Rally di Sicilia e a quello di Radicofani.

Nel 1981 ha avuto le prime esperienze all’estero con Zanussi, sempre con la 131, in Spagna al Rally Costa Brava, in cui si sono ritirati durante la seconda tappa quando erano terzi assoluti, e al Rally Race, in cui hanno centrato il terzo posto assoluto.

Nel 1981, per Pirollo inizia anche la collaborazione con Carlo Capone e con la Fiat Ritmo Gruppo 2. Nella stagione successiva si conferma l’equipaggio Capone-Pirollo su Fiat Ritmo. Buoni i risultati che portano alla vittoria del titolo di Gruppo A nel Campionato Italiano Rally. Nella stagione 1983 lo stesso equipaggio passa alla Lancia Rally 037, vettura del Gruppo B, con la quale conquistano vari podi e la vittoria al Rally della Lana a Biella.

Nel 1983 ha navigato Adartico Vudafieri sulla Lancia Rally 037 al Tour de Corse e al Rally di Sanremo raggiungendo il primo podio in carriera in una gara valida per il campionato del mondo. Nel 1984 sempre con Vudafieri e su Lancia 037 ha conquistato la vittoria al Rally 4 Regioni, al Rally della Lana, al Rally di Piancavallo e al Rally di San Marino.

Il 1984 ha incorona l’equipaggio Vudafieri-Pirollo campione italiano assoluto. Nel 1985 Rayneri-Pirollo, su Fiat Ritmo 130 va all’attacco di alcune gare valide per il Campionato Europeo Rally, ottenendo la vittoria di categoria al Costa Smeralda, in Bulgaria e Grecia, oltre a vari altri podi che consentono la vittoria del titolo di Gruppo A nella serie continentale.

Gigi Pirollo, Alex Fiorio, la Delta e l’incidente al Monte

Nel 1986 inizia la collaborazione con Alex Fiorio, giovane pilota figlio di Cesare, ex direttore sportivo Lancia e Ferrari. L’equipaggio appena formato disputa alcune gare del Campionato del Mondo Rally su Fiat Uno Turbo Gruppo A. Il Rally di Monte-Carlo, primo della stagione, vede il ritiro a causa di un capottamento che causa a Gigi lo schiacciamento e il parziale distacco di una falange che lo costringe a rinunciare al Rally di Portogallo.

Al Tour de Corse sono costretti al ritiro per lutto per l’incidente mortale di Toivonen e Cresto. Dopo altri ritiri per problemi tecnici all’Acropoli e al Piancavallo, al Sanremo arriva il secondo posto di categoria. Nel 1987 Gigi e Alex Fiorio portano al debutto la Lancia Delta 4WD Gruppo N nel Campionato del Mondo Rally Produzione ottenendo la vittoria in Portogallo, all’Olympus, oltre a vari podi nei rally di Monte-Carlo, Svezia, Acropoli.

Al 1000 Laghi ottengono una clamorosa vittoria battendo gli equipaggi finlandesi del calibro di Tommi Mäkinen. Con la vittoria in Finlandia si aggiudicano il titolo di campioni del mondo Gruppo N. Per concludere la stagione gareggiano al Rally di Sanremo con la Lancia Delta 4WD Gruppo A con la quale mancano il podio a causa di una foratura.

La stagione 1988 vede lo stesso equipaggio impegnato sulla Lancia Delta 4WD Gruppo A del Jolly Club, squadra satellite della Lancia nel WRC ottenendo il secondo posto assoluto nei rally di Monte-Carlo (vinto da Saby), Portogallo (vinto da Biasion), Olympus (vinto da Biasion) e Sanremo (vinto da Biasion).

Da segnalare anche il terzo posto conquistato all’Acropoli, il settimo al 1000 Laghi in Finlandia e l’undicesimo allo Svezia. Alla luce di questi risultati conquistano il terzo posto finale nel World Rally Championship. Il 1988 porta l’equipaggio Fiorio-Pirollo alla vittoria del Rally Principi de Asturias, in Spagna, valido per il Campionato Europeo, e la partecipazione al Monza come copilota di Michele Alboreto, pilota Ferrari Formula 1, a bordo di una Alfa Romeo 75 Turbo.

La stagione 1989 inizia con un grave incidente al Rally di Monte-Carlo in cui l’equipaggio Fiorio-Pirollo portava al debutto la Lancia Delta Integrale Gruppo A con la frizione automatica. Durante la quinta prova speciale hanno perso il controllo del mezzo a causa del ghiaccio sulla strada e sono usciti di strada capottando e travolgendo il pubblico posizionato in una zona pericolosa: equipaggio illeso ma due spettatori morti e altre tre persone ferite. 

