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Rally Lana 1984: Vudafieri dopo 1200 chilometri

Nel 1984 le corse più importanti d’Italia vengono raggruppate e viene deciso che al titolo di campione italiano open potevano competere anche gli equipaggi stranieri. Però, oltre alla soddisfazione di essere stato considerato uno dei rally più importanti d’Italia, al Rally Lana di equipaggi in grado di competere con Adartico Vudafieri, Franco Cunico, Lucky Battistolli, Dario Cerrato e Federico Ormezzano non se ne sono iscritti.

Il 28 giugno 1984 è giovedì e Biella è in festa. Si respira odor di benzina. Lungo le strade della città la musica diffusa è identica un po’ ovunque, quasi venisse diffusa con il filo diffusore. Invece, sono gli echi delle Gruppo B che si preparano a scontrarsi sulle PS del Rally Lana. L’indomani parte il rally e quindi si tratta delle ultime ore di vigilia prima del via della dodicesima edizione del Rally Internazionale della Lana, che scatta alle 14 dallo stadio La Marmora. La tradizionale corsa automobilistica biellese si presenta con molte novità.

La prima e forse la più importante novità è il cambio al volante del rally: la gara infatti dopo undici anni non è più organizzata dall’Automobile Club di Biella, ma dalla Biella Corse che dell’ente biellese e la scuderia sportiva. La responsabilità di far funzionare la complessa macchina organizzativa del rally è passata sulle spalle di Renato Genova e Meme Gubernati, rispettivamente presidente e vicepresidente della Biella Corse, e logicamente di tutti i dirigenti, consiglieri e soci della scuderia dell’Orso.

È cambiato anche lo sponsor al Rally Lana 1984: al posto della Cassa di Risparmio c’è ora la Società Immobiliare Piemontese (Sipiem) del geometra Ennio Coda. Nel marchio ufficiale del rally, però, c’è anche lo stemma della città di Biella. È un implicito riconoscimento di valorizzazione della città e del Biellese svolto dal Rally della Lana. E non a caso, quindi, su tutti i documenti ufficiali della manifestazione c’è la fotografia aerea di Biella mentre sul marchio del rally al posto del classico casco da gara c’è un gomitolo di lana stilizzato.

La gara biellese, valida per il Campionato Europeo a coefficiente 2, è stata inserito nel “circuito” Open. Quell’anno, infatti, le corse più importanti d’Italia vengono raggruppate e viene deciso che al titolo di campione italiano open potevano competere anche gli equipaggi stranieri. Di fatto, oltre alla soddisfazione di essere stato considerato uno dei rally più importanti d’Italia, al Rally della Lana di equipaggi in grado di competere con Adartico Vudafieri, Franco Cunico, Lucky Battistolli, Dario Cerrato e Federico Ormezzano non se ne sono iscritti. Ed è stato tutto sommato un peccato perchè la Biella Corse è riuscita a preparare una gara all’altezza della miglior tradizione del Lana.

Il percorso di gara, oltre alle classiche speciali del Biellese e della Valsesia che hanno caratterizzato le competizioni degli ultimi tre anni, comprende una parte con- diverse prove sulla terra canavesana. Il risultato è che il tracciato è passato dai mille e quarantasette chilometri della precedente edizione ai mille e duecentosettanta chilometri del 1984, con trentotto prove speciali (nel 1983 erano una in meno) per un totale di cinquecento e diciotto chilometri di tratti cronometrati.

Al Rally della Lana 1984 non sono previsti i classici parchi assistenza. Con una scelta organizzativa che adegua la corsa biellese alle prove del Campionato del Mondo Rally, sono state previste delle tabelle di marcia, molto lente in alcuni tratti di trasferimento lungo i quali i concorrenti saranno liberi di organizzarsi nel migliore dei modi le loro assistenze. La Biella Corse ha, però, voluto aggiungere un tocco originale all’organizzazione. Infatti nei paesi sede dei centri di riordino, dove la corsa sosta per qualche minuto per serrare le fila dopo una serie di prove speciali, ci saranno delle postazioni messe a punto dalla Bip per i concorrenti che potranno cosi verificare la loro posizione in classifica.

Questi centri saranno in funzione a Chiaverano, Valle San Nicola e a Portula. La corsa invece è suddivisa in due tappe distribuite su tre giorni. La prima prevede diciassette prove speciali (sette nel Biellese e dieci nel Canavese) e si conclude sabato 30 giugno. La seconda tappa scatta alle 16 di sabato 30 giugno e si conclude dopo ventuno prove speciali (quindici nel Biellese e in Valsesia) verso le 11 del mattino di domenica 1 luglio.

Grazie alla collaborazione tra Biella Corse e Comune, il Rally della Lana ha la sua bella passerella sulla pista di atletica dello stadio. Gli equipaggi in gara sono un’ottantina e uno alla volta salgono su una pedana, mentre il pubblico dalle tribune può assistere alla partenza della corsa, ma soprattutto fare festa all’equipaggio che domenica mattina taglierà per primo il traguardo. Per quell’occasione, tra l’altro, la direzione di gara del Lana torna dopo molti anni all’Hotel Astoria, dove aveva mosso i primi passi, lasciando il Circolo Sociale di piazza Martiri della Libertà, che aveva ospitato la prima edizione europea del rally. E si sposta anche la zona delle verifiche, dove i bolidi del concorrenti vengono sottoposti al previsti controlli tecnici. Il Comune ha messo a disposizione della Biella Corse l’ampio piazzale realizzato a sud dello stadio La Marmora. L’area che è stata costruita per ospitare le fiere è tra l’altro molto ben attrezzata ed è illuminata a giorno.

Quindi, tutto bene? Non proprio. Nemmeno una regione ad alta densità rallistica come il Piemonte riesce nell’intento di superare gli ottanta iscritti alla sua gara Open, a ulteriore conferma della crisi

di questo campionato. Non si tratta, come alcuni vogliono far credere, di una crisi dovuta a un minor numero di praticanti, ma di scelte precise dovute ai maggiori costi: la riprova sta negli oltre cento e sessanta iscritti al Rally di Limone Piemonte per la settima successiva.

Sfortunato Federico Ormezzano che si scontra con una vettura privata
Sfortunato Federico Ormezzano che si scontra con una vettura privata

Dei settantasette equipaggi verificati al Rally Lana 1984 settantacinque lasciano lo stadio Lamarmora . Non prendono il via Speranza-Cavallini (Ritmo 130 Gruppo A) per la rinuncia in extremis dello sponsor che avrebbe dovuto garantire la partecipazione, e la Samba Rally di Melia-Melia. Lo stesso problema di speranza è accusato anche dal triestino Lupidi, iscritto con una Porsche Tamauto che di conseguenza non si presenta nemmeno alle verifiche ante-gara. Ormezzano-Amati si aggiudicano subito l’oscar della iella: nel trasferimento da Biella alla prima speciale si scontrano frontalmente con una vettura privata danneggiando vistosamente il frontale della loro bianca Ferrari. Senza freni e con il radiatore fuori uso Tramezzino affronta la prima speciale usando solo il freno a mano e con la temperatura dell’acqua altissima.

A vincere il Rally Lana 1984 è Adartico Vudafieri con Gigi Pirollo, che spezza le resistenze di Lucky Battistolli con Claudio berro e di Franco Cunico con Max Sghedoni. “Vuda” e Cunico, per tutta l’intera durata della gara, se le suonano di santa ragione. I due sono praticamente sempre primo e secondo, in ogni prova e per tutte e due le tappe, e ogni tanto si scambiano le posizioni tra loro. Poi dalla ventinovesima speciale in poi, fino alla trentottesima, Cunico è autore di un monologo, perché Vudafieri tira i remi in barca e controlla. La costante regolarità premia Lucky sul secondo gradino del podio.

Non succede più nulla sino al traguardo finale. Ventisei equipaggi portano a termine questa gara resa durissima dal gran caldo che ha condizionato la resa dei mezzi meccanici e distrutto fisicamente piloti e navigatori. Nell’ultima prova Lucky accusa un malore e il suo navigatore Berro lo rileva alla guida e non appena tagliato il traguardo il pilota vicentino viene accompagnato precauzionalmente all’ospedale. Alle spalle del trio di testa si sono ottimamente comportati il sammarinese Ercolani, quarto assoluto in coppia con Roggia al volante di una Opel Ascona 400, quindi Serena Amerio, che con la Lancia che con la Lancia preparata da Piombanti hanno preceduto i soliti Del Zoppo-Tognana con la piccola Samba Rallye “Made in Conrero”.

Franco Cunico e i suoi tre Rally di Piancavallo

‘C’era l’atmosfera di ritrovarsi tutti sulla piazza di Piancavallo ed alla sera decidere se andare a mangiare da Gianni o in Malga, con l’intento poi di ritrovarci ad un bancone per l’ultima grappa… C’era la sensazione di una gara difficile perché quando corri in montagna il meteo è sempre molto variabile, ma si sapeva che comunque alla fine della gara c’era sempre una gran festa’.

Franco Cunico, alias “Jimmy Il Fenomeno”. Un mito. Un professionista che ha scritto pagine epiche del rallismo italiano e internazionale insieme a Gigi Pirollo. In 40 anni di Rally Piancavallo, con 33 edizioni di cui 5 a connotazione Historic, ci sono stati 23 diversi vincitori e Dario Cerrato ha firmato un record probabilmente irripetibile di cinque sigilli. Ma tra gli appassionati pordenonesi si può star sicuri che dell’epopea globale a firma Maurizio Perissinot si ricordano soprattutto la solitaria impresa di Andrea Zanussi (1986), idolo di casa, e il magico trittico di Cunico datato 1994-1995-1996, con la Ford Escort del Jolly Club. 

“Il Rally di Piancavallo lo consideravo il “mio” rally di casa e ci ho sempre tenuto in maniera particolare, era l’occasione per incontrare i tifosi veneti in quel del Friuli che sentivo veramente vicini. Prima della mia vittoria del 1994 c’ero andato vicino sin dal 1983 con la 037 Wurth ma andò a finire male, con ritiro e polemiche tra noi e la Opel, poi anche con la Sierra gr. A dove eravamo competitivi ma nulla e finalmente il 1994 (Cunico-Stefano Evangelisti, ndr) fu un uscire da un incubo che sembrava essere questo rally”, spiega Jimmy il fenomeno parlando di tutte le sue vittorie.

“La settimana prima era nevicato abbondantemente e le ricognizioni erano state difficili. Poi però in gara ci fu il sole. Mi ricordo che alla fine della prima tappa eravamo tre piloti in 5 secondi ed al via della seconda eravamo tutti carichi a molla. Infatti, arrivati alla prova del monte Cuar di soli 8 km, l’irruenza di molti ha rivoluzionato la classifica. La prova aveva moltissima ghiaia e noi senza commettere errori abbiamo inflitto importanti distacchi che ci hanno permesso di controllare la gara fino alla fine”, aggiunge Franco Cunico.

