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La ‘mamma di Amos’ e quelle auto da rally tagliate

Raffaella Serra Comas e suo marito Erik, ex pilota Formula 1 oggi folgorato dai rally d’antan, atterrano in Kenya in pieno svolgimento della rievocazione storica della gara africana, il Safari Rally Classic, attraversano il parco assistenza e finiscono in un hotel che custodisce uno strano segreto relativamente ad alcune auto da rally

Atterro all’Aeroporto di Mombasa alle 6 della mattina del 6 dicembre dopo due notti senza chiudere occhio e subito mi dirigo con mio mio marito al Sarova Whitesands Resort di Bamburi, nord di Mombasa. Sarà il mio ventesimo viaggio in Kenya, amo questo Paese. Amo il suo clima a dicembre, o forse amo di più il ricordo di giorni lontani in una meravigliosa casa di Diani Beach che ha rappresentato per me rifugio, calore e bellezza… Ma questa è un’ altra storia. Qui parliamo di auto da rally.

Oggi calpesto questa terra con Erik (Comas, ndr) al mio fianco e realizzo che, anche se molto è cambiato nella mia vita, ritengo ancora questa Nazione un po’ casa. Al Sarova sta per partire l’ultima tappa dell’East African Safari Classic Rally 2019. Una casualità ci ha fatto atterrare a Mombasa in concomitanza di questo evento ed Erik, entusiasta, ha deciso di venire a salutare il copilota con cui affrontò questa competizione nel 2009 sulla sua Alpine A110 Safari, Ravi Soni.

Al tavolo al quale mi siedo pallida e sfinita per fare colazione si aggiunge uno dei pochi piloti che avevo già incontrato in un paio di occasioni, Eugenio Amos. Noto per la sua carriera nel GT, per avere prodotto la nuova versione della Lancia Delta Integrale, per aver disputato la Dakar e per la creazione dell’hashtag #makelanciagreatagain. Il trentaquattrenne varesotto è un ragazzo garbato, simpatico, empatico ed amato da molti.

Mentre Erik si perde in saluti a destra e a manca, io e lui parliamo della gara, delle sue impressioni e della sua famiglia. Decidiamo di recarci tutti insieme al parco chiuso per assistere alla partenza. Eugenio ci precede, io e mio marito un passo indietro barcolliamo per la stanchezza accumulata, quando un pilota svedese ci raggiunge sistemandosi la tuta.

Si rivolge a me soltanto senza presentarsi e aggiunge “ You can be proud of Eugenio”. Mio marito si mette in disparte, io lo fisso con lo sguardo interrogativo e poi rispondo “Sure, he is such a good guy”. La conversazione si ferma lì ed Erik, ottimista come sempre o semplicemente e fortunatamente ancora molto innamorato di me, sorride e accenna un: “Ti ha scambiata per la moglie”.

Eugenio Amos e Roberto Mometti al Safari Classic Rally
Eugenio Amos e Roberto Mometti al Safari Classic Rally

Angelo del mio cuore, penso io, la signora Amos ho letto essere una bella e giovane ragazza, molto glamour per mestiere e per nascita. Io ho passato tre quarti della mia esistenza a sudare per lo sport e l’ultimo quarto nel vano tentativo di diventare una vera amazzone. Certo, nel mezzo c’è stato il marketing, ma la conclusione è che tra tute da ginnastica e paglia fra i capelli, temo il mio stile nel vestire sia piuttosto basic e completamente disinteressato alle tendenze. Escludo pertanto lo scambio di persona pur sentendomi lusingata.

Al parco chiuso il sorriso contagioso di Philippe Kadouree si spalanca nel vedere Erik. Questo pilota è un ragazzo pieno di vita, amante dei social sui quali posta regolarmente le sue avventure e anche disavventure di gara. Il clima tra i partecipanti è quello di un gruppo di amici che hanno vissuto un’esperienza unica al mondo ed infatti unica lo è. Il Safari Classic Rally, discendente del Safari Rally che ebbe inizio nel 1953, si svolge ogni due anni, dura 9 giorni e attualmente tocca anche la Tanzania.

Guidare tra le giraffe è una delle esperienze che ti può accadere e ricordi di questo tipo restano indelebili nella mente, più del risultato agonistico. Delle ventiquattro prove speciali previste, alcune sono state cancellate a causa delle piogge, scese copiosamente, che hanno provocato fiumi di fango. Le variazioni climatiche dovrebbero forse fare riconsiderare la scelta della data del Safari Classic, in quanto gli ultimi anni hanno visto rovesci insolitamente abbondanti nel mese di novembre.

