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Rudy Dalpozzo e il debutto: galeotto fu quel marzo 1972

Universalmente conosciuto come Rudy, l’altra metà di Tony (Fassina), con la sua rinomata ironia e umiltà, Rudy Dalpozzo ricorda su Storie di Rally il suo battesimo nei rally. L’inizio di una fantastica carriera. Un racconto avvincente che si trova nel libro scritto insieme a Francesca Pasetti.

A marzo del 1972, pur giovanissimo, sono già sposato e padre di Simona e mia moglie Teresa in attesa del secondo figlio Christian e come ogni giorno staziono allo storico Bar 45, ritrovo della Cesena bene il quale può vantare fra i suoi avventori molti piloti di rally.

La mia professione è quella di studente universitario fancazzista il che mi lascia molto tempo libero e quindi mi permette di dedicare questo tempo al mantenimento dei record sulle diaboliche macchinette del bar. Sono l’uomo da battere nel primo esemplare di simulatore di guida Super Sprint, nel flipper e nel video ping-pong. La mia maggiore preoccupazione è quella di vedere il mio record battuto. Quando succede, l’impegno primario per me è quello di riprendermelo subito.

Fra un miglioramento di record e l’altro, un giorno accade che Carlo Mancini, pilota di rally, mi batte sulla spalla e mi chiede “Cosa fai domani?”. Io rispondo senza guardarlo ed anche contrariato perché mi sta distraendo “Niente perché?” e lui “Perché devo andare a provare il Rally di Siena e non ho nessuno che mi dia una mano”.

Non molto alto, tamugno e dall’apparenza seriosa, Carlo è tutto ed il contrario di tutto. Ride, scherza poi improvvisamente si adombra e si incazza, poi ride di nuovo. Quando si arrabbia molto, suda in modo evidente e lì capisci immediatamente che non è il momento di andare oltre.

A me è molto simpatico, perché, oltretutto, ha avuto il coraggio di fare a botte con un energumeno che, per scommessa, pochi giorni prima aveva sollevato ed attraversato la strada con in braccio quattro bomboloni di metano vuoti per un peso totale di circa 90 kg, il quale, ovviamente, lo ha travolto e buttato a terra. Ma, incredibilmente, quando gli è stato tolto da sopra, Carlo si è pure incazzato sostenendo che stava avendo la meglio, perché lo picchiava da sotto!

Lui corre con una Fiat 128 coupè 1300 Gr. 1 con la quale fa anche le ricognizioni. Perplesso gli chiedo cosa dovrei fare e lui mi risponde che devo solo trascrivere le note che lui mi detterà. La cosa mi pare possibile, con Carlo ho un bel rapporto di amicizia, penso mi divertirò per cui decido di andare.

Il mattino dopo di buon’ora partiamo da Cesena direzione Siena per un viaggio che si prospetta tranquillo… ‘ca madona se mi sbaglio! Tutto regolare fino all’inizio dell’Appennino tosco-romagnolo, finché arriviamo all’inizio del Passo Muraglione che da Forlì porta a Firenze, e quando la strada diventa tortuosa Carlo Dr. Jekyll si trasforma in Carlo Mr Hyde ed inizia a pestare come un matto sull’acceleratore…e lì comincia il mio primo rally.

Mi coglie impreparato, ma mi diverto tantissimo. Lui è superimpegnato come se fosse già in prova speciale e quando trova una macchina più lenta, si prodiga fra un ‘ca madona e l’altro per superarla in un punto che lo permetta, sbottando; “Togliti dai coglioni scemo! Se vuoi dormire vai a letto! E fammi passare brutto stronzo!”.

Fin qui va tutto bene. Il problema nasce quando trova una macchina il cui guidatore vuole fare il fenomeno e si mette in competizione con lui facendo di tutto per non farsi superare. In questo caso Mr Hyde dà il meglio di se stesso fra i ‘ca madona e le manovre dissennate che compie per cercar di passarlo: “Ma guarda questo fenomeno! Cosa vuoi fare? La gara con me? Adesso te la do io, chi credi di essere, Munari? Lo vuoi capire o no che non puoi competere con me?”.

Una domanda mi sorge spontanea: “Se va così forte ed è così agitato qui, chissà a Siena come sarà messo!”. Non fiato per non distrarlo.
Fortunatamente ci pensa la sorte a dargli una calmata. Poco prima di arrivare alla cima del Muraglione, proprio mentre stiamo transitando in lotta con uno di questi ultimi fenomeni, dalla montagna rotola giù un masso davanti alla nostra macchina. Carlo non riesce ad evitarlo, l’impatto rompe il cerchio anteriore destro ed io gli faccio immediatamente i complimenti per la prontezza di riflessi…! Ci cambiamo la gomma, ripartiamo e concludiamo la seconda parte del trasferimento Cesena-Siena senza ulteriori intoppi, comunque sempre fra un ‘ca madona e l’altro.

Finalmente arriviamo a destinazione ed io tiro un sospiro di sollievo! Ritirata la cartina del percorso (ma non il road book che gli organizzatori di allora non redigevano), la tabella delle distanze e dei tempi partiamo per le ricognizioni durante le quali io, seguendo i suoi suggerimenti sul modo di scriverle, butto giù le note di tutte le speciali e le correggiamo un paio di volte. Paradossalmente, la stesura delle note del rally è il momento più tranquillo della nostra trasferta. Ha ragione lui, non è poi così complicato, anzi, oltremodo mi piace.

Ora c’è da affrontare il “viaggio/rally di ritorno” Siena-Cesena durante il quale riesco a constatare che i ‘ca madona superano di gran lunga le curve di quel lunghissimo passo. Già alla periferia di Firenze Carlo, comincia a sclerare e raggiunge l’apice quando trova le curve più insidiose. Stesso copione dell’andata. Colpevoli i “lenti” così come i “veloci”. Se la prova del rally fosse Firenze-Cesena attraverso il passo del Muraglione, la lotta sarebbe solo per il secondo posto perché il primo è già nostro!

La ‘ca madonna misericordiosa accoglie le mie incessanti preghiere e mi fa arrivare a Cesena sano e salvo.
La gara vera, poi, ci vede vincitori del gruppo e della classe. Bel debutto, vero?

Tratto dal libro Il Lato B dei miei Rally di Rudy Dalpozzo e Francesca Pasetti