Articoli

L’unica Austin-Healey Sprite MK1 preparata da Donald Healey

Questa Austin-Healey Sprite Mk 1 ha un buon record di classificazione in gara. Nel Rally di MonteCarlo del 1959, concluse ad un rispettabilissimo quinto posto di classe, guidata da Tommy Wisdom con alle note Douglas Johns. Nel Rally di Sestriere e all’Alpine Rally dello stesso anno, il telaio numero AN5/7565 è arrivato rispettivamente primo e secondo di classe, sempre guidati da Tommy Wisdom, con Tony Lucas e Jack Hay come navigatori.

C’è un esemplare speciale tra le tante Austin-Healey Sprite MK1 in conformazione rally. Risale alla fine degli anni Cinquanta e fu immatricolato per la prima volta nel novembre 1958 (telaio numero AN5/7565). Ad allestire la vettura in questione fu direttamente Donald Healey con suo team, che la schierò al Rally MonteCarlo, al Sestriere e all’Alpine Rally del 1959. Questo è definito l’unico “Works Rally Austin Healey Frogeye Sprite” mai realizzato. La sua storia particolare è stata oggetto di un libro di John Sprinzel e Tom Coulthard, Spritely Years.

La vettura era rosso ciliegia della linea di produzione verniciata color rosso Colorado prima che l’auto arrivasse al reparto corse. Auto preparata dalla Donald Healey Motor Company a Cape Works, Warwick, e dal reparto gare BMC da Marcus Chambers (team manager BMC) per i rally di MonteCarlo e Sestriere del 1959 (con targhe XOH 277) e per l’Alpine Rally, con la targa originale XOH 276. Equipaggiata con ruote a raggi per il 1959 Alpine Rally e freni a disco Girling, successivamente fu venduta a Cecil Winby di BRICO, la British Piston Ring Company, che l’ha guidata con Tommy Wisdom nell’ultima “vera” Mille Miglia del 1957.

Questa Austin-Healey Sprite Mk 1 ha un buon record di classificazione in gara. Nel Rally di MonteCarlo del 1959, concluse ad un rispettabilissimo quinto posto di classe, guidata da Tommy Wisdom con alle note Douglas Johns. Nel Rally di Sestriere e all’Alpine Rally dello stesso anno, il telaio numero AN5/7565 è arrivato rispettivamente primo e secondo di classe, sempre guidati da Tommy Wisdom, con Tony Lucas e Jack Hay come navigatori.

L'Austin Healey Sprite MK1 1958 come appare dopo il restauro
L’Austin Healey Sprite MK1 1958 come appare dopo il restauro

Dopo aver avuto un numero davvero interessante di proprietari, tutti molto entusiasti dopo le sue prime uscite, l’Austin-Healey è stata impiegata in gara in molti eventi in tutta Europa. Alla fine, nel gennaio 2018, a quasi 59 anni dalla data della sua preparazione per il Rally di MonteCarlo del 1959, è stata interamente restaurata con pezzi originali ed è stata presentata all’Interclassics a Maastricht, in Olanda, dove è divenuta inevitabilmente l’attrazione principale per la festa del sessantesimo compleanno degli “Austin-Healey Frogeye Sprites”.

Rispetto al modello di serie, la cura di Donald Healey e del suo team prevedeva valvole allargate, volano alleggerito, lucidatura ed equilibratura di vari componenti, oltre all’adozione di un carburatore doppio corpo Weber 45 DCOE: il tutto per una potenza di 102 CV, contro i 43 della versione di serie. Il BMC Competition Department iscrisse le proprie Sprite alle maggiori competizioni di quegli anni, con diversi successi, tra cui quello ottenuto da John Sprinzel e Willy Cave all’Alpine Rally del 1958.

In effetti, questa Austin-Healey all’evento e ha vinto l’ambito premio per la migliore auto da club. Il suo valore nel mercato collezionistico si attesta intorno ai cento e venti mila euro. Restauro e preparazione avvennero sotto la diretta supervisione del British Motor Heritage e del BMC Special Tuning.

Le Austin Healey nei rally, la grande sfida della BMC

Fu grazie alla loro grande esperienza che le ‘Big Healey’, come erano sempre affettuosamente chiamate, diventarono veloci, agili, durevoli, in modo da essere in grado di vincere grandi eventi ovunque, soprattutto grazie ad una trazione affidabile.

