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Innamorati dei rally: il libro sulla Scuderia Tre Gazzelle

Da quel nucleo di appassionati in gran parte piemontesi è nato un movimento che ha valicato i confini regionali e poi anche quelli nazionali, ridando vita alla Scuderia Tre Gazzelle e scrivendo pagine di storia del rallysmo. Qualche decennio dopo nasce anche Innamorati dei rally.

Una piccola squadra divenuta grande in fretta grazie allo spirito di appartenenza prima ancora che per i risultati. Il Team Brunik si è contraddistinto sin dai primi giorni per la forza del gruppo, costituito da singole personalità di spicco che però hanno sempre fatto prevalere il team rispetto alle personali ambizioni. Questo è il motivo che ha spinto Sergio Remondino e Giorgio Leonetti a firmare Innamorati dei rally.

Da quel nucleo di appassionati in gran parte piemontesi è nato un movimento che ha valicato i confini regionali e poi anche quelli nazionali, ridando vita alla Scuderia Tre Gazzelle e scrivendo pagine di storia del rallysmo. Gesta epiche, dettate dalla volontà e dalla passione, che rivivono grazie al lavoro e alle testimonianze raccolte da Sergio Remondino insieme a Giorgio Leonetti, l’uomo che è stato alla base di tutto, il fondatore di entrambe le scuderie.

Da un crogiolo di umanità varia e variegata composta da chi ha vestito i colori della Brunik e della Tre Gazzelle (rinata dalle ceneri della precedente esperienza) sono così riemersi ricordi, aneddoti, fatti e retroscena a volte sconosciuti che riportano d’incanto al fantastico periodo compreso tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta.

Piloti, direttori sportivi, meccanici, semplici supporter: c’è tutto e di tutto nelle 216 pagine di un romanzo scritto da chi i rally li ha amati (e li ama ancora). Un volume, Innamorati dei rally, edito da Ephedis (Reparto Corse Lancia) e corredato da immagini d’epoca – di agenzia ma anche di chi andava alle corse – in molti casi inedite e comunque imperdibili.

Sergio Remondino, firma storica di Autosprint e autore di svariati volumi sulle corse e sui rally in particolare, ha messo insieme con Giorgio Leonetti tutti i pezzi di un gigantesco puzzle le cui tessere sono da gustare una ad una. Il libro non è ancora finito di stampare, ma sarà presentato il 28 settembre a Carcare.

L’editore è Edizioni Ephedis, il libro conta 216 pagine, con centinaia di fotografie di colore e bianche e nere. La copertina è rigida con sovracoperta e il prezzo dell’opera sarà di 35 euro. Seguiranno altri aggiornamenti e recensioni.

Libri su Storie di Rally

la scheda

INNAMORATI DEI RALLY

Autori: Sergio Remondino, Giorgio Leonetti

Copertina: rigida

Pagine: 214

Formato: 25 x16,5

Editore: Ephedis Edizioni

Prezzo: 35 euro

Peso: 985 grammi

ISBN: 978-2-9561369-7-2

Rally ’70: una storia tante storie di Emanuele Sanfront

I rally, quelli dell’epoca d’oro, sono i grandi protagonisti del libro Rally ’70 – Una storia, tante storie scritto da Emanuele Sanfront ed edito da Ephedis.

Rally ’70, Una storia, tante storie non è un libro. Si tratta di una collezione di libri, ricchi di storie inedite e dal sapore goliardico. Si torna così ai mitici anni Settanta e Ottanta con testi volutamente scritti al presente e immagini rigorosamente in bianco e nero. Ecco spiegati i regolamenti da osservare.

Cosa è un rally e come si corre, l’importanza di gomme e fari. Le competenze di pilota e navigatore. L’uso degli strumenti di bordo e molto altro ancora. Ai racconti delle gare che l’autore ha vissuto in diretta come navigatore all’interno dell’auto, fanno da corollario le testimonianze di chi ha vissuto quel periodo sui campi da gara e non.