Franco Cunico vince il Rally Piancavallo
Franco Cunico vince il Rally Piancavallo

“Nel 1995 (Cunico-Stefano Evangelisti, ndr) il Piancavallo era l’ultima gara del campionato e ci siamo arrivati con Piero Liatti su Subaru in testa alla classifica e gli bastava fare secondo anche se io avessi vinto. Forse per questo sono partito molto rilassato e quando ho visto Liatti andare a sbattere alla seconda curva del Rest perdendo una ruota mi sono detto… beh forse posso farcela. Abbiamo amministrato il nostro vantaggio e neanche la terra ci preoccupava perché la macchina andava benissimo, ma quello che non abbiamo pensato è stato che qualche tifoso incosciente ci mettesse dei massi sulla strada per fermarci”.

“Sulla terra all’ultima prova speciale, con la gara praticamente vinta, all’uscita di una sinistra molto veloce mi sono trovato due massi enormi che non ho potuto evitare e che mi hanno provocato il distacco della ruota e molti danni alla scocca. Anche Longhi dietro di me li ha trovati, ma più sbriciolati dopo il mio passaggio e gli hanno forato due gomme. All’assistenza i meccanici del Martini Jolly Club hanno fatto un miracolo ricostruendo la vettura e permettendomi di salire a Piancavallo per una vittoria che oltre alla gara ci consegnava il secondo campionato italiano”.

“La vittoria del 1996 (Cunico-Pierangelo Scalvini, ndr) è forse stata quella relativamente più facile anche se all’inizio del rally Dallavilla e Tabaton con le Toyota andavano veramente forte, ma il fondo viscido per la pioggia forse mi dava qualche vantaggio. Mi hanno però aiutato i miei avversari che nella prima tappa hanno commesso degli errori, Tabaton forando sul monte Rest e Dallavilla uscendo di strada ritirandosi. La seconda tappa si è svolta senza preoccupazioni se non quella di risparmiare il mezzo per portarlo alla vittoria”.

Franco Cunico e la Ford Escort RS Martini Jolly Club
Franco Cunico e la Ford Escort RS Martini Jolly Club

Al Rally Piancavallo, prima delle vittorie, però Jimmy il Fenomeno ha assaporato l’amaro calice della sconfitta, ha patito episodi sfortunati, ha conquistato comunque dei podi. Una rincorsa alla perfezione, nella guida e nella gestione della gara. “Certamente il Piancavallo mi sembrava stregato, aveva un percorso che mi piaceva moltissimo, ma per una storia o per l’altra il gradino del podio più alto non l’’avevo mai raggiunto. Devo dire però che da Piancavallo sono sempre ritornato a casa con il sorriso perché qualcosa di buono l’avevamo sempre fatto”.

Ma cosa aveva di speciale il Rally Piancavallo per Franco Cunico? “Di particolare c’era l’atmosfera di ritrovarsi tutti sulla piazza di Piancavallo ed alla sera decidere se andare a mangiare da Gianni o in Malga, con l’intento poi di ritrovarci ad un bancone per l’ultima grappa… C’era la sensazione di una gara difficile perché quando corri in montagna il meteo è sempre molto variabile, ma si sapeva che comunque alla fine della gara c’era sempre una gran festa. Ma di speciale il rally di Piancavallo aveva le prove su asfalto di Pala Balzana, Monte Rest, Cuar, Meduno e molte altre”.

E infine, Franco Cunico ci regala un aneddoto a proposito del Rally Piancavallo che non è mai stato raccontato. “Forse non è mai stato raccontato che quando venne a correre Blomqvist con la Ford Sierra ufficiale a fine gara festeggiammo e per riportarlo in hotel lo dovetti caricare nell’alettone posteriore della mia Sierra perché la grappa stava facendo i suoi effetti e Stig lo ricorda ancora adesso…”.

Mark Higgins batte Franco Cunico al Memorial Bettega 1999

Il vicentino, come sempre quando non vince, ha il viso un po’ lungo. Ma sa anche di aver dato il massimo e quindi né lui si può dare colpe né il pubblico può attribuirgliene: “Le ho tentate tutte. Perse le prime due manche ho anche cambiato le gomme, ma non è servito. È destino che in questa gara io arrivi soltanto secondo dietro Mark Higgins. Ma nel 2000 ci riprovo”. Già, nel 2000 ci riprova, ma intanto, come era andato il Memorial Bettega 1999?

Il 12 dicembre 1999, il Memorial Bettega incorona per la seconda volta un pilota inglese. “No, prego, io sono il primo inglese a vincere perché McRae, che qui ha raccolto tre successi, è scozzese”, precisa Mark Higgins, grande mattatore della quindicesima edizione del Memorial Attilio Bettega. Il ragazzo dell’Isola di Man ha battuto in finale Franco Cunico con tre secche vittorie: “È stata una cosa fantastica correre in mezzo a tanto pubblico, quanto di solito ne vediamo, nei rally veri, in una prova di 40 chilometri”.

È sembrata una vittoria facile, quella di Mark Higgins. “Battere un pilota come Cunico non è mai facile. Ma ci sono riuscito. Mentre affiancati aspettavamo di entrare in pista per la finale, ho guardato a lungo Franco negli occhi, come fanno i pugili. Volevo capire quanto fosse determinato. Poi in pista ho pensato soltanto a spingere sull’acceleratore. E alla fine ho vinto. Adesso mi sembra tutto facile, in realtà ce l’ho messa proprio tutta per impormi. Sono felice di questa vittoria, è il modo migliore per chiudere questo millennio e per entrare fiducioso in quello nuovo”.

“Giocarsi tutto in poco meno di tre minuti di corsa non è facile, queste prove richiedono una grande concentrazione e anche una buona dose di fortuna. Qui l’errore non è ammesso, perché se sbagli non c’ è tempo per recuperare. Quello che è fantastico è il pubblico, bollente, non caloroso. Alla fine anche se avevo battuto un idolo locale mi ha applaudito con passione. Spero di averlo divertito, perché tanta passione merita il meglio”.

E Franco Cunico? Il vicentino, come sempre quando non vince, ha il viso un po’ lungo. Ma sa anche di aver dato il massimo e quindi né lui si può dare colpe né il pubblico può attribuirgliene: “Le ho tentate tutte. Perse le prime due manche ho anche cambiato le gomme, ma non è servito. È destino che in questa gara io arrivi soltanto secondo dietro Mark Higgins. Ma nel 2000 ci riprovo”. Già, nel 2000 ci riprova, ma intanto, come era andato il Memorial Bettega 1999?

Ci sono tantissimi giovani, affastellati sulle tribune dell’Area 48, dove i rallisti si danno battaglia per guadagnarsi il diritto a disputare le ultime manche, quelle della finalissima. Ogni frazione è affascinante e spettacolare, tutte giocate sul filo dei centesimi di secondo. Perché il tracciato è breve: 1030 metri, 580 dei quali asfaltati e 450 su terra, per una larghezza che varia tra i 6 e i 10 metri. Una bomboniera, insomma, dove però i funamboli dei rally riescono a dare emozioni anche forti, con numeri di alta scuola.

Lotta dura senza paura tra Higgins e Cunico

Le prove libere, venerdì, fanno intravvedere un possibile successo di Paolo Andreucci (Subaru). Il toscano, invece, non riesce a conquistare la fase finale del torneo: “Tutta colpa di un sabato balordo e della scarsa conoscenza della pista – dice – perché ho avuto difficoltà nel trovare l’assetto e nello scegliere le gomme giuste. Ho perso punti preziosi e nell’ultima giornata, anche vincendo tutte le prove in programma, non sono riuscito a risalire la corrente e son rimasto fuori dalla finale”.

Con Andreucci sono stati eliminati anche Toni Gardemeister, Marco Tempestini, Petter Solberg e Alex Fiorio. Alle semifinali approdavano Andrea Navarra (Ford Focus WRC), Gianfranco Cunico e Mark Higgins (entrambi Subaru Impreza WRC) e l’estone Markko Martin (Toyota Corolla WRC). La sorte vuole che nel primo turno si affrontino i due italiani e qui il “Re” del Memorial ha la peggio: Cunico tira fuori le unghie e in due sole manche si disfa dell’avversario.

Un’attenuante per il cesenate è il fatto che ha corso con addosso l’influenza. Ma bisogna anche dire che quando Cunico riesce a dare il massimo dentro batterlo diventa difficile. Per Navarra arriverà poi il terzo gradino del podio. Nell’altra semifinale Martin costringe Higgins alla bella, che quest’ultimo vince abbastanza chiaramente. Ed eccoci alla finale, che premia chi vince tre frazioni su cinque.

Cunico parte male e, seppure per pochi secondi, perde secche le due prime manche. Un breve rientro ai box per mettere gomme nuove e poi la terza prova che risulta decisiva, perché Higgins si impone con un margine di 1″89 sui tre giri. All’arrivo i due campioni di esibiscono in una serie di spettacolari e fumose “veroniche”, mettono cioè le vetture in testacoda girando come trottole per parecchi secondi.

Quanto basta per far balzare in piedi i 40.000 che ancora affollano le tribune. Anche il Memorial Bettega numero 15 andava in archivio. Higgins succedeva nell’albo d’oro ad un grande come Didier Auriol. E per Cunico l’ennesima, immeritata delusione. Ma il vicentino non demorde: “L’anno prossimo ci riprovo”. E chissà…

Trofei Fiat nei rally: una grande fucina di campioni

Risale al 1977 la prima edizione del Campionato Autobianchi A112 Abarth, il primo monomarca promosso nell’ambito dei rally. È subito un successo, con 150 piloti iscritti. Vincitore il giovane trentino Attilio Bettega. Poi si fanno spazio i Trofei Fiat dedicati alla Uno 70 e alla Uno Turbo i.e.

Per decenni la Fiat è stata impegnata attivamente e concretamente a sostenere i talenti emergenti dello sport automobilistico. È un’azione che svolge attraverso i suoi campionati promozionali di rally, i Trofei Fiat, grazie ai quali hanno avuto l’opportunità di mettersi in evidenza numerosi piloti, come Piero Liatti (vincitore di un Rally di Montecarlo), Gianfranco Cunico, Alex Fiorio e Piergiorgio Deila, che all’inizio della loro carriera agonistica si sono imposti a bordo delle “utilitarie da corsa” Autobianchi A112 Abarth o Fiat Uno 70 Turbo i.e.

Risale al 1977 la prima edizione del Campionato Autobianchi A112 Abarth, il primo monomarca promosso nell’ambito dei rally. È subito un successo, con 150 piloti iscritti. Vincitore il giovane trentino Attilio Bettega, per il quale si apre immediatamente la carriera da professionista nelle squadre Lancia e Fiat. L’anno successivo è il genovese Fabrizio Tabaton ad imporsi su Carlo Capone. Per entrambi la possibilità di correre su vetture con le quali si aggiudicheranno, negli anni successivi, il titolo continentale assoluto.

È sempre il momento magico dei giovani: nel 1979 è la volta di Gianfranco Cunico, che si aggiudica con facilità il titolo e l’anno successivo può disputare il campionato italiano assoluto al volante di una Lancia Stratos. Il Trofeo 1980 registra la vittoria di Michele Cinotto. Ancora una volta la validità di questa formula promozionale fa sì che il piemontese venga ingaggiato dalla squadra ufficiale Audi.

