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Mezzo milione per la Lancia Delta Integrale di Didier Auriol

Nonostante fosse uno dei principali piloti della squadra ufficiale, per il 1991 Auriol passò al team Jolly Club e corse con la Lancia Delta Integrale 16V con telaio ZLA831AB000539503 e targa TO 55236R. Dopo aver servito fedelmente la squadra torinese per quattro anni, Auriol si trasferì alla Toyota per il 1993 e l’anno successivo si assicurò il suo unico Campionato del Mondo Rally con il Costruttore giapponese.

Tra il 1987 e il 1992, la Lancia Delta Integrale ha dominato in lungo e in largo nei rally, vincendone 46 nel Campionato del Mondo e aggiudicandosi ben 6 campionati Costruttori consecutivi. Ma per consentire all’auto da rally di restare in testa alla classifica del WRC, l’auto stradale doveva subire diversi aggiornamenti. Aggiornamenti che derivavano dalla grande esperienza Lancia nei rally.

Dalla metà degli anni Sessanta fino all’inizio degli anni Novanta, Lancia è stata una forza importante nei rally internazionali, vincendo il Campionato del Mondo Rally Marche undici volte tra il 1972 e il 1992, comprese le sei vittorie consecutive a partire dal 1987. Nello stesso periodo, i piloti Lancia hanno vinto quattordici volte il Campionato Europeo Rally e quattro volte il Campionato del Mondo Piloti (istituito solo nel 1978). I modelli utilizzati – Fulvia HF, Stratos, Rally 037 e la famiglia Delta (S4, HF e Integrale) – sono tra le auto da rally di maggior successo di tutti i tempi (leggi il nostro articolo dedicato alle 5 Lancia più amate della storia).

Dopo aver sperimentato un sistema che combinava un compressore convenzionale (Volumex) e un turbo sulla Delta S4, Lancia ha optato per la sola turbina per le Delta HF e Integrale 16V. Già auto eccellente grazie alle sue sospensioni, l’HF è salita al top della categoria con l’introduzione di una trasmissione a quattro ruote motrici all’avanguardia che includeva giunti viscosi Ferguson e un differenziale Torsen.

Contrassegnata come Delta HF 4WD al momento della sua introduzione, sul finire del 1986, il modello mantenne inizialmente il Volumex prima di passare a un semplice turbo quando fu trasformata in Integrale nel 1987. La Lancia Delta Integrale si dimostrò un’auto da rally estremamente veloce e potente e vinse i Campionati del Mondo 1987 e 1988, pur essendo un’autovettura a tre o a cinque porte estremamente pratica per la famiglia. Le prestazioni dell’Integrale furono ulteriormente potenziate dall’introduzione di una testata a 16 valvole per il motore a quattro cilindri da 2 litri nel 1989. Questa modifica portò ad un aumento della potenza massima, a 220 CV, e della velocità massima, 220 km/h.

La Lancia Delta Integrale 16V di cui parliamo (che telaio numero ZLA831AB000539503) è stata targata TO 55236R a Torino, in Italia, il 15 maggio 1991. Il primo proprietario registrato nel libretto originale è Fiat Auto SpA. L’auto era in uso al team semi ufficiale Jolly Club con la livrea della compagnia petrolifera belga FINA, con l’equipaggio composto dal pilota Didier Auriol e dal navigatore Bernard Occelli.

Nonostante fosse uno dei principali piloti della squadra ufficiale, per il 1991 Auriol passò al team satellite di Fiat, Jolly Club, dell’indimenticato Roberto Angiolini. Dopo aver servito fedelmente la squadra torinese per quattro anni, Auriol si trasferì in Toyota per il 1993 e l’anno successivo si assicurò il suo unico Campionato del Mondo Rally in carriera con il Costruttore giapponese.

Interni Lancia Delta Integrale 16V, foto Archivio Bonhams
Interni Lancia Delta Integrale 16V, foto Archivio Bonhams

La prima uscita per la targa TO 55236R è stata il Rally dell’Acropoli del 1991 – in Grecia – con il numero 6. In quell’occasione a vincere la gara fu la Martini Integrale 16V di Kankkunen-Pironen. La Toyota Celica di Sainz-Moya si piazzò seconda, con la Martini Integrale 16V di Biasion-Siviero terza. In quella gara, la lancia Delta Integrale 16V dimostrò subito la sua potenza. Nel 1992, la Delta targata TO 55236R fu portata al Rally Eifel da Holzer-Seiter, ma l’equipaggio si ritirò a causa di un problema con il turbocompressore.

Le uniche altre uscite in gara sono state l’International Rallye Castrol Gemer Dobšinà del 1994 in Slovacchia (Drotár-Bánoci) e il Rally di San Marino 1994 (Bubu-Kerék). Secondo il libretto, l’auto, è passata di mano nel 2004, diventando di proprietà di un concessionario Lancia di Padova, Bieffecar, che l’ha conservata fino al 2008, quando è stata nuovamente venduta in Padova. Un altro concessionario di automobili, questa volta concessionario Toyota, è stato proprietario dell’Integrale dal 2011 fino al 2018. Poi è stata acquistata dall’attuale proprietario. Questa Lancia Delta Integrale ha avuto solo quattro proprietari da quando fu venduta dalla Fiat.

L’auto è stata riportata al suo antico splendore con una riverniciatura bianca (originale), mentre la livrea FINA è stata applicata dalla stessa azienda che ha aerografato le vetture originali, Pubblimais di Torino. Gli interni sembrano originali e i sedili sono quelli da corsa di Auriol e Occelli. Il motore è stato revisionato da un meccanico Abarth in pensione nel 2019.

Secondo il venditore, pochissime auto rimangono in tale configurazione originale. A seguito di questi lavori, la vettura ha avuto solo due uscite: il Rally della Lana nel 2019 e il Rally Città di Torino nel 2020. La vettura è in vendita con un set di cerchi e l’importantissimo libretto originali. La Delta Integrale in questione ha un valore compreso tra un minimo di 380.000 e un massimo di 480.000 euro.

Rally Catalunya 1998: la grande rivincita di Didier Auriol

Dopo una serie di gare segnate da montagne di problemi, la Toyota Corolla WRC di Auriol finalmente ha smesso di fare le bizze al Rally Catalunya e Didier ha firmato con autorità il rally catalano. E questo è capitato subito dopo che la Toyota, all’ultimo momento, gli aveva preferito Freddy Loix per lo status di seconda vettura accreditata a portare i punti per il titolo Costruttori…

Alla viglia del Rally Catalunya 1998, a credere in Didier Auriol oramai erano rimasti davvero in pochi, ed il super Rally d’Australia, disputato nell’autunno precedente, non era bastato a risollevare le sue azioni. Una delle tante stelle cadenti con una parabola sempre più verticale. Ed ogni piccola rottura che la sua Corolla WRC accusava, sembrava estrapolata dall’enciclopedia delle scuse.

L’ultima botta è venuta dopo il Portogallo quando, per l’appuntamento spagnolo, gli è stato preferito Freddy Loix per portare punti alla Toyota nel Campionato del Mondo Rally Costruttori, una sorta di ufficializzazione del fatto che neanche a Colonia (un po’ affrettatamente…) credevano più in lui. Una decisione che alla luce dei fatti Didier ha accettato senza piagnistei, anche se l’aver appreso la notizia dai giornali, e non direttamente dalla squadra, è stato un boccone difficile da inghiottire.

La risposta dell’asso di Millau è stata quella di un vero purosangue: una gara tutta d’attacco dove ha saputo dosare saggiamente i rischi e le performance. Il suo è stato un vero dominio. Strappata la leadership al rientrante Bruno Thiry sulla seconda speciale, non ha più lasciato la testa sino al podio di Lloret, ed a nulla sono valsi gli assalti di uno scatenato Freddy Loix che è solo riuscito a contenere il ritardo al disotto del minuto.

Un podio monopolizzato dalla Toyota, con assente il solo Carlos Sainz, che per il cedimento di una ruota è uscito dalla zona calda quando si stava battendo per la terza posizione. La berlinetta made in Colonia è parsa una perfetta interprete dei fondi asfaltati, agile e decisamente meno nervosa che in passato, accettando sia le ampie traiettorie ed i rischi “puliti” di Loix che gli aperti accenni di dérapage del francese, grande artista della guida rabbiosa alla corda.

L’unica vettura in grado di mantenere il passo della Corolla WRC è stata la Mitsubishi Lancer WRC, che nella debuttante versione Evo 5, ha portato Tommi Makinen sul podio e Burns in quarta posizione. L’inglese, autore di una partenza favolosa, ha saputo mantenere un ritmo molto elevato per tutta la gara, limando dalla seconda tappa in avanti tutti i rischi superflui; la sua interpretazione del nuovo set-up della Lancer è stata perfetta, con la macchina in costante, ma fluido e appena abbozzato sovrasterzo.

Diversamente da Richard Burns, almeno all’inizio Makinen ha faticato a trovare il feeling con la nuova Mitsubishi, lasciando sul terreno qualche secondo di troppo che forse gli è costato un gradino in più sul podio. Disfatta totale invece sui fronti Subaru e Ford. La prima ha dovuto fare i conti con una cronica mancanza di trazione delle Impreza, che ha messo alle corde Colin McRae e Piero Liatti. Un problema che per ammissione stessa della Pirelli ha parziale risposta nell’insoddisfacente rendimento dei pneumatici.

Ma vista l’entità dell’handicap sembra una forzatura attribuirne l’intera responsabilità al fattore gomme. Inoltre lo sviluppo Pirelli (concentrato sul solo team Subaru) deve fare i conti con il ridotto programma di test pregara della Prodrive. A rendere più fosche le tinte di questo scuro quadro i problemi che hanno rallentato Piero e che hanno fermato Colin.

Altrettanto disastroso in termini di classifica finale il bilancio della Ford: Juha Kankkunen è sempre rimasto fuori da ogni bagarre ed il suo ritiro non ha segnato la classifica. Lo stesso non si può dire per Thiry, autore di ottime performance soprattutto sulle prove a nord di Lloret, ma abbandonato dal suo propulsore in vista della dirittura finale.

Didier Auriol e la storia di una MG Metro 6R4 speciale

Per la RED arrivò un bel contratto triennale con Austin Rover per prendere in carico nel 1986 Didier Auriol nel Campionato Francese, Willie Rutherford nel Campionato Inglese e David Llewellin ed Henri Toivonen nel nel British Open. Il tutto, ovviamente, con la Metro 6R4.

Nel 1984-1985, la Austin Rover France si avvicinò a John Davenport per portare un’auto nel Campionato Francese Rally, con Didier Auriol. Viene fatta una gara d’appalto con team privati ​​e la Rally Engineering Development (RED) con sede a Widnes, vicino a Liverpool, è interessata.

Fondata nel 1979, nel 1984 questa squadra era composta da ventidue persone guidate da Peter Cattanach e si distingueva in particolare per i buoni risultati con le Ford. L’offerta che ha poi fece fu accettata, e ne seguì un contratto triennale con Austin Rover per prendere in carico nel 1986 Didier Auriol nel Campionato Francese, Willie Rutherford nel Campionato Inglese e David Llewellin ed Henri Toivonen nel British Open. Il team inglese e il pilota francese non si conoscono, ma manterranno ottimi rapporti.

Intanto, RED sta preparando un’auto per il Campionato francese del 1986, trasformando una Clubman omologata secondo le specifiche di fabbrica con parti fornite dal reparto corse di Austin Rover. Il 19 novembre 1985 viene immatricolata con targa C206 JMB, come testimonia l’originale “Documento di immatricolazione del veicolo”, a nome RED.

