Articoli

Subaru Rally, la grande avventura giapponese on the road

Subaru Rally è l’unica opera in italiano che documenta con foto e racconta dettagliatamente la storia sportiva della Casa delle Pleiadi a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, con quelle che era più apprezzate come auto per contadini che come vetture da corsa.

Subaru Rally è l’opera che racconta dalla seconda metà degli anni Sessanta la leggenda Subaru nello sport più bello del mondo. Dai tempi pionieristici a quelli della Leone RX Turbo fino alla Impreza WRC, passando per la Vivo Super KKK, la Legacy RS 4WD Turbo e la Impreza 555 Wrx Turbo. Storie, manager che hanno dato vita al “sogno blu”, uomini (piloti e copiloti) che hanno contribuito a rendere un sogno di tanti in realtà: Colin McRae, Richard Burns, Petter Solberg, Marrku Alén, Juha Kankkunen, Ari Vatanen, Piero Liatti, Carlos Sainz e Tommi Makinen a Possum Bourne, Francois Chatriot, Alister McRae, Xavier Pons, Bruno Thiry e Simon Jean Joseph e tanti tanti altri protagonisti di quell’indimenticabile e indimenticato periodo.

Subaru Rally è un supplemento della nostra collana editoriale “Storie di Rally”, conta 260 pagine, quasi 500 splendide foto a colori, in alcuni casi rare, e racconta curiosità su personaggi e vetture, schede tecniche di tutte le versioni delle auto da rally Subaru e tanto altro. Firmato da Marco Cariati, come da tradizione, sono disponibili due versioni una a copertina morbida (clicca qui) e una a copertina rigida (clicca qui), entrambe stampate su pregiata carta patinata lucida e stampa premium. Un libro da collezione molto particolare. Non ingombrante ma ricco di informazioni.

Un viaggio meraviglioso che parte da una domanda tipicamente giornalistica: ma chi l’avrebbe detto che in poco più di dieci anni la Subaru si sarebbe trasformata da marchio pressoché sconosciuto, almeno nella vecchia Europa, a punto di riferimento del rallysmo mondiale? Eppure è successo ed ancora oggi, otto anni dopo l’addio dei giapponesi al mondo delle corse su strada, dire Subaru equivale a dire rally. Le conoscenze tecniche degli ingegneri del Sol Levante unite al fiuto per il businnes ed alle ottime capacità manageriali di David Richards hanno creato il mix perfetto, la classe innata di Colin McRae è stata la classica ciliegina sulla torta che ha trasformato la Subaru Impreza nella degna erede della Lancia Delta.

A metà degli anni Ottanta il marchio giapponese, abbastanza diffuso nel sud-est asiatico ed in Oceania, era visto come il partner perfetto per allevatori e per gente che utilizzava l’auto per lavoro. Le vetture Subaru, brand della Fuji Heavy Industries, erano considerate robuste ed affidabili a discapito del comfort e, cosa importante nel settore delle competizioni, delle prestazioni. Il loro grande punto a favore è che nascono già a quattro ruote motrici, aspetto importante per chi deve lavorare in campagna ma a quei tempi fattore importante anche per chi vuole avvicinarsi alle corse. Infatti il debutto, all’inizio del 1981, dell’Audi Quattro a trazione integrale aveva trasformato radicalmente l’atteggiamento del mondo rallistico verso questa soluzione tecnica.

Ecco che, in quei primi anni Ottanta, qualche preparatore seguito in maniera più o meno… amichevole dalla Fuji Heavy Industries si cimenta nella preparazione di vetture Subaru per i rally. Il primo risultato di rilievo arriva nel 1983 quando il neozelandese Possum Bourne nella gara di casa valida per il Mondiale Rally ottiene la vittoria in Gruppo A al volante di una RX, nome con cui la Leone era commercializzata fuori dal Giappone, un coupé a motore aspirato. Il successo passa quasi inosservato perché all’epoca il palcoscenico era pressoché tutto occupato dalle performanti vetture di Gruppo B, ma è comunque un primo passo. Nel 1985 i giapponesi sfornano la RX Turbo: la potenza sale a circa 190 cavalli e quindi si può nutrire qualche speranza di fare bene nelle corse.