Delle venti auto iscritte, diciassette prendono la partenza per l’ultima giornata di prove speciali e, mentre sfilano davanti ai miei occhi, realizzo l’assoluto predominio numerico di Porsche. Ai bordi dell’ultima prova cammino avvolta nella polvere nel tentativo di distinguere le auto in gara. Quando la sabbia si dirada mi volto e mi trovo davanti un uomo sulla sessantina, alto magro, con un cappello a falda larga. Sta uscendo da una tenda. Sposto lo sguardo e scopro un plotone di camionette Tuthill. Solo allora comprendo di essere finita nel mezzo dell’“accampamento” del team inglese.

Stringo così la mano a Francis Tuthill, che racconta ad Erik della sua prima partecipazione al Safari Rally alla fine degli anni Settanta e poi il resto è storia nota: come preparatore non ha più saltato un’edizione. La sua organizzazione è una macchina da guerra collaudata e, manco a dirlo, davanti ai nostri occhi una sua Porsche si aggiudica la vittoria della prova e quella assoluta della corsa. Trattasi di Kris Rosenberger e Nicola Bleicher.

Sig Shami Kalra titolare di Omologato (al centro con la camicia azzurra)
Sig Shami Kalra titolare del marchio Omologato (al centro con la camicia azzurra)

I festeggiamenti sotto al palco del Sarova cominciano nel tardo pomeriggio e finiscono nella notte, dopo ore di cerimonia nella quale è Shami Kalra, patron del brand di orologi Omologato e cosponsor dell’ evento, a consegnare i trofei. L’indomani mi concedo una nuotata in piscina, mentre sul bordo mio marito, il Sig Kalra e sua moglie Flavia mi attendono per un drink. Uscendo dall’acqua e dirigendomi alla mia sdraio, il solito pilota svedese mi rincorre, si brucia i piedi sulla pietra incandescente del bordo piscina e fa un salto verso l’ombra del nostro ombrellone per cercare riparo.

Poi, mi guarda ed esordisce con un “Where is Eugenio?”. A questo punto non capisco di quale equivoco io sia vittima. Rispondo che Eugenio ha preso un volo per l’Italia in mattinata ed al suo sguardo interrogativo sbotto: “Mi scusi, ma perché mi chiede sempre di Eugenio? È un conoscente, ignoro i suoi spostamenti”. Incredulo e con la delicatezza degna dei pachiderma avvistati giorni prima nella Savana, mi risponde “Ma non sei la mamma di Eugenio?”.

Tra lo stupore di mio marito e gli occhi spalancati dei nostri nuovi amici, si fa l’ora di pranzo. Mentre con Shamy e Flavia si parla di Kenya, di orologi e di rally, la mia mente pensa solo alla dose di botox che è giunto il momento che mi inietti se vengo scambiata per la madre di qualcuno che ha soli dieci anni in meno di me. Ammesso che ciò basti.

Mentre la mia vanità ferita cerca di cicatrizzarsi, giunge l’autista che da tanti anni viene a recuperarmi ai miei arrivi in Kenya per portarmi a Diani. Penso immediatamente di chiedergli se mi trova invecchiata da marzo ma poi realizzo che, per una lauta mancia, potrebbe rispondere che sembro a sua nipote nel giorno della prima comunione e allora mi limito ad un abbraccio.

La spiaggia di Diani Beach – al confine con la Tanzania – mi accoglie bianca ed abbagliante come sempre. Mi aspettano quindici giorni di vacanza, mare, camminate e mi butto alle spalle la parola rally. Quella è sempre stata il mia oasi di pace ben prima di conoscere Erik, quando appena solo sentito parlare del Safari Rally. Non fate quella faccia perché se, per esempio, vi nomino Oleksandra Timoshenko e scopro che non sapete chi è, posso indignarmi anche io (cercate su Google) .

Erik Comas nella stanza segreta di George Barbour
Erik Comas nella stanza segreta di George Barbour

Nella villa-hotel sul mare scelta per noi dai nostri amici Lara e Gabriele che a Diani ci vivono sei mesi l’anno, troviamo un’atmosfera intima, un grande flamboyant cresciuto vicino ad un frangipani ed una scimmietta che mi guarda dal vetro della camera. Sì, la vacanza può iniziare. Alla scoperta di una terra che si prepara ad ospitare di nuovo il Safari Rally iridato, dopo diciassette anni di pausa dal Campionato del Mondo Rally.