La stagione inizia lentamente con due ritiri (pompa dell’olio, poi distributore), ma poi vive sullo scontro mozzafiato tra la Metro 33 Export di Didier Auriol e del copilota Bernard Occelli, e la Renault 5 Maxi di François Chatriot. I due piloti totalizzano a fine stagione lo stesso numero di punti, 119, ma Auriol ha ottenuto cinque vittorie, contro le quattro del pilota Renault. È quindi Auriol a vincere il titolo!

All’inizio della stagione, Didier Auriol lamenta la guida a destra della vettura, prima della fine dell’anno e come si vede dalle foto scattate alla vettura durante il Rally du Var di novembre, l’auto viene convertita alla guida a sinistra. Questo spiega perché il cruscotto è davanti al navigatore con un grande contagiri rivolto verso il pilota, mentre i comandi principali sono uniti sulla consolle centrale. La caratteristica unica di questa vettura!

Nonostante il gruppo B sia stato fermato, Auriol ha deciso di rimanere con la RED e ha fatto le stagioni 1987 e 1988 con il team inglese e una Ford Sierra Cosworth, vincendo nuovamente il Campionato Francese Rally. E la Metro? Obsoleta dopo la stagione 1986, viene conservata.

Notata dal capo della California Automobiles, importante commerciante di Cannes, arriva in Francia nel 1988, con tanto di attestato doganale francese datato 20 settembre 1988. Da lì, viene venduta nel 1989 a Michel Hommell e immediatamente entra a far parte del museo. Didier Auriol era particolarmente legato a questa vettura.

Brivido Lancia al Sanremo 1990: Biasion si ritira e Sainz è nei guai

L’incidente che ha rivoluzionato la classifica ha una logica ben precisa: Carlos Sainz, primo con la sua Toyota, a un passo dalla conquista del titolo Piloti, è arrivato alla famosa curva scivolando sulla ghiaia e cappottando. Alcuni spettatori si sono avvicinati alla Toyota per rimetterla in strada, sul percorso sono rimasti alcuni rottami.

È il 18 ottobre del 1990 e si corre un Rally di Sanremo da brivido, prova di Campionato del Mondo, che non è seconda neppure al Portogallo come attrazione di pubblico nelle mitiche prove speciali che hanno scritto le più belle pagine della storia dell’odierno WRC. Una curva a destra, con una spolverata di ghiaia che la rende ancora più insidiosa. In quel punto, nell’ultima prova speciale della quarta tappa del Rally di Sanremo, la Toyota del capo-classifica Sainz è finita con le ruote per aria e la Lancia di Biasion è andata a sbattere con il posteriore contro un albero.

Il risultato è che il rally, valido per il Mondiale, ha visto il pilota italiano ritirarsi e quello spagnolo perdere due posizioni e scendere al terzo posto. Prima dell’ultima tappa, che si è corsa di notte, comandava la Lancia con Auriol leader, Kankkunen inseguiva a sedici secondi. Ma dopo tutti i colpi di scena di questa edizione la scuderia italiana non è partita con la certezza di vincere.

L’incidente che ha rivoluzionato la classifica ha una logica ben precisa: Sainz, primo con la sua Toyota, a un passo dalla conquista del titolo Piloti, è arrivato alla famosa curva scivolando sulla ghiaia e cappottando. Alcuni spettatori si sono avvicinati alla Toyota per rimetterla in strada, sul percorso sono rimasti alcuni rottami.

Nel frattempo è arrivato anche Kankkunen, che ha rallentato per evitare la macchina, e poco dopo ha cercato di fare lo stesso anche Biasion, che però si è distratto un attimo di troppo: la sua Lancia è uscita così di strada, andando a finire contro un albero. Il pilota italiano, già vincitore delle ultime edizioni del Rally di Sanremo, è stato costretto al ritiro, mentre Sainz ha perso più di due minuti.

Nella quinta ed ultima tappa gli equipaggi hanno corso otto prove speciali su asfalto per complessivi 178,750 chilometri. Prima del via si è parlato di una tattica di squadra per portare in testa Kankkunen, ancora in corsa per il titolo Piloti. Però, alla Lancia serve una sola vittoria per conquistare almeno il Mondiale Marche, e Kankkunen e Auriol decidono di dargliela con una bellissima doppietta di Lancia Delta Integrale 16V (targa “TO 56251P” per Auriol che vince e “TO 56250P” per Kankkunen che è secondo a quarantacinque secondi).

Terzo è Carlos Sainz con la Toyota Celica GT-4 (ST165) targata K-AM 5803 che però è ad un minuto dal secondo e a un minuto e quarantacinque dal primo. Ancora Lancia Delta Integrale 16V, ma Jolly Club, in quarta e quinta posizione assoluta con i velocissimi Dario Cerrato e Giuseppe Cerri (targa TO 23905P) e Piero Liatti con Luciano Tedeschini (TO 86305M).

Didier Auriol e la corsa al titolo del WRC 1994 finita al RAC

Si aggiudica il WRC, ma non per la prestazione nella gara che gli consegna la corona iridata. Didier Auriol diventa il primo francese a vincere il Mondiale Rally grazie ai buoni risultati della stagione. Grazie alla regolarità e alla costanza di piazzamento: Corsica, Argentina e Sanremo vengono ricordate con più affetto rispetto al momento in cui il trentaseienne francese ha saputo di essere il primo francese a reclamare la corona iridata.

Molto prima che i due Sebastien, Loeb e Ogier, dominino il WRC, il collega francese Didier Auriol è un pilota importante del WRC. Nel dicembre del 1994, poco dopo aver prevalso con uno scatto titanico su Carlos Sainz, per vincere il suo primo titolo mondiale, è stanco e provato. Ma sta in piedi grazie a tutta l’adrenalina che questa gara gli ha regalato.

Didier Auriol ha appena finito il Network Q RAC Rally (ultima prova del WRC 1994) come un’altra gara del suo programma, preferendo non pensare a ciò che era in gioco in quella gara conclusiva del WRC 1994. “Ok – dice prima dell’inizio della gara –. Sono un po’ nervoso, ma non più di qualsiasi altro rally. È stato davvero importante ma non è la fine del mondo”.

Viene da pensare che il trentaseienne francese abbia perso la testa, poiché i successivi quattro giorni (successivi da quella dichiarazione) decidono il Mondiale Rally Piloti. Didier Auriol arriva al via della gara britannica con un vantaggio di 11 punti nella classica generale del WRC su Carlos Sainz, ma il ricordo del 1992 è ancora ancora vivo nella mente di tutti.

Auriol arriva al RAC Rally dopo sei rally iridati vinti, solo per vedere diventare realtà il suo sogno: essere il primo campione del mondo rally francese. Il primo che fa a brandelli Lancia nella foresta di Kielder. “Tutto ciò che posso fare è guidare al mio meglio e sperare in un po’ più di fortuna del normale in questa gara”, ripeteva.

“Non penso che ci sia una pressione in più perché il titolo è in gioco. Forse un po’ più del normale, ma non c’è molto di cui preoccuparsi. Nella mia testa non c’è nulla di diverso, ma suppongo che sia più importante per Toyota che io vinca il titolo”. Se non altro, questo atteggiamento probabilmente ha aiutato Auriol a rimanere sano durante i primi due giorni della manifestazione.

Un raro errore sul quaderno del copilota Bernard Occelli gli fa partire la Toyota a Chatsworth nel giorno di apertura. Poi ci sono un errore a Hamsterley e i problemi al turbo a Kershope. Solo martedì le cose si mettono per il verso giusto e la la scalata di Auriol lo porta al sesto posto, che diventa vittoria iridata con il ritiro di Sainz.

“So che avrei potuto guidare meglio in questa stagione”, confessa a poi a WRC incassato Didier Auriol. “Sono partito a MonteCarlo all’inizio dell’anno. Ma poi ricordo anche che, due anni fa, ero il miglior pilota, il più veloce dell’anno e tuttavia non ho vinto il titolo. Il titolo non è la cosa più importante. La cosa più importante è essere uno dei migliori piloti del mondo”.

Nel 1992 inizia il cambiamento di Didier Auriol

La rincorsa al titolo del 1992 finisce in lacrime, ma Auriol ammette che l’esperienza è importante, serve a cambiarlo e a modificare il suo atteggiamento nei confronti della vita: “Ci sono molte cose che mi hanno cambiato negli ultimi anni. Sono più rilassato nella mia vita e questo si riflette nel modo in cui guido. Ok, ci provo a vincere, è normale, ma cerco solo di guidare al meglio”.

La perdita di suo padre, tre anni prima ha contribuito al cambiamento di Auriol: “Se vinco il titolo o no, non importa più della vita stessa. Il pessimo Rally di MonteCarlo, tuttavia, è una brutta partenza della mia stagione. Un vantaggio sostanziale distrutto in un attimo. Ancora non capisco davvero cosa sia successo”, ammette.

“Non andavo troppo veloce, quando ho frenato per la curva. Ma la vettura ha iniziato a sottosterzare. Ho sollevato l’acceleratore e nulla è cambiato, quindi ho accelerato di nuovo per fare partire la parte posteriore della macchina, ma la ruota si è infilata nella neve e ha trascinato anche la parte anteriore dell’auto”.

Auriol ammette che probabilmente, alla base di tutto, c’è un suo errore, causato dalla mancanza di esperienza con il controllo della trazione di Toyota, che da allora non usa più. “A volte lo attivo all’inizio di un PS o su un lungo rettilineo, ma normalmente lo lascio disattivo. Da allora abbiamo cambiato il sistema in modo che funzioni solo quando le ruote sono dritte. Continuo a non sentirmi davvero al sicuro in quanto ci sono alcune reazioni che non capisco. Penso che sia un po’ più veloce con il controllo attivato, ma non mi sento sicuro”.

In realtà, quindi, la stagione di Didier inizia in Portogallo (prova 2 di 10) ma, mentre centra il secondo posto il compagno di squadra Juha Kankkunen, una prestazione deludente sulle PS di asfalto della giornata di apertura lo lascia dietro. “Non riuscivo a capire cosa stesse succedendo. Ho provato a guidare veloce ma i tempi non c’erano”, spiega ancora Didier Auriol su quel WRC 1994.

“Avevamo provato lì prima della manifestazione, ma solo sulla terra perché c’era neve sull’asfalto. Abbiamo deciso di utilizzare le impostazioni MonteCarlo per l’asfalto. Lì avevo un altro differenziale centrale, ma ho dimenticato che le strade erano più abrasive rispetto al Portogallo, ed è stato solo in seguito che ho capito l’errore che commesso in un rally che mi piaceva”.

Didier Auriol
Didier Auriol

Il francese recrimina un amaro Safari Rally

Auriol è un pilota freddo e analitico e le sue abilità vengono testate al massimo durante la sua prima visita al Safari Rally. Il suo primo compito è quello di superare la paura delle forature, il secondo è quello di trovare il giusto ritmo per sopravvivere in quello che è il più tatticamente cruciale di tutti i rally del Mondiale.

“Non conoscevo affatto questo rally e non ne avevo voglia. Ho rotto un ammortizzatore, che normalmente non è un problema, ma in questa occasione è diventato un dramma. L’assistenza era a due chilometri di distanza e ho chiesto alla radio cosa avrei dovuto fare. Devo fermarmi e aspettare aiuto o andare avanti?”.

“Mi dissero di fare quello che volevo, ma non sapevo cosa volevo. Continuammo e si ruppero un sacco di altre cose. Avrei preferito che qualcuno mi avesse detto di fermarmi, cosa che abbiamo fatto in seguito una volta saputo che era la cosa giusta da fare, perché penso che avremmo potuto vincere quel Safari, al nostro primo tentativo. È stata una bella esperienza. I primi tre giorni non mi sono piaciuti, perché non ho capito il rally. Successivamente mi sono divertito e vorrei correrci di nuovo”.