Parlano i protagonisti: meccanici, piloti, copiloti, giornalisti, fotografi. Infine, a rendere l’atmosfera ancor più frizzante, intrigante ed esclusiva, alcuni interessanti e curiosi flash di episodi “dietro le quinte”, un album con foto spettacolari a colori pubblicato nella parte centrale del libro, nonché tutte le targhe delle auto delle squadre ufficiali di Fiat e Lancia.

Un libro appassionante che fa rivivere l’atmosfera dei rally anni Settanta e Ottanta. Per chi c’era e vuole ricordare, per i giovani che desiderano sapere. L’autore mi ha gentilmente concesso la pubblicazione di alcuni divertenti brani pubblicati sul suo libro, che ti consiglio di leggere.

Non tutti sanno che a noleggio c’est plus facile

“Inizio anni ’70. I regolamenti sportivi non prevedono particolari allestimenti per le auto che partecipano ai rally. Insomma, ci si può iscrivere a una gara per correre al volante anche di una vettura di tutti i giorni. Non sono obbligatori infatti, rollbar, ganci ferma cofani, impianto d’estinzione, dispositivo stacca batteria, eccetera”.

“Per scaricare l’adrenalina nelle prove speciali di un rally è sufficiente infatti disporre di un’auto. Montare una protezione per proteggere la parte inferiore del motore. Aggiungere una batteria di fari supplementari e procurarsi un treno di gomme per le prove speciali su terra”.

“Così c’è chi nel fine settimana corre con l’auto con cui si reca al lavoro durante la settimana; con quelle dei genitori o della fidanzata oppure di qualche amico compiacente. Già, ma se ne doveva accettare anche le conseguenze come ad esempio sobbarcarsi la spesa degli eventuali danni dovuti a uscite di strada e il non indifferente costo del “ripristino” dell’auto a fine gara. E allora cosa c’è di meglio di noleggiare una Fiat 127 o una Fiat 128 e iscriversi a un rally?”.

“In fin dei conti il costo del noleggio non è elevato. Alcuni staccano addirittura il cavo del contachilometri per ridurre al minimo il chilometraggio. E poi si può contare sulla polizza casco che copre eventuali danni causati da eventuali uscite di strada. L’unica precauzione da prendere è quella di affittare l’auto in luoghi lontani da dove si svolge il rally. È successo, infatti, che al momento del nolo dell’auto, noleggiatori locali fossero dotati dell’elenco degli iscritti al rally”.

La copertina di uno dei volumi che compongono Rally '70: una storia tante storie
La copertina di uno dei volumi che compongono Rally ’70: una storia tante storie

Rally ’70: 031, il prefisso di Giorgio Pianta

“Confesso di essere orgoglioso, oltre che fortunato, di aver potuto seguire passo dopo passo il passaggio dall’Abarth 124 spider Rally all’Abarth 131 Rally”.

“E’ l’autunno del 1975 quando, convocati per una importante riunione alla sede dell’Abarth in corso Marche a Torino, ci comunicano che l’erede della mitica 124 Spider Rally non sarebbe stata la X1/9 che ben si era comportata nei rally cui aveva preso parte, ma la più classica e tranquilla delle berline di produzione Fiat, la 131. Ricordo che si era appena tornati dal Rally di San Martino di Castrozza, dove Verini-Rossetti avevano vinto il Campionato Europeo e Vanni Tacchini e Gianti Simoni avevano conquistato la prestigiosa Mitropa Cup. Cambiaghi ed io stavamo già pensando al 100.000 Trabucchi dove con l’Abarth 124 Rally dovevamo raggranellare punti preziosi per il campionato italiano, ma il programma 131 per i rally era già ampiamente avviato”.

