Articoli

Loris Roggia, ricordo di un uomo rivoluzionario

‘Gorby’, come lo chiamavano i più cari, nei ricordi di tre suoi fraterni amici, Gianni Del Zoppo, Pierangela Riva e Massimo Ercolani. Con il copilota di Pianezze, morto in un incidente avvenuto al Rally del Salento del 20 giugno 2003, loro hanno diviso l’abitacolo della vettura, le lunghe giornate delle ricognizioni, i successi e le sconfitte di squadra e un forte sentimento di solidarietà reciproca. Un ritratto a più mani, con storielle e aneddoti dedicati a Loris Roggia…

Ho girato e rigirato, senza sapere dove andare. Ed ho cenato a prezzo fisso seduto accanto ad un dolore”. Non c’è di meglio dell’attacco della canzone “E tu come stai?” di Claudio Baglioni per ricordare che quel dolore, per noi appassionati, ha un nome e un cognome: Loris Roggia. Un nome, due parole. Due iniziali, LR, rimaste nel cuore di ogni appassionato di rally. È il 20 giugno 2003. Al controllo orario prima di quella maledetta PS, Gigi Pirollo sta raccontando con fare teatrale a Loris una barzelletta, da sempre un modo con cui Gigi scioglie la tensione in gara. Ma il tempo stringe, bisogna partire. Pochi chilometri e, dopo la fine della prova speciale numero 3, Roggia non deve altro che aspettare l’arrivo di Pirollo per sentire la fine della barzelletta. E Pirollo è uno dei pochi che riesce a fare sorridere ogni tanto Loris, che è uno allegro e votato al buon umore, ma a modo suo e del tutto ermetico.

Quel 20 giugno 2003, Roggia non riuscirà ad arrivare alla fine della prova speciale per ridere. In quel Rally del Salento, il copilota di Pianezze, ignaro di quanto sta per accadere, legge le note ad Andrea Aghini a bordo della Peugeot 206 Super 1600 numero 7. L’equipaggio Peugeot Italia parte per affrontare la PS3 Litoranea, 16,690 chilometri di stradine strettissime nella zona del Capo di Santa Maria di Leuca. La vettura si schianta contro una “pajara”, una sorta di trullo, e Loris perde la vita per emorragia interna causata dalla frattura del rachide cervicale.

La notizia fa il giro di mezzo mondo, rimbalza dall’Italia, alla Francia, dalla Spagna, all’America, dalla Grecia alla Finlandia, fino a Cipro. L’ambiente dei rally sa di aver perso un uomo simbolo. I giorni sembrano non passare mai. Le novità si inseguono per poi lasciare spazio al silenzio. E poi ancora brutte notizie. Lunghe indagini, udienze… Poi, per tutti, tranne che per la moglie Cristina Larcher, rimasta sola con i suoi tre figli, Matteo Christian e Alessandro, i mesi iniziano a scorrere ad un ritmo più normale. Ma nessuno dimentica Loris il copilota professionista. Loris il geniale ideatore di Rallylink.it con il suo amico informatico Claudio Carusi. Loris Roggia il tecnico competente di regolamenti. Loris Roggia il “rivoluzionario sovversivo” che crederebbe ancora oggi, come credeva ieri, nella libertà di parola più dei giornalisti. Non si può dimenticare.

Loris Roggia insieme alla moglie Cristina Larcher e ad uno dei suoi due figli
Loris Roggia insieme alla moglie Cristina Larcher e ad uno dei suoi due figli

Il 20 giugno è un giorno triste per il rallysmo, è vero, ma in tanti ci arrivano con uno splendido ricordo nel cuore e nella memoria, quello che accompagna le belle persone, i grandi appassionati, gli uomini capaci, umili e sereni. Loris era questo e altro ancora. Un creativo, che finché c’è stato ha fatto sentire la sua utile e a volte indispensabile presenza. Nominare il navigatore di Pianezze risvegliava e risveglia nei suoi amici ricordi speciali. Chi con Loris ha diviso l’abitacolo della macchina, la paura di una sconfitta, la gioia di una vittoria, la camera d’albergo, il tavolo del ristorante o le cene a base di patate con le cipolle allo speck nel suo “rifugio” di Gargazzone, rivede scorrere frammenti di vite che si ha voglia di condividere con gli altri.