L’indomani mio marito rientra dal suo allenamento in bici con gli amici italiani ed io gli consiglio di chiedere al personale dove riporre la mountainbike per la notte. Salim, servizievole come sempre, ci apre una stanza che definisce segreta confidando nella nostra discrezione. Un grande tavolo da bigliardo riempie la stanza, coppe, targhe e – cosa vedono i miei occhi – varie foto di una Ford Escort in azione al Safari Rally. Mio marito strabuzza gli occhi, io li alzo cielo e penso: “Ci risiamo: un giorno senza motorsport non mi è concesso”.

Salim si sbottona e ci racconta la storia di George Barbour, ex proprietario della villa, deceduto ottantenne da poco più di un anno. Trasferendosi in Kenya dall’Inghilterra con la famiglia in giovane età, proseguì nel Paese africano la sua carriere da rugbysta, che fu lunga e di successo. Solo quando si ritirò da questo sport le cui testimonianze fotografiche riempiono le pareti della sala bigliardo, si dedicò ai rally e prese parte al Safari nel 1978 e nel 1982.

Dopo un brutto incidente in gara si convinse di essere vittima della magia nera e fece letteralmente tagliare a metà tutte le sue auto. George, molto conosciuto in Kenya, combattè gli ultimi anni di vita perdendo la sua battaglia contro la malattia. Io ed Erik ascoltiamo questa storia seguendo la cronologia offerta dalle immagini appese ai muri. Ebbe una vita piena. Piena di partite, di vittorie, di battute di pesca, di amici, di figli…

Usciamo da quella stanza, la richiudiamo a chiave con lentezza e con il rispetto che si deve ad una vita eccezionale e ci guardiamo increduli per avere trovato anche qui delle… storie di rally. Erik osserva il mio volto pensieroso e come suo solito mi chiede: “Dove sei? Pensi a George o ripensi al pilota che ti ha scambiata per la madre di Amos?”. “Ma figurati se penso allo svedese, mica sono così permalosa”, rispondo piccata dirigendomi verso la nostra camera .

“E allora dove stai andando adesso?”. “A chiamare mio figlio Eugenio (Amos, ndr) per raccontargli questa storia” rispondo ridendo di gusto. Che Dio abbia in gloria il signor Barbour e benedica le donne che possiedono il prezioso il dono dell’autoironia.

Miki Biasion e quelle 17 fantastiche favole Mondiali

Miki Biasion e il periodo d’oro che lo avrebbe consegnato alla storia come il più grande rallista italiano di sempre. Un viaggio unico nella carriera di un grande campione. Un percorso che trova la sua massima elevazione nella stagione 1989, l’edizione numero 17 del massimo campionato di rally.

Miki Biasion e il periodo d’oro che lo avrebbe consegnato alla storia come il più grande rallista italiano di sempre. Il “nostro” Miki è uno dei migliori dieci rallisti di quella magnifica storia racchiusa in cinque lettere, rally: due volte campione del mondo, vincitore di 17 gare titolate, tra le quali spiccano le doppiette nel mitico Rally di MonteCarlo e, specialmente, le due consecutive nel leggendario Safari in Kenya.

Un viaggio unico nella carriera di un grande campione. Un percorso che trova la sua massima elevazione nella stagione 1989, l’edizione numero 17 del massimo campionato di rally. L’anno in cui ad aggiudicarsi il titolo piloti fu, per il secondo anno consecutivo, proprio il pilota italiano Miki Biasion. La stagione era composta da 13 rally, con alcune modifiche rispetto quella precedente.

Il WRC aveva lasciato il Nord America, eliminando l’Olympus Rally dal calendario gare e inserendo al suo posto il Rally di Australia. Un’anomalia nel calendario gare fu che, in quel 1989, il Rally di Svezia e il Rally di MonteCarlo sono stati spostati di date, con l’evento svedese ad inaugurare il Mondiale. Fu la seconda e ultima volta che il MonteCarlo non inaugurò la stagione fino al 2009.