I tecnici della Casa madre allestiscono alcuni esemplari della RX Turbo Gruppo A per le corse africane dove la potenza conta meno dell’affidabilità, vero e proprio punto di forza delle Subaru. Nel 1985 Carlo Vitulli si piazza decimo al Safari vincendo il Gruppo A, l’anno dopo lo specialista locale Mike Kirkland ripete il successo nel Turismo preparato finendo al sesto posto dell’assoluta. Nel 1987 seguiranno altre buone prove sempre al Safari con Per Eklund ed Ari Vatanen (al rientro due anni dopo l’incidente in Argentina) ed in Nuova Zelanda con Bourne.

Ormai il dato era tratto: sul mercato, nel 1989, appare la Legacy RS 4WD Turbo a tre volumi che riprende alcune soluzioni tecniche della RX Turbo come le quattro ruote motrici, il motore boxer che, essendo “piatto”, contribuisce ad abbassare i pesi, e le sospensioni indipendenti su tutte e quattro le ruote. Dall’altra parte del mondo, in Gran Bretagna, la Prodrive di David Richards è alla ricerca di una vettura con cui sostituire la Bmw M3 Gruppo A la cui competitività è limitata ai rally su asfalto. A Bambury mettono gli occhi sulla Legacy e ritengono che sia una buona base per sviluppare un’auto per le corse.

I tecnici si mettono all’opera mentre a Richards tocca il compito di coinvolgere i vertici di Fuji Heavy Industries, cosa che gli riesce perfettamente: nel 1990 inizia, tra lo scetticismo degli avversari, l’avventura iridata della Legacy. Il tempo di sviluppare la vettura e di far crescere la promessa Colin McRae e nel 1993 la giapponesona vince la sua prima gara iridata in Nuova Zelanda. Dopo di lei arriverà la Impreza, prima in versione Gruppo A e poi nella più potente versione WRC, ed assieme a lei altre 46 vittorie mondiali, tre titoli Costruttori e tre titoli tra i Piloti con McRae, Richard Burns e Petter Solberg. Una serie di successi che consegnano Subaru alla storia delle corse ed al cuore degli appassionati.

Libri su Storie di Rally

la scheda

SUBARU RALLY

Autore: Marco Cariati

Copertina: rigida e morbida

Immagini: quasi 500 a colori

Pagine: 260

Formato: 15,22 x 22,99 centimetri

Prezzo: 38 euro (copertina morbida) 42 euro (copertina rigida)

Peso: 610 grammi

ISBN: 9798667110460

Acquista su Amazon

Guarda il video

Tour de Corse 1995: la sfortuna beffa Thiry, Delecour da record

Ma Delecour era già lì, dietro, in agguato, anzi in attesa. I tempi però avevano portato per la prima volta in carriera il pilota belga in testa alla classifica. Riflettendo su quel vantaggio di 10” al Tour de Corse 1995, Thiry era quasi confuso. ‘È pazzesco. È la prima volta per me. In questo momento è tutto difficile, ma devo mantenere il sangue freddo’.

Sulle colline sopra l’aeroporto Napoleone Bonaparte di Ajaccio, Bruno Thiry si sedette sull’erba alta e folta e voltò le spalle a quel mondo che lo stava attendendo e che già lo acclamava vincitore. Come il famoso imperatore francese, Thiry si era avvicinato alla più grande vittoria. Il Tour de Corse 1995 per Bruno come Waterloo nel 1815 per Napoleone. In quello storico momento era proprio così.

Una ruota forata sulla sua Ford Escort RS Cosworth dopo venti di ventidue prove speciali. Fino a quel momento era leader, era primo. Lo era stato per venti difficilissime PS. Dopo la quarta prova del Mondiale Rally 1995, la maggior parte degli appassionati avrebbe indicato lui come il potenziale vincitore con una Ford. Francois Delecour aveva vinto qui due anni prima, ma aveva perso l’anno precedente con la Citroen ZX. Thiry aveva concluso sesto sull’isola francese dodici mesi fa.