Le Austin Healey nei rally rappresentavano la grande sfida della BMC, ma in nove anni molto movimentati, dal 1957 al 1965, la Austin Healey a sei cilindri si è evoluta rapidamente in un’auto da rally formidabile e sempre più competitiva. Sempre più resistente, veloce, versatile e adatto per i rally internazionali più difficili al mondo.

Sebbene le fondamenta degli sport motoristici fossero state gettate dalla Healey Motor Co. Ltd, il lavoro necessario per trasformare queste auto in “proiettili” da oltre 200 cavalli fu completato quasi interamente dal famoso BMC Competitions Department di Abingdon.

Fu grazie alla loro grande esperienza che le ‘Big Healey’, come erano sempre affettuosamente chiamate, diventarono veloci, agili, durevoli, in modo da essere in grado di vincere grandi eventi ovunque, soprattutto grazie ad una trazione affidabile. Non solo le Austin Healey hanno vinto alcuni degli eventi più famosi del mondo – tra cui Liegi-Sofia-Liegi, Spa-Sofia-Liegi e i rally alpini francesi e austriaci – ma si sono rivelate anche estremamente veloci in eventi come il Tulip e il Rac Rally.

Timo Makinen al RAC 1960 con l'Austin Healey
Timo Makinen al RAC 1960 con l’Austin Healey

Queste auto non solo hanno trasformato i loro piloti – Pat Moss, Donald Morley, Rauno Aaltonen, Timo Makinen e Paddy Hopkirk – in veri e propri eroi ancora oggi circondati da un alone di leggenda, ma sono state in grado in costruirsi una reputazione proprio come mezzi meccanici di grande affidabilità, quando i rally avevano un’anima ed erano gare progettate per mettere in difficoltà mezzo meccanico ed equipaggio.

Prendendo ad esempio Pat Moss, si nota che i suoi risultati migliori arrivarono quando guidava un Austin Healey 3000. Nei primi anni Sessanta, le Big Healey era auto da rally dominanti. Si potrebbe probabilmente dire che la Big Healey è stata l’ultima vera auto sportiva ad essere un’auto da rally di successo.

La Mini e la BMW 2002 hanno iniziato a farsi notare quando i rally sono diventati gare per berline ad alte prestazioni. Un caso poteva essere fatto per il Triumph TR7 o TR8, oppure la Fiat 124 che è l’ultima auto sportiva di successo rally. In ogni caso, neppure la 124 fu vincente come la Big Healey.

Il motore a 6 cilindri da 2912 cc della Big Healey con tre carburatori Weber
Il motore a 6 cilindri da 2912 cc della Big Healey con tre carburatori Weber

Le Austin Healey vinsero la Liegi-Roma-Liegi nel 1960 e 1964, l’Alpine Rally del 1961 e 1962, l’Australian Alpine nel 1964 e ben quattro Tulip Rally consecutivi dal 1962 al 1965. Nel RAC Rally, l’Austin-Healey si aggiudicò il secondo posto nel 1961, 1962, 1964 e 1965.

Insomma, le Big Healey erano sempre in vetta ai principali rally internazionali. Nei primi anni Sessanta il team BMC non solo aveva una grande macchina nella Big Healey, ma aveva anche i migliori piloti e navigatori. Il motore della Big Healey erogava un po’ meno di 200 cavalli. Per gli standard odierni non era particolarmente veloce, ma la Big Healey ha gareggiato nei primi anni Sessanta, non oggi.

Ti piace questo contenuto? È uno dei pochi del nostro sito disponibili solo in versione premium. Per completare la lettura puoi prendere in considerazione di farti un bel regalo con il libro su cui è stato pubblicato (che contiene tante altre interessanti storie e aneddoti), o con le altre pubblicazioni cartacee della collezione editoriale. Diventerai orgogliosamente uno dei nostri sostenitori!

La copertina di 100 anni di Storie di Rally

Paddy Hopkirk e i Tre Moschettieri del Rally di MonteCarlo

Da quella storica vittoria sono passati tanti anni, eppure nessuno ha mai dimenticato quel primo posto conquistato da quell’auto piccola e potente, che sfidò i grandi nomi dell’automobilistica, vincendo una delle competizioni più famose di sempre.