Martini Lancia continuò a dominare lo sport per il terzo anno nel 1989, vincendo i primi sei rally in cui venivano assegnati i punti per il titolo Costruttori e alla fine conquistò il titolo con Miki Biasion e grazie al finlandese Markku Alen e al francese Bruno Saby, con il fondamentale suppirto del francese Didier Auriol, dello svedese Mikael Ericsson e del pilota argentino Jorge Recalde .

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17 FAVOLE MONDIALI

Autore: Miki Biasion

Copertina: morbida

Immagini: 85 a colori

Pagine: 128

Formato: 25 x 23,7 cm

Editore: Artioli

Prezzo: 30,00 euro

Peso: 630 grammi

ISBN: 978-8-8779217-0-3

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Il Safari Rally annuncia un nuovo parco assistenza

Il nuovo parco assistenza del Safari Rally sarà più vicino al centro di Naivasha presso il Kenya Wildlife Service Training Institute. Secondo il Ministero del Turismo del Kenya ciò avrà un effetto minimo sulla fauna selvatica e sull’ecosistema del parco nazionale. 

Il Safari Rally 2020, prova del Mondiale Rally, annuncia una nuova sede per il parco di assistenza della gara, che sarà più vicino al centro di Naivasha presso il Kenya Wildlife Service Training Institute. Secondo il Ministero del Turismo del Kenya ciò avrà un effetto minimo sulla fauna selvatica e sull’ecosistema del parco nazionale. 

Il segretario di gabinetto Ministero del Turismo ha dichiarato che parte dei fondi raccolti durante l’evento sarebbero stati utilizzati per cercare di salvare gli avvoltoi in via di estinzione nel parco e vari altri progetti ambientali. Il rally in Africa orientale sarà l’ottava prova del WRC 2020 e si disputerà dal 16 al 19 luglio. Il Safari Rally segnerà l’inizio della seconda metà della stagione 2020 dopo una breve pausa.

Gli sforzi per riportare il Safari Rally nel Campionato del Mondo hanno goduto del sostegno del Governo centrale del presidente Kenyatta, oltre che degli altri ministri che hanno partecipato all’evento candidato a luglio, durante il quale la gara è stata promossa nel calendario del Mondiale Rally.

80.000 sterline per la Porsche 911 replica di non si sa cosa

Nell’asta organizzata da RM Sotheby’s a Londra il 24 ottobre, sarà venduta una Porsche 911 2.7 Safari, dichiaratamente replica e omaggio all’edizione del 1979 della gara africana. Ma non si capisce cosa replichi, visto che in quel Safari 1979 c’erano solo due Porsche 924 Turbo e nessuna 911 2.7.

In un periodo in cui si fa la corsa a segnalare repliche d’autore, come ad esempio la replica della Lancia Delta HF Integrale del Rally di Sanremo 1989 che Miki Biasion si sta ricostruendo, a qualche genio deve essere venuto in mente di inventarsi una quantomai fantomatica Porsche 911 2.7 Safari (comunque bellissima) che andrà all’asta dichiaratamente come replica ad un prezzo che appare folle: circa 80.000 sterline.

Nell’asta organizzata da RM Sotheby’s a Londra il 24 ottobre 2019, la stessa in cui sarà battuto quel gioiello della Lancia Delta S4 che con Henri Toivinen debuttò al RAC 1985 (numero di telaio 202), sarà posta in vendita anche una Porsche molto speciale: si chiama appunto Porsche 911 2.7 Safari, e dichiaratamente è una replica (su telaio di una 911 del 1977) ed è anche “un omaggio all’edizione 1979 del Safari Rally”. Ma un omaggio di chi? E a chi? Perché nel 1979 di Porsche 911 2.7 al Safari Rally non se ne sono viste neppure per sbaglio.

Comunque, la sua carta d’identità dice: Porsche 911 2.7 Safari, numero di telaio 9117301316 e numero di motore 6379176. La base d’asta sarà appunto di circa 80.000 sterline. Ma qual è la storia di questa replica della gran turismo tedesca rallysta per vocazione? A cosa si ispira? Cosa ci dovrebbe tramandare? Quale dovrebbe essere il suo valore storico sportivo per giustificare un prezzo così elevato? Andiamo con ordine, perché a noi vien da (sor)ridere.

Il Safari Rally, originariamente noto come East Africa Coronation Safari, è un leggendario rally che si tiene ogni anno in Kenya. Con una distanza coperta di oltre 5.000 chilometri attraverso paesaggi aspri del deserto del Kenya, si trattava a metà anni Settanta di una gara impegnativa sia per l’equipaggio, sia per i team e sia per le macchine.