Una prestazione anonima, la sua. Ma poi aveva spinto all’ultimo con un tempone nella ventitreesima e ultima prova speciale. Quel mercoledì 3 maggio ha ripreso da dove aveva interrotto nel 1994. Più veloce. Più affamato. Più arrabbiato.

Ma Delecour era già lì, dietro, in agguato, anzi in attesa. I tempi, però, avevano portato per la prima volta in carriera il pilota belga in testa alla classifica. Riflettendo su quel vantaggio di dieci secondi, Thiry era quasi confuso. “È pazzesco. È la prima volta per me. In questo momento è tutto difficile, ma devo mantenere il sangue freddo e cercare di fare del mio meglio”, si ripeteva.

Era una novità per Thiry. Altre quattro PS nel pomeriggio, che riportavano le macchine a nord per una sosta notturna a Bastia e Delecour avrebbe ridotto il divario di quattro secondi. Didier Auriol aveva mezzo minuto di vantaggio con la Toyota Celica GT-Four. Il francese aveva vinto cinque delle ultime sette edizioni in Corsica e un successo lo avrebbe portato a battere il record che deteneva con Bernard Darniche.

La guida di Auriol era stata magnifica, con una Toyota non adatta per queste strade aveva diviso le Escort, molto più in sintonia con le strade corse con le sue diecimila curve. La sua capacità di gestire pneumatici Michelin più morbidi e di farli durare era la testimonianza di un pilota tutt’uno con queste strade. Bernard Occelli – copilota di Didier dal 1983 – fu costretto a casa da un problema familiare che lasciò Denis Giraudet. Auriol non perse un colpo.

Perdere per 3” su Auriol non sarebbe stata la fine del mondo. La fine del mondo non era, comunque, molto lontana. Durante un rifornimento di carburante, appena fuori da Albitreccia, le ruote si erano aperte. Un dado che teneva in posizione il mozzo anteriore si era svitato. Thiry era sotto la macchina per dare un’occhiata più da vicino al problema. Ma nulla da fare. Prévot era vicino ad una crisi di nervi con pianto. Una dura realtà, con i meccanici RAS Sport tutti lì presenti e con un camion di assistenza pieno di dadi e soluzioni che avrebbero permesso a Thiry di continuare la gara e agguantare il suo sogno di vittoria.

I regolamenti, da gennaio non permettevano ai team di toccare l’auto o offrire assistenza. Noccioline. O bulloni. Il resto della squadra si trovava ad una distanza adeguata. Ma comunque abbastanza vicino. I meccanici offrivano consigli. Simpatia e solidarietà. Il team principal, Andrew Cowan, del team Mitsubishi aveva visto abbastanza. Scosse la testa, cupo. “È un vero peccato”, disse.

Uno dopo l’altro, i rivali di Thiry lasciavano il rifornimento per altre due prove che avrebbero dovuto essere una parata per il brillante belga. Invece, ora riposava accanto al camion di servizio in un parcheggio vuoto. Thiry era seduto da solo. Inconsolabile. Ore dopo, lontano dalle tute macchiate d’olio, in un momento in cui avrebbe dovuto celebrare un grande successo, invece si trovava anche ad affrontare i media.

“Semplicemente non è stato possibile riparare il danno”, spiegava. Il viso ancora incredulo. “I meccanici erano lì. Avrebbero potuto risolvere il problema in 10 minuti”. La sua voce si spense. Non c’era altro da dire. Auriol era comprensivo. Ma esultante nel diventare il pilota di maggior successo nella storia del Tour de Corse.

“Questa non è una gara facile”, affermava il vincitore, “e l’uomo forte è Bruno. Ma questa è la vita e, a volte, questi sono i rally. È la vita”. La sesta vittoria in Corsica di Auriol, non solo un record, ma anche una nuova sfida in campionato, che sembrava una speranza lontana dopo un inizio di stagione con un paio di quinti posti e un incidente a MonteCarlo.