“Giorgio Pianta aveva fatto allestire al reparto corse una speciale Fiat 131 berlina a due porte con motore 1.6 litri. Speciale perché la scocca aveva nella parte posteriore dei particolari attacchi alla scocca che consentivano di variare la geometria del retrotreno. A scelta, Pianta poteva far montare una delle tre soluzioni che doveva essere scelta per equipaggiare la versione definitiva che doveva poi essere impiegata nei rally e poi provarla immediatamente in una pista ricavata in un piccolo campo volo di un piccolo aeroporto che si trovava proprio di fronte alla sede dell’Abarth. Bastava attraversare corso Marche”.

“Beh, all’epoca, a Milano, abitavo in zona Fiera, in via Sardegna e, guarda caso, proprio di fronte a dove abitava Giorgio Pianta, il quale tutti i giorni, per lavoro, si faceva al mattino Milano-Torino (Abarth) e alla sera Torino (Abarth)-Milano. Ricordo che, tutte le sere, quando tornavo a casa dal lavoro, prima di entrare nel portone, osservavo le auto parcheggiate davanti a quello di Giorgio Pianta. Sì, perché a volte c’erano parcheggiati dei modelli strani: prototipi di auto di serie con strani profili aerodinamici, nastro adesivo nero sulla carrozzeria per camuffare parti di carrozzeria. Gli citofonavo e lui mi diceva di che auto si trattava”.

“Una sera, nell’autunno del 1975 appunto, butto come al solito un occhio e vedo una Fiat 131 berlina bianca un po’ più gonfia dalle altre 131. Mi avvicino e noto un accenno di codolini ai passaruota, cerchi ruota di maggiori dimensioni, assetto ribassato e sul cofano motore un rigonfiamento centrale simile a quelli delle versioni diesel, ma più ampio. La 131 mi incuriosisce. Citofono. Giorgio mi dice di attenderlo sotto casa perché sta uscendo”.

“Appena lo vedo gli chiedo notizie su questa strana 131 bianca. Mi invita a salire, mi dice che avremmo fatto un giro in città e mi avrebbe spiegato di che auto si trattava. Beh già all’accensione il motore non ha il classico rumore di un quattro cilindri ma il sound di un possente sei cilindri. Già, Giorgio mi spiega che è un prototipo che monta il sei cilindri di 3.2 litri della Fiat 130 con un fottio di cavalli e con alcune soluzioni meccaniche molto raffinate, come cambio ad innesti frontali, sospensioni montate su uniball ed altre diavolerie tecniche. Arrivati ad un semaforo ci affiancammo alle altre auto ferme con la 131 bianca che sembrava un modello di serie (solo un occhio esperto poteva infatti rilevare interessanti modifiche estetiche) e appena veniva il verde schizzava in avanti alla velocità della luce”.

“Dovevate vedere le facce allibite degli occupanti delle auto che avevamo bruciato alla partenza dal semaforo quando ci riaffiancavano a quello seguente. Chiesi a Giorgio che scopo aveva quel prototipo sulla base della 131 bianca con il motore 6 cilindri, mi confidò che all’Abarth stavano provando numerose soluzioni meccaniche per la 131 da corsa e che non riguardavano esclusivamente il suo impiego nei rally. Già, qualche settimana dopo, venni a sapere che ero stato uno dei primi ad essere stato a bordo della 131 prototipo che servì da base per sviluppare la 031 che poi ha vinto con Pianta-Scabini il Giro Automobilistico d’Italia 1975”.

Il racconto dal libro di Emanuele Sanfront

“Pavia, giugno 1972. La coda per le verifiche sportive è lunga. Sono in un lungo corridoio dell’Aci Pavia insieme all’amico e pilota Carlo Ruo Redda. Ci muoviamo lentamente. Nelle interminabili soste, in attesa del nostro turno, penso che il 4 Regioni ‘72 è la prima gara cui partecipo e si tratta del mio debutto nei rally. Con Carlo non abbiamo pretese. Partiremo con la nostra Renault 12 Gordini di serie con la speranza di terminare il rally. Partiamo concentrati, ma un po’ contratti. La nostra strategia è quella di “muoverci” cercando di preservare l’auto. È notte fonda quando iniziamo a “ballare” sul serio. Già, perché prove speciali lunghe con fondo in terra impegnativo sia per la guida sia per la meccanica dell’auto si alternano a controlli orari tiratissimi in cui è impossibile rispettare il tempo imposto”.

