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La prima volta nei rally di Eliott Delecour a 12 anni (VIDEO)

Figli d’arte crescono in modo prodigioso. Eliott Delecour è il figlio di Francois Delecour e Priscille De Belloy, e all’età di 12 anni ha già messo in funzione i “geni”. Per ora ha ancora bisogno di un po’ di aiuto nelle curve da parte del papà, ma frenare con il piede sinistro è un istinto innato.

Francois Delecour ha iniziato a correre nel 1981 nel Campionato Francese Rally. Partecipò al suo primo rally importante, prendendo il via al MonteCarlo, tre anni dopo, al volante di una Talbot Samba. È stato navigato dalla sua fidanzata di allora Anne Chantal Pauwels. Ora è toccato al figlio. Guardate il video…

Tour de Corse 1995: la sfortuna beffa Thiry, Delecour da record

Ma Delecour era già lì, dietro, in agguato, anzi in attesa. I tempi però avevano portato per la prima volta in carriera il pilota belga in testa alla classifica. Riflettendo su quel vantaggio di 10” al Tour de Corse 1995, Thiry era quasi confuso. ‘È pazzesco. È la prima volta per me. In questo momento è tutto difficile, ma devo mantenere il sangue freddo’.

Sulle colline sopra l’aeroporto Napoleone Bonaparte di Ajaccio, Bruno Thiry si sedette sull’erba alta e folta e voltò le spalle a quel mondo che lo stava attendendo e che già lo acclamava vincitore. Come il famoso imperatore francese, Thiry si era avvicinato alla più grande vittoria. Il Tour de Corse 1995 per Bruno come Waterloo nel 1815 per Napoleone. In quello storico momento era proprio così.

Una ruota forata sulla sua Ford Escort RS Cosworth dopo venti di ventidue prove speciali. Fino a quel momento era leader, era primo. Lo era stato per venti difficilissime PS. Dopo la quarta prova del Mondiale Rally 1995, la maggior parte degli appassionati avrebbe indicato lui come il potenziale vincitore con una Ford. Francois Delecour aveva vinto qui due anni prima, ma aveva perso l’anno precedente con la Citroen ZX. Thiry aveva concluso sesto sull’isola francese dodici mesi fa.

Una prestazione anonima, la sua. Ma poi aveva spinto all’ultimo con un tempone nella ventitreesima e ultima prova speciale. Quel mercoledì 3 maggio ha ripreso da dove aveva interrotto nel 1994. Più veloce. Più affamato. Più arrabbiato.

Ma Delecour era già lì, dietro, in agguato, anzi in attesa. I tempi, però, avevano portato per la prima volta in carriera il pilota belga in testa alla classifica. Riflettendo su quel vantaggio di dieci secondi, Thiry era quasi confuso. “È pazzesco. È la prima volta per me. In questo momento è tutto difficile, ma devo mantenere il sangue freddo e cercare di fare del mio meglio”, si ripeteva.

Era una novità per Thiry. Altre quattro PS nel pomeriggio, che riportavano le macchine a nord per una sosta notturna a Bastia e Delecour avrebbe ridotto il divario di quattro secondi. Didier Auriol aveva mezzo minuto di vantaggio con la Toyota Celica GT-Four. Il francese aveva vinto cinque delle ultime sette edizioni in Corsica e un successo lo avrebbe portato a battere il record che deteneva con Bernard Darniche.

La guida di Auriol era stata magnifica, con una Toyota non adatta per queste strade aveva diviso le Escort, molto più in sintonia con le strade corse con le sue diecimila curve. La sua capacità di gestire pneumatici Michelin più morbidi e di farli durare era la testimonianza di un pilota tutt’uno con queste strade. Bernard Occelli – copilota di Didier dal 1983 – fu costretto a casa da un problema familiare che lasciò Denis Giraudet. Auriol non perse un colpo.