Nel 1964 Paddy Hopkirk, insieme con il navigatore Henry Liddon, riuscì a vincere il Rally Montecarlo, conquistando il primo posto, guidando una Mini Cooper S. Una vittoria, la loro, che è entrata nella storia. Una storia, un nome, un mito: scindere il nome di Paddy Hopkirk da quello della Mini è ormai impossibile da quando, nel lontano 1964, trionfò a sorpresa al Rally di Montecarlo.

Da quella storica vittoria sono passati oltre 50 anni eppure nessuno ha mai dimenticato quel primo posto conquistato da quell’auto piccola e potente, che sfidò i grandi nomi dell’automobilistica, vincendo una delle competizioni più famose di sempre.

Patrick Barron Hopkirk nasce a Belfast, nell’Irlanda del nord, il 14 aprile 1933. Studia presso il Clongowes Wood College nella contea di Kildare dal 1945 al 1949, prima di entrare nel Trinity College di Dublino, dove resta fino al 1953. La sua carriera vincente nelle corse inizia due anni più tardi, nel 1955, e si conclude nel 1970, con due apparizioni estemporanee nel 1977 e nel 1994.

La sua prima vittoria assoluta risale al 1953, quando vince la cronoscalata di Cairncastle con una Volkswagen Beetle. Considerate le performance viste alla gara di velocità in salita, gli viene offerto un altro Beetle da Isaac Agnew di Belfast per il Circuit Of Ireland.

È la prima di molte apparizioni in questa gara. La prima vittoria nei rally arriva già nel 1956, quando è primo al Cork 20 Rally, navigato da John Garvey, su una Volkswagen Beetle. L’anno successivo vince di nuovo il Cork 20 Rally, con Jack Scott su Volkswagen Beetle, e il Circuit of Ireland, su Triumph TR3 A. Nel 1959 fa suo il Circuit of Munster, al volante di una Austin Healey Sprite.

La premiazione di Paddy Hopkirk al Rally Montecarlo 1964
La premiazione di Paddy Hopkirk al Rally Montecarlo 1964

Purtroppo, il 1960 è una stagione avida di successi, mentre in quella successiva lo vede di nuovo primo al Circuit of Ireland e terzo alla Coupe d’Alpes, con Scott e con la Sunbeam Rapier. Nel 1962 si aggiudica il Circuit of Ireland con la Mini Cooper, è secondo al Rac con la Austin Healey 3000, mentre con la Sunbeam Rapier è terzo a MonteCarlo, che vincerà a sorpresa nel 1964, al volante di quella “piccola bomba” che è la Mini Cooper S numero 37 targata 33 EJB e con alle note Henry Liddon.

Il 1963 regala solo un secondo posto al Tulip Rally, con alle note Liddon sulla Mini Cooper T, e altri piazzamenti fuori podio, ma sempre nei primi dieci assoluti. Poi, nel 1964, quel primo posto al Monte che resterà scritto per sempre nella storia dei rally. Ancora oggi nessuno dimentica quella vittoria assoluta conquistata da un’auto tanto piccola e altrettanto potente, in grado di sfidare i più grandi nomi dello sport automobilistico dell’epoca e di vincere una delle competizioni più famose e faticose di sempre.

La Mini Cooper S vince il Rally MonteCarlo

È il 21 gennaio 1964 quando la Mini Cooper S conquista il gradino più alto del podio nel rally dei rally. Fra stradine di montagna, sentieri ghiacciati, neve e sterrato, quella piccola auto compie un’impresa memorabile. Alla guida c’è, appunto, “Paddy” Hopkirk, pilota nordirlandese affiancato dal navigatore Liddon.

Le caratteristiche tecniche della Mini e l’abilità dell’equipaggio, consentono di portare a termine una vera e propria impresa. Mai più riuscita a nessun altro con quella vettura. Fra strette strade di montagna, sentieri ghiacciati, neve e sterrato: quella piccola auto compì un’impresa. Alla sua guida Patrick “Paddy” Hopkirk, pilota nordirlandese affiancato dal navigatore Henry Liddon.