Il Campionato Autobianchi A112 Abarth prosegue fino al 1984, poi nascono i Trofei Fiat. L’anno successivo il Trofeo si trasforma in Campionato Fiat Uno. Protagoniste le Fiat Uno 70, vetture robuste, che consentono al giovanissimo Alessandro Fiorio, appena 19 anni, di aggiudicarsi la serie. Nel 1986 è la volta di Pietro Liatti.

Poi, nel 1987, il Campionato si sdoppia. Oltre che con le Uno 70, si può partecipare anche con la Fiat Uno Turbo i.e. Vengono redatte due classifiche separate. Tra le “aspirate” si impone Piergiorgio Deila, mentre nelle turbo è Alessandro Musso a prevalere. La versione sovralimentata rimane protagonista della serie fino al 1992 e con questa vettura hanno modo di mettersi in luce anche molti piloti del campionati italiano assoluto: Piero Longhi, Paolo Andreucci, Andrea Dallavilla, Andrea Navarra.

Dal 1993 la Fiat promuove il debutto dei giovani nell’automobilismo per mezzo del Trofeo Fiat Cinquecento, serie rallistica che vede protagonista la Cinquecento 900 centimetri cubi equipaggiata con l’apposito kit di trasformazione. Oltre che in Italia, il Trofeo Fiat Cinquecento viene organizzato in altre otto nazioni europee: Germania, Francia, Spagna, Polonia, Olanda, Austria, Grecia e Danimarca. Nel suo primo anno di vita il Trofeo Fiat Cinquecento italiano si suddivide in due gironi geografici vinti rispettivamente da Marco Ascheri (Centro Nord) e Marco Caviglioli (Centro Sud).

A fine stagione, i migliori si confrontano a Varano de’ Melegari, in una finale che vede prevalere Sergio Pianezzola. L’anno successivo si ritorna alla formula a girone unico. Si impone Valter Ballestrero. La finale viene aperta ai migliori piloti dei trofei disputati in Europa.

Questi si contendono il primato a Melfi, presso lo stabilimento Sata, dove si impone Marco Caviglioli. Nel 1995 è Matteo Luise a primeggiare nel Trofeo italiano, mentre Nicola Caldani vince la finale che si disputa in Spagna, a Girona. Gianluigi Galli è primo nel Trofeo Fiat Cinquecento italiano 1996.

Il successo di questa serie propedeutica è stato così ampio che Fiat ha ritenuto opportuno sviluppare ulteriormente la filosofia alla base del Trofeo, ideando un programma di competizioni su scala continentale: il Trofeo Fiat Abarth Cinquecento Sporting Europa, la cui prima edizione risale al 1996.

In questo campionato vengono utilizzate le Fiat Cinquecento Sporting (1100 centimetri cubi) equipaggiate con un apposito kit di trasformazione. A differenza del Trofeo italiano, dove i piloti affrontano solamente una parte del percorso dei rally ai quali partecipano, nel Trofeo Europeo si disputa l’intera gara, misurandosi nella classifica assoluta con gli altri concorrenti.

Campionato Autobianchi A112 Abarth: la scuola di rally

Un semplice kit di preparazione per la sicurezza composto da rollbar, impianto antincendio, cinture di sicurezza, proiettori supplementari, paracoppa dell’olio. Il tutto venduto a prezzo politico grazie all’intervento di sponsor tecnici. Sconti sull’acquisto dell’auto, dei ricambi e dei pneumatici. Questo era il Campionato Autobianchi A112 Abarth.

Nel 1976, a Torino, si pensa al futuro dei rally. Nasce, così, alla Lancia l’idea del trofeo monomarca, una formula che negli anni a venire si dimostrerà vincente e permetterà ai giovani di avvicinarsi a questa specialità dell’automobilismo sportivo con una spesa contenuta. In poche parole e semplici parole: Campionato Autobianchi A112 Abarth. In pratica, per mettere insieme un vivaio dal quale possano emergere i futuri campioni servono: una vettura di cilindrata contenuta, molto robusta, per limitare i costi di messa a punto e gestione.

Un kit di preparazione per la sicurezza (rollbar, impianto antincendio, cinture di sicurezza, proiettori supplementari, paracoppa dell’olio) appositamente studiato e venduto a prezzo politico grazie anche all’intervento di sponsor tecnici. Sconti sull’acquisto dell’auto, dei ricambi e dei pneumatici. Per finire: un regolamento severo che limiti rigorosamente la trasformazione delle parti meccaniche, mettendo tutti i concorrenti su un piano di parità e la possibilità per i commissari di eseguire controlli sportivi durante le gare.

Queste ultime si disputano nell’ambito di rally internazionali, con percorsi di chilometraggio ridotto e prevedono iscrizioni scontate. È consentito l’uso di due soli tipi di pneumatici: una copertura intermedia per l’asfalto e la pioggia, una seconda (la MS) profondamente scolpita per sterrato e neve. Il montepremi è ricco e cumulabile gara dopo gara, ma per i giovani concorrenti il vero stimolo è rappresentato dalla promessa di assicurare al vincitore un’auto da rally ufficiale per aprire la stagione rallistica successiva, offrendogli così la possibilità di mettersi in evidenza.

Nello scatto di PhotoRally, la A112 Abarth di Vittorio Caneva e Loris Roggia impegnata in una prova dell'omonimo trofeo monomarca.
Nello scatto di PhotoRally, la A112 Abarth di Vittorio Caneva e Loris Roggia impegnata in una prova dell’omonimo trofeo monomarca.

La vettura scelta per il nuovo trofeo è la Autobianchi A 112 Abarth. Piccola, scattante, affidabile e di facile manutenzione, ha un motore di 1050 centimetri cubi che eroga 70 cavalli. Non sono moltissimi, ma dato il favorevole rapporto peso-potenza sono più che sufficienti per divertirsi sulle salite delle prove speciali e scatenarsi in discesa contando sull’ottima frenata consentita dai dischi anteriori. La formula debutta nel 1977 e si rivela subito vincente.

Così nel 1977

Il Campionato Autobianchi A112 Abarth debutta nel 1977 e il primo vincitore è Attilio Bettega. Quell’anno le gare in calendario sono quindici. Bettega deve vedersela con un gruppetto formato da Pelganta, Paleari, Fusaro e Tabaton.

Grazie a sei vittorie e ad alcuni piazzamenti, il pilota di Molveno si aggiudica il campionato con una gara di anticipo (resta da disputare, in dicembre, il Valle d’Aosta), precedendo Fusaro, Turetta, Comelli e Gasole. Tabaton e Pelganta sono sesti a pari merito. A Bettega, che in seguito diventerà pilota ufficiale della Fiat, viene consentito di correre proprio il Rally Valle d’Aosta con una Stratos Alitalia. È il premio della squadra corse della Lancia per la sua bravura nel Campionato Autobianchi.

Così nel 1978

Nel 1978 si afferma il giovane ligure Fabrizio Tabaton. L’allora venticinquenne pilota di Genova sfrutta l’esperienza acquisita nella stagione precedente. I favori del pronostico sono tutti per lui e Tabaton li rispetta. Vince, infatti, il primo dei tre gironi di gare sulle quali è articolato il campionato di quell’anno ed è terzo nel terzo girone.

Trionfa nel Targa Florio in Sicilia e al Coppa Liburna livornese. Contribuiscono al successo anche una serie di buoni piazzamenti, tra i quali il secondo posto all’Isola d’Elba. Tabaton precede il torinese Capone e il bolognese Mirri, vincitori, rispettivamente, del secondo e terzo girone.

Così nel 1979

”Cunico straccia tutti” titolano i giornali dell’epoca. Il vicentino, che si era già messo in luce l’anno precedente, vincendo l’Isola d’Elba e ottenendo due piazze d’onore al Liburna e al Giro d’ltalia, si impone di prepotenza nel 1979. È primo in sette delle dieci gare in programma e vince anche la prova del Rally Sanremo dove però viene escluso dalla classifica per un’irregolarità riscontrata dai commissari tecnici nelle verifiche del dopo gara.

Tra le promesse ci sono Comelli e Vittadini rispettivamente secondo e terzo (Vittadini farà poi parte della spedizione al RAC inglese di novembre e porterà a termine l’Acropoli in Grecia, l’anno successivo, con una Fiat Ritmo). Quinto è ”un certo” Cinotto.

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La copertina di 100 anni di Storie di Rally

Ti presento Jimmy il Fenomeno, alias Franco Cunico

Cunico non è e non è mai stato un pilota normale. Fino al 2012 è stato uno dei più invidiati professionisti dei rally italiani. I suoi successi, tanti e sempre tutti molto spettacolari, gli valsero negli anni d’oro il soprannome appunto di ‘Jimmy il Fenomeno’.

Il ritorno ai rally di ‘Jimmy il Fenomeno’, all’anagrafe Gianfranco Cunico, l’ultimo pilota italiano ad essersi potuto permettere il lusso di avere scritto sulla carta d’identità la parola ‘pilota’ alla voce ‘professione, mi dà lo spunto gradito di parlare di lui. Franco, per gli amici, è un pilota eccezionale, ma anche un uomo di carattere, diretto, ironico, a volte sarcastico e tagliente, ma preciso ed estremamente professionale in tutte le occasioni.

Dal 2000 al 2012 ho spesso avuto a che fare con Cunico, da quando correva in un combattutissimo Campionato Italiano Rally con la Subaru Impreza WRC fino alla parentesi vincente tra le auto storiche con la Porsche 911. Ho parlato con franco di federazione, di problemi degli sportivi, dei progetti N.Technology, abbiamo provato insieme la Ford Sierra Cosworth ufficiale con cui ha vinto il titolo tricolore nel 1988 e nel 1989 e anche il Pinnone. Insomma, ho avuto modo di vederlo in varie situazioni. ‘Jimmy il Fenomeno non lo fa, lo è. In lui, ma era inevitabile, c’è tanto genio e sregolatezza.

Esatto, Cunico non è e non è mai stato un pilota normale. Fino al 2012 è stato uno dei più invidiati professionisti dei rally italiani. I suoi successi, tanti e sempre tutti molto spettacolari, gli valsero negli anni d’oro il soprannome appunto di ‘Jimmy il Fenomeno’. È noto e apprezzato, da me e da molti altri, da altri un po’ meno, oltre che per la sua caparbietà e per la sua professionalità, per il suo temperamento, sempre molto spontaneo e diretto.

Nasce a Vicenza l’11 ottobre del 1957. Il suo esordio nelle competizioni avviene nel 1977 al Rally delle Valli Piacentine, dove è costretto al ritiro per incidente. Al Rally San Martino invece viene già notato da un giovane giornalista, in seguito diventato uno dei più noti direttori di giornali automobilistici, tra cui Quattroruote, oltre che prestigiosa firma delle pagine motori di diversi quotidiani nazionali, come la Repubblica: Carlo Cavicchi. L’anno successivo, Cunico partecipa al Trofeo Autobianchi A112 classificandosi quarto. Ma lo vincerà nel 1979, aggiudicandosi ben sette delle dieci gare in calendario.

