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Piero Liatti alla sfida del Rally MonteCarlo 1997

Liatti e gli altri puntarono invece su una soluzione di sezione di gomme più stretta. Il risultato fu che McRae beccò 23″, Liatti 34″, Auriol, con una Ford Escort privata, 41″. Swartz, con la seconda Escort ufficiale, picchiò contro un muro e perse 1’04”. Si andò ad Antraigues con una situazione diversa: tutto asciutto. Piero era in gran forma, lasciò dietro tutti. Poi fu il Burzet a rimescolare ancora le carte. Proprio come al tavolo di una roulette del Casinò. Si fece notare il belga Loix con la Toyota Corolla Wrc. Primo con 7″ di vantaggio su Makinen. Sainz si piazzò quarto con 25″ davanti a Piero, in difficoltà con le gomme.

Non era il favorito al Montecarlo ’97, Piero Liatti. C’erano Carlos Sainz, il Matador, con la Ford Escort, Tommi Makinen, campione del mondo in carica, con la Mitsubishi Lancer e il compagno di squadra Colin McRae con la Subaru Impreza, uguale alla sua. Al suo fianco Piero aveva però una sicurezza, Fabrizia Pons.

Cosa fosse il “Monte”, con la sua imprevedibilità, lo sapeva a memoria. I cambiamenti improvvisi del tempo, da pioggia a neve in pochi minuti, molto soffice o verglas, asciutto o viscido, un vero rompicapo che nemmeno i ricognitori più scaltri ed esperti riuscivano a tradurre in soluzioni di gomme sicure. Anno dopo anno era sempre così, la difficoltà della corsa del Principato stava, in gran parte, proprio nella scelta degli pneumatici.

Anche il campione poteva fare poco se non azzeccava intagliatura, mescola e chiodatura. Certo, ci metteva del suo, poteva limitare i danni grazie alla bravura, ma poi usciva chi aveva centrato i dati. Un po’ come fare 13 al Totocalcio. E così accadde anche quella volta. Nella tappa di Valence, la prima prova, quasi del tutto asciutta, fu vinta da Sainz, con 4″ di vantaggio su Makinen. A St. Bonnet Le Froid, con solchi di neve molle, ancora lo spagnolo il più veloce. Salì con le Michelin larghe chiodate, stessa soluzione di Makinen, che gli arrivò nella scia.

Liatti e gli altri puntarono invece su una soluzione di sezione di gomme più stretta. Il risultato fu che McRae beccò 23″, Liatti 34″, Auriol, con una Ford Escort privata, 41″. Swartz, con la seconda Escort ufficiale, picchiò contro un muro e perse 1’04”. Si andò ad Antraigues con una situazione diversa: tutto asciutto. Piero era in gran forma, lasciò dietro tutti. Poi fu il Burzet a rimescolare ancora le carte. Proprio come al tavolo di una roulette del Casinò. Si fece notare il belga Loix con la Toyota Corolla Wrc. Primo con 7″ di vantaggio su Makinen. Sainz si piazzò quarto con 25″ davanti a Piero, in difficoltà con le gomme. Ma fu a Le Moulinon che si capì che Liatti era in un periodo di grazia. Sull’asfalto bagnato rifilò 8″ a Sainz e 9″ a Makinen. Una lenta, implacabile rimonta. Auriol, per una errata comunicazione del ricognitore, salì con le gomme chiodate e perse 1’33”. Una bastonata che gli tagliò le gambe.

Piero ripartì sparando tutto quello che aveva la macchina, in ogni rettilineo, in ogni delle mille curve che mancavano alla fine. Con un solo obiettivo nella mente: vincere. Non voleva provare, ancora una volta, la delusione patita, precedentemente in Indonesia e Spagna, due rally che aveva perso per una manciata di secondi.