Fortunatamente, Auriol impiega un approccio calmo alla vita perché, dopo tre rally del Campionato del Mondo, il titolo sembra probabile. Ammette di aver pensato che non avrebbe avuto altre possibilità, prima di partire per la Corsica a maggio. Lì, tuttavia, dopo una bella battaglia con Sainz, risolta solo nell’ultima mattinata, Auriol rivendica la sua prima vittoria dal MonteCarlo del 1993 e improvvisamente si ritrova a guidare la corsa al titolo.

“Mi è piaciuto molto quel rally, ma all’inizio dell’ultima mattina non eravamo messi bene”, ricorda il francese. “Ho detto a Bernard: dobbiamo provare a fare qualcosa di speciale, ma non ero molto sicuro della macchina. Abbiamo iniziato la lunga tappa provandoci davvero e ho visto che, a metà tappa, ero il più veloce. Ma le gomme erano completamente consumate, e sapevo che potevo solo sperare che Carlos avesse lo stesso problema. Abbiamo perso molto tempo con Juha, ma Carlos aveva quel problema e abbiamo continuato a vincere”.

Il WRC in Argentina porta bene a Didier Auriol

Il duello si trasferisce, dunque, in Argentina (gara numero 6, dopo la Grecia, vinta da Sainz), dove Auriol trionfa di nuovo, questa volta di soli sei secondi. “È sempre stato molto vicino”, ricorda Auriol riferendosi al rivale. “Entrambi abbiamo guidato bene ed è stata una rissa continua”. Nuovo scontro in Finlandia (ottava prova), con Auriol che passa in vantaggio, battendo Sainz per il secondo posto, e conquistando il secondo titolo Costruttori di Toyota.

Poi ancora emozioni nelle fasi finali del Sanremo. Sainz ha cercato la vittoria fino a quando Auriol non è riemerso prepotentemente. “Ero davvero malato quella mattina e, quindi, ho guidato sperando di raggiungere Carlos e solo dopo decidere cosa fare”, dice Auriol. “Ho guidato molto bene la prima parte, ma presto mi sono stancato, troppo per guidare più a fondo. Era tutto ciò che potevo fare per rimanere sulla strada”.

“Non ho preso tanto da Carlos come pensavo, ma potevo raggiungerlo in ogni PS e questo mi ha dato un motivo per continuare a provare fino a quando non siamo riusciti a superarlo aggiudicandoci il rally”. Auriol gioca sempre un po’ di riserva in determinate occasioni. Guida al 100% e oltre se la vittoria è in vista, ma insiste sul fatto che preferisce iniziare un po’ più lentamente, per vedere cosa è possibile fare e poi regolare il suo ritmo di conseguenza. È una tattica che ha portato a Juha Kankkunen quattro titoli iridati, quindi Auriol ha chiaramente puntato su qualcosa di più.

“Cerco di guidare in sicurezza, ma a volte guido anche male. Provo a vedere cosa sta succedendo prima di impegnarmi ma, se riesco a vincere, sento che il mio stile cambia sia in macchina che in testa. All’inizio devo capire la macchina. Sai che ogni macchina è diversa, anche se le specifiche dovrebbero essere le stesse. Tutte le macchine impiegano un po’ di tempo per sistemarsi e quindi devi adattarti a loro e guidare un po’ diversamente”.

La Toyota ha debuttato con una nuova Celica in questa stagione ma, finora, solo Kankkunen ci ha gareggiato. Didier Auriol si è attaccato alla vecchia macchina, quella che conosce, poiché le complessità della nuova macchina si sono dimostrate difficili da domare. “L’anno prossimo guideremo solo la nuova auto, ma per ora ho scelto di guidare la vecchia”, spiega. “Penso che la nuova sarà più veloce, ma penso che sia più importante avere una macchina forte che una veloce, soprattutto per il RAC, dove non ho avuto bisogno di vincere il rally per vincere il Mondiale WRC”.

“Saremo impegnati durante l’inverno, ma non so se avremo abbastanza tempo per fare tutto ciò che vogliamo prima di MonteCarlo”. Una delle grandi incognite per il 1995 è come funzioneranno le nuove norme sugli pneumatici e sulle assistenze. Le gomme slick sono vietate e le opportunità di manutenzione ridotte. Auriol sa che anche il suo stile di guida dovrà cambiare.

“Dovremo preservare le nostre gomme così tanto che non saremo in grado di guidare come prima. Non penso che le gare saranno così interessanti, dato che dovremo guidare così attentamente per non rompere nulla. Penso che sia una decisione sbagliata, ma forse non è un problema per i giovani piloti. Al momento i rally sono sprint, ma speriamo diventino tornino presto più simili a rally”.

“Oggi un piccolo problema non cambia la grande lotta per la vittoria. Domani una cosa del genere potrebbe diventare un grosso problema e potremmo perdere molto tempo prima che i meccanici possano intervenire sul problema. Questo non sarà un aspetto positivo per noi piloti, ma neppure per gli spettatori o per lo sport”.

Dopo diversi rally in cui Auriol e Sainz si danno da fare per vincere, il titolo si decide con Sainz in una fossa gallese, mentre Auriol recupera il sesto posto in un rally in cui è sceso fino alla novantatreesima posizione. Una catastrofe. “Non ho disputato una buona gara qui in Gran Bretagna”, riflette l’eroe riluttante della Toyota mentre viene portato via per iniziare le celebrazioni.

“Ho vinto il Campionato del Mondo Rally, e non è successo per quello che ho fatto qui, ma per i buoni risultati conseguiti altrove quest’anno”. Le vittorie in Corsica, Argentina e Sanremo vengono ricordate con più affetto rispetto al momento in cui Didier Auriol ha saputo di essere il primo francese a reclamare la corona iridata… Ovviamente, non poteva immaginare che nel 1995 avrebbe perso il titolo a causa nel campionato tra polemiche illegali di Toyota.

Peugeot e rally: la 206 dalla GTI, alla GT alla WRC

La 206 GT era una vettura ancora più speciale e, sebbene condividesse la stessa meccanica della GTI, era stata realizzata per un fine ben diverso: l’omologazione per disputare e vincere il World Rally Championship con la WRC, che compie 20 anni a l’1 gennaio 2020.

Parliamo di Peugeot e rally. Uno dei modelli Peugeot di maggior successo anche in Italia è sicuramente la 206, la piccola nata nel 1998 e prodotta fino al 2012. Modello venduto a livello mondiale in circa 10 milioni di esemplari, nel 1999 vide l’introduzione in gamma della versione più sportiva che, come da tradizione del Leone, si fregiava della sigla GTI. In pratica era la sorellastra della 206 WRC.

Infatti, Peugeot non si limitò solo alla GTI, ma realizzò anche la serie speciale 206 GT (la sorella povera della WRC), una versione che, dotata dello stesso motore 2 litri da 135 CV della sorella sportiva, si caratterizzava per elementi estetici e tecnici specifici, perché serviva per ottenere l’omologazione per correre e vincere nel Campionato del Mondo Rally. Prodotta in 4000 esemplari, è oggi una versione molto rara: diversi collezionisti si sono già mossi e le quotazioni salgono.

La Peugeot 206 è uno dei modelli più apprezzati anche dai clienti italiani: anche chi non ha avuto l’opportunità di guidarla, si ricorderà sicuramente lo spot dello scultore indiano, una delle pubblicità più memorabili realizzate nel mondo dell’auto. La 206 però non era solo un’ottima vettura per tutti i giorni, ma anche un’ottima base di partenza come auto da corsa.

Le competizioni, si sa, sono nel DNA del Leone dalla fine del 1800 e anche la 206 ebbe diverse declinazioni sportive stradali nel corso degli anni. Una di queste fu la 206 GT, senza la I, una versione alquanto rara e particolare, oggi ricercata dai collezionisti di youngtimer.

Nata nel 1998, la 206 vide nel 1999 il debutto di due versioni sportive che costituivano le eredi della 205 GTI che negli anni Ottanta aveva fatto sognare molti appassionati. Pochi mesi prima della fine del millennio vennero introdotte le 206 GTI e GT, entrambe spinte dallo stesso motore, un 2 litri da 135 CV in grado di farle scattare da 0 a 100 in 8″4 e di arrivare fino alla soglia dei 210 km/h.

La Peugeot 206 GT da cui derivò la WRC
La Peugeot 206 GT da cui derivò la WRC

La sorella iper vitaminizzata: Peugeot 206 WRC

Esternamente la GT si differenziava dalla GTI per il disegno e le maggiori dimensioni dei cerchi in lega (da 16”), per i diversi paraurti anteriore e posteriore, molto più sporgenti rispetto alla GTI normale, e una placca identificativa posizionata sul montante centrale che recava il numero progressivo dell’esemplare.

Lo stile dell’auto era più aggressivo, ma la scelta non fu dettata da una ragione estetica, ma squisitamente regolamentare. Per partecipare al campionato Mondiale Rally, i regolamenti dell’epoca imponevano un limite minimo di lunghezza dell’auto di almeno 4 metri. La 206 standard misurava 3 metri e 82 cm, non sufficienti per rientrare in tale limite regolamentare.

Per questo motivo Peugeot decise di adottare dei paraurti molto più prominenti per rientrare in tale parametro omologativo. La 206 GT venne quindi commercializzata con questo fine e ne furono realizzati circa 4000 esemplari, venduti anche in Italia. La 206 fu un grande successo commerciale (circa 10 milioni di unità complessive) ma fu anche un grande successo nei rally e senza la 206 GT non sarebbe stato possibile.

Il successo commerciale della 206 GT è legato a doppio filo ai successi nel Mondiale Rally raccolti dalla Peugeot 206 WRC, specificatamente progettata per partecipare al Campionato del Mondo Rally,in cui ha gareggiato dal 1999 al 2003 vincendo due volte il WRC Piloti con Marcus Gronholm, nel 2000 e nel 2002, e tre volte il WRC Costruttori, 2000, 2001 e 2002. Oltre a Gronholm la pilotarono anche Gilles Panizzi, François Delecour, Didier Auriol, Harri Rovanpera e Richard Burns.

Ha partecipato a cinque edizioni del WRC ottenendo cinque titoli mondiali e vincendo ventiquattro prove del World Rally Championship stesso, quindici con Marcus Grönholm, il quale si è laureato due volte campione del mondo. Grazie al pilota Marcus Grönholm la 206 WRC riuscì ad aggiudicarsi le edizioni 2000 e 2002 del Mondiale Rally piloti e tre titoli costruttori nello stesso periodo. Fu sostituita nel 2004 dalla 307 WRC.

  • Renato Travaglia con la Peugeot 206 WRC
  • Marcus Gronholm con la Peugeot 206 WRC
  • La Peugeot 206 WRC di Renato Travaglia
  • Luca Rossetti e Matteo Chiarcossi con la 206 S1600

Era equipaggiata con un motore 2000 turbo in grado di erogare 300 cavalli dichiarati. Le prestazioni erano sorprendenti: un’auto così leggera accelerava da 0-100 in appena 4″ per una velocità massima di circa 220 km/h. Poi le prestazioni cambiavano a seconda della messa a punto e del cambio per i vari tracciati.

Erano e restano molto diversi tra loro i settaggi relativi alla conformazione richiesta per terra o asfalto e per la tipologia di gara: MonteCarlo, piuttosto che Turchia. La vettura inoltre era stata profondamente rivista nella trasmissione e nelle sospensioni: era dotata di trazione integrale e utilizzava un cambio sequenziale a cinque o anche a sei rapporti.