Nel 1980, Cunico viene chiamato dalla Lancia a guidare la Lancia Stratos con i colori dei concessionari Lancia Italiani in alcune prove del Campionato Italiano Rally. Riesce subito a mettersi in mostra al Rally della Costa Smeralda, dove si piazza terzo dietro a Bernard Darniche sulla Lancia e Stig Blomqvist con la Saab. La Ford nel 1981 lo chiama a guidare la nuova Fiesta Gruppo 2 ma con questa vettura i risultati scarseggiano e si fa notare solo per un secondo posto assoluto al rally della Liburna ed un decimo in Costa Smeralda.

L’ingaggio in Fiat con copilota Sergio Cresto

Nel 1982 diventa pilota ufficiale di Fiat con la Fiat Ritmo e con il navigatore Sergio Cresto, poi perito tragicamente in Corsica con il pilota finlandese Henri Toivonen. Nel 1983 un programma ad alto livello con la Lancia Rally 037 dove a fine campionato vince il titolo Italiano di Gruppo B e giunge secondo assoluto nella classifica finale ad un solo punto da Miki Biasion ma disputando una gara in meno dell’avversario, il Rallye Sanremo. In questa stagione trionfa alla Rally Targa Florio, Colline di Romagna, Liburna e Aosta.

L’anno successivo, non essendo stato riconfermato da Lancia, conosce due manager (Mannini e Zonca) che gli propongono un programma privato con la Porsche turbo di Gruppo 4. La vettura è velocissima ma forse troppo sofisticata per i rally ed i risultati non arrivano. Nel frattempo terminava la sua carriera Tony Fassina che abbandonava le competizioni e chiudeva la carriera a metà della stagione in corso.

Il Team Volta, con lo sponsor Goldie Italia e la scuderia Bologna Corse, individuano in Cunico il degno successore. Già alla prima gara, il rally dell’Isola d’Elba, Cunico trionfa in coppia con Sghedoni. Seguono dei risultati in altri rally che permettono a Cunico di finire il Campionato Italiano al secondo posto dietro al favorito Adartico Vudafieri. Nello stesso anno ha la possibilità di utilizzare al rally di Bilbao (Spagna) la Ferrari 308 Gruppo 4 giungendo secondo.

Nonostante le doti dimostrate in questi inizi di carriera, Cunico nel 1985 non riesce ad entrare in modo continuativo in una squadra ufficiale ma viene avvicinato da Zonca che con il proprio team Tamauto lo coinvolge come pilota professionista. È l’inizio di una serie di prestazioni che sfociano in risultati di valore assoluto nonostante la presenza di team ufficiali: vanno segnalate le vittorie a Tenerife, Ciocco, Monza, Rally 1000 Miglia.

La collaborazione si protrae fino al 1987 anno in cui la Lancia chiede a Cunico di portare al debutto la nuova Lancia Delta di Gruppo N affidando alla struttura Tamauto la gestione sportiva e finanziati nuovamente dai Concessionari Lancia Italiani. Questo sodalizio porta alla conquista del Campionato Italiano Rally Gruppo N. Il 1988 segna per Cunico l’inizio di una collaborazione tecnico sportiva con la Ford diventando così il primo pilota italiano ad essere chiamato da un costruttore straniero a collaborare.

Cunico con la Ford Focus WRC nell'International Rally Cup
Cunico con la Ford Focus WRC nell’International Rally Cup

Gianfranco Cunico va nel WRC con Ford

Questo rapporto durerà fino al 1998 ottenendo in questi dieci anni risultati che ne segnarono la propria carriera. Quell’anno ed il successivo conquista del titolo italiano di Gruppo N con la Sierra Cosworth e quindi, nel 1990, Cunico viene convocato a Boreham, sede della Motorsport, per partecipare allo sviluppo della nuova Sierra 4×4 che dovrà partecipare al mondiale nell’anno successivo.

Collaborano a questo programma come piloti collaudatori anche Malcom Wilson (attuale manager di Ford nel Mondiale) e Colin McRae. Al debutto al Rally 1000 Laghi del 1990 Cunico è costretto al ritiro per incidente quando, a poche prove dal termine, occupava il nono posto assoluto, e non meno sfortunato fu il successivo rally di Sanremo, terminato con la rottura dell’acceleratore quando occupava la seconda posizione. In questa stagione Cunico partecipa anche al Campionato Inglese rally.

Conclusa questa esperienza in Inghilterra Cunico ritorna in Italia con un programma della Ford Italia con la nuova Sierra Cosworth 4×4 Tamoil sotto la direzione di Carlo Micci (Direttore sportivo Ford). Una prima vittoria al 1000 Miglia seguita da quelle di Pescara e Messina lo collocano al secondo posto nella classifica finale del Campionato Italiano Rally alle spalle di Dario Cerrato (Lancia). Da segnalare anche il terzo posto finale ottenuto al Tour de Corse (Campionato del Mondo) con la vettura Ford Sierra 4×4 del Team Mike Little.

Nel 1992 continua la presenza di Ford Italia con Cunico nel Campionato Italiano Rally con vittorie assolute al Ciocco, Limone e Rally del Salento. A fine anno al Rally di Monza Cunico debutta con la nuova Ford Escort Gruppo A ottenendo un terzo posto. Il 1993 verrà sicuramente ricordato per la conquista da parte di Cunico del Rally di Sanremo, gara valida per il Campionato del mondo rally, ottenuta con un team privato (Promotosport) con la collaborazione del team manager Penariol. Cunico sarà ricordato per essere il secondo pilota italiano dopo Fassina a vincere una gara di mondiale utilizzando una vettura privata.

L’anno successivo la Martini Racing con la scuderia Jolly Club (patron Roberto Angiolini) diventano partners ufficiali della Ford Italia per partecipare al Campionato Italiano Rally e Cunico viene chiamato a guidare la vettura Ford Escort Gruppo A. Suo direttore sportivo è Bortoletto e questo sodalizio porterà a numerose vittorie assolute ma soprattutto alle vittorie consecutive nei Campionati Italiani Assoluti del 1994, 1995 e 1996.

Gianfranco Cunico nel Campionato Italiano Rally Autostoriche con la Porsche 911
Gianfranco Cunico nel Campionato Italiano Rally Autostoriche con la Porsche 911

Jimmi diventa manager, poi torna pilota

Con la direzione sportiva di Claudio Bortoletto (Jolly Club) e Carlo Micci (Ford Italia) il sodalizio ottiene numerose vittorie contribuendo a impreziosire l’immagine Martini nel Motorsport. Nel 1998 arriva in Italia la versione WRC (World Rally Car) della Ford Escort e inizia anche la collaborazione del navigatore Luigi Pirollo (co-driver) con Cunico.

Quindi, dopo dieci anni di ininterrotti rapporti, finisce la collaborazione tra Cunico e la Ford per cominciare quella con la Subaru Italia nella persona del suo responsabile marketing Alberto Zambelli e la neo nata scuderia Aimont del patron Uzzeni. Al debutto vi è subito la vittoria al rally del Ciocco seguita da quella al 1000 Miglia e alla Targa Florio. La Subaru Italia con Cunico parteciperà nell’anno 2000 e 2001 al Campionato Italiano Terra con la Impreza WRC ottenendo in entrambi gli anni la vittoria di campionato e 10 vittorie assolute su 16 partecipazioni.

Vi è poi una svolta nella carriera del pilota Cunico: egli è infatti chiamato nel 2002 a ricoprire il ruolo di team manager presso la struttura N.Tecnology referente nelle competizioni per il gruppo Fiat in qualità di responsabile dei programmi sportivi rally. Questa collaborazione durerà per tutto l’anno dove Cunico si occuperà anche dello sviluppo della Punto Super 1600 e di altre vetture del gruppo Fiat.

A fine anno Cunico ritorna alle gare con una Mitsubishi del Team Nocentini ottenendo un quarto posto assoluto al 7 Comuni. Dopo questo risultato nel 2003 conclude un accordo con il team Rally Project per correre il campionato italiano con una Mitsubishi di Gruppo N seguito nel 2004 da alcune partecipazioni con la Renault Clio Super 1600 del Team Autorel con vittoria assoluta al rally Valli Piacentine.

Nel 2005 si accorda con il Team Prorace per correre con una Mitsubishi ottenendo alcune vittorie di Gruppo ed ha la possibilità, al rally dell’Altopiano di Asiago nel 2006, di partecipare con una Ford Focus WRC alla gara e di ottenere una vittoria assoluta in coppia con il navigatore Rudy Pollet. Decide quindi negli anni successivi di partecipare alle gare riservate alle auto storiche dove utilizza una Porsche RS Gruppo 4 del 1972 del Team Guagliardo con la quale ottiene alcune vittorie di prestigio tra le quali quelle all’Isola d’Elba valida per il Campionato Europeo e alla Targa Florio.

Nel 2009, oltre ai successi tra i rally storici, come ad esempio quella del 2 Valli di Verona con la Porsche del Team Guagliardo, si laurea campione della serie International Rally Cup, campionato in cui ha corso con la Ford Focus WRC. Il 2011 vede Cunico varcare la soglia delle 300 presenze, partecipando al Campionato Italiano Rally con il team Delta Rally Racing e dove ottiene il Trofeo Csai Indipendenti e giunge terzo assoluto (primo dei piloti non ufficiali).

Nel 2012, a causa di un grave incidente occorsogli mentre si allenava in bici, senza mai dirgli addio, ha abbandonato lo sport che tanto gli ha dato nel corso della sua lunga carriera e a cui lui ha dato altrettanto. Il suo ritorno ai rally storici nella stagione 2019, è l’ennesima conferma del carattere e della forza di un Leone che risiedono in un pilota eccezionale.

Dalla Ford Escort MK3 RS1700 T alla Escort RS Cosworth

Il progetto Gruppo B va avanti per due anni, ma al momento di avviare la produzione, come vedremo più avanti, viene sospeso a favore della RS200. In ogni caso, prima di arrivare alla Escort Gruppo B, si passa dalla storia della Escort terza serie.

Dopo i successi della Escort MK1 e della Escort MK2, in Ford si pensa alle nuove versioni. Non tanto alla MK3, di cui parliamo in questo articolo. In Ford si guarda con vivo interesse al Gruppo B (argomento che Storie di Rally affronta a più riprese e che basta ricercare nell’archivio). Si parte ovviamente con la Escort MK3 RS1600, si passa dalla RS Turbo e si arriva al progetto del prototipo MK3 RS1700 Turbo.

Il prototipo della Ford Escort MK3 RS1700 Turbo, che poi lascerà spazio alla Ford RS200, rivoluziona il classico layout: motore anteriore, nello specifico l’1,7 litri BDT, della famiglia BD sovralimentato, generoso e capace di erogare 350 cavalli, ma soprattutto a trazione anteriore, e collegamento al posteriore via transaxle.

Il progetto Gruppo B va avanti per due anni, ma al momento di avviare la produzione, come vedremo più avanti, viene sospeso a favore della RS200. In ogni caso, prima di arrivare alla Escort Gruppo B, si passa dalla storia della Escort terza serie. La MK3 è la vettura della tanto attesa rivoluzione. Siamo nel 1980 e la Escort rientra di diritto nella storia dell’auto andando a fare concorrenza alle varie quarte generazioni di Opel Kadett, Fiat Ritmo e Lancia Delta. E ovviamente, la concorrenza non è solo di tipo commerciale, ma anche di tipo sportivo. In entrambi i casi, è di successo.