Già nella prima PS di mercoledì mattina 22 gennaio, sui 36 km di Sisteron, si rese conto che l’impresa era possibile. Sull’asfalto umido, con l’insidia delle placche di ghiaccio e con oltre sei chilometri di neve battuta, il pilota di Biella, classe 1962, fece segnare il miglior tempo. Diede 9″ a Sainz ma, clamoroso il ritardo che fece registrare il leader della corsa Makinen. Il finnico della Mitsu beccò 38″ per gomme sbagliate. Precipitò in terza posizione, staccato di 14″. Si rifece subito dopo guadagnando quei pochi secondi che gli consentirono di risuperare il campione spagnolo. Non Liatti però.

Makinen forzò, forzò ancora. Troppo perché al quinto km della PS Pont de Villaron, la sua Mitsu volò su un lastrone di ghiaccio e picchiò di brutto contro un muro di neve. Danneggiati radiatore e sospensioni. Un minuto e 50″ il ritardo accumulato. Era fuori dalla lotta per la vittoria. Che così si restringeva a Piero e Carlos, distanziati di 33″. La sfida della vita per Liatti.

A Beuil superò Sainz di 17″ nonostante la Ford Escort fosse più maneggevole della sua Subaru. Makinen in difficoltà pagò un ritardo di oltre 43″. Mancava il Turini, il magico Colle, teatro di emozionanti duelli. I ricordi degli assoli delle Lancia di Munari e Biasion di tanti anni prima. Nella PS, ridotta a soli 12 km, causa una frana, Liatti risultò ancora il più veloce. Fatta.

L’ultima “speciale” esibizione, su una parte del tracciato di Formula 1 a Montecarlo, fu una semplice formalità grazie ai 59″ di vantaggio sullo spagnolo. Poi gli applausi, i flash, la definitiva e meritata consacrazione. Il sogno che si avverava. Grazie ad una gara esaltante. Battendo due tra i più forti piloti al mondo, Carlos Sainz, secondo e Tommi Makinen, terzo.

Fabrizia Pons era raggiante. Una grossa fetta di quella vittoria era merito suo. Ancora una volta aveva brillato per intelligenza, sicurezza, precisione, organizzazione. Un vero e proprio computer di bordo. Per Piero Liatti e Fabrizia Pons il “Monte” 1997 resta scolpito nel monumento delle più importanti imprese dei rally.

Tratto dal libro “Sotto il segno dei Rally 2” di Beppe Donazzan – Giorgio Nada Editore

Fabrizia Pons: da oltre 40 anni la storia continua

Le origini motoristiche della Pons risalgono al motocross, e che si sappia: da quando ha lasciato il motocross per i più tranquilli rally, ha “disdetto” l’abbonamento settimanale col CTO di Torino. Costretta ad abbandonare le due ruote per un brutto incidente (ma il suo cuore rimarrà legato alla specialità), nel 1976 debutta come pilota al volante di una Autobianchi A112 Abarth, vincendo la sua classe nel Rally Team ‘971. Poi si laurea anche campionessa italiana femminile.

Fabrizia Pons, un sorriso sincero che negli anni non cambia. La voglia immutata di continuare a correre, a navigare e ad insegnare i rally. La prima volta che ho approcciato ad un rally iridato come cronista è stata in occasione del Rally di MonteCarlo 1997 in cui debuttavano le WRC e la Pons era al fianco di Piero Liatti, sulla Subaru Impreza WRC.

La copilota torinese era stata lontana qualche anno dai rally iridati e ciò nonostante ce la ritrovavamo sul primo scalino del podio, in una delle gare più prestigiose e affascinanti del mondo: il Rally di MonteCarlo. Fabrizia, nel 1997, era una graziosa quarantenne, all’epoca madre di Ludovico (che aveva 10 anni) e di Elisabetta (che di anni ne aveva 8) e il suo pilota, Piero Liatti, la soprannominava la Ragazzina Terribile.