Perdere per 3” su Auriol non sarebbe stata la fine del mondo. La fine del mondo non era, comunque, molto lontana. Durante un rifornimento di carburante, appena fuori da Albitreccia, le ruote si erano aperte. Un dado che teneva in posizione il mozzo anteriore si era svitato. Thiry era sotto la macchina per dare un’occhiata più da vicino al problema. Ma nulla da fare. Prévot era vicino ad una crisi di nervi con pianto. Una dura realtà, con i meccanici RAS Sport tutti lì presenti e con un camion di assistenza pieno di dadi e soluzioni che avrebbero permesso a Thiry di continuare la gara e agguantare il suo sogno di vittoria.

I regolamenti, da gennaio non permettevano ai team di toccare l’auto o offrire assistenza. Noccioline. O bulloni. Il resto della squadra si trovava ad una distanza adeguata. Ma comunque abbastanza vicino. I meccanici offrivano consigli. Simpatia e solidarietà. Il team principal, Andrew Cowan, del team Mitsubishi aveva visto abbastanza. Scosse la testa, cupo. “È un vero peccato”, disse.

Uno dopo l’altro, i rivali di Thiry lasciavano il rifornimento per altre due prove che avrebbero dovuto essere una parata per il brillante belga. Invece, ora riposava accanto al camion di servizio in un parcheggio vuoto. Thiry era seduto da solo. Inconsolabile. Ore dopo, lontano dalle tute macchiate d’olio, in un momento in cui avrebbe dovuto celebrare un grande successo, invece si trovava anche ad affrontare i media.

“Semplicemente non è stato possibile riparare il danno”, spiegava. Il viso ancora incredulo. “I meccanici erano lì. Avrebbero potuto risolvere il problema in 10 minuti”. La sua voce si spense. Non c’era altro da dire. Auriol era comprensivo. Ma esultante nel diventare il pilota di maggior successo nella storia del Tour de Corse.

“Questa non è una gara facile”, affermava il vincitore, “e l’uomo forte è Bruno. Ma questa è la vita e, a volte, questi sono i rally. È la vita”. La sesta vittoria in Corsica di Auriol, non solo un record, ma anche una nuova sfida in campionato, che sembrava una speranza lontana dopo un inizio di stagione con un paio di quinti posti e un incidente a MonteCarlo.

Questa vittoria per la Celica GT Four era la prima nel WRC e l’ha raccontata lunga sull’abilità di Auriol. Le possibilità di Delecour di contenere Auriol sono scomparse quando ha danneggiato le sospensioni della macchina nel finale. Si è dovuto accontentare del secondo posto. Andrea Aghini si è classificato di nuovo terzo, questa volta con Mitsubishi e non per Toyota. Aghini ha sfruttato al massimo l’ultima Lancer del team di Rugby, dotata di ruote da 18 pollici, aerodinamica migliorata e un sistema anti-lag ottimale.

Il compagno di squadra di Aghini, Tommi Makinen era al suo debutto in Corsica e ha ammesso di aver iniziato a capire la gara man mano che correva. “Sta migliorando lentamente”, ha detto il Finn all’ottavo posto. “Ora ho un’idea di come dovrei guidare qui”. Parlando del debutto della nuova auto, Cowan aveva detto: “Non ci siamo illusi che questo sarebbe stato sempre un duro rally, anche con una nuova auto. Siamo felici: Andrea è bravissimo e Tommi ha imparato molto”.

Il leader del Campionato del Mondo Rally, Carlos Sainz ha trovato più velocità con l’auto a seguito di quei cambi di sospensione richiesti sulla sua Impreza 555 e il quarto posto sarebbe bastato a mantenerlo in cima alla graduatoria della serie iridata. I compagni di squadra di Sainz, Piero Liatti e Colin McRae sono risaliti di una posizione nella prova finale.