Le caratteristiche tecniche della Mini e l’abilità dell’equipaggio a bordo, consentirono di portare a termine una vera e propria impresa, mai dimenticata dagli appassionati di auto e non solo. All’epoca la formula handicap, che aveva come scopo quello di eliminare le differenze di peso e di potenza, consentì alla Mini di raggiungere la parte alta della classifica generale. Hopkirk difese il suo vantaggio nello sprint attraverso le strade di MonteCarlo che concludevano il rally.

Durante la cerimonia di premiazione, condivise gli applausi della folla con i suoi compagni di squadra. Il quarto posto di Timo Makinen ed il settimo posto assoluto di Rauno Aaltonen sigillarono il successo della Mini Cooper S e dettero inizio all’era dei Tre Moschettieri nel Rally di MonteCarlo.

Paddy Hopkirk diversi anni dopo lo straordinario successo, confesserà che anche per lui si è trattato della più bella vittoria in carriera, aggiungendo che “sebbene la Mini fosse soltanto una piccola berlina familiare, tecnicamente aveva tanti vantaggi. La trazione anteriore e il motore montato trasversalmente davano un grande beneficio. E il fatto che fosse piccola, con strade rese più strette a causa della neve accumulata ai bordi, rappresentava, per me, un elemento positivo. Fummo fortunati: l’auto era quella giusta al momento giusto”.

“Era una delle leggendarie Notti dei lunghi coltelli, la penultima tappa del rally, che mise la Mini Cooper S numero 37, che portava l’ormai famosa targa 33 EJB, sulla strada della vittoria quell’inverno del 1964 – ricordano alla Mini Classic, sezione che si occupa di tenere vivo il ricordo dei primi iconici modelli – Hopkirk tagliò il traguardo con appena 17 secondi di svantaggio rispetto al suo principale avversario, Bo Ljungfeldt, al volante della molto più potente Ford Falcon V8”.

Aaltonen, Makinen e Hopkirk (secondo a destra) al Rally 1000 Laghi 1965
Aaltonen, Makinen e Hopkirk (secondo a destra) al Rally 1000 Laghi 1965

Nel 1964, oltre che a MonteCarlo con la Mini, sempre con Liddon, ma al volante della Austin Healey 3000, è primo anche al Österreichische Alpenfahrt. Quell’anno, la carriera di Hopkirk è ricca di avvenimenti, come in Australia per il Bmc Works Team nella annuale Bathurst 500, gara riservata a macchine di produzione al Mount Panorama Circuit. Dal 1965 al 1967 guida la Morris Cooper S e ottiene ottimi risultati anche nella Armstrong 500, in coppia con un altro grande pilota di rally, il finlandese Timo Makinen.

Hopkirk dalla Hall of Fame alla Mbe Honor

Nel 1965 si aggiudica il Circuit of Ireland con Terry Harryman e la Mini Cooper S. Quella del 1966 è la stagione che porta in dote a Hopkirk un’altra vittoria al Österreichische Alpenfahrt, ma questa volta con alle note Ron Crellin sulla Mini Cooper S. Ancora tre vittorie su cinque gare nel 1967: Coupe des Alpes con Crellin, Acropoli e Irlanda con Harryman. Tutte su Mini Cooper S. E un secondo posto al termine di un difficile Sanremo, oltre ad un sesto al Monte-Carlo. Il 1967 è anche l’anno in cui sposa Jennifer, con cui avrà tre figli.

Come conclusione di quel 1967, Hopkirk viene eletto membro a vita del British Racing Drivers Club, oltre che presidente del Registro auto storiche da rally. Da quell’anno non arriverà più un successo. Ma va detto che nel 1968 alla Londra-Sydney, rinuncia alla vittoria (conclude secondo) per soccorrere sul penultimo tratto Bianchi-Ogier, che sono in testa alla gara. La loro Citroën DS si scontra con un’altra vettura e va a fuoco. Hopkirk e Tony Nash tirano fuori dall’abitacolo gli occupanti di entrambe le vetture, salvando loro la vita.

Dopo aver soccorso Bianchi-Ogier, Hopkirk e Nash tornano indietro per avvertire la polizia e le altre vetture in arrivo. Nello stesso anno è secondo assoluto alla seconda edizione del Rally del Portogallo e quinto a quello di Monte-Carlo. L’anno successivo termina secondo al Circuit of Ireland, poi nel 1970 è quarto alla London-Mexico World Cup Rally, con la Triumph 2.5 Pi, e secondo allo Scottish Rally, con la Mini Clubman 1293S. Non disputa altre gare. Nessun rimpianto. Ha dato tutto ciò che si poteva dare.