“Viaggiamo così per alcune ore con il casco in testa. Tiriamo come forsennati, ma non riusciamo a timbrare a zero nei controlli orari. Il ritmo della corsa è incessante. Terminiamo comunque la prima tappa. Ripartiamo per la seconda. Poi, mentre sta per albeggiare, nell’infernale prova della Pradovera, la rottura di un giunto della Renault 12 Gordini n° 60 ci costringe a lasciare la scena agonistica. Fine dell’avventura. Una bella avventura, faticosa, emozionante. La prima per me. Quella che ha segnato l’inizio di un periodo fantastico, coinvolgente e irripetibile della mia vita. Non siamo riusciti a terminare l’impegnativo rally delle 4 Regioni ’72. Peccato. Ci consola però il fatto che sono poche le auto che sono riuscite a resistere ai 1.200 Km di strade dal fondo impegnativo e difficile persino per una fuoristrada. Dei 101 equipaggi partiti solo 26 hanno raggiunto il traguardo finale di Salice Terme”.

Una storia tante storie: Pronto chi parla?

“Da un racconto di Gianfranco Silecchia direttore sportivo di Fiat Rally. La partecipazione di quell’anno (fine anni ’70) al rally dei Mille Laghi in Finlandia non è prevista nel programma della squadra Fiat Rally. Non correre il “suo” rally è per Markku Alen una tragedia. Si giunge così a un compromesso. La Fiat mette a disposizione una 131 Abarth inviando in Finlandia il direttore sportivo Gianfranco Silecchia e, per l’assistenza, un furgone con due meccanici (Pisanelli e Innocenti). A tutto il resto deve provvedere lo stesso Alen. E così è stato. Risultato: vittoria assoluta di Markku Alen”.

“Particolare curioso. Per la prima volta le comunicazioni fra la 131 Abarth in gara e l’assistenza avvengono via telefono. I cellulari non esistono. La Nokia, tuttavia, sta perfezionando un sistema di radio mobili che consente di mettersi in contatto direttamente con un centralino telefonico il quale a sua volta inoltra le chiamate via cavo. La 131 Abarth da corsa e l’assistenza vengono così dotate di questi apparecchi, ma la “forza” di Markku Alen giunge addirittura a far mettere al centralino della zona interessata un’operatrice che parla italiano”.

Libri su Storie di Rally

la scheda

RALLY ’70: UNA STORIA TANTE STORIE

Autore: Emanuele Sanfront

Copertina: flessibile

Pagine: 351

Editore: Ephedis

Prezzo: 20 euro (spedizione 5 euro)

Peso: 898 grammi

ISBN: 978-8-8732559-2-5

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L’incredibile corsa: poesia di Matteo Losi sul MonteCarlo 1972

L’autore del libro L’incredibile corsa – una storia vera diventata leggenda, non è un ‘giornalista qualunque’ e i contenuti della sua opera sono un viaggio nei sogni di un appassionato.

Mattia Losi, giornalista professionista che lega la sua carriera al quotidiano “il Sole 24 Ore” racconta in forma romanzata, ma ben documentata, chilometro per chilometro, l’epica vittoria di Sandro Munari e Mario Mannucci, con la Lancia Fulvia HF, al Rally di Monte-Carlo del 1972. Un racconto emozionante che fa rivivere momenti indimenticabili per gli appassionati di questo sport.

Da sempre, Losi è tifoso di Munari-Mannucci, scritto tutto d’un fiato, come un nome solo con un trattino in mezzo che unisce invece di separare. L’autore, ogni qualvolta gli hanno chiesto di scrivere un libro, si è sempre rifiutato, dicendo che non è il suo lavoro.