Storia della Peugeot 206 nei Trofei Rally Peugeot in Italia

Il Trofeo Peugeot Rally negli anni 2000, più precisamente nel 2005, ha concluso l’esperienza con la 206 WRC con cui Renato Travaglia e Flavio Zanella hanno portato il primo titolo italiano rally assoluto piloti e costruttori a Peugeot (2002) e terminata l’esperienza con la successiva Peugeot 206 S1600, Peugeot ha deciso di puntare per la squadra ufficiale su un giovane fra quelli che si sono messi in luce nel Trofeo Peugeot a cui affidare la 206 Rallye Gruppo N e puntare al titolo di categoria 2005.

In quell’occasione fu scelto il friulano Luca Rossetti, già vincitore in zona del monomarca con una Peugeot 106 (2001). In coppia con Matteo Chiarcossi, Rossetti ha vince lo scudetto Gruppo N e si è merita totale conferma e il passaggio sulla più impegnativa 206 S1600 con cui si è riconfermato. Dal 2007 inizia la storia della Peugeot 207 Super 2000 con cui è diventato vice campione d’Italia e nel 2008 si è aggiudicato il titolo italiano assoluto sia il titolo Europeo.

Va anche detto in questo contesto della storia sportiva della Peugeot 206 che il Trofeo Peugeot Rally dal 2004 assume la denominazione di Peugeot Competition. In questo trofeo monomarca si mettono in evidenza Michele Rovatti (vincitore nel 2006 e 2007 con la 206 RC Gruppo N), Massimo Dal Ben e Rudy Michelini. Con Claudio Vallino campione nel 2008 che così è diventato il pilota ad aver vinto il maggior numero di titoli nell’ambito dei promozionali Peugeot.

Biasion, Loubet, Cerrato e la tripletta Lancia del 1989

Il 1989 fu un anno proficuo per il reparto corse Lancia, che regalò ai dirigenti torinesi una fantastica tripletta: a fine stagione arrivarono tre titoli, quello iridato grazie al piede di Miki Biasion, quello nell’Europeo Rally firmato da Yves Loubet e quello nel tricolore italiano conquistato da uno straordinario Dario Cerrato.

Come già avvenuto l’anno precedente, anche il 1989 fu un anno decisamente proficuo per la Lancia nei rally, che fece tripletta: a fine stagione arrivarono tre titoli, quello iridato grazie al piede di Miki Biasion, quello nell’Europeo Rally firmato da Yves Loubet e quello nel tricolore italiano conquistato da uno straordinario Dario Cerrato. Un’annata fantastica. Irripetibile. Che, infatti, non si ripeterà. La squadra italiana vinceva ancora, più di prima e faceva mangiare polvere ai rivali.

Quella del Campionato del Mondo Rally 1989 era la diciassettesima edizione del WRC. Ad aggiudicarsi il titolo piloti è, per il secondo anno consecutivo, Miki Biasion, schierato dal team Lancia Martini sull’ormai imbattibile Delta, insieme a Markku Alen, Buno Saby e Didier Auriol. Un inizio di stagione folgorante per il pilota italiano che vince un rally dietro l’altro: MonteCarlo, Portogallo e Safari, portandosi al comando della classifica generale del Mondiale Rally.

In Corsica, Biasion è costretto al ritiro, ma all’Acropoli sale nuovamente sul gradino più alto del podio. In questa stagione la Lancia è imbattibile. Biasion disputa per la prima volta il 1000 Laghi in Finlandia, piazzandosi sesto all’esordio in una gara estremamente difficile per chiunque non sia scandinavo: si viaggia infatti a medie elevatissime con dossi continui e una barriera fitta di alberi che ti accompagna per chilometri e chilometri.

Quell’anno, a Sanremo debutta la nuova Delta Integrale 16V, che ha un’inconsueta livrea rossa, che verrà utilizzata in quest’unica occasione perché ritenuta poco fotogenica. Nei test, Miki Biasion non si dichiara entusiasta di questa evoluzione che, essendo più potente, si rivela ancor più nervosa e difficile da guidare. Nelle prime battute di gara è il suo compagno di squadra Auriol a sfruttarla meglio, fino all’uscita di strada ad inizio seconda tappa.

Miki Biasion, che guida la vettura targata TO 86305M, è attardato da una foratura ed è costretto alla rimonta. Per il primo posto lottano Alex Fiorio, con la “vecchia” Detta HF Integrate (targata TO 62124M), e Carlos Sainz, con la Toyota Celica (targata K-AM 6132). Biasion dà spettacolo, soprattutto sugli sterrati delta terza tappa, ma è sull’asfalto delle prove speciali dell’ultima tappa che compie il suo capolavoro, vincendo in volata per soli 5″ su Fiorio e per 25”su Sainz, confermandosi campione del mondo.

Yves Loubet con la Lancia Delta HF 4WD al Rally Portugal 1988
Yves Loubet con la Lancia Delta HF 4WD al Rally Portugal 1988

Yves Loubet nel Campionato Europeo Rally 1989

In quello stesso anno, nella serie continentale, la HF Grifone schiera Yves Loubet e Jean-Marc Andrié con la Delta Integrale. La coppia francese, l’11 febbraio 1989 si aggiudica il Rally Catalunya per 2’52” su Robert Droogmans e Joosten Ronny e per 3’05” su Piero Liatti e Maurizio Imerito. Fuori dal podio ci sono Jesús Puras e Tomás Aguado, con la Ford Sierra RS Cosworth, e i fratelli Paolo e Alessandro Alessandrini, con un’altra Delta Integrale. Nella gara catalana c’è anche Romeo Deila con Claudio Giachino.

La Delta Integrale di Loubet e Andrié è anche al via del Rally Albena, il predecessore del Rally di Bulgaria. Questa volta vincono Droogmans e Joosten per 4’00”. Peccato che in gara Loubet abbia beccato una penalità di 6’00”, perché altrimenti avrebbe vinto anche sugli asfalti dell’est Europa. Ultimo gradino del podio per Liatti e Imerito. In Francia, il 4 giugno, Loubet è di nuovo secondo, questa volta battuto dalla “cugina” guidata da Bruno Saby e da Daniel Grataloup, schierati da Lancia France.

In una stagione in cui il calendario gare dell’Europeo Rally conta 48 gare, suddivise tra rally a coefficiente 5, 10 e 20, Yves Loubet ci riprova poche settimane dopo al Rally di Ypres. La gara belga va a Robert Droogmans e Ronny Joosten, che con la Sierra vincono a man bassa su Marc Duez e Alain Lopes, con la BMW M3 E30, e su Jean-Pierre van de Wauwer e Luc Manset. A ridosso del podio si fermano Piero Liatti e Maurizio Imerito. E Loubet? L’equipaggio numero 2 ha alzato bandiera bianca sulla PS3 per problemi di motore.

A questo punto la lotta al titolo è dichiarata e diventa incandescente. In Polonia, a luglio, non è il caldo ad infiammare la gare, ma la solita appassionante lotta tra Loubet e Droogmans. Vince il tedesco, che rifila 5’34” al francese, di nuovo secondo. Sul podio c’è posto per Marc Soulet e Philippe Willem, che regalano spettacolo con il loro BMW M3 E30 e, infatti, staccati di 14’25”. Il pilota Lancia non riesce più a vincere e sta facendo della regolarità la sua migliore alleata. In Germania arriva un terzo posto, dietro a Ronald Holzer e Klaus Wendel, secondi su Delta Integrale, e Patrick Snijers con Dany Colebunders, sulla Toyota Celica ST165.

Ma se è vero che impossibile non può essere per sempre, Yves Loubet sferra tre attacchi vincenti di fila. Vince il Rally Vinho da Madeira dopo un appassionante duello con Fabrizio Tabaton e Luciano Tedeschini e con Robert Droogmans e Ronny Joosten. Tabaton aiutò Loubet? Mica vero. Quel distacco di 1’15” lo testimonia. Tabaton puntava a vincere. Il francese è ad un passo dal titolo, che arriva dopo il successo all’Elpa Rally Halkidiki, con un podio di sole Delta Integrale completato da Jigger con Konstantinos Stefanis e Piero Liatti con Maurizio Imerito, e quello di Cipro, dove Loubet si laurea campione europeo rally 1989, mettendo dietro Fabrizio Tabaton con Luciano Tedeschini e Fabio Arletti con Leonardo Julli.

Dario Cerrato e Geppi Cerri con la Lancia Delta
Dario Cerrato e Geppi Cerri con la Lancia Delta

Dario Cerrato, mattatore del Campionato Italiano

Nel 1989, Dario Cerrato e Geppi Cerri, sempre con la Lancia Delta Integrale, si aggiudicano il quarto dei sei titoli nel Campionato Italiano Rally. Il quinto e il sesto arrivano consecutivamente dopo questo del 1989. Due volte campione europeo, nel 1985 e nel 1987 rispettivamente su Lancia Rally 037 e Lancia Delta HF 4WD e vincitore di 21 gare nell’arco delle sei edizioni disputate, oltre che sei volte campione italiano (1985, 1986 e 1988, 1989, 1990 e 1991), il record di Darione Cerrato è stato battuto solo da Paolo Andreucci, suo discepolo.

Già alla prima gara della serie nazionale, il 18 marzo Cerrato rifila una vittoria, piazzando la sua Delta davanti a quella di Fabrizio Tabaton con Luciano Tedeschini e alla Ford Sierra RS Cosworth di Franco Cunico con Massimo Sghedoni. Il driver piemontese si ripete con una meravigliosa prestazione al Rally Costa Smeralda, dove ha di nuovo alle calcagna Tabaton e Ronald Holzer e Klaus Wendel, tutti su Delta. Il 7 maggio ancora un primato, questa volta al Rally Targa Florio, dove Dario Cerrato vince su Pucci Grossi con Gianfranco Di Gennaro sulla Delta e Andrea Zanussi con Popi Amati sulla Peugeot 405 MI16.

L’8 luglio, Cerrato-Cerri sono al via del Rally di Limone Piemonte. E vincono. Spezzano le ambizioni di Andrea Aghini con Sauro Farnocchia sulla 405 Mi16 e Franco Cunico con Massimo Sghedoni sulla Sierra RS Cosworth. Il Piemonte è casa sua e Cerrato non delude neppure al successivo Rally Lana, dove è di nuovo primo su Aghini-Farnocchia e su Alessandro Fassina e Massimo Chiapponi, Ford Sierra RS Cosworth. Fa caldo, è il 30 luglio. Il mese di agosto passa e il 3 settembre Cerrato vince anche il leggendario Rally Piancavallo. Dietro ci sono Aghini e Cunico.

Cerrato è di nuovo campione italiano rally. Secondo e terzo posto nella classifica generale della massima serie italiana di rally per Cunico, che diventerà l’amatissimo Jimmy il fenomeno e che quell’anno coglierà un importante successo al Rally Internazionale di Messina e al Rally Due Valli, e per Aghini, un astro nascente alla ricerca della consacrazione. Quarta e quinta posizione, nel 1989, toccano a Tabaton e a Bruno Bentivogli, che corre con la Ford Sierra RS Cosworth.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally – Marco Cariati

WRC: il Rally d’Italia da Sanremo all’Isola dei 4 Mori

Il Rally d’Italia si è disputatoper decenni nella Città dei Fiori. Fatta eccezione per la stagione 1995, l’evento è stato parte del calendario sportivo del FIA WRC dalla stagione 1973 fino al 2003. Nato dalla fusione del Rally di Sanremo con il Rallye del Sestriere, l’avventura della competizione matuziana inizia nel 1928.