Progettata ex novo, non ha più neppure un bullone identico alle versioni che l’hanno preceduta, tanto che i responsabili Ford vorrebbero cambiare il nome della vettura da Escort ad Erika, idea fortunatamente scartata visto che un Costruttore concorrente aveva già registrato questo nome. Dunque, stesso nome, ma trazione sull’asse anteriore, sospensioni posteriori indipendenti e la meccanica di nuova concezione.

Montati trasversalmente, le motorizzazioni sono tre: il 1.1 da 55 cavalli, il 1.3 da 69 cavalli e il 1.6 da 79 cavalli. Rispetto al passato l’unica assonanza riguarda la robustezza e l’affidabilità. Cambia radicalmente l’estetica, che solo in parte mantiene i tratti distintivi, ma che veste una insolita carrozzeria a tre o a cinque porte, con il volume posteriore appena accennato. Una a due volumi e mezzo.

Il team che lavorò alla progettazione della Ford Escort MK3 RS1700 Turbo
Il team che lavorò alla progettazione della Ford Escort MK3 RS1700 Turbo

Il prototipo Escort MK3 RS 1700T fa spazio alla RS200

Su questo nuovo modello l’abitacolo è più ampio e razionale e spunta il portellone per l’accesso al vano bagagli. Gli allestimenti commerciali inizialmente sono quattro (base, L, GL, Ghia) e alla berlina si aggiungono subito la versione familiare e quella sportiva, che porta la sigla XR3: il propulsore è un 1.600 cc con carburatore doppio corpo che eroga 96 cavalli e che si contraddistingue per gli spoiler anteriore e posteriore, le minigonne, i cerchi in lega e i faretti fendinebbia.

L’anno successivo al lancio, il 1981, è l’anno più importante: inizia con la vittoria del premio Auto dell’Anno e termina con la conquista del secondo titolo nel WRC, centrato per mano di Ari Vatanen e della Escort RS. Malgrado il successo di vendite Ford introduce continue innovazioni di gamma e tecniche. Nel 1982, iniziano i test con la vettura destinata al Gruppo B per Ari Vatanen e Pentii Airikkala. La potenza è enorme: 350 cavalli sulle ruote posteriori e un peso piuma della vettura. Quella sessione di test si rivela una sciagura. La vettura è ingestibile e alla fine resta danneggiata in un incidente.

Dopo appena un mesetto la vettura è pronta per una nuova sessione di test, ma forse è troppo tardi, visto che in quel mesetto è cambiato il mondo dei rally, grazie ad Audi che debutta con la trazione integrale. A quel test non partecipa Vatanen, al volante del prototipo della Escort MK3 RS 1700T ci sono, a turno, Malcom Wilson, Markku Alen e Hannu Mikkola, che però vanno a singhiozzo. E in ogni caso, i tempi non tornano più, visto che la Audi Quattro li ha abbassati tutti. Questo non secondario fattore induce il gruppo ad abbandonare il progetto della Escort Gruppo B in favore della RS200.

La Escort aveva avuto un grande passato nei rally, ma sembrava proprio non avere futuro, anche se la commercializzazione del modello di serie va avanti fino al 1986, anno in cui subisce un ulteriore restyling noto come MK3B, mentre per alcuni è MK4 (con i motori a benzina a combustione magra HSC) che proseguirà con un’ulteriore evoluzione dei propulsori CVH, come il 1.6 della RS Turbo da 133 cavalli con compressore Garrett T3 e intercooler. Storia finita? Per nulla… Dopo il ritorno di Stuart Turner al comando di Ford Motorsport, i programmi sportivi per vincere nei rally di massimo livello sono concentrati sulla RS200.

Nelle categorie minori, invece, la punta di diamante resta la Escort RS Turbo, la prima trazione anteriore al mondo dotata di differenziale autobloccante viscoso a slittamento limitato. Al CVH di 1,6 litri della XR3i venne abbinato un turbocompressore Garrett T3 con intercooler e l’iniezione Bosch KE-Jetronic. A livello di trazione, oltre al differenziale Ferguson viscoso a slittamento limitato, sono presenti barre antirollio all’anteriore e al posteriore. I freni della Gruppo A sono a disco AP da 290 millimetri per i rally su asfalto (o nelle gare in pista) oppure da 264 millimetri nelle gare su terra. Nella preparazione da pista la vettura eroga fino a 270 cavalli mentre nei rally si resta sui 200 CV.

La Ford Escort RS Cosworth sugli asfalti del Tour de Corse 1993
La Ford Escort RS Cosworth sugli asfalti del Tour de Corse 1993

La fine di un’epoca e la nascita della Escort RS Cosworth

Le Escort RS Turbo si distinguono dalle altre per la colorazione in “diamond white”, passaruota allargati che si raccordano con le minigonne, gli spoiler anteriori e posteriori e i faretti supplementari posizionati sulla la mascherina anteriore (che è identica a quella della Orion). La RS Turbo si guadagna subito il soprannome di White Lightnning, Fulmine Bianco, ed ha tantissimi estimatori e fan perché, a prescindere dal cronico sottosterzo di cui soffre, è un proiettile.

La vettura si dimostra vincente nella propria categoria, in Gruppo N e in Gruppo A, tanto in pista quanto nei rally. In pista da ricordare ancora le vittorie di Richard Longman in Inghilterra nel 1985 e nel 1986. Notevoli i successi anche nei rally, soprattutto in Italia con Gabriele Folco Zambelli, campione italiano rally di Gruppo N per due anni consecutivi, nel 1985 e nel 1986. Dal 1987 la piccola Escort viene sostituita dalla Sierra RS Cosworth, ma questa è tutta un’altra storia… Entrata in produzione nell’ottobre del 1984, l’ultimo esemplare viene costruito il 20 dicembre 1985. E poi?

Di Escort si tornerà a parlare all’inizio degli anni Novanta. Il primo gennaio 1993 viene omologata la nuova Escort RS Cosworth, su progetto di John Wheeler e Stuart Turner nato un paio d’anni dopo dopo l’abolizione del Gruppo B e la riduzione a 2.500 unità prodotte per ottenere l’omologazione in Gruppo A. Il motore è un quattro cilindri Ford Cosworth bialbero 16 valvole a iniezione elettronica, sovralimentato con un turbo Garrett AiResearchT4/T3 con brida di restrizione da 38 millimetri, con scambiatore acqua/aria e carter a secco.

Il propulsore di 1.993 centimetri cubi sviluppa 300 cavalli a 6.250 giri/minuto e 450 Newtonmetri di coppia a 5.000 giri/minuto. Il cambio è a sette rapporti Ford MS93, con frizione bidisco racing e un sistema di trazione integrale. Lo sterzo è servoassistito a pignone e cremagliera. Le sospensioni prevedono anteriormente uno schema MacPherson, un braccio inferiore e la barra antirollio regolabile. Al posteriore troviamo semi bracci con link di collegamento per il controllo dell’allineamento delle ruote, gruppo molla/ammortizzatore e barra antirollio regolabile.

Gettata subito nella mischia, a MonteCarlo la Ford Escort Cosworth si piazza al secondo e terzo posto con Francois Delecour e Miki Biasion. Il primo successo assoluto arriva all’inizio di marzo 1993 in Portogallo. Primo è Delecour, secondo è Biasion. Delecour si ripete al Tour de Corse, Biasion si aggiudica l’Acropoli. La stagione termina con Delecour primo in Catalunya, e secondo nel Mondiale Piloti, e Ford seconda nel Mondiale Costruttori. L’anno dopo, Delecour vince al Monte, che regala alla Ford una vittoria attesa da quarant’anni (dopo il successo di Gatsonides con la Zephyr nel 1953).

Non arriva nessun titolo e, per la verità, non si registrano altri exploit della vettura. In compenso, il driver belga Patrick Snijers vince il Campionato Europeo Rally (vinto l’ultima volta da una Ford nel 1967 grazie a Bengt Soderstrom con la Cortina Lotus Gruppo 2). In Italia inizia la serie vincente di Gianfranco Cunico, che si aggiudica il Campionato Italiano Rally per tre anni di fila. Nel bottino, che comprende un’infinità di titoli nazionali, finirà ancora il MonteCarlo nel 1996, ad opera di Patrick Bernardini con la vettura iscritta privatamente, e il Rally d’Indonesia con Carlos Sainz.

La fine della carriera dell’Escort RS Cosworth è segnata. Infatti, come gli altri Costruttori, anche Ford tira fuori la Escort WRC, che disputa le stagioni 1997 e 1998 del Mondiale Rally con Carlos Sainz primo in Argentina e in Indonesia, e con Juha Kankkunen, secondo a MonteCarlo, al Safari (davanti a Vatanen con un’altra Escort) e al RAC. Poi il passaggio di consegne con la Focus WRC, la nuova sfida della Ford prima dell’era della Fiesta.

Franco Cunico, l’eterno pilota visto da Vittorio Caneva

Un contro editoriale di Vittorio Caneva su Franco Cunico che, è inutile dirlo, è stato uno dei piloti più forti in assoluto mai passati per la Penisola, ha vinto con qualunque cosa gli sia passata per le mani, dalla A112 in poi e ad oggi ha ancora una voglia tremenda di esserci.

Alla fine non volevo scrivere nulla, ormai cronache, pareri e recensioni sono fin troppo all’ordine del giorno, ma voglio soffermarmi solo per qualche riga su ciò che ho visto a Biella, al Rally Lana Storico. Ultimamente mi muovo poco, anzi per quanto riguarda i rally direi zero, ma ho accettato con grande curiosità ed entusiasmo l’invito dell’amico Franco Cunico per vederlo all’opera in una gara di rientro dopo diversi anni di inattività.

La macchina è stata terminata con ritardo, per colpa della reperibilità di certi pezzi che ormai a distanza di venticinque anni sono ben difficili da trovare, tuttavia quello che volevo rimarcare è la determinazione e la passione che ho visto sia nel team che nel pilota.

Franco Cunico, è inutile dirlo, è stato uno dei piloti più forti in assoluto mai passati per la Penisola, ha vinto con qualunque cosa gli sia passata per le mani, dalla A112 in poi e ad oggi ha ancora una voglia tremenda di esserci, forse perché “è la cosa che so far meglio”, come dice lui.

O forse perché i primi amori non si scordano mai, lui è tornato a mettersi in testa l’elmetto e a spararsi, note o non note, giù per le prove di una gara che tanto semplice non è, con una concorrenza piuttosto agguerrita e ben equipaggiata, prima i capricci di un motore che tondo non voleva girare, poi altri guai piccoli o meno lo hanno rallentato, ma appena ha potuto ha sfoderato una guida davvero perfetta collezionando un primo e un secondo tempo nelle prove che ha disputato finché un semiasse non lo ha fermato.

Inutile dirlo che pochi se l’aspettavano di scoprire che Cunico dentro ha ancora quello che a tanti è passato, messo inesorabilmente da parte. Un campione è un campione quando dimostra di vincere sempre con qualunque auto e in qualunque condizione. Mi sono entusiasmato nel vederlo con gli stessi atteggiamenti che ammiravo quando correva trenta o quaranta anni fa, quando sembrava un ragazzino monello che si beffava di tutti, perché lui sapeva di essere il più forte.