Con L’incredibile corsa ha fatto un’eccezione: a Sandro e Mario non si può dire di no. E poi, tutto sommato, questo libro non l’ha scritto lui. L’autore è un bambino di dieci anni: cresciuto, e ormai vicino ai sessanta, ma con il cuore rimasto a quel lontano 28 gennaio del 1972.

Scrive Losi in L’incredibile corsa nel descrivere l’opera alla moglie di Mario Mannucci: “Ciao Ariella, la vittoria nel Rally di Montecarlo del 1972 non è stata solo un’impresa sportiva. Ha rappresentato il trionfo della volontà, della tenacia, del coraggio di non arrendersi quando tutto sembrava perduto. Ha ridato lavoro a centinaia di persone, costringendo la Fiat a riaprire le catene di montaggio della Fulvia“.

“Ha regalato a migliaia di appassionati momenti di gioia e dolore, esultanza e preoccupazioni, sorrisi e lacrime fino all’ultimo momento. Fino al traguardo. Nello scrivere “L’incredibile corsa” mi sono abbandonato alle emozioni. Ho chiuso gli occhi e sono salito sulla 14 con Sandro e Mario. Ho vissuto con loro le fatiche della gara, ho ascoltato le loro parole e i loro silenzi, ho condiviso il gelo del Burzet e il trionfo sul Turini”.

“Non ho scritto il solito libro di macchine: quella straordinaria impresa meritava molto di più. Così ho scritto ascoltando il cuore: perché anche chi non ha mai sentito parlare di rally si possa ritrovare, con le lacrime agli occhi, a leggere e rileggere una storia meravigliosa. A raccontarla ai propri figli e ai propri nipoti, perché nessuno la possa dimenticare”.

“L’ho fatto per Sandro e Mario, i campioni della mia vita. L’ho fatto per tutti gli uomini che hanno portato la Fulvia in cima al mondo. E l’ho fatto anche, con immenso affetto, sperando di regalare un lampo di felicità ai tuoi bellissimi occhi azzurri”. Un libro che tramanda alla memoria una bellissima storia.

Libri su Storie di Rally

la scheda

L’INCREDIBILE CORSA: UNA STORIA DIVENTATA LEGGENDA

Autore: Mattia Losi

Copertina: morbida

Pagine: 192

Immagini: 10 in bianco e nero

Formato: 14 x 21 centimetri

Editore: Ephedis

Prezzo: 23 euro

ISBN: 978-2-9561369-0-3

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Reparto Corse Lancia Fulvia Coupé HF: genesi di un mito

La storia della mitica Lancia Fulvia allestita presso il Reparto Corse Lancia, vista da dentro. Un libro da leggere tutto di un fiato con descrizioni tecniche, i resoconti delle gare, aneddoti vissuti dai protagonisti.

Reparto Corse Lancia: Fulvia Coupé HF: la genesi di un mito raccontata da un protagonista. Non un semplice libro, ma l’opera che mancava per raccontare con il cuore la storia del Reparto Corse Lancia, dei suoi uomini e delle sue auto. Un’opera fantastica, realizzata da una cosa editrice come Epehedis, non nuova ad operazioni di altassima qualità editoriale.

Il nome Lancia è anche legato alla storia della Targa Florio, fin dagli anni pionieristici, quando un Vincenzo Lancia partecipava alla corsa siciliana come pilota della Fiat. Con i tre successi consecutivi dal 1952 al 1954 la Lancia entrava di diritto nell’albo d’oro della Targa Florio.

Nel periodo iridato della gara siciliana più antica del mondo, prima con le Lancia Flaminia Sport Zagato e successivamente con le Lancia Fulvia e le Lancia Stratos il marchio torinese è sempre stato protagonista nelle sue classi, ma anche nei primi posti delle classiche assolute.

Dal 1972 il Reparto Corse Lancia è stato anche l’attore principale del neonato Rally Internazionale di Sicilia, divenuto nel 1978 proseguimento non solo ideale della Targa Florio e Fulvia e Stratos hanno firmato ben sette vittorie consecutive della gara.