Questa vittoria per la Celica GT Four era la prima nel WRC e l’ha raccontata lunga sull’abilità di Auriol. Le possibilità di Delecour di contenere Auriol sono scomparse quando ha danneggiato le sospensioni della macchina nel finale. Si è dovuto accontentare del secondo posto. Andrea Aghini si è classificato di nuovo terzo, questa volta con Mitsubishi e non per Toyota. Aghini ha sfruttato al massimo l’ultima Lancer del team di Rugby, dotata di ruote da 18 pollici, aerodinamica migliorata e un sistema anti-lag ottimale.

Il compagno di squadra di Aghini, Tommi Makinen era al suo debutto in Corsica e ha ammesso di aver iniziato a capire la gara man mano che correva. “Sta migliorando lentamente”, ha detto il Finn all’ottavo posto. “Ora ho un’idea di come dovrei guidare qui”. Parlando del debutto della nuova auto, Cowan aveva detto: “Non ci siamo illusi che questo sarebbe stato sempre un duro rally, anche con una nuova auto. Siamo felici: Andrea è bravissimo e Tommi ha imparato molto”.

Il leader del Campionato del Mondo Rally, Carlos Sainz ha trovato più velocità con l’auto a seguito di quei cambi di sospensione richiesti sulla sua Impreza 555 e il quarto posto sarebbe bastato a mantenerlo in cima alla graduatoria della serie iridata. I compagni di squadra di Sainz, Piero Liatti e Colin McRae sono risaliti di una posizione nella prova finale.

Patrick Bernardi ha portato a casa la terza Escort della RAS al settimo posto, aiutandosi con un po’ di punti nel Campionato Francese. Philippe Bugalski ha piazzato la Renault Clio Maxi al nono posto, approfittando di un raro errore del compagno di squadra e il due volte vincitore della corsa, Jean Ragnotti, nell’altro volantino della trazione anteriore di serie.

Altre curioità sul Tour de Corse 1995: è stata la diciassettesima vittoria assoluta e il trentacinquesimo podio per Didier Auriol. Quel secondo e terzo posto, invece, hanno rappresentato rispettivamente tredicesimo podio per Francois Delecour e il quinto per per Andrea Aghini. Inoltre, la gara ha segnato la trentanovesima vittoria e il centoseiesimo podio per la Toyota. Il secondo posto era il novantacinquesimo piazzamento a podio per Ford, mentre il terzo è stato il trentesimo podio per Mitsubishi.

La prova speciale più corta del rally era la PS17 Porto-Piana, poco meno di dieci chilometri. La più lunga era la PS12 Valle d’Alesani-Morosaglia, di trentuno chilometri. La PS più lenta era la PS9 Col San Stefano, con una media di poco sotto agli ottantacinque chilometri orari, mentre la più veloce era la PS15 Notre Dame de Serra, con quasi cento e dodici chilometri orari.

Successivamente, Bruno Thiry non avrà più altre opportunità di vincere nel WRC, ma diventerà campione europeo rally nel 2003. Dopo Ajaccio, la tappa successiva della stagione era Auckland per il Rally della Nuova Zelanda, un rally che Subaru e McRae hanno dominano negli ultimi due anni. Se Auriol e Toyota si basano su una vittoria strappata da sotto il naso di Thiry, dovranno trovare più ritmo e coerenza per il futuro. Ma fortunatamente, a questo punto, per Ove Andersson e i suoi uomini ci sono due mesi di tempo per pianificare una potenziale reazione contro lo scozzese di Subaru e contro il leader del WRC, Sainz.

Nel 2015, il copilota di Thiry al Tour de Corse 1995, Stephane Prevot, è tornato a correre nell’Isola francese e ha detto: “Per venti anni, non c’è stata una settimana in cui qualcuno non mi abbia ha parlato del Tour de Corse 1995. Se lo avessimo vinto, tutti l’avrebbero dimenticato. Non ho la coppa sul camino di casa, ma rimane un ottimo ricordo. Siamo stati in testa dalla prima alla ventesima prova speciale su un totale di ventidue PS. Questo tutti lo ricordano”.