La storia del Rally d’Italia è indissolubilmente legata a quella del Rally Sanremo, almeno dal 1973, anno di istituzione del Campionato del Mondo Rally, e in realtà dal 1970, anno in cui entrò nella neonata FIA Cup Rally Drivers (all’epoca come Sanremo-Sestriere Rally d’Italia). Forse sarebbe ancor più corretto di che il Rally Sanremo è stato sia i rally sia il Mondiale Rally, almeno in Italia, sin dalla prima edizione. Ragion per cui è poi diventata naturalmente la più importante gara italiana acquisendo la validità per il Campionato del Mondo Rally.

Si disputa da sempre nella Città dei Fiori. Fatta eccezione per la stagione 1995, l’evento è stato parte del calendario sportivo del FIA WRC dalla stagione 1973 fino al 2003. Ha anche fatto parte del calendario dell’Intercontinental Rally Challenge e del Campionato Italiano Rally.

Il primo Rally Internazionale di Sanremo è stato organizzato nel 1928. L’anno successivo, nel 1929, l’evento è stato dato in mano a nuovi organizzatori. Il primo Circuito automobilistico di Sanremo, si è svolto nel 1937 ed è stato vinto da Achille Varzi. Poi calerà il silenzio per qualche decennio. Il Rally di Sanremo viene riesumato nel 1961 come Rally dei Fiori.

Andreas Mikkelsen al Rally Italia Sardegna 2016
Andreas Mikkelsen al Rally Italia Sardegna 2016

Dal 1970 al 1972, la gara ha fatto parte del Campionato del Mondo Costruttori. Dal 1972 al 2003, la manifestazione è stata nel calendario del Campionato del Mondo Rally, ad eccezione per il 1995, quando l’evento era valido solo per il Campionato del Mondo 2 Litri e Costruttori.

Nato, come detto, dalla fusione del Rally di Sanremo con il Rallye del Sestriere, dopo la validità nelle stagioni 1970 e 1971 per il Campionato Internazionale Costruttori, dal 1972 il titolo di Rally d’Italia fu assegnato al Rally di Sanremo fino al 2003 e, a partire dal 2004, è appannaggio del Rally di Sardegna organizzato per la prima volta direttamente da Aci Sport e da Pasquale Lattuneddu, all’epoca braccio destro di Bernie Ecclestone.

La prima edizione del Rally Italia-Sardinia, questo era il nome all’origine, si disputò sugli sterrati galluresi e nuoresi nell’ottobre 2004 e al primo anno ebbe subito un grande successo sia di pubblico che di critica. La gara fu vinta dal norvegese Petter Solberg su una Subaru Impreza WRC.

Ci fu anche la diretta televisiva di una prova denominata Lovria Avra corsa in una cava di granito che catturò consensi sia tra i piloti che tra gli organizzatori. L’edizione del 2005 si svolse a maggio e vide l’affermazione del campione francese Sebastien Loeb, su Citroen Xsara WRC. Il “Cannibale” francese si aggiudicò anche l’edizione 2006 con la Citroen Xsara WRC del team Kronos Racing.

Nella storia del WRC, la manifestazione matuziana è entrata al centro delle polemiche nel 1986, dopo che la FIA squalificò la squadra Peugeot alla fine del terzo giorno per l’utilizzo delle minigonne irregolari, consegnando la vittoria alla Lancia. La Peugeot sostenne di aver utilizzato la stessa configurazione delle precedenti manifestazioni e passò le verifiche senza problemi.

Peugeot presentò ricorso, ma gli organizzatori non hanno permesso al team di proseguire il rally. La FIA ha confermato, dopo l’esclusione, che le automobili Peugeot erano regolari, e ha deciso di annullare i risultati di tutta la manifestazione.

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Ove Andersson, l’uomo chiave di Toyota nei rally

Lascia il corso di ingegneria e inizia a lavorare come apprendista presso un fabbro della città. Lascia anche questo lavoro e va a lavorare in un’officina di riparazioni auto. Il titolare incoraggia il giovane Ove Andersson a correre.

Prima del ritiro, Ove Andersson ha una lunga carriera nel mondo delle corse. Una carriera che dai rally lo conduce fino alla Formula 1, prima come direttore sportivo e poi come consulente di Toyota Motorsport. Ma è nei rally che dà il meglio di sé, come pilota veloce e come manager capace e creativo: è il direttore sportivo del Toyota Team Europe. Driver di grande talento e ottimo responsabile del programma rallistico dell’azienda giapponese, nasce in Svezia, a Uppsala il 3 gennaio 1938.

Cresce in una fattoria nelle vaste foreste della Svezia. Impara presto ad essere autosufficiente, perché la sua famiglia visita la città di Uppsala solo una o due volte l’anno. Inizia a scuola alle sette del mattino e va con la vecchia bicicletta di sua madre fino al villaggio a quattro miglia di distanza da casa sua. Prova di tutto per far andare più veloce la bici. “Non passò molto tempo prima che venissi trovato da un boscaiolo appeso a una siepe con i miei vestiti distrutti e sanguinanti dai tagli alle gambe”, ricordava a chi aveva la fortuna di parlarci.

Siccome a quell’età non gli è permesso di usare una moto, allora monta un motore per motociclette su una slitta, diventando il precursore dell’idea della motoslitta, che per Andersson significano semplicemente più fasciature e bende per gli incidenti. Un giorno di qualche anno dopo suo padre compra una moto e Andersson inizia ad assaporare il piacere della velocità e scopre la passione per i motori. Continua a studiare ingegneria a Uppsala e inizia a organizzare gare su ghiaccio.

Ove Andersson e Jean Todt al Safari 1973 con la Peugeot 504
Ove Andersson e Jean Todt al Safari 1973 con la Peugeot 504

Lascia il corso di ingegneria e inizia a lavorare come apprendista presso un fabbro della città. Lascia anche questo lavoro e va a lavorare in un’officina di riparazioni auto. Il titolare incoraggia il giovane Ove a correre, che nota le sue abilità con la moto. Nel 1958, Andersson completa il servizio militare con la forza di mantenimento della pace delle Nazioni Unite nella Striscia di Gaza. Durante questo servizio riesce a sopravvivere al tifo e al fuoco. Al suo ritorno a casa tenta di restare all’Onu, ma con scarso successo.

Un amico lo invita a correre con lui in una gara locale. Finiscono sesti assoluti. Siamo nel 1958. I piloti di rally dell’epoca notano delle potenzialità interessanti, ma visto che ha pochi soldi non può permettersi di correre. Il suo amico Bengt Söderström diventa rallysta. Corre con le Saab e Andersson riesce ad ottenere in prestito da lui parti per rendere la sua vettura più competitiva. In quel periodo l’Onu gli offre l’opportunità di lavorare in Congo, ma lui rifiuta. Ora gli interessano solo i rally.

Ove Andersson e Akihiko Saito al GP d'Italia F1 2003
Ove Andersson e Akihiko Saito al GP d’Italia F1 2003

Nel 1966 Cesare Fiorio ingaggia Andersson

Nel corso della sua meravigliosa e lunga carriera di pilota riesce a vincere anche una prova del Campionato del Mondo Rally, il Safari del 1975, e quattro prove del Campionato Internazionale Costruttori, dove nel 1971 non si fregia del titolo iridato solo perché non esiste ancora. Ove Andersson è uno dei pionieri del rallysmo internazionale inventore di soluzioni geniali e precursore di strategie vincenti. Debutta nei rally internazionali nel 1963.

Gareggia per la prima volta come pilota ufficiale nel Rally di Svezia, guidando una Mini. Impressiona il capo della squadra, Stuart Turner, che gli assegna una Mini Cooper S per il Rac. Continua a correre per la Saab nel 1964 e nel 1965, ma si sente all’ombra di Erik Carlsson, figura molto ingombrante che secondo Andersson dispone di vetture migliori e più aggiornate da parte di Saab. Insoddisfatto della situazione con la Casa svedese e spinto da grandi ambizioni si unisce al team ufficiale Lancia, con cui raccoglie i suoi primi importanti podi nei rally internazionali.

Quando nel 1966 Cesare Fiorio ingaggia Andersson, in Italia ben pochi conoscono il ventottenne svedese, che comunque porta con sé la dote di pilota nordico e un’esperienza che ancora manca ai giovani leoni tricolori. La scelta si rivela azzeccata. Andersson si fa subito apprezzare con un quarto posto al Rally dell’Acropoli del 1966. Poi, con una stagione piena nel 1967 al volante della Lancia Fulvia HF, regala un secondo posto a MonteCarlo, il terzo a Sanremo, il secondo all’Acropoli e finalmente la vittoria in Spagna.

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Con Didier Auriol è solo questione di grinta e classe

Prima di diventare pilota di rally è stato un conducente di ambulanze. È stato il primo pilota francese a diventare campione del mondo rally nel 1994 con la Toyota Celica Turbo 4WD ST185. Ha corso con le principali Case che hanno caratterizzato gli anni Novanta.

Secondo me, umilmente, l’unica sfortuna di Didier Auriol è stata che, dopo di lui, è arrivato un certo Sebastien Loeb. Senza i record del Cannibale sarebbe stato lui il miglior rallysta francese della storia. In ogni caso, scusate se è poco, resta il primo transalpino vincitore del titolo di campione del mondo. E può anche fregiarsi di essere stato il primo pilota francese a vincere una gara “off-limits” come il 1000 Laghi.

Auriol nasce il 18 agosto del 1958 a Montpellier, poi si trasferisce con la famiglia a Millau, nella regione del Midi Pirenei. Con il fratello maggiore Gerard (giornalista e fotografo tra WRC e rally francesi) si appassiona di corse. Ma ancora studia. Attorno ai 20 anni inizia a guidare le ambulanze a Millau, per racimolare qualche soldo. Nel 1979 esordisce. Lo fa al volante di una Simca 1000 Rallye 2.

Nel 1982 passa ad una Ford Escort RS2000 Gruppo 2 (più potente) grazie al suo primo vero sponsor: la Lavabre Cadet di Millau, azienda specializzata in guanti ed accessori in pelle. Con quella Escort vince il Rallye di Quercy assieme a Jean-Yves Tussiot. L’anno successivo corre con una Renault 5 Alpine con cui vince il Gruppo 2 al Rallye des Garrigues.

Il nome Auriol inizia ad essere pronunciato frequentemente negli ambienti rallystici. Nel 1984 alla Lavabre Cadet trova un altro sponsor: la birra 33 export. Questo gli permette di passare ad una Renault 5 Turbo con cui debutta nel Mondiale Rally (Tour de Corse, ritiro) e si mette in evidenza nelle gare di casa.

A navigarlo ora c’è Bernard Occelli. L’anno dopo cambia macchina e prende 5 Maxi Turbo con cui ottiene altri buoni risultati. Il salto di qualità Auriol lo compie nel 1986. I rally vivono l’epoca leggendaria delle vetture Gruppo B, il seguito di questo sport è all’apice, e Didier sceglie di correre con una potentissima MG Metro 6R4 rossa e gialla. Bellissima e incompresa. La vettura, seguita dal Team Red, ha la guida a destra.

Didier Auriol, un talento della scuola francese
Didier Auriol, un talento della scuola francese

Cosa abbastanza inusuale per un pilota francese. Dopo un inizio di stagione votato all’apprendistato, il “nostro” infila una serie di successi che lo portano dritto ad aggiudicarsi il titolo francese, con tanto di bis nel 1987 quando, al posto della Metro, si ritrova tra le mani una Ford Sierra Cosworth Gruppo A, sempre preparata dalla Red. Nel WRC è ottavo in Corsica e quarto a Sanremo.

Didier Auriol diventa una speranza del rallysmo

Auriol diventa una delle speranze del rallysmo. Nel 1988, Ford lo chiama per entrare in squadra con il giovane, Carlos Sainz. Auriol ringrazia vincendo il Tour de Corse, il suo primo successo iridato. Poi è terzo al 1000 Laghi e si aggiudica per la terza volta il titolo francese. La Lancia per il 1989 ha in squadra Miki Biasion e Markku Alen, ma non vuole lasciarsi sfuggire Auriol.