Fabrizia aveva e ha in sé da sempre, evidentemente, la passione per i motori e la vocazione della copilota. Di quella persona, cioè, che ha il difficile compito di conquistare la piena fiducia del suo pilota, leggendogli con un attimo di anticipo tutte le caratteristiche delle curve che la vettura affronterà. Note che venivano e vengono prese durante le ricognizioni del percorso e che permettevano e permettono, a chi è al volante, di percorrere ogni tratto alla massima velocità consentita dalle traiettorie. In questo Fabrizia Pons era ed è bravissima.

Fabrizia Pons e Michèle Mouton festeggiano la storica vittoria all'edizione 1981 del Sanremo
Fabrizia Pons e Michèle Mouton festeggiano la storica vittoria all’edizione 1981 del Sanremo

Non va dimenticato che nel 1981, sempre come navigatrice, la torinese ha vinto con la francese Michèle Mouton il Rally di Sanremo (altra gara del campionato mondiale marche e piloti). L’anno dopo si è imposta poi nei rally mondiali del Portogallo, della Grecia e del Brasile, aggiudicandosi il premio Halda, la più alta onorificenza rallistica per navigatori.

“Quando è la gara giusta – fu il suo commento dopo la conclusione del vittorioso MonteCarlo 1997 – te lo senti. Anche nei primi giorni, mentre eravamo dapprima terzi in classifica, poi secondi, Piero ed io avevamo già intuito che avremmo potuto vincere. Lo intuivamo da come tutto sembrava girare per il verso giusto. Eravamo comunque partiti per imporci”. Una vittoria annunciata, dunque.

Le origini motoristiche della Pons risalgono al motocross, e che si sappia: da quando ha lasciato il motocross per i più tranquilli rally, ha “disdetto” l’abbonamento settimanale col CTO di Torino. Costretta ad abbandonare le due ruote per un brutto incidente (ma il suo cuore rimarrà legato alla specialità), nel 1976 debutta come pilota al volante di una Autobianchi A112 Abarth, vincendo la sua classe nel Rally Team ‘971. Poi si laurea anche campionessa italiana femminile.

Il grande passo nel 1979 quando diventa navigatrice a fianco di Gigi Lucky Battistolli (con cui ancora oggi corre) e, con il veneto, disputa alcune gare europee imparando ad amare questo nuovo ruolo, che significa non soltanto fornire dati al pilota in corsa ma anche organizzare le assistenze, badare ai tempi di rifornimento e di riparazione ed alla tabella di marcia.

“Nel 1981 – raccontava Fabrizia Pons – mi telefonò la Mouton per chiedermi se volevo correre con lei sulla Audi. Mi parve un sogno, poi volutamente interrotto nel gennaio del 1986 per sposarmi con Carlo (Rivoira, ndr). Su insistenza di Michèle, quell’anno, ho ancora corso il Rally di Corsica, dove purtroppo morirono il finlandese Henri Toivonen e l’italo-americano Sergio Cresto. Allora dissi basta. Le vetture erano diventate dei bolidi potentissimi e pericolosi (oltre 400 CV, ndr), non era più un modo di correre che mi piacesse. Sono tornata a fare la navigatrice sulla Lotus storica di Giorgio Tessore. Evidentemente avevo perso soltanto il pelo, ma non il vizio se, dopo aver navigato con il novarese Piero Longhi sulla Toyota della Grifone, sono rientrata nel Mondiale Rally con Ari Vatanen. Con lui sono arrivata seconda, sulla Mitsubishi, alla Hong Kong-Pechino. Poi mi ha cercata Liatti per la Subaru. Ed eccomi qua”. E la storia continua…

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Donne e due ruote: Fabrizia Pons versione motocross

Sul finire di marzo del 1974, a Maggiora, si sfidano i “Big” del motocross internazionale e nazionale. Ci sarà anche una competizione riservata agli juniores su mezzi da cross da 250 cc. Scenderanno in pista in cinquanta, tra cui ”Felicino” Agostini, fratello di Giacomo, il campione mondiale di velocità. Ci sarà anche Fabrizia Pons, la prima rappresentante femminile che nella storia del motocross, abbia ottenuto la licenza per correre.