Gli episodi si accavallano, uno dietro l’altro. Sono tanti, tutti particolari. Da quando insieme agli amici della Pesa del bar Mason disputava qualche rally abusivo con la macchina della mamma, primi anni Settanta, fino a quando è diventato professionista, inizio Anni Ottanta. E d’altra parte la carriera di “Lorito”, come lo aveva ribattezzato Gustavo Trelles, o “Gorby”, come lo chiamavano tutti gli amici, è lunga e ricca. Ventisette anni. Inizia nel 1976 al Rally di Cesena e prosegue negli abitacoli delle vetture di Alberto Zanusso, Miki Biasion, Vittorio Caneva, Franco Ceccato, Paolo Baggio, Franco Corradin. E ancora, Massimo Ercolani, Gianni del Zoppo, Gustavo Trelles, Michele Rayneri, “Gibo” Pianezzola, Andrea Aghini e Fabio Frisero.

Massimo Ercolani e Loris Roggia al Rally di San Marino con la Lancia Rally 037
Massimo Ercolani e Loris Roggia al Rally di San Marino con la Lancia Rally 037

Storie e aneddoti su Loris Roggia

Quanto abbiamo riso quella volta che…

Io e Loris eravamo un po’ simili. Né io né lui eravamo dei campioni di parole e capitava spesso di stare insieme in auto senza dire nulla per ore. Tutti e due zitti. Loris tornava allegro solo se sentiva qualcuno parlare in dialetto veneto, oppure quando andavamo a mangiare”, aveva raccontato in vita il sammarinese Massimo Ercolani, pilota e grande amico di Loris Roggia: Era un gran professionista, preciso e molto corretto. Era soggetto a frequenti sbalzi di umore e, quindi, capitava spesso di discutere in modo animato. Riuscivamo a litigare anche sull’assetto della vettura. Ho iniziato a volergli bene per quanto era bravo e pignolo, non certo perché aveva un carattere facile. Quando prendevi il via per disputare una prova speciale, non erano ammessi cali di tensione. Dovevi correre con il coltello tra i denti. Si poteva anche perdere una gara, ma non doveva essere colpa dell’equipaggio. L’errore umano, Loris non lo ammetteva: ogni volta che eravamo costretti a ritirarci, “Gorby” stava male per ore. Cambiava colore”.

Come Giulietta e Romeo

Ercolani era stato uno dei pochi testimoni del colpo di fulmine scoccato tra Roggia e la Larcher. “Era il 1985. Io correvo con Loris e Cristina, oltre a fare la giornalista per RallyReport, navigava Paola De Martini. Loro due si fidanzarono poco dopo il Targa Florio. Ma la cosa divertente era il senso di discrezione e riservatezza che proteggeva quella coppia. Tutti sapevamo, ma facevamo finta di nulla, nonostante desiderassimo vederli insieme. La storia andò avanti così, in gran segreto, fino al 1992. Poi, un giorno chiamai Cristina per chiederle se faceva il San Marino e lei mi rispose: no, non posso disputarlo. Io esterrefatto le chiesi di nuovo: come non fai il San Marino porca miseria, stai scherzando? Diretta come è sempre stata, la Cristina mi confidò: non posso correre perché aspetto un figlio da Loris…”.

Devi guardare sempre avanti

Gianni Del Zoppo, che nel 1986 ha “ospitato” sul sedile di destra della sua Fiat Uno Turbo IE Loris Roggia, con il quale ha disputato tutta la stagione iridata salendo anche sul terzo gradino del podio in Portogallo, è molto contento di poter parlare del suo ex navigatore. “Loris aveva una passione allucinante. Amava i rally nel vero senso della parola. Inoltre, era preciso e puntiglioso. Ho iniziato ad adorarlo perché aveva navigato i migliori piloti e, da loro, aveva assimilato tutti i pregi. Ma non era un individualista. Lui mi conferiva tutta l’esperienza che possedeva. Viveva per la squadra, qualunque fosse il team alle sue spalle in quel determinato momento. E io lo ascoltavo con immenso piacere, perché dava dei consigli veri, utili. Quando è diventato il mio copilota, io avevo 35-36 anni e correvo già da un po’. Nonostante ciò, mi ha insegnato una delle cose più importanti: guardare sempre avanti, una caratteristica rara tra i piloti. Per un anno intero mi ha “martellato” con frasi del tipo: tu con lo sguardo sei troppo vicino, devi guardare lontano, all’esterno della curva, sempre più avanti. Aveva ragione, perché così facendo la qualità di guida e di resa aumenta notevolmente. Io poi ho insegnato questa tecnica a mia moglie”.

