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Sean Gelael: dalla F2 ai rally, irresistibile tentazione

Sean Gelael è un pilota da velocità in circuito, ma fa parte di quella numerosa schiera di ‘pistaioli’ che non riescono a resistere alla tentazione di partecipare ad un rally. Il driver ha gareggiato in Formula 2.

Il pilota di Formula 2 di Prema Racing, Sean Gelael, si regala un rally. Da molto vuole provare a disputare una corsa su strada, ma adesso la tentazione è diventata irresistibile. Gelael guiderà una Citroen C3 R5 supportata da Citroen Racing nella gara finale del campionato indonesiano di rally, proprio dove un tempo si disputava il campionato mondiale di rally.

Gelael è un pilota da velocità in circuito, ma fa parte di quella numerosa schiera di “pistaioli” che non riescono a resistere alla tentazione di partecipare ad un rally. Il driver ha gareggiato in Formula 2 (precedentemente GP2) dal 2015 e ha anche partecipato a una qualche sessione di prove libere con il team Toro Rosso F1. Ora lo vedremo in azione sulla C3 R5, chissà che la prossima vettura non sa la C3 WRC.

Sono tanti i piloti delle monoposto di Formula 1 o comunque praticanti dell’automobilismo sportivo in autodromo che, nel corso degli anni, hanno debuttato nei rally, dallo stesso Ayrton Senna, a Kimi Raikkonen, fino a Robert Kubica.

Giovanni Alberti: ricordo di un campione umile e riservato

Lunghissima è tutta la sua carriera sportiva e, come detto, è anche varia. Per Giovanni Alberti non basterebbe un libro. Dagli anni Quaranta agli anni Settanta un viaggio nell’automobilismo sportivo italia che cambia anno dopo anno, per arrivare appunto al 1970.

Oltre ad essere in assoluto il pilota più titolato del Pavese, Giovanni Alberti era anche un nonnino d’Italia. Stava per compiere 102 anni, ma ha scelto di andarsene prima, in punta di piedi. Era un pilota a trecentosessanta gradi, amante di tutto ciò che aveva un motore e preferibilmente quattro ruote.

Giovanni Alberti era l’ultimo testimone di un automobilismo agli albori, in cui spesso corse su strada di velocità e rally non erano poi così distanti e diversi. Era colui che ha attraversato tutte le stagioni dell’automobilismo, vedendolo evolvere, cambiare, in alcuni casi snaturarsi.

Chi lo conosceva sapeva di avere l’onore e il piacere di incontrare sempre un uomo lucido, dallo spirito sano e antico, dai sentimenti veri e puri, votato per uno sport goliardico, che coinvolgesse più gente possibile. Alberti ha corso in quasi tutte le specialità. Era un campione poliedrico. E fu anche un rallysta di talento. Un vero cavaliere del rischio. Ma sempre umile, discreto e realista. Un cavaliere d’altri tempi, che frustava solo cavalli di razza.

Lunghissima è tutta la sua carriera sportiva e, come detto, è anche varia. Per lui non basterebbe un libro. Dagli anni Quaranta agli anni Settanta un viaggio nell’automobilismo sportivo italia che cambia anno dopo anno, per arrivare appunto al 1970, che apre all’era simbolo del più importante rinnovamento generazionale del motorsport.

Un lungo percorso di decenni che ci raccontano di un’epopea fatta di gentleman driver, nobili o meno nobili, ricchi o con pochi mezzi, fino ai primi grandi professionisti del volante: piloti pagati per correre, sponsorizzati dai grandi marchi per affondare il piede sull’acceleratore.

Per Giovanni Alberti ci sono da affrontare Targa Florio, Mille Miglia, le lunghe cronoscalate di quegli anni che superavano abbondantemente i 15 chilometri di lunghezza e costeggiavano il vuoto per gran parte del percorso. Poi le gare in pista con i Gran Premi e con le spettacolari gare di durata. La 1000 Km di Monza, Buenos Aires, Interlagos…

Immancabile la bella parentesi nei rally. Nato a Vendemiassi, frazione di Santa Margherita Staffora, nell’Alta Valle, il 16 novembre 1917, fin da ragazzo si scopre appassionato di auto e motorsport, se la cava bene, ma c’è una cosa che in casa sua e nell’educazione familiare ha la massima priorità: il lavoro, duro, ma che lo renderà un imprenditore serie e di successo.

Debutta nell’automobilismo nel 1955. Si presenta al via della Cronoscalata Biella-Pettinengo, al volante di una Fiat 1100-103, vincendo subito la categoria. Dopo soli due anni è campione italiano velocità in salita al volante della Siata Zagato GT e, sempre nel 1959, sfiora la vittoria al GP di Montecarlo con la Formula Junior.

Al 1961 risale il debutto in Formula 1 con la De Tomaso, mentre nel 1966 conquista il secondo titolo tricolore con la De Sanctis di Formula 3. Ad inizio della stagione 1967 Alberti è protagonista di un grave incidente alla Temporada Argentina di F3. Torna alle corse qualche mese più tardi e solo per pochissimi punti non si riconferma campione Italiano, titolo che intasca puntualmente nel 1969 vincendo il Campionato Italiano con una sport prototipo l’Alfa Romeo 33.