Il 29 marzo del 1974 è la viglia di una spettacolare lotta a Maggiora per il titolo italiano di motocross. Sul “Mottaccio” del Salmone si svolgerà la seconda delle sette gare in programma nel calendario della massima serie nazionale della specialità. Sarà presente alla gara il fratello del campione Agostini, ma non solo. Tenetevi forte: c’è Fabrizia Pons, prima e in quel momento unica rappresentante femminile che nella storia del motocross, abbia ottenuto la licenza per poter correre con le due ruote artigliate. Ma andiamo con ordine.

Tornano di scena le potenti moto fuori strada sulla pista del “Mottaccio” del Balmone di Maggiora. Domenica 31 marzo 1974 si svolgerà la seconda di sette gare valevoli per l’assegnazione del titolo di campione italiano. Ci saranno tutti i migliori motocrossisti del momento: da Angiolini a Cavallero, a Bessone e Ferrari, fino al campione uscente Piron. Le prove ufficiali sul circuito sono previste per domenica mattina, ma parecchi piloti sono già a Maggiora da alcuni giorni per allenarsi sulla pista che è giudicata dai tecnici una delle migliori d’Europa.

Domenica oltre la gara che vedrà impegnati i corridori italiani già affermati in campo internazionale, ci sarà una competizione riservata agli juniores su moto da 250 cc. Scenderanno in pista in cinquanta, tra cui “Felicino” Agostini, fratello di Giacomo, il campione mondiale di velocità. Ci sarà anche Fabrizia Pons, la prima rappresentante femminile che nella storia del motocross, abbia ottenuto la licenza per correre.

Le cronache raccontano che, mentre accarezza la sella della sa moto, una giovanissima Fabrizia, che ancora ai rally non pensa, dica: “Non è uno sport per donne, me lo dicono tutti, ma mi piace moltissimo correre su queste moto. Sono dei bolidi. Ho incominciato a guidare giovanissima le motorette dei miei amici e mi sono appassionata ai punto da volere partecipare anche a qualche gara”. Anche per lei, che ha imparato a praticare le acrobazie sulle due ruote in piazza d’Armi a Torino, cinque manches e quattro turni di prove.

Mouton-Pons legnano i maschietti al Rally di Sanremo 1981

È perlomeno insolito che un equipaggio interamente femminile guidi con tanta autorità un rally mondiale, almeno così a lungo, anche se le doti di Michèle Mouton e Fabrizia Pons si erano già evidenziate in passato: settima a MonteCarlo per tre volte, tre volte quinta al Tour de Corse, tanto per citare alcuni dei suoi risultati di rilievo. Ma con la Pons, in quel Sanremo…

L’8 ottobre 1981, con alle note Fabrizia Pons sulla Audi Quattro, dopo cinque delle quindici prove speciali in programma nella quarta e ultima tappa, che si conclude a Sanremo, la francese Michèle Mouton è ancora saldamente al comando della classifica provvisoria generale. Michèle si porta al comando lunedì, quando nella venticinquesima prova speciale del rally raggiunge e supera il compagno di squadra Michele Cinotto.

Nella penultima tappa, Michèle Mouton viene agevolata dal ritiro di Walter Rohrl che, pur se staccato di oltre 3’, con la sua Porsche continua a costituire un rivale pericolosissimo una volta che il rally torna sull’asfalto. Il tedesco si ferma ai bordi della strada nella quarantaduesima prova speciale. La sua 911 SC cede per un atterraggio troppo brusco dopo un dosso affrontato ad eccessiva velocità.