Prima che inizi il declino, decide di appendere il casco al chiodo e ritirarsi dalle competizioni. Nel 1977, con il co-pilota Taylor Mike, fa un’apparizione alla Londra-Sydney, questa volta con la Citroën CX 2400. Si piazza al terzo posto dietro un’altra CX guidata da Claude Laurent e Jean-Claude Ogier, salvati da Hopkirk e Nash nel 1968. Nel 1994, trent’anni dopo, è al via del Monte-Carlo. Guida una moderna Mini Cooper Gruppo N con un numero di targa che ricorda quello vittorioso del 1964 (L33 EJB) ed ha alle note Crellin: concludono sessantesimi.

Anche se non è una competizione di rilevanza internazionale, va ricordato come nel 1982, Hopkirk centra il successo nel Rac Golden 50, una gara nella gara che festeggia il cinquantesimo anniversario del Rac, con il codriver Brian Culcheth. L’equipaggio corre con la Mini Cooper con cui Timo Mäkinen vince il Rally di Monte-Carlo 1965. Nel 1990, invece, si aggiudica la Pirelli Classic Marathon con il co-pilota Alec Poole. Ma non finisce qui. Non per uno dello spessore di Hopkirk.

Nel 2010, è tra i primi quattro conduttori nella Hall of Fame del mondo dei rally, insieme a Timo Mäkinen, Rauno Aaltonen ed Erik Carlsson. Il giusto riconoscimento per una carriera straordinaria, iniziata sul podio tanti anni prima. “Paddy” non è solo un pilota dalle spiccate capacità, è anche un uomo in carne e ossa, che quando si sveste di tuta, guanti e casco manda avanti la propria vita, con la moglie Jennifer, che sposa nel nel 1967, e con i loro tre figli. Nel 2016, viene insignito di un altro importante riconoscimento: l’ingresso nella lista d’onore della Mbe Honor.

Patricia ‘Pat’ Moss (sorella di Stirling) e i rally nei geni

Una pilota di rally di grandissimo successo, una delle migliori di tutti i tempi: sue tre vittorie e sette podi in competizioni internazionali. È stata incoronata cinque volte campionessa europea rally: 1958, 1960, 1962, 1964 e 1965.

Quante volte hai sentito atavici luoghi comuni che dipingono il “gentil sesso” come inadatto alla guida? Troppo spesso ci si lamenta delle donne al volante, a causa di una tendenza “total pink” ad ignorare il fascino dei motori. Sfatiamo questo mito una volta per tutte. E tu che sei sul mio blog, lo sai bene che non c’è nulla di più falso. Prima di arrivare a Jutta Kleinschmidt o a Michéle Mouton, bisogna ricordarsi di Pat Moss.

Patricia Ann Moss, più nota come Pat Moss, sorella del più noto Stirling, è stata una delle migliori (e dei migliori) rallysti del periodo che va dalla seconda metà degli anni Cinquanta e alla fine degli anni Sessanta. Era nata il 27 dicembre 1934 a Thames Ditton, Surrey, in Inghilterra da Alfred Moss e Aileen, originaria di Crawford. Cresciuta a Bray, Berkshire. Le fu insegnato a guidare già all’età di undici anni da suo fratello maggiore Stirling.

La sua carriera sportiva, però, inizia a cavallo. E se la cava anche bene… Era una “show jumper” nota e di successo, oltre che membro del team di salto ad ostacoli britannico. Iniziò a guidare nei rally nel 1953, dopo essere stata introdotta a questo sport dal suo fidanzato Ken Gregorio, che era il manager di Stirling.

Nell’estate del 1954, Pat comprò una Triumph TR2 e iniziò seriamente a correre. Contattò la Triumph per vedere se ci fosse un po’ d’interesse a coprire le spese per preparare la sua auto per il Rac Rally 1955. Triumph rifiutò. Fortunatamente, la MG Car Company offrì a Pat una MG TF 1500 e la copertura economica. E così cominciò un rapporto che durò sette anni. 

Come pilota del team BMC, Pat raggiunse l’apice nel 1958, quando portò la sua Morris Minor al quarto posto sul Rac Rally. In seguito raggiunse un altro quarto posto al Liegi-Roma-Liegi con una Austin Healey 100/6. E vinse anche il primo dei suoi cinque titoli rally.