Franco Cunico festeggia la vittoria del Rallye Sanremo iridato
Franco Cunico festeggia la vittoria del Rallye Sanremo iridato

Scomodo per tanti, ha saputo uscire da tunnel mortali che il sistema gli aveva teso per evitare che prendesse posti troppo importanti: in Ford come prima in Lancia, dovette inventarsi programmi di ripiego con i quali è sempre riuscito ad emergere anche al cospetto di mostri sacri, come quando vinse il Rally Sanremo 1993. Sono sicuro che lo rivedremo ancora, sempre con la stessa grinta e determinazione che dovrebbero essere d’esempio per i nostri ragazzi che si affacciano al mondo dei motori con ambizioni professionistiche. This is Jimmy il Fenomeno.

Il Rally Lana 1997 e quei 2 secondi di Andrea Dallavilla

È il 18 luglio 1997 quando un plotone di cinquantanove protagonisti parte per il Rally Lana numero 25 che, nel frattempo, è passato ad un nuovo formato senza prove notturne. La seconda tappa è all’insegna del grande attacco di Dallavilla, che Aghini contiene sino alla PS14…

I big in quel Rally Lana 1997 sono più del consueto, ma tutti guardano a Franco Cunico, che con la Ford Escort Cosworth Martini Racing cerca il quarto titolo italiano consecutivo, e ai suoi due avversari più pericolosi, il bresciano Andrea Dallavilla – immancabilmente in coppia con Danilo Fappani sulla Subaru Impreza 555 della Procar – e il toscano Andrea Aghini, con la Toyota Celica GT Four della Grifone e al fianco dell’indimenticato Loris Roggia.

Dallavilla al Lana va a nozze, avendolo già vinto nelle stagioni precedenti, mentre Cunico ha una tradizione negativa (che riuscirà finalmente a rompere solo l’anno seguente, vincendolo per la prima e unica volta). Il Rally Lana è decisivo per lo scudetto.

Al via Dallavilla ha 90 punti, Aghini lo segue a 86,75 – ma deve iniziare a scartare – poi Cunico con 82. La prima giornata incorona Aghini, leader con più di mezzo minuto di vantaggio su Massimo Ercolani (Subaru), mentre Dallavilla è solo terzo a 47”. Cunico si ritira quasi subito uscendo di fatto dalla lotta per il titolo.

La seconda tappa è all’insegna del grande attacco di Dallavilla, che Aghini contiene sino alla PS14, quando stallona un pneumatico e perde 40” ed il primato per 7” a favore del bresciano, che nella stessa ps scavalca anche Ercolani. Le ultime tre PS vedono la furiosa reazione di Aghini che le vince tutte ma Dallavilla riesce a salvare la vittoria per soli 2”.

Per lui è praticamente il via libera verso il suo primo titolo italiano, che conquisterà aritmeticamente la gara successiva, mentre per il suo copilota Danilo Fappani è solo l’inizio di una lunga serie che dura tuttora, visto che nel 2018 ha vinto ben due titoli: il Campionato Italiano Rally Asfalto al fianco di Andrea Crugnola e il CIWRC con Stefano Albertini.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 1 – Marco Cariati

Sergio Cresto: la storia sportiva di una stella cadente

La storia di Sergio Cresto, il copilota di Henri Toivonen, nato a New York il 19 gennaio del 1956, è come quella di una stella cadente. Bella, terribilmente veloce, luminosa, abbagliante, troppo breve.

Cittadino statunitense, viveva a Ospedaletti, nelle immediate vicinanze di Sanremo. Quando morì al fianco del suo pilota Henri Toivonen, il 2 maggio 1986 era fidanzato. Cominciò a correre su un’Opel Kadett GT/E in coppia con Amedeo Gerbino: era il 1976 quando al Rally 100.000 Trabucchi la Kadett GT/E di Gerbino ha a bordo l’esordiente Cresto, che aveva l’aria di essere pienamente soddisfatto già alla fine della prima prova speciale di Dronero-Montemale.

La passione per i rally pare gli fosse stata trasmessa da un caro amico, che l’anno prima si era fatto aiutare nell’assistenza al Rally di Casciana Terme. Questo amico era il copilota di Gerbino, uno di quelli che lo navigava sulla Fiat 124 Spider, Luca Pazielli. Apprezzato esperto di Automotive, Pazielli racconta che durante quel Casciana, Sergio vagava da solo tra le colline pisane a bordo di una Opel Ascona muletto. Guidava solo con il foglio rosa e il passaporto degli Stati Uniti d’America.

Nel 1977, Gerbino-Cresto raccolsero dei discreti risultati in diverse gare, tra cui Rally Il Ciocco, Targa Florio, Elba. Era il periodo in cui stavano emergendo gli agguerriti Dario Cerrato e Angelo Presotto, che avrebbero dominato per alcuni anni la scena nazionale del Gruppo 1.

Per Sergio Cresto, i rally erano diventati la grande passione e di conseguenza ogni occasione era buona per correre. Dal Valli Imperiesi con l’Alfa Romeo Alfasud di Fabrizia Pons, al Rally MonteCarlo come “passeggero” sull’Opel Ascona nella marcia di avvicinamento con l’equipaggio Panacci-Gusmitta, fino al Rally del Gargano con Livio Lorenzelli.

Nel 1978, Gerbino-Pazielli decisero di puntare sul Trofeo Rally Nazionali, vincendo il Gruppo 1, e Cresto gli fece da direttore sportivo, trovando comunque il tempo di partecipare al Giro d’Italia con la Lancia Stratos di Leo Pittoni e Renzo Magnani, dove arrivò terzo.

Sergio Cresto con alle spalle Henri Toivonen nella Lancia Delta S4
Sergio Cresto con alle spalle Henri Toivonen nella Lancia Delta S4

Nel 1979, dopo che come navigatore di Gerbino era arrivato Claudio Berro, sulla Talbot Sunbeam, Cresto passò a navigare Tonino Tognana, anche lui in gara con un’Opel Kadett GT/E per poi passare nei due anni successivi sulla più potente Fiat 131 Abarth.

Nel 1981, Tognana-Cresto sono ottavi nella classifica finale del Campionato Italiano Rally. Nel 1982, Cresto diventa navigatore di un altro top driver: Gianfranco Cunico, che all’epoca correva con la Fiat Ritmo 125. Con Cunico, Sergio ottiene ottimi piazzamenti.

L’anno successivo, siamo nel 1983, Cresto è appena entrato nel Junior Team dell’Abarth e cambia diversi piloti e, alla fine della stagione, compare più volte nella classifica generale del Campionato Italiano Rally. Nel Cir, quell’anno, con Michele Cinotto sono sesti, dopo essere finiti terzi al Targa Florio e al 4 Regioni con la Lancia Rally 037, mentre con Andrea Zanussi sono decimi, dopo essersi piazzati secondi assoluti al San Marino sempre su Lancia Rally 037.

Corre anche con Jean-Claude Andruet e Gabriele Noberasco. Con Zanussi, Cresto è salito anche sul terzo gradino del podio di un rally difficilissimo come quello di Halkidikis, gara valida per il Campionato Europeo, una serie che disputerà per intero l’anno successivo con Carlo Capone e con la potentissima Lancia Rally 037 della Scuderia Tre Gazzelle.

Dopo una lunga stagione piena di successi e un confronto serrato con la Porsche di Toivonen, la coppia italiana si aggiudica il titolo continentale. Disputa anche due gare iridate come copilota di Attilio Bettega, dopo l’infortunio di Icio Perissinot. Nel 1985 torna a correre con Zanussi, sempre su Lancia, e nel 1986 inizia la breve e fantastica stagione insieme a Henri Toivonen nella Lancia Delta S4. Morirà al Tour de Corse. Il suo testamento parlava chiaro: dopo l’incidente di Bettega, Cresto sapeva bene a cosa andava incontro.

Muore lo stesso giorno di Attilio Bettega (quel maledetto 2 maggio) ma un anno dopo, quindi nel 1986. Quando si dice la sorte: pensare che Cresto era stato copilota di Bettega al Tour de Corse e, al momento della morte, correva con lo stesso team, il Lancia Martini Racing, e aveva anche lo stesso numero di Attilio sulle portiere, il 4.

Nel CIR 2011 c’è l’incognita Abarth e la certezza Peugeot

Il Campionato Italiano Rally 2011 si articola su otto gare che si snodano a macchia di leopardo per tutta Italia. Due di questi rally sono su sterrato, mentre le altre su asfalto. Alla serie partecipano tutte le auto, ad esclusione delle WRC e delle Kit Car superiori a 1600 di cilindrata. Il liet motiv è l’incognita Abarth e la certezza Peugeot.

Il 15 dicembre 2010 il mercato piloti è in pieno fermento, con squadre e piloti che cercano di chiudere il cerchio in vista della nuova stagione della massima serie tricolore, ben conoscendo la situazione: incognita Abarth e la certezza Peugeot. A stretto giro, dopo l’annuncio del rinnovo di Paolo Andreucci con Peugeot Italia, divenendo il secondo nome certo della stagione del CIR 2011 insieme a Piero Longhi, che continuerà a correre ancora con il team Twister Corse, arriva la lieta conferma da parte di Franco Cunico.

Per ”Jimmy il Fenomeno”, alias Franco Cunico, ci sarà un altro esemplare della Peugeot 207 Super 2000, dopo la positiva esperienza con la DeltaRally nel 2010 dopo la parentesi non proprio felice con l’Abarth. E a proposito di Abarth, il Marchio torinese era la grande incognita del 2011: a Torino, dovevano decidere se continuare con il programma ufficiale, oppure no. Alla fine, decideranno di esserci, ma con una sola vettura con al volante Luca Rossetti.

Quell’anno, il Cir 2011 comprende otto gare che si snodano per tutta l’Italia, isole comprese. Due di queste gare sono su sterrato, mentre le altre su asfalto. Alla serie partecipano tutte le auto, ad esclusione delle WRC e delle Kit Car superiori a 1600 di cilindrata, che non sono ammesse. Misteri italiani.

Le vetture di punta usate in questa stagione sono le Super 2000 che sono dotate di trazione integrale e motori aspirati non superiori a 2000 cc. Le vetture di questa categoria sono la Peugeot 207, la Grande Punto Abarth, la Skoda Fabia, la Ford Fiesta e la Proton Satria. Dopo le S2000 troviamo le N4 (Gruppo N), auto con motori turbo e cilindrata oltre 2500 dove gareggiano le Mitsubishi Lancer Evo IX, le Subaru Impreza e le Renault Mégane RS (unica ad essere provvista di sola trazione anteriore).

Attese al debutto, anche se trasparenti ai fini della classifica, anche le Regional Rally Car (RRC) che vedono impegnare sulle strade italiane la Mini JCW Countryman con Andrea Perego. In grande crescita anche tutto il Gruppo R, con la presenza di Renault Clio R3C, Citroen DS3 R3, Peugeot 207 R3, Citroen C2 R2B, Abarth 500 R3T, Ford Fiesta R2, Renault Twingo R2B, Skoda Fabia R2 e Renault Twingo R1B.