La bravissima francese continua a correre ad un ritmo elevatissimo, per tenere a distanza Vatanen e la sua Ford, passati automaticamente secondi dopo il ritiro di Rohrl. L’Audi Quattro a cinque cilindri turbo delizia come un concerto in ogni suo passaggio. È perlomeno insolito – è la prima volta che succede – che un equipaggio interamente femminile guidi con tanta autorità un rally mondiale, almeno così a lungo, anche se le doti di Michèle si sono già evidenziate in passato: settima a Montecarlo per tre volte, tre volte quinta al Tour de Corse, tanto per citare alcuni dei suoi risultati di rilievo.

Fabrizia Pons e Michèle Mouton festeggiano la storica vittoria all'edizione 1981 del Sanremo
Fabrizia Pons e Michèle Mouton festeggiano la storica vittoria all’edizione 1981 del Sanremo

La Mouton è conosciuta in Francia per essere una ragazza forte e di temperamento, così come per lo stesso motivo è nota Fabrizia Pons in Italia. In effetti ne ha da vendere, tanto almeno per poter domare e gestire una belva da 320 cavalli e suonarle ai colleghi maschi, che tra l’altro questa gara la conoscono meglio di lei. La ragazza è diventata campionessa di Francia nel 1974 e 1975, campionessa europea nel 1977. E poi, il passaggio dalla Fiat France all’Audi.

“La Quattro – racconta – è una vettura eccellente sulla terra, ma che bisogna pur sempre guidare, con i suoi 320 cavalli e i suoi quasi 1200 chili di peso. Ero abituata alla Fiat 131 Abarth, più leggera e maneggevole, qui è stato come tornare sui banchi di scuola. Le quattro ruote motrici provocano strane reazioni, ma posso dire di essermi abituata in fretta. Ora ci vorrebbe solo un poco di fortuna”.

Michèle Mouton, che mette una serie ipoteca sulla vittoria sin da subito, riuscirà a vincere con un miglior tempo assoluto di 8.05’50”, dopo aver percorso 751 chilometri di prove speciali. Lei e la “nostra” Fabrizia Pons sono ancora oggi le uniche due donne ad aver vinto una agra iridata. Alle loro spalle finiscono Henri Toivonen e Fred Gallagher, con la Talbot Sunbeam Lotus. Terzi assoluti con la Opel Ascona Tony Fassina e Rudy Dalpozzo, che riescono ad anticipare Hannu Mikkola e Arne Hertz, con un’altra Audi quattro.

In quinta posizione si piazzano Lucky e Fabio Penariol, più veloci dei compagni di squadra Miki Biasion e Tiziano Siviero, tutti su Opel Ascona 400. Solo settimi i funambolici Ari Vatanen e David Richards, su Ford Escort RS 1800 MKII, ma più veloci di Dario Cerrato con Lucio Guizzardi e di Markku Alen e Ilkka Kivimaki, entrambi con le Fiat 131 Abarth. Completano la prima decina assoluta Federico “Tramezzino” Ormezzano e Claudio Berro, spettacolari con la Talbot Sunbeam Lotus.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 2 – Marco Cariati

Piero Liatti e quel test della Seat Cordoba WRC a Turpino

Qualche settimana prima del Rally di Sanremo 1999, gara valida per il Campionato del Mondo Rally, a Turpino arrivano tutte le principali scuderie, dalla Toyota alla Subaru. I grandi team “affittano” le strade più adatte ai test, occupandosi di tutto: dalla sicurezza alla pulizia, garantendo anche il via libera ai residenti. C’è anche Piero Liatti con la Seat.

Quando si nomina Piero Liatti si tende a ricordarlo per la sua unica vittoria nel WRC, al Rally di MonteCarlo 1997. Una vittoria certamente indimenticabile, quella centrata con Fabrizia Pons al debutto della Subaru Impreza WRC, nell’anno e nella gara d’esordio per le World Rally Car, ma certamente non l’unica esperienza del fuoriclasse biellese, che tra l’altro dopo essere uscito da Subaru corse come pilota ufficiale Seat.