Voleva parlare veneto in Portogallo

Loris non era solo consigli. Pur essendo un uomo chiuso e un po’ schivo, riusciva con una gran naturalezza a dar vita a situazioni paradossali e comiche. In Portogallo, sempre nel 1986 con Del Zoppo, ogni sera cambiavano albergo. “Andavamo a dormire sempre in un posto diverso. Una notte stavamo cercando sei posti letto, ci eravamo dimenticati di prenotare. Trovata la pensione, Loris scende dalla macchina per andare a contrattare. Dopo una ventina di minuti non era ancora tornato. Allora sono andato a vedere cosa stava accadendo. La scena che mi sono trovato davanti era fantozziana. Loris pretendeva di contrattare le camere parlando il dialetto veneto. La ragazza gli ripeteva in portoghese che non capiva nulla di ciò che lui stava dicendo, ma Loris continuava a tenerla per mano e a dirle: ti si bea, ma noaltri gavemo da dormir (tu sei bella, ma noi altri dovremmo andare a dormire, ndr). Prima ho riso a crepapelle per una decina di minuti e poi, con quel poco di inglese che conosco, sono riuscito a spiegare alla reception cosa ci serviva e siamo andati a dormire. Il giorno dopo siamo arrivati terzi assoluti”.

Loris Roggia imprigionato nel nostro giardino

Vincitrice della graduatoria femminile del Campionato Italiano Rally 1987 con la Lancia Delta HF 4WD, Pierangela Riva è stata compagna di squadra di Roggia. “Ho avuto la fortuna di conoscere bene Loris e non ho incontrato alcuna difficoltà ad affezionarmi. Era un collega e un amico eccezionale e aveva una caratteristica che conservava sempre, anche fuori dalle gare: era pignolo e preciso all’inverosimile, al punto che mi ha contagiato e fatto diventare testarda – ha raccontato la moglie di Gianni Del Zoppo –. Conosco molto bene anche “Crì”, la moglie. È stata la mia navigatrice nel 1987: abbiamo corso il Sanremo e siamo arrivate quinte in N4. Quando sento parlare di Loris, la prima cosa che mi viene in mente è un episodio extra sportivo, avvenuto nel 1988. Premetto che per Loris i chilometri erano come i centimetri. Avevo da poco partorito e io Gianni andavamo a dormire tardi, considerato che il “piccolo” faceva l’ultima poppata a mezzanotte. Loris, che in quel periodo aveva dei problemi personali, mi telefonò alle 23 e disse: sono a Milano, faccio un “salto” da te a Como, ho bisogno di parlarti. Arrivò dopo circa venti minuti. Quella sera rimase con noi fino alle 2. Io e Gianni lo invitammo a dormire a casa nostra, ma lui non era d’accordo. Era l’uomo della notte. Salì in macchina e partì. Noi andammo a coricarci. Ad un certo punto, nel dormiveglia, sentimmo bussare con forza alle finestre della camera. Saltammo fuori dal letto, aprimmo la finestra e ci ritrovammo Loris davanti. Ci eravamo dimenticati di aprire il cancello e lui era rimasto lì ad attendere. Aveva anche suonato col clacson della sua auto, ma noi tra stanchezza e doppi vetri, non avevamo sentito nulla. Da quella volta mi è rimasta la paranoia di lasciare intrappolati gli ospiti in giardino. E quando un nostro amico va via, io e Gianni ci domandiamo, fino ad andare a verificare di persona, se il cancello lo abbiamo aperto, oppure no. La frase più ricorrente ancora oggi è: non facciano come quella volta con Loris”.