La stagione viene ”ammazzata” dal campione toscano pilota ufficiale di Peugeot Italia. Fin dall’inizio della stagione Paolo Andreucci in coppia con Anna Andreussi e alla guida di una Peugeot 207 Super 2000 si è dimostrato il pilota maggiormente competitivo, aggiudicandosi il successo in tutte le prime prove e ottenendo matematicamente, con largo anticipo sulla conclusione del campionato, il titolo nazionale assoluto piloti. Rossetti si è classificato secondo e Cunico si è aggiudicato il Trofeo Csai Indipendenti, riservato ai piloti privati. Il suo dodicesimo titolo.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 1 – Marco Cariati

Paolo Andreucci, il rallysta italiano dei record e ambasciatore

Undici volte campione italiano rally. Paolo Andreucci da Castelnuovo di Garfagnana, accogliente città in provincia di Lucca, a livello di record nazionali ha stracciato tutti. Tricolore della specialità nel 2001, poi 2003, 2006, 2009, 2010, 2011, 2012, 2014, 2015, 2017 e 2018.

Spettacolo a tutto gas da sempre. Nato il 21 aprile 1965, il suo biglietto da visita è fatto di sorrisi amichevoli, grande diplomazia e vera sportività, capacità di ascolto, curiosità, ma soprattutto ironia e concretezza. Dorme poco e se le cose non vanno come dice lui non dorme proprio.

Tanto poi lo sopporta Anna Andreussi, la sua copilota nella vettura, la sua amata compagna nella vita. Segue una dieta molto rigida, nonostante i cuochi del ristorante paterno sia geni in società col diavolo e siano capaci di sfornare un numero inverosimile di prelibatezze.

E’ pignolo, meticoloso, attentissimo, professionale al massimo. Paolo è di Piero Leonardo Andreucci, più conosciuto come Carlino, nome del ristorante con annesso omonimo alberghetto. In gioventù praticò lo sci ad alto livello e fu anche convocato per la Nazionale Azzurra, ma dovette abbandonarlo per il fisico esile e per un brutto infortunio al ginocchio.

Prima di esordire al volante di una Renault 5 GT Turbo, correva di nascosto con l’auto di sua mamma, grazie al fatto che, all’epoca, era consentito correre anche con auto strettamente di serie. Quando il suo papà lo vide correre per la prima volta, presso la tenuta Il Ciocco a Barga, sede dell’omonimo rally che ancora anima il Campionato Italiano della specialità, esclamò: “Ma che si mette a fare quel matto del mi figliolo…”.

Andreucci passa ai rally nel 1987 esordendo nella gara di casa, il Rally del Ciocco e della Valle del Serchio, con una Renault 5 GT Turbo. Figurava come navigatore ma in realtà era lui a guidare: prima di ritirarsi sotto il diluvio era terzo assoluto. Qualche anno prima, sempre in quella gara, aveva conosciuto il suo idolo, Dario Cerrato. Gli aveva chiesto, senza ombra di timidezza: “Mi porti a fare un giro?”.

Ucci e le stagioni Lancia, Peugeot e Renault

Fu accontentato e rimase affascinato dallo sport e dallo sportivo. Ancora non immagina che eguaglierà, supererà e distaccherà il proprio idolo. Intanto inizia a correre. Nel 1988 è secondo nel Trofeo Fiat Uno. Corre alcune stagioni per Lancia, Peugeot e Renault.

Proprio con la Renault, Ucci si esalta ed esalta nel Campionato Italiano, prima con la Clio Maxi e poi con la Mégane Maxi, la sua guida è spettacolare e si fa notare in mezzo a tanti “mostri sacri” portando più volte a casa il titolo nazionale riservato alle vetture a due ruote motrici. Nel 1999, Andreucci sceglie la Subaru Impreza Gruppo A per cercare di conquistare il Cir: prima corre con la Impreza Wrx e poi con la WRC.

Nel 2000, Paolo lotta soprattutto con Andrea Aghini, Piero Longhi e Gianfranco Cunico. Nel 2001 passa alla Ford Focus WRC e conquista il suo primo Campionato Italiano Rally, davanti a Renato Travaglia. In questa stagione Ucci inizia inoltre la lunga collaborazione con la navigatrice friulana Anna Andreussi, che tuttora si occupa di dettare le note, e non solo, al pilota garfagnino.

Nel 2002, il cittadino onorario di Scillato e Santa Teresa di Riva, due centri siciliani, passa alla Fiat con la quale resta cinque anni, vincendo altre due volte il Campionato Italiano Rally, rispettivamente nel 2003 con la Fiat Punto Super 1600 e nel 2006 con la Abarth Grande Punto Super 2000.

Nella stagione 2006, sempre in coppia con la navigatrice Anna Andreussi, vive una delle sue stagioni migliori, vincendo i rally del Ciocco, delle Alpi Orientali, 1000 Miglia, Sanremo, Targa Florio, Costa Smeralda e San Crispino, tutte prove valide per il Campionato Italiano Rally, che lo incoroneranno campione tricolore della specialità.

La Mitsubishi Lancer Evo del team Ralliart Italy

Nel 2007 disputa la sua stagione da “privato di lusso” e passa alla Mitsubishi Lancer Evo Gruppo N del team Ralliart Italy: nonostante l’inferiorità evidente del mezzo rispetto alle nuovissime Super 2000 vince tre gare nel Campionato Italiano Rally: il Rally del Ciocco, il Rally Targa Florio e il Rally San Crispino.

Alla fine della stagione chiude terzo in campionato dietro a Giandomenico Basso su Abarth Grande Punto Super 2000 ufficiale ed a Luca Rossetti sulla debuttante Peugeot 207 Super 2000 ufficiale. La stagione 2008 vede Andreucci continuare con la Mitsubishi Lancer Evo: dopo aver vinto il 1000 Miglia, il San Crispino e il Costa Smeralda conclude al secondo posto del Cir, alle spalle di Rossetti, sempre alla guida della più performante Peugeot 207 Super 2000.

Nel 2009 eccolo al volante di una vettura Super 2000, in questo caso la Peugeot 207 ufficiale preparata dalla Racing Lions, la stessa contro cui aveva combattuto l’anno prima. L’inizio di stagione è dei migliori, con il successo al Rally dell’Adriatico e la sconfitta inflitta al rivale Luca Rossetti, nel frattempo passato alla Grande Punto Super 2000.

L’annata nel Cir prosegue poi con le vittorie a San Marino e in Costa Smeralda. Sta per diventare di nuovo il Campione Italiano Rally, facendo vincere inoltre il titolo Costruttori alla Peugeot. Per il campionato 2010, Ucci, sempre insieme alla Peugeot e alla gomme Pirelli, parte la campagna di difesa del titolo tricolore vincendo subito il 1000 Miglia. Successivamente, all’Adriatico si classifica quinto a causa di vari problemi.

Al Salento si deve piegare agli avversari, ma nelle tre gare successive: San Marino, Friuli e Sanremo arriva sempre primo. Al Costa Smeralda si classifica secondo e a Como settimo. A conclusione della stagione, delle otto gare valide ne vince quattro e si laurea Campione Italiano Rally 2010 battendo un’altra volta il rivale Luca Rossetti, sempre sulla Grande Punto Super 2000.

Paolo Andreucci e la formidabile Peugeot 207 S2000

Nella stagione 2011, Andreucci inizia la terza stagione al volante della Peugeot 207 Super 2000 della Racing Lions, difendendo il titolo nel Campionato Italiano Rally. La stagione vive sul netto dominio del pilota garfagnino, vincitore di tutte le prime sei gare disputate e di sette degli otto rally in calendario, fatto che lo porta ad aggiudicarsi per la sesta volta il titolo assoluto del Campionato Italiano Rally con due gare d’anticipo.

Conquistando per la sesta volta il massimo titolo nazionale della specialità, Ucci raggiunge l’amico e maestro Dario Cerrato che aveva, in passato, già conquistato la quota record di sei titoli di campione italiano rally. Nella stagione 2012 il campione garfagnino si ripete, sempre al volante della Peugeot 207 Super 2000 e ancora con la compagna e collega Anna Andreussi alle note, imponendosi con quattro primi posti assoluti e diversi altri piazzamenti sul podio.

Un campionato più combattuto del precedente con la presenza fissa di Umberto Scandola, su Skoda Fabia Super 2000, e quella alternata di Giandomenico Basso, su Ford Fiesta RRC. Duelli che hanno reso più avvincenti molte gare. Paolo Andreucci e Anna Andreussi si aggiudicano anche il Cir 2012 con una gara di anticipo sulle prove del Sanremo, dopo il ritiro di Umberto Scandola a causa di una uscita di strada.

Con questo campionato, il settimo della carriera, Andreucci diventa il pilota con più titoli assoluti nel Campionato Italiano Rally, davanti al suo mentore, eguagliato nella stagione precedente. Il Campionato Italiano Rally 2013 si apre con una novità per l’equipaggio Ucci-Ussi: un anno sabbatico dal vertice del campionato per sviluppare la piccola nuova nata di casa Peugeot, la Peugeot 208 R2, in attesa che sia pronta la 208 T16.

Paolo Andreucci e Anna Andreussi avranno il compito in questa stagione transitoria, in attesa della versione R5 della Peugeot 208 T16, di sviluppare e pubblicizzare in giro per i rally italiani questa vettura dimostrando a tutti le potenzialità della piccola “belva”.

Ucci e quel il ritiro dal Campionato Italiano Rally

Nel primo rally stagionale, il rally del Ciocco, il pilota garfagnino si è classificato ottavo assoluto con un gap di 6’57” dal vincitore, Basso, su Peugeot 207 Super 2000. Nel 2014 è stato protagonosta assoluto nel Cir con la 208 T16 di Gruppo R e, infatti, sul finire della stagione agonistica ha intascato puntualmente l’ottavo titolo della sua carriera. Il campione dei campioni. Italiani. Ma non solo.

Poi, mentre si attendeva l’inizio del Campionato Italiano Rally 2015, nella prima metà del mese di marzo 2015, la saga delle imprese di Paolo Andreucci si è arricchita di un nuovo emozionante capitolo. Peugeot Italia ha deciso di effettuare un test. Ma non un test normale, bensì la salita alla cima dell’Etna alla guida della 208 T16 con cui ha vinto l’ottavo titolo nazionale rally.

L’idea non è nuova: celebre il video di Ari Vatanen che, al volante della Peugeot 405 Mi16, spennella le curve della Pikes Peake. Ma in ogni caso le evoluzioni di “Ucci” che risale il vulcano che sovrasta Messina sono mozzafiato e il contesto tutto italiano appare addirittura più bello. A fine stagione si è aggiudicato il nono titolo tricolore. Poi, sempre al volante della 208 T16 nel 2017 ha vinto il decimo titolo in carriera, concedendo il bis nel 2018.

Con la vittoria dell’undicesimo titolo nazionale, Ucci è l’uomo da battere in quanto a record di titoli vinti in Italia. Dopo di lui c’è Dario Cerrato, il suo mentore, a quota sei. A fine stagione Peugeot Italia ha deciso di ritirarsi dalle competizioni, non avendo una vettura aggiornata e dovendo cedere il posto alla Citroen C3 R5, affidata a luca Rossetti. Paolo Andreucci ha deciso di non correre nel Campionato Italiano Rally 2019 e di diventare coach e ambasciatore Peugeot.