Qualche settimana prima del Rally di Sanremo 1999, gara valida per il Campionato del Mondo Rally, a Turpino arrivano tutte le principali scuderie, dalla Toyota alla Subaru. I grandi team “affittano” le strade più adatte ai test, occupandosi di tutto: dalla sicurezza alla pulizia, garantendo anche il via libera ai residenti (quando richiesto), che hanno sempre la precedenza rispetto al passaggio delle auto da rally in test.

Questo sistema consente di fare piovere nelle casse comunali denaro contante, mentre i pochi alberghi e ristoranti della zona hanno quasi un mese di incassi assicurati. Oltre ai piloti e ai meccanici, infatti, a Turpino arriva sempre un buon numero di appassionati, che seguono le prove applaudendo ad ogni passaggio di un pilota di rango. Liatti, dunque.

Piero Liatti durante il test, nella foto di Fabio Dealberti

Avete presente Piero Liatti, sempre distinto, sorridente, apparentemente di buon umore? Ecco, quel giorno, quel 28 agosto 1999, nonostante tutti lo applaudano come si conviene con uno degli idoli di casa, Piero è sempre distinto, come deve essere un pilota professionista, ma è preoccupato e arrabbiato perché la Seat Cordoba WRC non lo soddisfa. Non è che non va come vorrebbe lui, è che non va proprio. “Non sono molto contento di questa vettura – si sfogava con i giornalisti, Piero Liatti –. L’ho lasciata un mese fa e, ad essere sinceri, l’ho ritrovata peggio di prima”.

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100 anni di Storie di Rally 2: appuntamento con la storia

Fabrizia Pons, pilota e copilota: dal motocross al WRC

Anche se non hanno vinto il titolo in quel 1982 e hanno dovuto accontentarsi del secondo posto nella massima serie iridata, laureandosi vice campionesse del mondo rally, chiunque abbia seguito quella stagione potrebbe testimoniare che le due Signore dei Rally, non hanno vinto solo a causa di noie meccaniche. Per questo con quel secondo posto hanno compiuto un doppio miracolo, che ancora oggi in tanti ricordano e celebrano.

Se Michèle Mouton è stata la pilota che ha “preso a sberle” le differenze di genere nei rally di metà anni Ottanta, Fabrizia Pons è stata la copilota che ha chiarito una volta per tutte che copilota è un termine neutro. Non maschile, non femminile, ma soprattutto non un ruolo solo per maschi.

Con la Pons è arrivato il momento di dire basta a Cristian e Walter o Seppo e Timo, seppure Fabrizia è abbinata a Michèle. La sua carriera è stata lunga e, nei rally, è durata per molti anni. Fabrizia è di Torino, la città magica per eccellenza, ed è naturale che lei venga considerata la copilota dei miracoli.

Fabrizia è nata il 26 giugno 1955 ed è felicemente madre di due figli. La sua storia con i rally risale a molto tempo fa. Ha iniziato come pilota, tra l’altro con doti notevoli, e stava finendo nona al al Rally Sanremo 1978, dove ha segnato punti del Campionato del Mondo Rally, dimostrando che non era niente male.

Come driver è stata campionessa italiana femminile rally internazionali per quattro anni consecutivi, dal 1976 al 1979. Ma si dedicava anche alla navigazione e lì era già fenomenale, seppure ancora giovanissima. Poi si è abbinata a Michèle Mouton dal 1981. E lì non c’è più stata storia.

Le due Signore dei Rally, in Portogallo, si sono piazzate davanti a Pond e Grindrod. Ed è certamente merito anche di Fabrizia Pons se Michèle Mouton ha vinto l’assoluta del Rally Sanremo 1981, concludendo a fine stagione ottava nel WRC. La Pons, come un angelo custode, era alla sua destra. La stagione successiva Fabrizia e Michèle, sportivamente parlando, passano dalla forza alla forza bruta.