Alla Targa Florio e alla Lancia è anche legata l’introduzione dei collegamenti radio tra box ed auto, indispensabili per una gara cosi lunga, quanto sviluppato in Sicilia grazie anche all’apporto del radioamatore palermitano Raffaele De Bonis, è stato poi utilizzato in una gara massacrante ed impegnativa come il Safari. Ma non solo.

Reparto Corse Lancia: genesi della Fulvia Coupé HF

E’ pertanto con piacere che presento questo libro, avendo il Reparto Corse Lancia contribuito a scrivere tante pagine entusiasmanti della storia della Targa Florio e del Rally di Sicilia. Reparto Corse Lancia, di Gianni Tonti ed Emanuele Sanfront, con la prefazione di Sandro Munari, racconta l’attività della mitica officina di Borgo San Paolo di Torino dal 1967 al 1974, quando direttore tecnico era lo stesso Gianni Tonti. È il periodo in cui l’arma vincente della Lancia è la Fulvia HF.

In questo magnifico libro sono descritti e riportati i dietro le quinte delle gare, i meccanici, la loro professionalità, l’attaccamento alla marca, alcuni divertenti aneddoti, le strategie di gara, la scaltrezza del direttore sportivo Cesare Fiorio, le scelte tecniche, l’attività di piloti e co-piloti. In sintesi la storia di come è nata ed è stata realizzata la Fulvia, comprese le sue evoluzioni molto particolari come la barchetta F&M Special… e molto altro ancora.

Di ogni mitica coupé da competizione, allestita presso il reparto sportivo della Casa torinese, Tonti ha redatto un quadernetto che riporta le modifiche, gli interventi, gli aggiornamenti e le gare cui ha partecipato, i piloti che l’hanno guidata e molte altre interessanti notizie. Il libro, di 300 pagine, riporta in appendice, le “note” di Tonti relative a 7 macchine, tra le quali la gloriosa “Fulvietta” numero 14 con cui Sandro Munari e Mario Mannucci hanno vinto il Rally di Monte-Carlo 1972.

La versione “Limited Edition”, rivolta ai fanatici che vogliono conoscere tutto, ma proprio tutto sulla Lancia, comprende anche un secondo volume di 204 pagine, che riporta tutti i quaderni ed i registri con la descrizione minuziosa delle 49 Fulvia HF da corsa preparate dal Reparto Corse Lancia.

Il progetto grafico tende a dare respiro e rilevanza ai contenuti presenti, siano essi testi o immagini, tramite una spaziosità elegante e mai invasiva che si riflette anche nella particolarità del formato di prestigio: 27 x 30 cm. Un libro “grande” e un grande libro, che dà modo al lettore di entrare in profondità nei racconti, nei viaggi e nelle situazioni raccontate con esperienza dagli autori.

Un’opera che può essere paragonata ad uno scrigno di ricordi ed emozioni per la prima volta svelate al grande pubblico. Con un design moderno, pulito, essenziale, progettato per mettere in risalto la parte emotiva, romantica e documentaristica delle molte fotografie inedite presenti.

Il libro Reparto Corse Lancia è disponibile, nella versione normale, al prezzo di 72 euro e in quella “Limited Edition” a 176 euro. Di quest’ultima edizione, con due volumi racchiusi in un cofanetto è prevista una tiratura limitata di duecento copie numerate con dediche personalizzate e autografate.

Libri su Storie di Rally

la scheda

FULVIA COUPE’ HF: LA GENESI DI UN MITO

Autori: Gianni Tonti, Emanuele Sanfront

Volumi: collana editoriale Reparto Corse Lancia

Copertina: rilegata con sovracopertina

Pagine: 300

Immagini: oltre 400 foto a colori e in bianco e nero

Formato: 28 x 31 centimetri

Editore: Ephedis

Prezzo: 130 euro

ISBN: 978-2-9546389-0-4

Luciano Trombotto a modo nostro: aneddoti by Ephedis

Luciano Trombotto – Lucky Rombo è un volume in cui aneddoti e ricordi vengono raccontati dagli amici di Luciano: storie di prima mano.