Il prosieguo della stagione è decisamente migliore, tanto che ottengono il secondo posto assoluto in Argentina (primo Erikkson), il terzo in Portogallo (primo Biasion e secondo Alen), Acropoli (primo Biasion e secondo Auriol) e il quarto in Australia (primo Kankkunen, secondo Erikkson, terzo Alen).

Da segnalare in particolare il secondo posto al Sanremo 1989 in cui ha visto sfumare la vittoria a causa di una intera prova speciale effettuata col cambio bloccato in terza marcia che ha fatto perdere il comando della gara, il risultato finale è stato un secondo posto a a cinque secondi da Biasion, con terzo Sainz.

La stagione 1989 regala all’equipaggio Fiorio-Pirollo il titolo di vice-campione del mondo assoluto, dietro a Biasion e davanti a Kankkunen. Nella stagione 1990 Fiorio e Pirollo portano in gara al Safari la Lancia Delta Integrale 16 valvole della squadra ufficiale, Martini Racing, ottenendo un ritiro a causa della rottura del motore per le avverse condizioni climatiche.

La stessa macchina è stata usata anche al Rally d’Australia ottenendo un terzo posto. Altri risultati sono stati il quinto posto all’Acropoli e l’ottavo posto al Sanremo a causa di noie meccaniche che li hanno costretti al ritiro anche al 1000 Laghi. Al Rac hanno portato al debutto la nuova Ford Sierra 4×4 Gruppo A come equipaggio ufficiale Ford: per loro arriva un nono posto. La gara è un test della nuova vettura.

I risultati ottenuti nella stagione 1990 hanno permesso di conquistare il quarto posto nella classifica finale assoluta della serie iridata. Dal 1994 fa ritorno nel Campionato Italiano Rally. Pirollo corre fino a oltre il 2011, anno in cui partecipa al Campionato Sloveno Rally con Piero Longhi a bordo di una Skoda Fabia Super 2000 ottenendo il titolo di campione.

Inoltre, partecipa, sempre in coppia con Longhi e sulla Mini Cooper WRC ad alcune gare in Italia. Conclude la stagione con un terzo posto assoluto al Rally di Monza, dove affianca Dindo Capello e la nuova Citroën DS3 WRC dietro a Sébastien Loeb e Valentino Rossi. Gigi ha scritto un bel libro, Una curva lunga una vita (la recensione la trovi qui). Oggi corre molto poco, ma svolge il ruolo di super visore federale nei rally.

Una curva lunga una vita, quella del copilota Gigi Pirollo

Gigi Pirollo, un navigatore di lungo corso come forse nessuno, neanche Cristoforo Colombo o Ferdinando Magellano. Ma qui si parla di rally.

Una curva lunga una vita è quella di Gigi Pirollo, un navigatore di lungo corso come forse nessuno, neanche Cristoforo Colombo o Ferdinando Magellano. Ma qui, nel libro Gigi Pirollo, Una curva lunga una vita, si parla soltanto di rally, anzi della sua storia nei rally che, dagli eroici anni Settanta, arriva ai giorni nostri.

Quarantatré anni di rally raccontati in un’avvincente sequenza di episodi e aneddoti vissuti a fianco di innumerevoli piloti. In queste poche parole, il condensato decine di pagine di passione e storia dei rally raccontate a ruota libera direttamente dall’autore, il quale dopo aver riempito innumerevoli quaderni di note, ha metaforicamente usato la matita per narrare in “Gigi Pirollo – Una curva lunga una vita” episodi e aneddoti di quei rally che furono, corsi al fianco di piloti del calibro Adartico Vudafieri o i fratelli Pasetti. Ma anche Alex Fiorio, Gian Franco Cunico, Carlo Capone, Gian Domenico Basso, solo per citarne alcuni.

Trecento pagine meravigliose pagine, arricchite da un centinaio di immagini per una lettura tutta d’un fiato, a cominciare dallo start della prefazione, uscita dalla sapiente e autorevole penna di Beppe Donazzan. Una divertente e quantomai ricca antologia di foto integra una storia unica, scritta a quattro mani con Giancarlo Saran. Insomma, un altro bel libro da leggere, rileggere e conservare a futura memoria.

Libri su Storie di Rally

la scheda

GIGI PIROLLO – UNA CURVA LUNGA UNA VITA

Autori: Gigi Pirollo, Giancarlo Saran

Volumi: collana editoriale Grandi corse su strada e rally

Copertina: rigida con sovracoperta

Pagine: 240

Immagini: 129 a colori, 7 in bianco e nero

Formato: 14 x 22 centimetri

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 28 euro

Peso: 540 grammi

ISBN: 978-8-8791170-9-8

Verifica disponibilità e acquista