Un test che Porsche avrebbe dovuto affrontare più volte in quel mitico decennio del rallysmo. “Questa Porsche 911 2.7 Safari è stata costruita come omaggio all’edizione 1979 della gara”, dicono i venditori. Però, se si vanno a controllare le classifiche del Safari Rally del 1979 non si potrà non notare come due Porsche fossero presenti e si trattasse di due 924 Turbo (e non 911 2,7), entrambe ritirate e guidate da Jurgen Barth con Roland Kussmaul (targa LB-ZL 366) e Alex Janda e Helmut Ristl (targa WÜ-S 5548).

Il motore della replica Porsche 911 2.7 Safari
Il motore della replica Porsche 911 2.7 Safari

Ricrea fedelmente l’aspetto… Ma di quale Porsche?

Volendo e dovendo concedere il beneficio del dubbio, e prendendo in considerazione che potrebbe trattarsi di un errore di battitura, di un refuso o di qualunque altra diavoleria elettronica, si è portati a sperare che, almeno, nel 1977 (visto che il telaio è di quell’anno) a questo benedetto Safari Rally ci fosse almeno una Porsche 911 2,7, anche perché gli organizzatori dell’asta insistono nella presentazione scrivendo: “Ricrea fedelmente l’aspetto e le prestazioni di quella iconica Porsche”. Ma quale iconica Porsche, visto che in quell’edizione 1977 di Porsche non ce n’era neppure una?

Al contrario, chi ben conosce la storia del Safari Rally, ricorderà che di Porsche 911 in gara ce n’era più di una nell’edizione del 1978. Quell’anno, la numero 14 con livrea Martini salì sul secondo gradino del podio con Vic jr Preston e John Lyall, mentre Porsche 911 Martini, la numero 5, sfiorò il podio con Bjorn Waldegaard e Hans Thorszelius. Invece, la Porsche 911 Carrera di Bernard Dulcy fu costretta al ritiro per problemi meccanici.

In ogni caso, alla base del progetto c’è una Porsche 911 2.7 del 1977 senza ruggine. L’auto è stata accuratamente smontata e la vernice esistente è stata rimossa in modo da non interferire con il rivestimento anticorrosivo della fabbrica. È stato quindi sottoposto a circa 300 ore di lavoro per rinforzare il corpo e i punti di attacco della sospensione. Durante questo processo la struttura del corpo, comprese le porte, è stata ampiamente alleggerita.

In questa fase è stata installata anche una gabbia a 10 punti. L’interno di serie è stato completamente eliminato, con finestrini in policarbonato montati per ridurre ulteriormente il peso dell’auto da rally. Ogni pezzo di qualunque impianto è stato appositamente modificato o costruito da zero per alzare l’auto di ulteriori 12 centimetri.

Gli ammortizzatori anteriori e posteriori sono stati realizzati da uno specialista di Bilstein con tubi più spessi e rinforzati e una corsa più lunga per superare meglio gli ostacoli e avere una maggiore presa sulle strade sterrate e durante i salti. Questa Porsche 911 2.7 Safari è capace di correre anche sulle strade più difficili.

La replica Porsche 911 2.7 Safari in azione
La replica Porsche 911 2.7 Safari in azione

L’auto è alimentata da un motore modificato da 2,7 litri supportato da un cambio manuale 915 appositamente preparato con speciale kit frizione in alluminio da corsa. I carburatori sono Weber appositamente modificati. Uno speciale radiatore dell’olio motore è stato montato nella parte anteriore della Porsche.

Questa gran turismo tedesca pesa 960 chilogrammi a pieno carico e promette un’esperienza di guida esaltante. I venditori aggiungono: “Come le auto Safari originali, è dotata di fari Oscar, portapacchi realizzato su misura e progettato per incursioni da Safari equipaggiato con tamburo di benzina, ruota di scorta, piastre per uscire da fango e sabbia, pala e martinetto pneumatico che funziona con i gas di scarico per uscire da qualsiasi situazione”.