Gli auguri e le testimonianze raccolte in occasione dell’ottantesimo compleanno in un originale libro-dedica dal titolo “Luciano Trombotto – Lucky Rombo”, che gli innumerevoli amici ed ex colleghi hanno voluto omaggiare al pilota sanremese per i suoi ottant’anni.

Gli amici sono Luca Pazielli, Gianfranco Silecchia, Renato Ronco, Daniele Audetto, Carlo Cavicchi, Gian dell’Erba, Sergio Barbasio, Leo Pittoni, Maurizio Enrico, Francesco Bossola, Luca Cordero di Montezemolo, Michele Fenu, Piero Sodano, Ettore Tesio, Andrea e Paola Paganelli, Ninni Russo, Sandro Munari, Amilcare Ballestrieri, Bepi Zanchetti, Emanuele Sanfront, Bobo Cambiaghi, Gianfranco Capra, Maurizio Verini e Pier Giovanni Trossero. Tutti a raccontare Luciano Trombotto secondo loro.

A metà febbraio del 2016, Sotto la regia di Gianfranco Silecchia, uno dei direttori sportivi della squadra rally Fiat, da anni detto il “Governatore della Repubblica di Pinerolo”, e di Luca Pazielli, autore per anni con Renato Ronco, dei reportage sui rally sulle frequenze di TeleMontecarlo, il mondo dei rally degli anni Settanta si è ritrovato nelle solenni ed austere sale del Circolo Sociale per spegnere le Ottanta candeline sulla torta dedicata a Luciano Trombotto uno dei più autorevoli interpreti dei rally di quegli anni al volante dello spider Fiat 124.

Nessuno ha voluto mancare all’appuntamento. Gli anni passano, le fisionomie mutano ma è stato uno spettacolo vedere come si riconoscevano a prima vista eppure per molti , tanti davvero, era un’occasione che mancava da oltre trenta anni. C’erano proprio tutti: oltre a Silecchia e a Daniele Audetto, c’era Amilcare Ballestrieri, i fratelli Sergio e Silvio Maiga, Mauro Pregliasco, poi Maurizio Verini, Alcide Paganelli, Ninni Russo, Bobo Cambiaghi ed Emanuele Sanfront, Maurizio Ambrogetti, Francesco Bossola, Sandro Munari, Rossetti, Fulvio Bacchelli.

E poi ancora Maurizio Enrico, Ettore Tesio, Bepi Zanchetti, Riccardo Gatti, Mario Ferrero, Giorgio Vergnano, Tony Carello, Donatella Tominz, Pino Ceccato, Gianfranco Capra, Rudy Dalpozzo, Federico Ormezzano, Tony Fassina, Lucky Battistolli, Elio Doria, in rappresentanza di tutti i meccanici, Ariella Mannucci, che a questi appuntamenti non manca mai, Carlo Cavicchi, Michele Fenu, Fabrizio De Checchi.

Questo il contesto che ha svelato il libro edito dalla Ephedis di Paolo Borgogno: Luciano trombotto – Lucky Rombo, ormai praticamente introvabile, sia sul mercato dei libri nuovi sia su quello dei libri usati. Luciano Trombotto il meglio lo ha dato al volante ma era un personaggio eclettico basti pensare che la sua passione era la musica.

Cantava suonando la chitarra con il complesso, sempre pinerolese, “Santiano” e così era un grande animatore delle notti al Sestriere e durante il giorno delle piste di sci. Proprio una sera incontrò nella località sciistica, regno della famiglia Agnelli, l’Avvocato, Vittorio Gassman e il regista Luciano Salce. Fu innamoramento a prima vista… Trombotto si trovò catapultato nel cast del film “Slalom” come controfigura sciistica di Gassman.