Fabrizia Pons con Michele Mouton al Tour de Corse 1986, ultima apparizione iridata per la coppia femminile più brava di sempre
Fabrizia Pons con Michele Mouton al Tour de Corse 1986, ultima apparizione iridata per la coppia femminile più brava di sempre

La loro partnership professionale è ormai matura. La Pons e la Mouton sono quinte sui ghiacci della Svezia, prime in Portogallo, prime all’Acropoli, prime in Brasile. Ma mica si fermano… Arrivano ancora un rocambolesco quarto posto a Sanremo e un secondo al Rac. Gare disumane, che rispettavano l’essenza di un rally vero: competizione nata per mettere alla prova equipaggi e mezzi meccanici.

Anche se non hanno vinto il titolo in quel 1982 e hanno dovuto accontentarsi del secondo posto nella massima serie iridata, laureandosi vice campionesse del mondo rally, chiunque abbia seguito quella stagione potrebbe testimoniare che le due Signore dei Rally, non hanno vinto solo a causa di noie meccaniche. Per questo con quel secondo posto hanno compiuto un doppio miracolo, che ancora oggi in tanti ricordano e celebrano.

Non vincere il titolo fu un duro colpo per Michèle, ma anche per Fabrizia che si caricò si responsabilità pensando che qualche dettaglio fosse stato trascurato. Probabilmente sì. Non si era messa in conto un po’ di sfortuna. Ci sta. Nel 1997, Fabrizia Pons la ritroviamo al fianco di Piero Liatti, con cui porta al debutto la neonata Subaru Impreza WRC e vince il Rally MonteCarlo, l’olimpo del rallysmo iridato dell’epoca.

Ma a Fabrizia piacciono le emozioni forti e i rally accorciati, azzoppati, menomati continuamente dalla Fia iniziano a starle stretti. Così, nel 2006 naviga Jutta Klienschmidt alla Dakar, con una Volkswagen, e fa dei test con Ari Vatanen, sempre per Volkswagen.

Dopo l’ultima esperienza dakariana, nel 2007 a fianco di Ari Vatanen, conclusasi con un ritiro, nel 2008, la Pons ritrova Michèle Mouton. Le due Dame dei Rally tornano a gareggiare in Nuova Zelanda, al Dunlop Classic Otago Rally, a bordo di una Ford Escort RS, ventidue anni dopo il tragico Tour de Corse del 1986, che costò la vita a Henri Toivonen e Sergio Cresto.

“È stata pura gioia lavorare con Fabrizia. Forse avevo bisogno di questa esperienza per apprezzare cosa vuol dire avere una copilota donna, che richiama le note in toni delicati che hanno un effetto davvero rilassante per l’equilibrio mentale dei piloti – dice Ari Vatanen –. Quando ero in Spagna, al Rally Costa Brava, Fabrizia Pons era nella Lancia Integrale”.

“Lei e il suo pilota hanno finito secondi, una gara veloce ma straziante e piena di difficoltà e problemi. A mio parere, i suoi risultati dovrebbero valere di più, è stata pilota e copilota a livello di WRC per tantissimo tempo. Questo sport ha ancora molto da imparare quando si tratta di donne, alla guida o a fianco. Noi spesso le sottovalutiamo a nostre spese. Auguro brillanti giornate a Fabrizia, spero che questo le arrivi”.

La straordinaria carriera di Fabrizia Pons non è riassumibile in un articolo e, come detto, non si limita al solo ruolo di navigatrice. È sintetizzabile in 224 gare complessive disputate, di cui ben 88 iridate. Nel suo palmarès ci sono quattro titoli italiani femminili come pilota.

E non dimentichiamo la passione della torinese, ancora oggi una delle copilote italiane più amate e apprezzate in tutto il mondo, si è dedicata anche alle due ruote, essendo stata l’unica donna pilota a correre con continuità nel panorama nazionale di motocross tra il 1971 e il 1975. Appena prima dei rally in auto. Fabrizia è stata anche autrice di uno splendido libro, ormai praticamente introvabile e di valore collezionistico: Blu notte, azzurro ray.

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