Quella volta sulla neve in Svezia

Nel 1988 eravamo in Svezia – raccontava in vita il sammarinese Ercolani –. Io non avevo mai corso sulla neve e avevo anche la febbre. Ero praticamente all’esordio ed ero costretto a vivere col trauma di Vittorio Caneva. Loris mi parlava sempre e solo di lui: Caneva è bravo, Caneva è un campione, Caneva di qui e Caneva di lì. Per sentirmi un po’ più “degno” di Roggia, accettai di andare a provare verso l’1.30 di notte una parte di una PS in prossimità di un lago ghiacciato: corremmo tutta la notte con uno sportello e un finestrino aperto per fare uscire l’acqua che entrava nell’abitacolo. La mattina partimmo bene, nonostante non avessimo quasi dormito, su quella prova rimanemmo impantanati. Sapendo che dietro di me c’era Caneva, dissi a Loris: sali sul dosso e segnala a Vittorio di rallentare. Quando Caneva si accorse che Roggia gli intimava di diminuire la velocità, fece l’esatto contrario: accelerò e saltò così alto che centrò in pieno la mia Mazda 323 4WD. A quel punto guardai diritto negli occhi il mio navigatore e gli dissi: hai visto il tuo campione? Ci guardammo in faccia e ridemmo per ore”.

Gianni Del Zoppo e l’esordio italiano della Peugeot 205 T16

Nel programma sportivo di Peugeot Italia con la 205 Turbo 16 c’era Gianni Del Zoppo, il pilota comasco cresciuto sotto l’ala del Leone, e la copilota Betty Tognana. Restava solo da definire la struttura tecnica per l’esordio italiano della Peugeot 205 T16. Una storia che dovrebbe iniziare con ‘c’era una volta’ e terminare con ‘tutti vissero felici e contenti’.

Operazione C15: sembra il nome in codice di una missione segreta, roba da commandos. Magari lo sarà anche stato, ma in questa storia è l’identificativo di un progetto e di una vettura che ha cambiato Peugeot Italia. E come tutte le storie, anche questa, che riguarda l’esordio italiano della Peugeot 205 T16, potrebbe iniziare con il classico ”c’era una volta …”.

Allora, c’era una volta – era la fine del 1984 – una giovane e ancora acerba auto da rally, chiamata Peugeot 205 T16 che, nonostante fosse al suo primo anno agonistico, aveva già dimostrato di che pasta fosse fatta conquistando tre vittorie nelle ultime tre gare mondiali della stagione.

Sull’onda di queste premesse, Peugeot Italia decise di avviare un programma nazionale basato su questo nuovo Leone da rally. Il momento era favorevole: dal 1979 al 1984, direttamente o indirettamente l’impegno della filiale italiana nei rally era stato premiato da numerosi successi, ma si trattava sempre di affermazioni di classe.

Ora, anche su suggerimento della Casa madre, era arrivato il momento di puntare in alto: al primo posto assoluto. L’equipaggio era già pronto: Gianni Del Zoppo, il pilota comasco cresciuto sotto l’ala del Leone, e la copilota Betty Tognana. Restava solo da definire la struttura tecnica.

La 205 Turbo 16 assegnata da Peugeot alla filiale italiana (vettura siglata ”C15”) fu affidata all’Osella Rally, creata ad hoc da Mariolino Cavagnero in un locale messogli a disposizione dal costruttore torinese Enzo Osella nella sua factory di Volpiano. La gestione sportiva fu affidata a due ex navigatori di grande esperienza come Roberto Rudy Dal Pozzo e Claudio Berro.

Gianni Del Zoppo e l'esordio italiano della Peugeot 205 T16
Gianni Del Zoppo e Betti Tognana con la 205 T16

Il programma italiano della Gruppo B del Leone

Il programma sportivo 1985 comprendeva anche una 205 GTi 1.9 Gruppo A per l’equipaggio ”rosa” composto dalla lecchese Pierangela Riva e dalla padovana Maria Grazia Vittadello, vincitrici del tricolore femminile nel 1983 con la 205 GTi 1.6. Il 28 marzo 1985 al Rally 1000 Miglia avviene il debutto. Si correva sull’asfalto, fondo più adatto alle due ruote motrici che alle 4×4, come era la portacolori del Leone.

Per la ”turbosedici” italiana fu la classica gara d’esordio, con Del Zoppo attento a non sbagliare e a prendere in mano la vettura dopo i pochi chilometri di test che aveva potuto effettuare in precedenza sulla pista della Osella. Sulle venti prove speciali in programma il pilota Peugeot viaggiò costantemente all’interno della ”top five”, per poi chiudere in seconda posizione.

Rally Città di Sassari, la prima vittoria assoluta Peugeot: la 205 T16 del Leone pagò un inizio di stagione con qualche piccolo peccato di gioventù, ma la riscossa arrivò il 22 giugno 1985 quando Gianni Del Zoppo e Betty Tognana trionfarono al Rally Città di Sassari, regalando alla Peugeot la prima vittoria , oltre i 140 km/h su terra, miglior tempo su tutte le ventuno PS resero ancora più affascinante questa ”première”.