In quell’anno, riesce a lottare con la sua Alfa 33 2 litri contro le potenti Porsche che dominano la Targa Florio, gara alla quale ha partecipato otto volte, valida per il Mondiale Marche. Una lotta a suon di temponi che almeno in quell’occasione salverà la faccia della Casa italiana.

Ma nei primi anni Settanta, si innamora anche dei rally e nel 1979, quando vince il quarto titolo tricolore in pista nella categoria GT con la Lancia Stratos, è anche quarto assoluto al Giro d’Italia, in coppia con il figlio Alberto, astro nascente del rallysmo pavese, che purtroppo morirà l’anno dopo durante le ricognizioni al Rally Colline di Romagna. Fu un duro colpo per Giovanni.

Qualche mese più tardi della dipartita del figlio, Giovanni torna a correre. Nel 1987, a 70 anni si aggiudica il Rally delle Madonie al volante della Lancia Rally 037. Nel 1989, quando di anni ne ha 72 anni, di cui metà dedicati all’automobilismo sportivo, appende il casco al chiodo.

Torna sulle sue montagne, il rumore degli autodromi, dei motori smarmittati e potenti che urlano in PS è ormai alle spalle. Lo sport lo seguirà da appassionato, mentre penserà ai progetti di lavoro e di vita. Quasi 30 anni dopo, deciderà di mollare gli interessi terreni e andare a scoprire sfide molto più alte delle montagne che lo avevano visto nascere e che il 3 settembre 2019 hanno dovuto lasciarlo andare.

Jim Clark: campione di Formula 1 venuto dai rally

Ebbene sì, Jim Clark iniziò con i rally e non c’è nessun motivo di meravigliarsi, visto e considerate le sue radici, le sue origini che vengono da una terra che trasuda passione per i rally. Contemporaneamente ai rally, Jim Clark disputava anche alcune cronoscalate locali.

Non tutti sanno che, sebbene i suoi genitori fossero dei semplici e umili contadini e fossero assolutamente contrari all’idea che il figlio corresse in auto (tutto il contrario della mamma di Chris Ingram), Jim Clark iniziò a correre nei rally. Non è un errore, non s’intendeva l’altro mago del volante Roger Clark, bensì proprio Jim Clark, conosciuto da giovani e diversamente giovani per essere un campione della Formula 1.

Ebbene sì, Jim Clark iniziò con i rally e, francamente, non c’è nessun motivo di meravigliarsi e stupirsi di ciò, visto e considerate le sue radici, le sue origini che vengono da una terra che trasuda passione per i rally. Contemporaneamente ai rally, Jim Clark disputava anche alcune cronoscalate locali. Sia nei rally sia in salita correva con la sua Sunbeam-Talbot , e per la verità era un osso duro dovunque corresse.

Jim Clark nei rally si dimostrò un terribile avversario fin dall’inizio. A proposito, quando è stato l’inizio di Jim Clark nei rally?Esattamente, il 16 giugno 1956. Un rally a Crimond, in Scozia, in cui gareggiava con la DKW. Già due anni dopo, quindi nel 1958, Jim Clark correva per il team Border Reivers e saltava felicemente da una Jaguar D-Type e svariate Porsche su e giù per vari rally nazionali. Quell’anno vinse diciotto gare. Un talento innato e cristallino.

James Clark Jr era nato in una famiglia di agricoltori della Kilmany House Farm, a Fife. Era figlio unico. Nel 1942 la sua famiglia si trasferì a Edington Mains Farm, vicino a Duns, nel Berwickshire, ai confini. Clark studiò nelle scuole elementari di Kilmany e poi di Chirnside, e dopo tre anni di preparazione scolastica presso la Clifton Hall School vicino a Edimburgo, fu stato inviato alla Loretto School a Musselburgh, vicino a Edimburgo. Era anche un ottimo studente. Un figlio che quasi tutte le mamme vorrebbero avere.

Nel Boxing Day del 1958 arriva la sfida che avrebbe cambiato radicalmente la sua carriera. Clark corse contro l’uomo che lo avrebbe reso celebre. Guidando una Lotus Elite arrivò secondo, dietro Colin Chapman in una gara GT di dieci giri a Brands Hatch. Nel 1959 guidò una Lotus Elite, finendo decimo a Le Mans in collaborazione con John Whitmore, e Bruce Halford (ex pilota Lister Jaguar), vincendo la Bo’ness Hill Climb. Chapman fu sufficientemente impressionato da dare a Clark un passaggio in una delle sue vetture di Formula Junior.

Quel giorno i rally persero un potenziale campione

Quel giorno i rally persero un potenziale campione, uno bravo, ma che lanciato in pista su prototipi a ruote scoperte seppe poi dare il meglio di sé. Nel marzo 1960, Jim Clark debuttò nella Formula Junior appena introdotta, a Goodwood. Il vincitore fu proprio lui, Jim Clark, con la Lotus Ford, seguito da John Surtees, con la Cooper BMC, e Trevor Taylor, sulla Lotus Ford.