Patrick Bernardi ha portato a casa la terza Escort della RAS al settimo posto, aiutandosi con un po’ di punti nel Campionato Francese. Philippe Bugalski ha piazzato la Renault Clio Maxi al nono posto, approfittando di un raro errore del compagno di squadra e il due volte vincitore della corsa, Jean Ragnotti, nell’altro volantino della trazione anteriore di serie.

Altre curioità sul Tour de Corse 1995: è stata la diciassettesima vittoria assoluta e il trentacinquesimo podio per Didier Auriol. Quel secondo e terzo posto, invece, hanno rappresentato rispettivamente tredicesimo podio per Francois Delecour e il quinto per per Andrea Aghini. Inoltre, la gara ha segnato la trentanovesima vittoria e il centoseiesimo podio per la Toyota. Il secondo posto era il novantacinquesimo piazzamento a podio per Ford, mentre il terzo è stato il trentesimo podio per Mitsubishi.

La prova speciale più corta del rally era la PS17 Porto-Piana, poco meno di dieci chilometri. La più lunga era la PS12 Valle d’Alesani-Morosaglia, di trentuno chilometri. La PS più lenta era la PS9 Col San Stefano, con una media di poco sotto agli ottantacinque chilometri orari, mentre la più veloce era la PS15 Notre Dame de Serra, con quasi cento e dodici chilometri orari.

Successivamente, Bruno Thiry non avrà più altre opportunità di vincere nel WRC, ma diventerà campione europeo rally nel 2003. Dopo Ajaccio, la tappa successiva della stagione era Auckland per il Rally della Nuova Zelanda, un rally che Subaru e McRae hanno dominano negli ultimi due anni. Se Auriol e Toyota si basano su una vittoria strappata da sotto il naso di Thiry, dovranno trovare più ritmo e coerenza per il futuro. Ma fortunatamente, a questo punto, per Ove Andersson e i suoi uomini ci sono due mesi di tempo per pianificare una potenziale reazione contro lo scozzese di Subaru e contro il leader del WRC, Sainz.

Nel 2015, il copilota di Thiry al Tour de Corse 1995, Stephane Prevot, è tornato a correre nell’Isola francese e ha detto: “Per venti anni, non c’è stata una settimana in cui qualcuno non mi abbia ha parlato del Tour de Corse 1995. Se lo avessimo vinto, tutti l’avrebbero dimenticato. Non ho la coppa sul camino di casa, ma rimane un ottimo ricordo. Siamo stati in testa dalla prima alla ventesima prova speciale su un totale di ventidue PS. Questo tutti lo ricordano”.

Sara Fernandez fa da copilota a Francois Delecour

Sara Fernandez, copilota di Efren Llarena nell’ERC3 e nell’ERC3 Junior 2019, ha avuto la grande occasione di fare da navigatrice a Francois Delecour. Il francese, che è stato protagonista anche del WRC, è stato invitato dal magazine Echappement per provare la nuova Peugeot 208 Rally 4 sugli asfalti di Fafe, in Portogallo, a dicembre, ma la notizia è emersa solo ora. Al suo fianco si è seduta la Fernandez, chiamata da Peugeot Sport e Sports&You.

“In un primo momento non ci potevo credere, ma anche dopo aver finito… Ho fatto da copilota a Francois Delecour – ha detto la spagnola – Ero molto contenta e gratificata, mi sono seduta al fianco di un grande dei rally e per la prima volta ho dovuto usare note in francese. Spero che il mio lavoro gli sia stato utile, mi sono trovata bene e motivata”.

Anche Llarena era presente al test e ha potuto parlare con Delecour della Peugeot 208 Rally 4. “Per me è stato molto speciale poter dare le mie indicazioni sulla macchina ad una leggenda come lui – spiega Llarena – E’ stato un piacere discutere assieme delle sensazioni e del ruolo che per la prima volta ricopro da pilota ufficiale di Peugeot Sport- Mi sono divertito molto a scoprire come si comporta l’auto su questi percorsi”.