Si accordano alla velocità della luce. Con i colori Martini è secondo a Montecarlo dietro a Biasion, vince il Tour de Corse, è secondo all’Acropoli, si ritira in Finlandia e prima ancora si ferma in Portogallo. A Sanremo è autore di uno spettacolare capottone, al debutto con la Delta Integrale 16V. L’anno dopo vince il Monte-Carlo, è secondo in Portogallo, vince il Tour de Corse, sale sull’ultimo gradino del podio in Argentina, è primo a Sanremo, quinto al Rac.

Alla fine è secondo nel Mondiale Rally. Primo è Carlos Sainz. Nel 1991 la Lancia lo dirotta al Jolly Club, team satellite che corre con i colori Fina. Vince a Sanremo e alla fine è terzo in campionato. Nel 1992, che è l’ultimo anno della Lancia nel Campionato del Mondo Rally, Auriol torna alla base per correre con Juha Kankkunen sulla Delta Evoluzione. Vince a Montecarlo, si ferma in Portogallo, poi è stupendamente primo in Corsica, Acropoli, Argentina, 1000 Laghi e Australia.

Si gioca tutto al Rac contro “KKK” e Sainz. Nelle foreste inglesi la rottura di una candela lo costringe al ritiro. Il campione del mondo diventa Sainz. Nel 1993 va in Toyota, seguendo le orme di Kankkunen, dove prende il posto di Sainz, che intanto è passato al Jolly Club. Auriol ha in mano la vettura del momento, la Celica ST185. Inizia vincendo MonteCarlo su Francois Delecour, proprio nella tappa conclusiva, poi si accontenterà solo di qualche piazzamento.

A fine stagione non andrà oltre la terza posizione in campionato. Invece, nel 1994 si rifarà con gli interessi, conquistando il titolo grazie alle vittorie del Tour de Corse, dell’Argentina e del Sanremo. Nel 1995 porta al debutto la nuova Celica ST205. Vince il Tour de Corse, il sesto (record), e cambia navigatore: al posto di Bernard Occelli, arriva Denis Giraudet.

La doccia fredda: l’incubo del ‘fattaccio’ Toyota

Dopo il Catalunya la matematica gli fa l’occhiolino: potrebbe ancora vincere il titolo, ma la scoperta del fattaccio della Toyota (la squadra ha scandalosamente manomesso i turbocompressori delle sue Celica ST205) gli fa vivere un vero e proprio incubo, togliendogli la serenità necessaria per tentare un’impresa del genere. Le vetture giapponesi sono cancellate dalla stagione 1995 e dovranno restare ferme per tutto il 1996.

L’anno dopo lo scandalo Toyota, Auriol si vede un paio di volte: Svezia, decimo con una Subaru Impreza 555 ufficiale, e Sanremo, ottavo con una Mitsubishi Lancer Evo III privata. Nel 1997 si presenta a Monte-Carlo con una Ford Escort privata e poi in Argentina, dove si piazza quinto con la ST205 della Grifone. In realtà, stava sviluppando la nuova Toyota Corolla WRC, che porterà all’esordio al 1000 Laghi (ottavo).

Nel 1998, in Toyota arriva Carlos Sainz. Auriol ha quarant’anni, finisce quinto nella classifica iridata con un solo successo, in Spagna. Nel 1999 riesce a strappare un terzo piazzamento vincendo in Cina. Nel 2000, Auriol firma con la Seat per correre sulla Cordoba WRC, perché intanto a fine stagione Toyota aveva salutato la specialità. A parte un ottavo posto in Corsica e uno in Australia, la stagione si rivela avara.

Risultati inesistenti e competitività della vettura sotto “zero” convincono gli spagnoli a ritirarsi. Didier trova un posto in Peugeot: affianca il campione del mondo Marcus Gronholm, Harri Rovanpera e Gilles Panizzi. Vince il Catalunya e si ritira ben sette volte. A fine stagione, nella graduatoria del WRC è settimo assoluto. Lui stesso si rende conto di essere ormai a fine carriera. Nel 2002 cerca di imbastire un programma: lo si vede solo al Monte-Carlo con una Corolla WRC privata. Tra l’altro si ritira. Nel 2003 veste la tuta Skoda.

Dopo aver provato a rendere più macchina da corsa l’Octavia WRC, inizia a sviluppare la Fabia WRC. E’ arrivato il momento di appendere il casco al chiodo. Ultimo rally iridato disputato il rally di Montecarlo 2005 con una Peugeot 206 WRC del Team Bozian terminato con un ritiro. Nel 2006 ha partecipato al Rally di Monza con una 206 WRC della Scuderia Grifone.

Nel 2007 partecipa nuovamente al Rally di Monza con una Toyota Corolla Super 2000 sempre gestita dalla Scuderia Grifone. Nel 2009 partecipa al Rally delle Nazioni, competizione a squadre nazionali con due vetture ognuna, con una Mitsubishi Lancer Evolution IX del Team Astra.

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Andrea Aghini, l’asfaltista italiano dei record nei rally

È uno dei più forti e vittoriosi piloti italiani e uno dei migliori asfaltisti degli anni Novanta Andrea Aghini. Rimane sua l’ultima vittoria di un italiano su una vettura italiana all’interno di un rally del Campionato del Mondo Rally, a Sanremo, nel 1992 sulla Lancia Delta Integrale del Team Martini Racing.

Da quanto tempo non senti parlare di Andrea Aghini (nell’immagine di Giovanni Scarpari/Fotosport), il toscanaccio con un piede da record? Nato il 29 dicembre 1963, Aghini ha esordito nella specialità nel 1984 diventando uno dei più forti e vittoriosi driver nostrani degli anni Novanta, oltre che uno dei migliori asfaltisti che gli sportivi della Penisola possano vantare. Ha registrato ventisei partenze nel Campionato del Mondo di Rally tra il 1986 e il 2000, segnando una vittoria e cinque podi.

Rimane sua l’ultima vittoria di un italiano su una vettura italiana all’interno di un rally valido per il Campionato del Mondo Rally, al Rally di Sanremo 1992, sulla Lancia Delta HF Integrale semi-ufficiale della Martini Racing e del Jolly Club. Nella gara ligure riesce ad imporsi sul suo compagno di squadra Juha Kankkunen, dominando sulle tappe asfaltate liguri e difendendosi sui tratti sterrati della sua Toscana.

La stagione seguente può essere per lui la svolta, in quanto è designato per fare da compagno di squadra a Carlos Sainz in seno al Jolly Club, sempre alla guida di una Delta HF Integrale, ma nonostante sia spesso più veloce del suo blasonato compagno di team, alla fine del campionato raccoglierà pochi punti a causa dei numerosi ritiri per incidente.

Nel 1992, ha vinto anche l’evento Race of Champions, battendo Colin McRae in finale. Essendo uno dei principali piloti di italiani negli anni Novanta, Aghini è riuscito a vincere due titoli nazionali di rally, nel 1998 e nel 1999. Nel 1998, è stato anche vice-campione nel Campionato Europeo Rally. Ma non corriamo troppo. Andiamo con ordine. Dicevo che inizia la sua carriera da rallysta nel 1984, guidando una Peugeot 205 GTi in eventi nazionali.

Nel 1985 partecipa a un evento nel Gruppo B, con la Lancia 037 Rally e nel 1986 passa al Gruppo A, con la Renault 5 GT Turbo. E guidando proprio una Renault al suo debutto nel WRC, al Rally di Sanremo 1986, non finendo l’evento a causa della rottura del turbo. Il navigatore di Aghini, dal 1986, è Sauro Farnocchia.

1990: il toscanaccio vince il Rally di Sanremo

Nel 1987, Aghini partecipa agli eventi del Campionato Europeo Rally su una Peugeot 205 GTi, usando quell’auto anche nel suo secondo tentativo in una gara di WRC: Rally di Sanremo 1987. Non riesce a portare a termine di nuovo la gara. Nel 1988, Aghini inizia la stagione su una Peugeot 205 GTi e passa successivamente alla 309 GTi, partecipando alle prove italiane del Campionato Europeo Rally.

Nell’ottobre del 1988, Aghini rimedia una vittoria in Gruppo N al Rally di Sanremo, finendo dodicesimo assoluto con la 309 GTi, inserita in fabbrica. Nel 1989, balza sulla Peugeot 405 Mi16 di Peugeot Italia, partecipando agli eventi nazionali ed ERC. Prende il via a Sanremo, ma non arriva in fondo. Nel 1990, centra due vittorie ed è quarto nel Campionato Italiano Rally. Disputa un’altra stagione con la Peugeot 405 MI16, guidando negli eventi nazionali dell’Europeo Rally.

L’anno dopo, mentre corre per Peugeot nella serie continentale e in quello italiano, disputa due gare nel WRC con la Lancia Delta HF Integrale 16V, quella del Jolly Club, la seconda squadra Lancia. Conclude quinto in entrambi gli eventi, Sanremo e Spagna, collezionando sedici punti in Campionato, che lo portano al quattordicesimo posto nella classifica generale.

Una prestazione come quella gli permette di passare al team Lancia. Fa il suo debutto con la Delta HF Integrale in Portogallo: nell’ultima tappa si deve arrendere. Aghini partecipa poi a due gare dell’ERC, classificandosi secondo al Rally Costa Smeralda e vincendo il Rali Vinho de Madeira. Chiude sesto al Tour de Corse e poi segna la sua unica vittoria WRC vincendo il Sanremo.

È riuscito a vincere il suo compagno di squadra Juha Kankkunen per quaranta secondi. A novembre, sale sul podio al Rallye Espana Catalunya Costa Brava, classificandosi terzo dietro a Carlos Sainz (Toyota) e Juha Kankkunen. Aghini chiude l’annata con un decimo posto al Lombard Rac Rally. Alla fine della stagione, è settimo nella classifica Piloti e la Lancia conquista il titolo Costruttori.

1992: Andrea è primo alla Race of Champions

Nel 1992, trionfa nell’evento Race of Champions che si è svolge per la prima volta nel nuovissimo circuito di Gran Canaria a Telde. Batte il doppio campione del mondo Carlos Sainz in semifinale e poi Colin McRae in finale. È la sola partecipazione all’evento annuale. Nel 1993, viene completamemte smantellato il team Martini Racing, così Aghini rientra nel Jolly Club per guidare una Lancia Delta HF Integrale nel World Rally Championship.

Si ritira al Rally di Monte-Carlo e poi centra il terzo podio iridato, classificandosi terzo in Portogallo, dietro ai piloti Ford, Francois Delecour e Miki Biasion. Più avanti nella stagione, va a punti (quarto) all’Acropolis. Nel 1994, la Lancia esce definitivamente dal Campionato del Mondo Rally e per lui si profila solo la possibilità di correre saltuariamente nel massimo campionato, alternandosi alla guida della Toyota Celica Turbo 4WD.

Si ritira in Portogallo e va a podio al Tour de Corse, finendo terzo dietro a Didier Auriol (Toyota) e Carlos Sainz (Subaru). Con la Celica del team HF Grifone, si ritira al Rally di Sanremo e segna due vittorie dell’Erc, Madeira e Condroz. Torna anche a gareggiare nel Campionato Italiano Rally, dove sarà campione due volte, nel 1998 e nel 1999, sempre sulla Corolla.

Tornando a noi, nel 1995 Aghini partecipa a tre eventi del WRC con la Mitsubishi Lancer Evo III, raggranellando punti in tutti e tre gli eventi per finire al settimo posto in Campionato. Si piazza sesto a Monte-Carlo, quinto al Rally Catalunya e ha segnato il suo ultimo podio WRC con un terzo posto al Tour de Corse. Con la Mitsubishi, al Ypres 24 Hours Rally finisce quinto.