Clark fece il suo debutto nel Gran Premio di F1, a metà stagione, al Gran Premio di Olanda a Zandvoort il 6 giugno 1960. La Lotus aveva perso Surtees che era andato sull’Isola di Man per correre in moto. Quindi c’erano Stacey e Clark, il cui cognome era un sostituto accettabile di Surtees. Clark si ritirò al quarantanovesimo giro per un problema al motore.

La sua seconda gara di Formula 1 fu il Gran Premio del Belgio del 1960, disputato sul circuito Spa-Francorchamps, estremamente veloce e pericoloso. Lì, Clark ebbe un assaggio della realtà quando si verificarono due incidenti mortali, in cui persero la vita Chris Bristow e Alan Stacey.

In un’intervista del 1964, Clark disse: “Stavo guidando con molta paura per tutta la gara”, anche se concluse al quinto posto e ottenne il suo primo punteggio. L’anno successivo, Clark fu coinvolto in uno dei peggiori incidenti nella storia delle corse di Formula 1.

Nel Gran Premio d’Italia del 1961, il 10 settembre a Monza, Wolfgang von Trips e la sua Ferrari si scontrarono con la Lotus di Jim Clark. L’auto di Von Trips volò in aria e si schiantò contro una barriera laterale, gettando von Trips fuori dall’auto e causando la morte, oltre che del pilota, anche di quindici spettatori.

Jim Clark, pilota del Team Lotus che proveniva dai rally
Jim Clark, pilota del Team Lotus che proveniva dai rally

Il primo Mondiale di Formula 1 arrivò nel 1963

Il suo primo Campionato Mondiale di Formula 1 piloti arrivò alla guida della Lotus 25 nel 1963, vincendo sette gare su dieci. Quell’anno, Lotus si aggiudicò il suo primo Mondiale Costruttori. Il record di sette vittorie di Clark in una stagione non sarebbe stato eguagliato fino al 1984, quando il francese Alain Prost vinse sette gare per la McLaren.

Il record non sarebbe stato battuto fino a quando il brasiliano Ayrton Senna vinse otto gare nella stagione 1988, anche per la McLaren (ironicamente, quell’anno il compagno di squadra di Senna fu Prost che di nuovo eguagliò il vecchio record vincendo sette gare).

Tuttavia, il record di Clark è migliore rispetto a quello di Prost e Senna, in quanto il campionato del 1963 si disputava su 10 gare (che danno a Clark una percentuale di vittorie del 70%), mentre il 1984 e nel 1988 si corsero sedici gare, che assegnano una percentuale di vittorie pari al 43,75% per Prost e al 50% per Senna.

Sempre nel 1963, corse la sua prima Indianapolis 500, finì in seconda posizione dietro a Parnelli Jones e vinse il premio Rookie of the Year. Clark era un pilota versatile e gareggiava con tutto: auto sportive, auto da turismo, nella 500 Miglia di Indianapolis, che vinse nel 1965, anno in cui si aggiudicherà anche il secondo titolo in palio nel Mondiale F1.

Comunque, il suo Costruttore di riferimento era e restava Lotus. In realtà, nel 1964, Clark arrivò quasi a conservare la corona vinta dal Campionato del Mondo Rally 1963 ma, proprio come nel 1962, una perdita d’olio dal motore gli fece perdere il titolo, che premiò John Surtees. Ma Clark si rifece l’anno successivo con la velocissima Lotus 38.

Ha corso anche tra le auto storiche fino al 1968

Una curiosità: in quello stesso periodo, Clark stava gareggiando nella Tasman Series in Australia. Correva con auto di F1 storiche e fu campione nel 1965, 1967 e 1968 alla guida, manco a dirlo, di Lotus. Ha vinto quattordici gare in totale, un record per la serie. Ciò includeva la vittoria del Gran Premio d’Australia del 1968 al Sandown International Raceway di Melbourne dove sconfisse la Ferrari 246T di Chris Amon di soli 0″1 dopo 55 giri del circuito di 3,1 km.

Clark perse la vita in un incidente di Formula 2 nel 1968 a Hockenheim, nella Germania occidentale. Al momento della sua morte aveva appena 32 anni ed era uno dei piloti più seguiti al mondo. Aveva vinto più Grand Prix (25) e aveva ottenuto più pole position nei GP (33) rispetto a qualsiasi altro pilota.

Questo contribuì a creare un profondo alone di mito e leggenda intorno a lui, ma in realtà fece anche un po’ disperdere il ricordo di quel velocissimo ragazzino che vinceva tra rally e cronoscalate come non ci fosse un domani. Nel 2009, l’autorevole The Times ha messo Jim Clark in cima a una lista dei più grandi piloti di Formula 1 di sempre. Anche loro si sono dimenticati del rallysta.