La prima stagione italiana della 205 T16 – che si concluse con una vittoria, un secondo posto e con quarantanove PS vinte – servì a mettere a punto la 205 T16. L’esperienza accumulata consentirà l’anno seguente i grandissimi risultati di Andrea Zanussi, ma questa è un’altra storia.

Il lieto fine: quella che avevamo iniziato con ”c’era una volta …”, termina nel modo più classico, con le nozze del ”principe azzurro” con la ”principessa”. Gianni Del Zoppo, infatti, sposò Pierangela Riva, sua compagna di squadra nell’equipaggio femminile. Dalla loro unione è nato Alessandro che, quando ha voluto seguire la strada dei due genitori, ha cominciato a correre con una Peugeot nell’omonimo trofeo promozionale… Dunque, dopo ”c’era una volta”, ben venga ”tutti vissero felici e contenti”.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 1 – Marco Cariati

Quali sono le sette stagioni da record del Mondiale Rally?

Le sette stagioni da record del WRC. La prima e più folle stagione del Mondiale Rally fu quella del 1973, seguita da quella del 1975 e 1976. Poi ancora tantissimo spettacolo e suspense per tre anni di fila: 1979, 1980 e 1981. Infine, lo spettacolo delle belve del Gruppo B: non quello del debutto, ma quello finale del 1986.

1 WRC 1973: Questa stagione vide sette case vincenti e un totale di tredici gare. La stagione inaugurale del Mondiale Rally prevedeva l’assegnazione del solo titolo Costruttori. L’assenza di riferimenti spinse i piloti a sperimentare ogni tipo di auto: la conferma arriva dai venti Costruttori andati a punti, inclusi Alfa Romeo, Audi NSU e la semisconosciuta Wartburg. Quest’ultimo era un marchio della Germania orientale, dismesso nel 1991 dopo la riunificazione del Paese. A farla da padrone fu l’Alpine Renault A110, vincitrice di sei delle tredici gare. La SAAB approfittò del fattore campo per vincere in Svezia così come la Ford Escort nel RAC e la BMW nella vicina Austria. Negli Stati Uniti d’America vinse la Toyota, mentre la Fiat Abarth conquistò la Polonia con il tedesco Warmbold navigato dall’onnipresente Jean Todt. Incredibile l’arrivo del Safari con due Datsun classificate ai primi due posti, ma con lo stesso tempo.

2 WRC 1975: Il Campionato era di dieci gare e i Costruttori vincenti furono sei. La Lancia mise subito le cose in chiaro nei primi due appuntamenti della serie: vittoria a MonteCarlo e bis in Svezia. Con il secondo posto al Safari il titolo Costruttori era quasi ipotecato perché a vincere in Africa fu la vetusta Peugeot 504, la cui unica dote era la resistenza sui terribili sterrati africani. Non a caso si impose anche nel Rally del Marocco, ma non riuscì a raccogliere nemmeno un punto nelle altre gare iridate. All’Acropolis si impose la Opel Ascona con Walter Rohrl mentre in Portogallo sorrise la Lancia con Markku Alen, entrambi alla prima vittoria in carriera ed entrambi poi iridati. Dopo aver vinto in Marocco con la Peugeot, Hannu Mikkola salì su una Toyota Corolla per prendersi il 1000 Laghi. Per il terzo anno di fila Timo Makinen conquistò il RAC al volante di una Ford Escort.

3 WRC 1976: Le Case costruttrici vincenti sono sei su un totale di dieci rally. Abituati al numero risicato di Costruttori che hanno partecipato negli anni Duemila al WRC, diretta conseguenza dei budget faraonici necessari per primeggiare, quasi non si riesce a credere che quarantuno anni prima addirittura ventuno Case presero punti. Sette di queste vinsero almeno una gara, risultato straordinario perché quell’anno si corsero solo dieci rally. La Opel non riuscì a vincere nemmeno una volta, ma ciò nonostante si piazzò seconda in campionato alle spalle della Lancia, vincitrice di quattro appuntamenti con la Stratos HF, tre dei quali con Sandro Munari. In Svezia ci fu la doppietta della SAAB 96 V4 e al Safari la tripletta della Mitsubishi Lancer. All’Acropoli vinse la Datsun 160J, in Marocco la Peugeot 504, nel Mille Laghi la Fiat 131 Abarth di Markku Alen e al RAC la Ford Escort RS1800.