Difficile trovare una replica come questa, che replica una vettura che non era presente all’edizione a cui si fa riferimento e che, quindi, non si capisce cosa replichi. Pare piuttosto un bel prototipo moderno di una vettura d’epoca realizzata per le corse. Chissà, un portafoglio che potrà permettersi questo giochino ad 80.000 sterline, magari in Safari Rally ce la porterà davvero, prima o poi…

All’asta a 560.000 euro la 911 Carrera di Zasada e Waldegaard

Questa vettura è stata costruita appositamente per la Londra-Sydney Marathon del 1977 sulle specifiche di Sobislav Zasada e del suo copilota Wojciecj Schramm. Nel 2005 ha disputato anche il Safari Rally Classic con Bjorn Waldegaard. Ecco la Porsche che ha corso di più nella storia…

Va all’asta a 560.000 euro la 911 Carrera di Zasada e Waldegaard. A Chichester, Goodwood, il 14 settembre 2019 alle 11 la prestigiosa casa d’aste Bonhams batte a 560.000 euro la bellissima Porsche 911 Carrera 3.0 litri del 1976 passata tra le mani di Sobislav Zasada e Bjorn Waldegaard e che nel 1977 e nel 2004 disputò la Londra-Sydney Marathon e nel 2005 partecipò al Safari Classico. La vettura in questione, un pezzo unico, è registrata col numero TTO 327R e ha come telatio il 9117600881.

Questa vettura è stata costruita appositamente per la Londra-Sydney Marathon del 1977 sulle specifiche di Sobislav Zasada e del suo copilota Wojciecj Schramm. Da allora partecipò a numerosi altri rally e raid tra cui la Repco in Australia (1979), Australian Safari Rally (1985 e 1988), Targa Tasmania (1996), London Sydney Marathon (2004) e East African Classic Safari Rally (2005), oltre ad apparire in molti dei più prestigiosi eventi storici di sport motoristici.

Questa 911 Carrera, famosa perché è la 911 Carrera di Zasada e Waldegaard, ha in accompagnamento una storia illustrata dettagliata di 100 pagine, scritta dall’ex pilota Porsche e del vincitore della Le Mans, Jürgen Barth, che ha preparato e supportato l’auto nel periodo più importante. Il libro è una lettura essenziale per i potenziali acquirenti. Il numero di telaio “9117600881” fu prodotto all’inizio del 1976 e conservato in fabbrica fino al marzo 1977, quando fu consegnato direttamente a Sobislav Zasada per consentirgli di competere nella Londra-Sydney.

Copie della corrispondenza di supporto di Zasada e documenti della fabbrica Porsche sono archiviati (gli originali si trovano nell’archivio Porsche Factory). Con i suoi 30.000 chilometri, la London Sydney del 1977 fu il rally più lungo di tutti i tempi e uno dei più difficili di sempre.

Zasada e Schramm hanno patito una spietata concorrenza da parte di un Mercedes, con sei auto e un budget considerevole. Tuttavia, dalla Germania era in testa la Porsche e avrebbe guidato la gara fino a Singapore, scambiando più di una volta i posti con la Mercedes leader. Finì tredicesima dopo aver perso oltre tre ore bloccata nella sabbia in Australia. La vittoria andò alla Mercedes-Benz 280 SE di Cowan-Malkin-Broad.

La 911 Carrera al test Repco in Australia
La 911 Carrera al test Repco in Australia

Porsche Australia acquista la 911 Carrera da Zasada

Alla fine del rally, Porsche Australia ha acquistato l’auto da Zasada e l’ha affidata a Dean Rainsford che l’ha guidata nel Campionato Australiano Rally. La Carrera 2.7 di Dean è apparsa nella serie di carte da collezione Weetabix Rally Car, che ha contribuito a ispirare l’interesse dell’attuale proprietario David Cavanagh.

Nel 1978, la 911 Carrera fu convertita nella configurazione con guida a destra dall’ingegnere capo della Porsche Australia, Enzo Belluzo, come confermato dalla corrispondenza della fabbrica Porsche in archivio. La Porsche finì nella top-sei nella maggior parte dei round, stabilendo un numero di record e vinse il round dell’Australia occidentale.

Il suo successivo grande evento fu la prova di affidabilità Repco nell’agosto 1979, una maratona di 18.616 chilometri attorno all’Australia. La Carrera è stata inserita dalla Porsche per Rainsford e Edgar Herrmann, due volte vincitore dell’East African Safari Rally, e alla fine ha concluso al settimo posto assoluto. Dopo il Repco, l’auto fu venduta a Michael Stilwell. A questo punto aveva accumulato 57.450 chilometri di corse.