Il Rallye Sanremo del 1995 fa parte del Mondiale 2 litri e Aghini guida una Peugeot 306 Maxi, ma non termina l’evento. Nel 1996, ‘alza il piede’, partecipando a un solo evento. Finisce quinto a Madeira con la Ford Escort RS Cosworth. È il suo ultimo evento con Sauro Farnocchia come navigatore.

Aghini passa dalla Toyota Corolla alla Subaru Impreza WRC

Nel 1997, passa alla HF Grifone con la Toyota Celica GT-Four nel Campionato Italiano Rally e Campionato Europeo Rally, con Loris Roggia come suo nuovo navigatore. Segnando una vittoria, arriva secondo nel Campionato Italiano, perdendo il titolo contro Andrea Dallavilla. Nel Cer, conclude al quarto posto con due vittorie. Nel 1998, passato alla Toyota Corolla WRC e conquista il primo titolo nazionale.

Ha successo anche nel Campionato Europeo, terminando come secondo classificato dietro Andrea Navarra. Nel 1999, continuando a guidare la Toyota Corolla WRC, difende il titolo nazionale dopo aver vinto tre eventi. Tre partecipazioni al Sanremo ed eventi nazionali ed europei con HF Grifone, ‘Ago’ è al via di tre rally iridati tra il 1997 e il 1999: sempre il Sanremo.

Nel 1997, è settimo con la Toyota Celica GT-Four numero 11. Nel 1998, Aghini e Roggia concludono al nono posto con la Toyota Corolla WRC numero 15. Nel 1999, torna a Sanremo, al volante della Toyota Corolla numero 16, chiudendo al quinto posto e segnando i suoi ultimi punti in Campionato.

Nel 2000, Andrea disputa i suoi ultimi due rally del WRC in carriera, guidando una Mitsubishi Lancer Evo VI di Ralliart Italia al Rally d’Argentina e a quello di Sanremo. In Argentina, lui e Roggia non finiscono l’evento. A Sanremo, ‘Ago’ e Dario D’Esposito concludono quindicesimi. La carriera del toscano nel WRC si conclude nel 2000.

In Italia, nel corso degli anni guida anche la Subaru Impreza WRC, la Celica e la Peugeot 206 WRC. Nel 2002, è primo in due gare dell’Erc con la Peugeot 206 WRC e chiude la stagione al quarto posto dell’Europeo. Nel 2003, la sua vettura è la Peugeot 206 Super 1600. Era nono nel Campionato Italiano.

Quell’anno, in seguito ad un gravissimo incidente durante il Rally del Salento, perde la vita il suo copilota, Loris Roggia. La vettura finisce contro un trullo. Loris non muore sul colpo. La macchina dei soccorsi tarda e questo peggiora la situazione, destinata a diventare una polemica rovente (non tanto per il pilota ma per l’organizzazione della gara).

Nel 2005 è tornato a correre con una Subaru Impreza del preparatore italiano Top Run, terminando quarto nella classifica finale del Campionato Italiano Rally. Anche nel 2006 e nel 2007 ha continuato a correre per Subaru Italia nella serie tricolore.

Nel 2008 lo si è visto al via del Trofeo Rally Terra e in alcune appuntamenti del Cir, sempre a bordo della Subaru Impreza STi. L’8 marzo 2008, nel corso di una prova speciale al Rally de Il Ciocco, una donna scivola accidentalmente giù da un poggio strattonata dal suo cane. Nel mentre sopraggiunge la vettura di Aghini, che nulla poteva fare per evitare la spettatrice.

La donna muore sul colpo. La sua partecipazione al Trofeo Terra si rivela sfortunata con due ritiri e il secondo posto al Rally dell’Adriatico. Una svolta arriva al Rally d’Italia in Sardegna, a Nuoro svoltosi il 21 e 22 giugno 2008: Andrea vince la classifica nazionale insieme al suo storico copilota Max Cerrai, ottenendo la prima vittoria della nuova Subaru Impreza STi N14 in Italia.

Nel 2009 disputa qualche gara, tra cui al Rallylegend, che chiude in sesta posizione in coppia con Lorenzo Granai, a bordo di Lancia Delta HF Integrale. Nel 2010 torna a disputare il Trofeo Italiano Terra, alla guida di Peugeot 207 Super 2000. Nessuna vittoria, ma su cinque gare conquista ben tre podi.

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Armin Schwarz, generosità e spettacolarità made in Germany

Armin Schwarz era un pilota dalla guida spettacolare, che spingeva sempre al massimo. Questa sua caratteristica lo portava ad essere apprezzato dagli appassionati di questo sport anche se la sua guida lo portava a commettere qualche errore di troppo.

In quanti siamo cresciuti all’ombra del generoso e spettacolare teutonico Armin Schwarz e della sua generosità e spettacolarità sportiva? Credo in molti. Anzi, ne sono certo. Nato a Neustadt an der Aisch, in Germania, il 16 luglio 1963 è un ormai ex pilota della specialità. Schwarz era un pilota dalla guida spettacolare, appunto generosissima. Spingeva sempre al massimo e trasformava ogni gara in un evento a sé. Pensava quasi sempre a divertire il pubblico presente in prova speciale.

Questa sua caratteristica, che ricorda un po’ Colin McRae, lo portava ad essere apprezzato dagli appassionati di rally anche se la sua guida spesso lo portava a commettere qualche errore di troppo. Dopo aver impressionato come pilota privato alla fine degli anni Ottanta, nel 1988 e nel 1989 per la precisione, nel 1990 Armin Schwarz viene ingaggiato dal Team Toyota come giovane promessa tedesca.

Dopo la prima stagione di esperienza, il 1991 sarà la miglior stagione della carriera del pilota tedesco (terminata al sesto posto in classifica generale del WRC), che per la prima volta in Portogallo si porta in testa ad un rally, vincendo poi quello in Catalunya, dove riesce a regolare la Lancia Delta di Juha Kankkunen, nonostante due cappottamenti.

A proposito della vittoria al Catalunya. Si è sempre supposto che facesse parte di un piano il fatto che dovesse vincere Schwarz. Il pilota tedesco, all’epoca, spiegò che: “Dopo Sanremo, dove sono stato in grado di aiutare Carlos Sainz a tenere il passo del Mondiale, Ove Andersson, mi ha chiesto di andare in Spagna. Era la prima volta del WRC in Spagna e, ovviamente, Carlos doveva essere la grande stella”.

“Il mio compito era fare in modo che Juha Kankkunen segnasse il minor numero possibile di punti”. E invece vinse. “Non avevo mai visto quelle strade prima. Ma sapevo che erano miste asfalto-ghiaia, quindi pensai: Qui non ce n’è per i finlandesi e neppure per gli asfaltisti. Ma forse qualcosa per me c’è. Era il tipo di rally che mi piaceva, quello in cui una buona preparazione ti porta al risultato”.

Il pilota viene così confermato anche per la stagione successiva dove però, riesce ad andare in testa solo a Monte-Carlo, finendo poi fuoristrada e ritirandosi. I risultati deludenti di quella stagione, che faranno perdere alla Toyota il titolo Costruttori, nonostante la vittoria del Mondiale Piloti da parte di Carlos Sainz, inducono il team di Ove Andersson a lasciarlo partire con destinazione Mitsubishi per il 1993.

Dal Campionato Europeo Rally con Toyota alla Skoda

Con il nuovo team Armin ottiene qualche buon piazzamento e ritorna alla Toyota (vincitrice degli ultimi due mondiali costruttori) nel 1995 dove, nonostante la concorrenza nel team con due campioni del mondo come Didier Auriol e Juha Kankkunen riesce ad ottenere ancora qualche piazzamento di rilievo. Nel 1996 vince con la Toyota il Campionato Europeo della specialità e l’ultima gara della serie iridata in Gran Bretagna, valida però solo per il Mondiale 2 litri e quindi non valida come successo iridato.

Quell’anno, Toyota non poteva partecipare al World Rally Championship. era stata squalificata per dodici mesi. Nell’Europeo Rally vince il Manx International e il Cyprus Rally. Poi, va a vincere il Rac, una gara che all’epoca valeva un Mondiale intero. Nel 1997, visti i risultati positivi, viene ingaggiato dalla Ford che ha grandi ambizioni iridate, dove viene però licenziato a metà campionato. Viene sostituito da Juha Kankkunen dopo una serie di performance deludenti.

Armin diventa così pilota ufficiale Skoda nel WRC a due riprese, dal 1999 al 2001 con la Skoda Octavia WRC e dal 2004 al 2005 con la Skoda Fabia WRC, con una parentesi in Hyundai. Nel 2004 ha celebrato le cento partenze in un rally del WRC e nel 2005 era a quota centodiciannove. Ogni tanto si diletta a disputare gare di velocità sul ghiaccio. Dopo aver completato con successo il programma di ricerca del Red Bull Young Rally Driver, Schwarz, Global Sport Licensing Ltd e mister Baumschlage creano il team Red Bull Skoda.

Contemporaneamente, nel 2007, il pilota inizia a correre con il supporto del team californiano All German Motorsport, nel Campionato Americano Tout Terrain che include tra gli altri le gare di fama internazionale come la Baja 1000. Nel 2009 ha accettato una sfida piuttosto curiosa: con un’Audi quattro S1 contro una piccola motocicletta monocilindrica da Speedway. Moto che però aveva alla guida un certo Franky Zorn, che sul ghiaccio fa cose incredibili.

Le più belle immagini del World Rally Championship 1989

Nel 1989 le squadre giapponesi conquistano il mondo dei rally, scatenando una delle lotte più eccitanti della storia del World Rally Championship.

World Rally Championship 1989 è il film di una stagione avvincente. Questo video cattura la risposta a questa nuova sfida. Gli italiani avevano riposto le loro speranze sulla nuova Integrale a 16 valvole di Lania, nel tentativo di contrastare la crescente sfida dei produttori giapponesi Toyota, Mazda e Mitsubishi.

Spettacoli eccezionali sono stati prodotti da Jorge Recalde, Juha Kankkunen, Hannu Mikkola e Ari Vatanen. Anche il sensazionale Carlos Sainz, Didier Auriol, Alex Florio e Miki Biasion appaiono molto in forma. Le telecamere di bordo e gli elicotteri seguono l’azione attraverso oltre ventottomila chilometri di neve, fango e polvere dalla Svezia e dall’Africa verso l’Australia e la Nuova Zelanda. La battaglia tra Oriente e Occidente raggiunge un finale da brivido al Rac Rally in Inghilterra, dopo una stagione di grande successo.

Il Campionato del mondo rally 1989 è stata la diciassettesima edizione del Campionato del Mondo rally. Ad aggiudicarsi il titolo piloti fu, per il secondo anno consecutivo, il pilota italiano Miki Biasion. La vittoria di Lancia e Biasion del WRC risuona ancora nell’aria. Ma si avvertivano i segnali di un forte cambiamento provenienti, appunto, dal Giappone.

Il Costruttore più debole era senza dubbio Mazda. Nonostante sia riuscito a vincere due eventi con Ingvar Carlsson, rally con un elenco partenti risicato e con Lancia assente in entrambi i casi. La sfida più forte l’ha lanciata certamente Mitsubishi, arrivata al vertice due volte.

Di gran lunga, l’opposizione più forte, almeno in termini di prestazioni, proveniva da Toyota. Il team ha vinto un solo rally, ma è riuscito a sfidare Lancia molto più spesso di quanto avrebbe desiderato la squadra italiana. Era scritto su tutti i muri e Lancia inizio a sentire il fiato sul collo.