4 WRC 1979: Il Campionato del Mondo Rally va su dodici eventi e i Costruttori vincenti sono sempre sei. L’esordio del WRC Piloti fu celebrato da un sostanziale equilibrio nella prima parte di stagione: vittoria della Stratos a MonteCarlo, replica della SAAB 99 Turbo nella gara di casa, risposta della Ford Escort RS1800 in Portogallo e tradizionale dominio Datsun al Safari. Quattro Case vittoriose nelle prime quattro gare, ma nelle successive quattro la Ford se ne aggiudicò tre facendosi superare solo dalla Fiat 131 Abarth di Markku Allen in Finlandia. La Lancia tornò davanti a tutti al Sanremo e in Corsica, ma la Ford si aggiudicò il titolo con una gara da disputare vincendo il RAC. Restava da assegnare il titolo Piloti e i due contendenti non si fecero problemi ad abbandonare la Ford per salire sulle Mercedes 450 SLC che già in Kenya si erano fatte valere. La Casa di Stoccarda riuscì, anche grazie al terzo posto di Andrew Cowan, a monopolizzare il podio.

Ari Vatanen fu l'unico provato a vincere il Mondiale Rally
Ari Vatanen fu l’unico provato a vincere il Mondiale Rally

5 WRC 1980: Il Mondiale Rally è sempre articolato su dodici gare ma i Costruttori vincenti sono sette. La Fiat vinse due delle prime tre gare e quattro delle prime sette, cedendo il passo ai rivali solo nella seconda parte dell’anno. L’unica delle tre gare iniziali non vinta dalla Casa torinese fu il Rally di Svezia, che quell’anno attribuiva punti solo per la Classifica Piloti. Al secondo posto nel Mondiale Rally chiuse la Datsun, vincitrice al Safari con il keniano Skekhar Mehta e in Nuova Zelanda con Timo Salonen. Al Costa d’Avorio fu invece doppietta Mercedes con la 500 SLC mentre la Porsche si prese il Corsica con la 911 SC. In Svezia vinse Anders Kullang, al suo unico successo in carriera, con la Opel Ascona 400. Quell’anno registrò anche la prima vittoria di Ari Vatanen (con la Ford Escort all’Acropolis) ed Henri Toivonen (al RAC con la Talbot).

6 WRC 1981: Come l’anno precedente: dodici gare e sette Costruttori vincenti. Questa stagione viene ricordata per il trionfo di Ari Vatanen, ancora oggi unico privato ad aggiudicarsi il Mondiale Rally Piloti. Il finlandese ce la fece grazie a una brillante seconda parte di stagione: nelle prime cinque gare aveva totalizzato solo 15 punti, ritrovandosi al dodicesimo posto. Per sua fortuna i rivali si rubarono punti a vicenda, nel più incredibile inizio di stagione nella storia del WRC: la Renault vinse a MonteCarlo, l’Audi in Svezia, la Fiat in Portogallo, la Datsun il Safari, la Lancia in Corsica, la Ford l’Acropolis e la Talbot in Argentina. Sette marchi differenti sul gradino più alto del podio nelle prime sette gare dell’anno. Ad aggiudicarsi il titolo Costruttori fu proprio la Talbot, mentre Ford e Audi, pur con tre vittorie a testa, si piazzarono solo al terzo e al quinto posto.

7 WRC 1986: Ultima stagione con le Gruppo B, Henri Toivenen vinse la gara di MonteCarlo con la Lancia Delta S4, Juha Kankkunen si prese il Rally di Svezia con la Peugeot 205 Turbo 16. Il terzo appuntamento dell’anno, in Portogallo, fu macchiato dall’uscita di strada di Joaquim Santos, che causò la morte di tre spettatori e il ferimento di altri trenta. Una tragedia che spinse i piloti ufficiali ad abbandonare la gara che venne vinta dal privato Joaquim Moutinho con la Renault 5 Turbo: a rendere ancora più incredibile il risultato finale ci fu il terzo posto di Gianni Del Zoppo con una Fiat Uno Turbo. La quarta gara, il Safari, fu invece vinto dai Bjorn Waldegaard con una Toyota Celica TCT.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 1 – Marco Cariati