Nel 1985 la 911 Carrera fu posseduta per un breve periodo dal noto pilota e collezionista vittoriano Porsche Peter Lovett, prima di essere acquistata da Peter Glover, che ricostruì l’auto, prima di immetterla nel Wynn’s Safari Rally. Il motore è stato ricostruito da Porsche Australia a Melbourne, che ha fornito supporto tecnico.

Sfortunatamente, il quinto giorno, la Porsche fu costretta a ritirarsi mentre era in testa, per la rottura del braccio posteriore. Nel 1988 fu nuovamente ricostruita da Porsche Australia per un secondo tentativo all’Australian Safari, questa volta equipaggiata con la 953 Paris Dakar.

La Porsche 911 Carrera da mezzo milione di euro in Africa
La Porsche 911 Carrera da mezzo milione di euro in Africa

Passa nelle mani di Keith McIlroy per rally storici

Nel 1994, la 911 Carrera in questione fu acquistata da Keith McIlroy per rally storici e ricostruita nel 1995 e 1996. McIlroy partecipò alla Targa Tasmania e guidò comodamente la sua classe fino a quando un cavo di massa della bobina di accensione lo costrinse a perdere tempo. Tra il 1996 e il 2000 l’auto è stata esposta al Sydney Motor Museum.

Nel 2000 la 911 Carrera fu spedita nel Regno Unito e adattata alle specifiche FIA per correre con Francis Tuthill. Jürgen Barth ispezionò la vettura e confermò che si trattava di quella originale di Zasada alla Londra Sydney. In questo periodo il motore originale viene rimosso e messo da parte per il futuro restauro conservativo e al suo posto viene installata un’unità sostitutiva corretta per il periodo.

Nel 2002, Keith McIlroy è entrato con la Porsche nello storico Circuit of Ireland Rally, finendo quarto in classe. Successivamente, l’auto è stata immagazzinata presso Francis Tuthill, dove David Cavanagh l’ha vista per la prima volta alla fine del 2002. David acquistò l’auto nel febbraio 2004 in tempo per la Londra Sydney di quell’anno.

Nonostante la relativa mancanza di esperienza, David e il copilota Cath Woodman hanno concluso l’evento, vincendo la loro classe e battendo i team con “più esperienza, più abilità e preparazione più approfondita”. I ricordi di David di questa meravigliosa avventura sono archiviati.

Dopo l’evento, l’auto fu spedita a Perth, nell’Australia occidentale e ricostruita dagli specialisti Porsche K-Tec. Di ritorno nel Regno Unito, la Carrera è stata portata in mostra da Cavanagh e Barth allo Stoneleigh International Historic Motor Festival del 2005 e ha pianificato di partecipare al Safari Classico.

Il rally storico più duro e competitivo al mondo, il Safari 2005 è stato percorso per una distanza di 4.000 chilometri (2.000 competitivi) in Kenya e Tanzania, a partire dal 1 dicembre. Per questo evento la Carrera è stata guidata da David e dal quattro volte vincitore del Safari Bjorn Waldegaard, quest’ultimo tornato in Africa dopo tredici anni di distanza.

Ricostruita meccanicamente ancora una volta e dotata di nuovi sedili con specifiche FIA, la Carrera livrea Martini finì infine al settimo posto assoluto, a meno di un minuto dal quinto. A differenza di molte altre Porsche, la 911 Carrera mantenne le sue sospensioni e la sua tecnologia motoristica e fu la Porsche più veloce su molte PS.

Bjorn e David hanno ricevuto l’Henry Liddon Memorial Trophy. La Porsche Martini di Waldegaard divenne la macchina emblema di quel Safari e fu utilizzata per promuovere le successive edizioni dell’evento. Da allora, la 911 la Carrera ha girato al Goodwood Festival of Speed, al Eiffel Rally Party in Germania, e nel 2015 è stata portata in Polonia per incontrare il suo copilota originale, Wojciecj Schramm.

Nello stesso anno l’auto è stata esposta nel video di anteprima di Goodwood Festival of Speed ​​ed è stata ospite speciale del Rally Legends Austria. La Carrera fu successivamente invitata al Museo Porsche di Gmund, dove ha incontrato Ernst Piech, nipote di Ferdinand Porsche, e il proprietario dell’auto ha avuto il privilegio di guidare con lui intorno al lago Matsee.