Racconti di Luciano Trombotto, alias Lucky Rombo

Racconta Emanuele Sanfront, copilota di Bobo Cambiaghi e giornalista a Quattroruote: “Quell’edizione del Rally Monte-Carlo 1976 fu per me particolare. Avrei dovuto partecipare a fianco di Bobo Cambiaghi chiamato a sostituire Fulvio Bacchelli, ammalatosi pochi giorni prima del via. Però, il regolamento non permetteva di sostituire entrambi i componenti l’equipaggio. A Bobo, sulla Fiat 124 Abarth numero 5, fu affiancato Bruno Scabini, il navigatore di Fulvio e a me non rimase che il ruolo di “ricognitore” come già molte altre volte. Questa, con Luciano Trombotto ex pilota ufficiale Fiat”.

“Luciano capì il mio sconforto e, appena lasciato Monte-Carlo, lungo la salita verso la Turbie, mi rincuorò facendomi capire l’importanza del lavoro che stavamo per intraprendere. Così, in piena notte, per controllare se le note di Bobo fossero precise, stabilì di affrontare con decisione una prova speciale molto innevata. La salita e discesa di un colle. Luciano dimostrò subito di non aver perso lo smalto andando come un fulmine”.

“Io mi concentrai al massimo quasi fossimo in gara riuscendo a dare la giusta cadenza alle note. Poi dopo un dosso, nella lunga e ripida discesa verso fine prova, Luciano diede un’ulteriore dimostrazione di come guida un campione facendo scodinzolare il muletto Fiat 124 Abarth e danzando da una curva all’altra. Spettacolo! Grazie Luciano per aver saputo mitigare la mia delusione e per le emozioni che mi hai consentito di vivere. Fiero della tua amicizia e… ciao Bobo, ciao Bruno!”.

Trombotto iniziò la sua carriera corsaiola con degli amici, tra i quali Silecchia, nelle gimkane. Insieme fondarono la Pinerolo Corse con Gino Macaluso e Luca Cordero di Montezemolo. In quei tempi si disputavano i primi rally che andarono ad affiancare le gare di regolarità.

Non esistevano ancora classifiche di merito, nessuno sapeva in realtà chi fosse il più forte della nuova disciplina. Nel 1969, la Pinerolo Corse venne affiancata dalla Tre Gazzelle che era in fondo la Fiat ufficiale. Il suo debutto in gara avvenne con la moglie nell’autosciatoria su Fiat 850 Coupé e replicò al Monti Savonesi con un quinto posto assoluto. Poi, al Rally di Sardegna su Fiat 124 Berlina, che era la macchina da lavoro. Unici rinforzi: protezione per la coppa dell’olio e quattro gomme MS.

Quando lo incontravi, in situazioni ufficiali, amava raccontare un aneddoto in particolare: “Al Rally Medio Adriatico me la giocavo con Amilcare Ballestrieri per il successo quando, finita una prova speciale, all’inizio di un trasferimento Ballestrieri si sbraccia e mi fa capire che è rimasto senza benzina”.

“Io torno in senso inverso e avverto la direzione gara. Alla fine, vince Amilcare e io arrivo secondo. Avrei potuto vincere, ma per me la solidarietà fu un gesto naturale. Un giornale mi defini “Cavaliere Bianco” che era un bel titolo, ma ho sempre pensato che fosse una presa in giro. Amilcare era davvero senza benzina, non facemmo nessuna furbata”. Questi aneddotti e molti altri inediti sono raccolti nel libro Luciano Trombotto – Lucky Rombo.

Libri su Storie di Rally

la scheda

LUCIANO TROMBOTTO: LUCKY ROMBO

Autori: Autori Vari

Copertina: rigida

Pagine: 36

Immagini: a colori e in bianco e nero

Formato: 24 x 21 centimetri

Editore: Ephedis

Prezzo: 50 euro

Peso: 200 grammi

ISBN: 978-2-9546389-4-2