Sotto il Segno dei Rally 2: racconti di Beppe Donazzan

Ad un anno di distanza da Sotto il segno dei Rally arriva Sotto il Segno dei Rally 2 che completa il monumentale lavoro di Beppe Donazzan sulla storia del rallysmo italiano.

La formula è sempre la stessa: un’appassionante serie di storie, fatti e imprese che, lette in sequenza, finiscono per dar vita ad un vero e proprio romanzo su questo mondo che tanta passione ha suscitato negli anni. A cambiare, questa volta, sono i protagonisti che, in questo secondo volume, corrispondono a quelli di alcuni fra i piloti italiani di maggior rilievo che hanno corso dagli anni Ottanta sino ad oggi.

I loro nomi sono, fra gli altri, Vudafieri, Cerrato, Zanussi, Bettega, Tabaton, Tognana, Cunico, Biasion, Liatti e Deila. Basta leggere i primi due o tre racconti per ritrovarsi, improvvisamente, in mezzo ai muri di folla che negli anni Ottanta e Novanta delimitavano i percorsi delle prove speciali lungo la penisola.

E capisci subito che non è necessario arrivare in fondo al volume, per sentirsi in grado di garantire che l’ultima fatica di Donazzan dovrebbe occupare un posto di riguardo nella libreria di ogni appassionato. E ti ritrovi comunque, tutto d’un fiato, in fondo al volume.

Tre i capitoli del libro. Il primo, “Le sfide infinite” parla di Attilio Bettega, Adartico Vudafieri, Vittorio Caneva, Tonino Tognana, Nico Grosoli, Franco Ceccato, Mario Aldo Pasetti, Antonella Mandelli, Franco Corradin, Gabriele Noberasco, Micky Martinelli, Alberto Alberti, Paolo Pasutti, Giorgio Pasetti.

E poi ancora, Paola Alberi, Gianni Del Zoppo, Nick Busseni, Dario Cerrato, Massimo Barbujani, Franco Uzzeni, Michele Cinotto, Franco Leoni, Carlo Cuccirelli, Fratelli Betti, Alberto Carrotta, “Bronson”, Pietro Mirri, Flaviano Polato, Paolo Baggio, Pierangela Riva, Ennio Santinello, Giacomo Bossini.

Nel secondo, “Tutte le latitudini” ci sono Fabrizio Tabaton, Andrea Zanussi, Miki Biasion, Gianfranco Cunico, Alessandro Fiorio, Bruno Bentivogli, Massimo Ercolani, Paola De Martini, Carlo Capone, Chantal Galli, Michele Rayneri, Gilberto Pianezzola, Giovanni Manfrinato, Isabella Bignardi, Fabrizio Fabbri, Paolo Alessandrini, Prisca Taruffi, Alessandro Fassina, Enrica Munaretto, Giammarino Zenere, Pucci Grossi, Michele Grecis, Edi Orioli, Enrico Bertone, Sergio Cresto, “Tabacco”.

Nel terzo, “L’era dell’elettronica” salgono in cattedra Andrea Aghini, Piero Liatti, Paolo Andreucci, Andrea Dallavilla, Pierluigi e Romeo Deila, Piero Longhi, Andrea Navarra, Renato Travaglia, Luca Rossetti, Gigi Galli, Umberto Scandola, Andrea Crugnola, Loris Roggia, Manuel Sossella, Lara Battistolli, Massimo Gasparotto, Alex Bruschetta, Alessandro Battaglin.

Ma anche: Claudio De Cecco, Luca Cantamessa, Giandomenico Basso, Massimo Ceccato, Marco Tempestini, Luca Pedersoli, Valentino Rossi, Franco Ballerini, Felice Re, Luca Campedelli, Matteo Gamba, Mauro Spagolla, Fabrizio Nucita, Fontana, Italia Rally Talent, Sandro Sottile, Angelo Medeghini.

Esiste la possibilità di acquistare Sotto il Segno dei Rally 1 e Sotto il Segno dei Rally 2 in abbinata e contenuti in un elegante cofanetto. Si tratta di una edizione limitata di duecento pezzi, che consiglio vivamente e che trovi dettagliata nella scheda libro. Beppe Donazzan, che è sempre un gentiluomo, mi ha concesso la pubblicazione di alcuni brani. Li trovi su Storie di Rally con una semplice ricerca. Di seguito ne pubblico uno molto divertente.

In Abruzzo il colpo con una Porsche in una torrida estate del 1982

Nel corso della giornata, per lo più all’imbrunire, scattava la domanda da un milione di dollari. Da nord a sud. Classica. In veneto era: “Te piase più i rally o la figa?”… Immancabile, dopo tanti discorsi di motori, ammortizzatori, “meglio i Koni o i Bilstein? No, su quea gara monto i Bilstein, la machina, da drìo, la sta più zò…”. Di solito il quesito veniva sparato dal personaggio più carismatico, quello che correva. Il team principal del gruppo, si direbbe ora.

Partivano le schermaglie di precisazioni: “Un rally con che macchina?, in contrapposizione “con che figa?”. Dalla Stratos o dalla 037, sull’altra sponda andavano a mille Serena Grandi, Edwige Fenech, Carmen Russo, Lilli Carati…protagoniste di film e di immagini senza veli sui giornali tipo Le Ore, Blitz, Men o Caballero che, per qualche minuto, avevano la supremazia su Autosprint.

C’era chi sceglieva i rally, chi – i più – la seconda opzione. Chi invece, ligio al compromesso radicato nella cultura democristiana, diceva: “Mi fasso i rally. La tosa poi me la trovo in machina…”. Le sghignazzate si protraevano a lungo, con toni sempre più coloriti e accesi. Uno dei tanti ritrovi dei giovani di Bassano del Grappa era un negozio di calzature. Titolare Ennio Santinello, un altro personaggio oltre le righe di quel pazzo mondo, con passione smisurata per le auto.

Fuori dal comune. Un pensiero fisso che non aveva fine. Era lui che innescava ogni tanto quella domanda, quando il gruppetto di amici aumentava di numero sul far della sera. C’era chi arrivava dal lavoro e chi aveva chiuso i libri dell’università”.

Ennio lasciava alla compagna il compito di servire i clienti. Entrava in scena solo se le presenze, all’interno del negozio, aumentavano di numero, oppure per l’ingresso di qualche attraente ragazza. Allora scattava dalla poltrona dell’ufficio, pieno di coppe e di cataste di Autosprint e Quattroruote, tirava giù dagli scaffali mezza bottega per mostrare le proposte più belle.

Cosa riuscisse a scorgere, inginocchiato, davanti alle signore, mentre le aiutava ad infilarsi le accattivanti scarpe dai tacchi slanciati o gli stivali, realmente non si sa. Conclusa la vendita rientrava nell’ufficio, rosso paonazzo, agitando le mani anticipando, visivamente, il racconto.

A luci rosse, naturalmente. Qualcuno del gruppo – compreso chi scrive, non lo nega – per provare l’ebbrezza del proibito, si improvvisava, qualche volta, commesso. Ma ne ritornava deluso. Era l’atmosfera che si creava ad alzare la temperatura del momento. Siparietti come nei film di Pierino e nulla più. Certo è che Ennio Santinello in macchina andava forte. Preparava le sue auto con una meticolosità da fuori di testa.

Soprattutto i particolari venivano esaltati. A vederle finite, dalla Fulvia HF 1600, alla Beta Montecarlo, per finire alla Porsche SC 3000, alcune con le quali aveva gareggiato, era un delitto pensare che avrebbero affrontato dei rally su viottoli dal fondo impossibile. Santinello non aveva mai avuto velleità di graduatorie e campionati. Correva quando voleva e se ne aveva voglia.

Così come decise di andare giù a Pescara, per partecipare al secondo rally della Spiga. Bel parco partenti con “Pau”, Leoni e Mirri con le Stratos. Ennio era alla guida di una Porsche SC 3000 Gruppo B, in realtà poco più di serie. Come navigatore Walter Bizzotto, un altro personaggio di Bassano, successivamente numero 1 della Mitropa Cup e dal 2013 anche presidente dell’Automobile Club di Vicenza.

Giù il piede, facendo attenzione a non esagerare e il risultato arrivò. Imprevisto e imprevedibile. Primi assoluti in un delirio di folla nel capoluogo abruzzese, in un giorno caldissimo di inizio estate. In pieno Mundial di Spagna, 112 iscritti, 82 partenti. Accade in Centro Italia, sempre in quel fine settimana del giugno 1982.

Libri su Storie di Rally

la scheda

SOTTO IL SEGNO DEI RALLY 2

Autore: Beppe Donazzan

Volumi: collana editoriale Grandi corse su strada e rallies

Copertina: rigida

Pagine: 416

Immagini: in bianco e nero e colori

Dimensioni: 14 x 22 centimetri

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 20.50 euro

Peso: 739 grammi

ISBN: 978-8-8791159-9-5

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Una curva lunga una vita, quella del copilota Gigi Pirollo

Gigi Pirollo, un navigatore di lungo corso come forse nessuno, neanche Cristoforo Colombo o Ferdinando Magellano. Ma qui si parla di rally.

Una curva lunga una vita è quella di Gigi Pirollo, un navigatore di lungo corso come forse nessuno, neanche Cristoforo Colombo o Ferdinando Magellano. Ma qui, nel libro Gigi Pirollo, Una curva lunga una vita, si parla soltanto di rally, anzi della sua storia nei rally che, dagli eroici anni Settanta, arriva ai giorni nostri.

Quarantatré anni di rally raccontati in un’avvincente sequenza di episodi e aneddoti vissuti a fianco di innumerevoli piloti. In queste poche parole, il condensato decine di pagine di passione e storia dei rally raccontate a ruota libera direttamente dall’autore, il quale dopo aver riempito innumerevoli quaderni di note, ha metaforicamente usato la matita per narrare in “Gigi Pirollo – Una curva lunga una vita” episodi e aneddoti di quei rally che furono, corsi al fianco di piloti del calibro Adartico Vudafieri o i fratelli Pasetti. Ma anche Alex Fiorio, Gian Franco Cunico, Carlo Capone, Gian Domenico Basso, solo per citarne alcuni.

Trecento pagine meravigliose pagine, arricchite da un centinaio di immagini per una lettura tutta d’un fiato, a cominciare dallo start della prefazione, uscita dalla sapiente e autorevole penna di Beppe Donazzan. Una divertente e quantomai ricca antologia di foto integra una storia unica, scritta a quattro mani con Giancarlo Saran. Insomma, un altro bel libro da leggere, rileggere e conservare a futura memoria.

Libri su Storie di Rally

la scheda

GIGI PIROLLO – UNA CURVA LUNGA UNA VITA

Autori: Gigi Pirollo, Giancarlo Saran

Volumi: collana editoriale Grandi corse su strada e rally

Copertina: rigida con sovracoperta

Pagine: 240

Immagini: 129 a colori, 7 in bianco e nero

Formato: 14 x 22 centimetri

Editore: Giorgio Nada Editore

Prezzo: 28 euro

Peso: 540 grammi

ISBN: 978-8-8791170-9-8

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