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la scheda

WORLD RALLY CHAMPIONSHIP 1989

Numero dischi: 1

Lingua: inglese

Durata: 120 minuti

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The Tour de Corse 1984-1991: 230 minuti di passione

The Tour de Corse, una raccolta di video mozzafiato su uno degli eventi più impegnativi e più popolari del calendario gare del Campionato del Mondo Rally.

La storia della manifestazione in Corsica è ricca di storie di azione, di momenti drammatici, di controversie e, purtroppo, anche di tragedie, tra cui la morte del carismatico Henri Toivonen e del copilota Sergio Cresto, o quella di Attilio Bettega. Questo dvd riunisce per la prima volta i momenti salienti di otto anni del Tour de Corse, i più esplosivi, permettendoti di stare in macchina insieme ai più grandi nomi dei rally.

Dal 1984 al 1991 vediamo azioni reali e assistiamo allo sviluppo dei rally, dall’era del Gruppo B ai mostri sputafuoco, fino ai giorni ultra competitivi del Gruppo A. Vediamo in azione piloti leggendari come Didier Auriol, Juha Kankkunen, Markku Alén e Miki Biasion in azione e auto come le Lancia Delta spinte al limite su strede strette e tortuose di montagna, percorsi che hanno sempre messo alla prova piloti, copiloti e macchine fino al punto di rottura e oltre.

Il Tour de Corse è stato fondato nel 1956. È stata una gara valevole per l’assegnazione del World Rally Championship dagli inizi della storia della serie iridata, nel 1973, fino al 2008. Dal 2010 è stato sostituito dal Rally d’Alsazia. Torna a far parte del Mondiale dal 2015. Il nome Tour de Corse si riferisce al fatto che, nelle prime edizioni, la gara si svolgeva lungo le coste dell’isola: Bastia, Calvi, Corte, Porto Vecchio, Ajaccio. Oggi si disputa solo sulle strade intorno ad Ajaccio.

Gli appassionati lo conoscono anche come “Rally delle 10.000 curve” per via dei continui tornanti presenti sulle tortuose strade che interessano il tracciato di gara. Un proverbio locale dice che la linea retta più lunga dell’isola è la pista dell’Aeroporto di Ajaccio.

Dietro tutte queste curve si nascondo terribili precipizi che hanno spaventato a morte molti piloti e che, come rcirdo più avanti, hanno fatto anche morire qualche pilota e navigatore. Per molti anni, la gara è stata dominata dai piloti francesi: pochi stranieri hanno vinto sul difficile asfalto corso. Il grande Sandro Munari,Markku Alén e Carlos Sainz sono gli unici piloti stranieri a vincere in oltre venti edizioni iridate. Poi ne seguiranno altri, ma è tutta un’altra storia…

Purtroppo, sono diversi i piloti morti sul tracciato. Attilio Bettega, alla guida di una Lancia Rally 037, morì nel corso della quarta prova speciale del rally del 1985, la PS Zérubia-Santa Giulia. Nel rally del 1986, esattamente un anno dopo, Henri Toivonen ed il suo navigatore Sergio Cresto, morirono nella Lancia Delta S4, durante la diciottesima speciale, la PS Corte-Taverna.

Una curiosità storica, che ovviamente non trovate nel dvd. La prima edizione del rally, nel 1956, venne vinta dalla pilota belga Gilberte Thirion, su Renault Dauphine. Due piloti hanno vinto la gara sei volte: Bernard Darniche (1970, 1975, 1977, 1978, 1979 e 1981) e Didier Auriol (1988, 1989, 1990, 1992, 1994 e 1995). Gli unici piloti, non francesi, a vincere più di una volta la gara sono stati: Sandro Munari, Markku Alén e Colin McRae.

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THE TOUR THE CORSE 1984-1991

Numero dischi: 1

Lingua: inglese

Durata: 230 minuti

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World Rally Championship 1992: video di una stagione unica

In quel 1992, per il secondo anno consecutivo, il Campionato del Mondo Rally Piloti è stato deciso all’ultimo evento della stagione.

World Rally Championship 1992, la storia di una delle più belle stagioni del Mondiale Rally in immagini uniche. Al termine di quattordici estenuanti gare. Per tutta la stagione la lotta per il titolo è stata incentrata su una battaglia titanica tra Carlos Sainz con la Toyota Celica Turbo 4WD e Juha Kankkunen e Didier Auriol, entrambi sulla Lancia Delta HF Intergrale.

Pronte a sfidarsi nel World Rally Championship 1992 – oltre alle Delta Evoluzione, gestite privatamente dal Jolly Club e affidate al campione del mondo in carica Juha Kankkunen e al francese Didier Auriol, e alle Toyota di Carlos Sainz, Markku Alén e Armin Schwarz – c’erano le Ford Sierra condotte da François Delecour, Malcolm Wilson e Miki Biasion. Altra contendente era la Subaru con le Legacy guidate da Colin McRae e da Ari Vatanen.

Poi, c’era la Nissan, con la Sunny, che contava sul campione del mondo del 1984, Stig Blomqvist, su Grégoire de Mevius e su François Chatriot e sul futuro quattro volte campione del mondo Tommi Mäkinen. Infine, al via c’era anche la Mitsubishi Galant VR 4 con Timo Salonen e su Kenneth Eriksson. La storia di questa incredibile edizione del World Rally Championship è stata imprevedibile fino all’ultimo giorno del Rac Lombard di novembre, come lo fu all’inizio a Monte-Carlo.

Al ‘Monte’, Schwarz prende inaspettatamente il comando della gara, seguito dal compagno di squadra Sainz e da Auriol. Il tedesco della Toyota, però, esagera con la velocità, sbaglia ed esce di strada. Sainz scappa al comando tallonato sempre da Auriol. Lo spagnolo fatica a tenere a bada l’arrembante francese che proprio sul Turini, fa partire l’ultimo e decisivo attacco.

Sainz è secondo dietro al pilota francese della Lancia. Il terzo posto, invece, va al campione del mondo 1991 seguito da Delecour, Bugalski e Salonen. Il secondo rally è lo Svezia, però privo dei team principali dato che la gara non è valida per il Mondiale Costruttori. Il rally viene vinto da Mats Jonsson con la vecchia Celica ST 165.

Successivamente si va in Portogallo, poi al Safari, dove Juha Kankkunen, cercando di raggiungere la Toyota, distrugge la sua Lancia, ma riesce comunque a raggiungere il secondo posto ceduto da Recalde a tavolino, ma distaccato comunque di cinquantadue minuti dallo spagnolo.

Recalde arriva terzo e, grazie alla sua buona prova, verrà riconfermato anche per il Rally d’Argentina, per quello d’Australia e per quello in Grecia. Con la vittoria del pilota spagnolo e il quinto posto di Markku Alén, Toyota sembra essere rinata dalle delusioni delle prime prove. Sainz ottiene la prima vittoria in un rally mondiale con la Toyota Celica ST 185.

Un WRC estremamente esaltante

Seguono Francia, Grecia, Nuova Zelanda. E poi ancora, Argentina, Finlandia, Australia e il Rally d’Italia. A Sanremo, con Didier Auriol fuori strada dopo essere rimasto senza una ruota, la gara vive sul duello tra Juha Kankkunen e Andrea Aghini che vuole ottenere una vittoria nel rally di casa.

Il pilota toscano, per nulla intimorito dal blasone del compagno di squadra, vince la prima tappa interamente su asfalto, suo terreno di gara preferito. Il campione finlandese vince la successiva tappa su sterrato, ma ‘Ago’ riesce a mantenere un sottile vantaggio. Kankkunen, approfittando delle successive speciali da correre ancora sulla terra, aumenta il ritmo ma Aghini, aspettando l’ultimo percorso notturno su asfalto, non molla e riesce di nuovo a contenere la rimonta del pilota finlandese.

All’ultima PS Andrea Aghini porta in trionfo ancora una volta la Delta e ottiene la sua prima e al tempo stesso ultima vittoria mondiale in carriera; questa sarà anche l’ultimo primo posto tutto italiano in un rally del Campionato del Mondo. Dietro alle imprendibili Lancia concludono le due Ford Sierra con Delecour terzo e Biasion quarto, mentre il Toyota Team Europe non partecipa alla gara. Si corre ancora in Costa d’Avorio e al Catalunya. Infine, si va al Rac dove, per via degli ultimi risultati, imprevedibilmente, Auriol, Sainz e Kankkunen si trovano distaccati di soli tre punti e i giochi quindi sono ancora tutti aperti.

I tre giorni di gara sono emozionantissimi: Sainz e Auriol si danno battaglia speciale dopo speciale e mentre gli appassionati tengono il fiato sospeso, la Delta del francese è costretta alla resa per una candela difettosa che farà spegnere il motore. Sainz vola e a nulla servono i tentativi di Kankkunen di recuperare terreno dopo un’uscita di strada.

Il finlandese concluderà terzo dietro ad un rinato Vatanen e consegna di fatto la vittoria del Mondiale Piloti a Carlos Sainz ed al suo fedele navigatore, il connazionale Luis Moya. L’altra Toyota, quella di Alen, conclude quarta precedendo nell’ordine Biasion, McRae, Eriksson, Makinen, Wilson e Aghini.

In questo filmato ufficiale ed esclusivo della Fia è racchiuso tutto l’anno sportivo. L’anno in cui Didier Auriol deve essersi sentito davvero preso in giro dalla sorte quando, dopo sei vittorie, ha perso il titolo del WRC non solo contro Carlos Sainz (che aveva quattro vittorie) ma anche contro Juha Kankkunen (con una sola vittoria). Sei vittorie in una sola stagione sono state un record, ma sono state condizionate da tre ritiri e da un decimo posto, mentre i suoi rivali hanno ottenuto una serie podi costanti. In effetti, Juha è finito sul podio in tutti e nove i rally che ha iniziato.

Per Lancia la stagione 1992 è stata la decima e l’ultima (la Casa torinese si era ufficialmente ritirata dai rally alla fine del 1991). Comunque, anche se il programma era in mano al team-semiufficiale Martini Racing-Jolly Club, il titolo arrivò lo stesso. Quella squadra aveva vinto ogni anno, sempre e ininterrottamente, da quando il Gruppo A aveva sostituito il Gruppo B, nel 1987.

Però, di fronte al declino economico e all’avanzare della crisi, la Lancia si era vista costretta a ridimensionare le proprie attività sportive, così come all’epoca avevano fatto anche molte altre squadre che partecipavano al Mondiale Rally. Ad esempio, anche la Mazda abbandonò l’assalto WRC. E a dire il vero, pure Nissan si ritirò, ma in questo caso perché la Sunny GTI-R non era in alcun modo competitiva, mentre la Mitsubishi ridusse il programma.

Sia Toyota sia Lancia ottennero nuovi splendide vittorie nel WRC 1992, specialmente quando Mats Jonsson vinse il rally svedese con la squadra giapponese e Andrea Aghini conquistò il Sanremo davanti ai suoi fans in visibilio. Sì, era il 1992. Anno indimenticabile.

In realtà, le ripercussioni della flessione dei mercati economici era evidente sin dall’inizio della stagione, anche nello sviluppo delle vetture da rally. Infatti, solo due grandi team introdussero nuove auto. La Toyota fece debuttare la nuova Celica Turbo 4WD, dal corpo rotondo, a Monte-Carlo. Anche Lancia, nonostante si fosse ritirata, introdusse la Lancia Delta HF Integrale nota come Deltona o Super Delta. La più estrema di sempre.

la scheda

WORLD RALLY CHAMPIONSHIP 1992

Numero dischi: 1

Lingua: inglese

Durata: 104 minuti

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