Due anni più tardi, la Moss ottiene un’impressionante vittoria assoluta alla Liegi-Roma-Liegi, su una Austin-Healey 3000, e continua con un secondo posto alla Coupe des Alpes e al Rac 1961. Nel 1962, era terza all’East African Safari Rally con una Saab 96 e al Rac con la Austin-Healey. Il suo più grande successo, tuttavia, è stato vincere l’olandese Tulip Rally con una Mini Cooper.

Moss seconda a Sanremo dietro Toivonen

Nel 1963, la Moss passò alla Ford che le mise a disposizione una Lotus Ford Cortina. Quell’anno, il 3 marzo, a Londra, sposò il collega rallysta Erik Carlsson. Nel 1964, la Moss passa al team ufficiale Saab e inizia a collaborare con il marito, dopo il tentativo infruttuoso di Ford che voleva arruolare Carlsson per undici rally internazionali.

I suoi risultati più importanti sono stati un terzo posto all’Acropoli, un quarto alla Liegi-Sofia-Liegi e al Rac, oltre ad una quinta piazza al Rally di Montecarlo. L’anno seguente, arrivò terza al Monte. Nel 1968, la Moss passò alla Lancia per guidare la nuova Fulvia.

Di quella macchina non le piaceva il forte sottosterzo, ma ha guidato l’auto e l’ha piazzata al quattordicesimo posto assoluto a MonteCarlo. Successivamente centrò un secondo posto al Rally di Sanremo, alle spalle di Pauli Toivonen, su Porsche 911. Tra gli altri suoi importanti risultati della stagione 1968, c’è la vittoria del Sestriere Rally, l’ottavo posto all’Acropoli e il settimo al Tour de Corse.

Al Monte 1969, sempre con la Fulvia, la Moss si piazza sesta. All’inizio del mese di dicembre 1969, la Moss e Carlsson ebbero una figlia. La Moss, dopo il parto, si allontanò dai rally, anche se partecipò al Rally di Montecarlo del 1972 con un’Alpine Renault A110 classificandosi al decimo posto. Poi, nel 1974 si ritirò definitivamente. Pensaci bene, ora, prima di dire “donne al volante, pericolo costante” oppure “donne e motori, gioie e dolori”.

Pat Moss al Rally MonteCarlo 1969
Pat Moss al Rally MonteCarlo 1969

La Moss aveva 18 anni quando iniziò a guidare nei primi rally, cioè nei raduni. E nel 1954 acquistò una Triumph TR2. Come pilota si mise in mostra in corse che i colleghi uomini possono solamente sognare: Rac Rally, Liegi-Roma-Liegi Rally, Tulip Rally, Acropoli, Monte-Carlo… Guidò Morris Mini, Austin Haley, Saab, Lotus Ford e Lancia prima di appendere il casco al chiodo nel 1974. Era una donna decisamente sopra le righe, un personaggio probabilmente unico nel suo stile.

Con lei i motori divennero (anche) una questione da donne. Mentre il fratello Stirling mieteva vittorie e sognava iridi – Fangio permettendo – con la Mercedes in F1, lei girava per i rally d’Europa con auto inglesi cercando una sua dimensione agonistica nella regolarità. Al Rally del Sole di Mezzanotte del 1958, conobbe il pilota della Saab Erik Carlsson e lo sposò. Quello stesso anno vinse il titolo europeo femminile nei rally.

All’inizio rifiutò le proposte del marito che la voleva nel team Saab. C’erano troppe vetture inglesi in giro e le pareva sacrilego guidarne una svedeve. Poi, nel 1964, nonostante le offerte di Ford e BMC, accettò le preghiere del marito e passò armi e bagagli alla Saab. Ci rimane quattro anni e raramente si piazza al di sotto la decima posizione. Non era affatto una donna comune. Muore il 14 ottobre del 2008.

Resterà per sempre una delle prime donne, nell’automobilismo, che è riuscita a fare qualcosa che non fosse pulire visiere e cronometrare. Poteva correre in pista: il talento non le mancava e a quel tempo, siamo negli anni Cinquanta, i Costruttori inglesi avevano ancora molto da dire e da dare al modo dei motori. Invece, scelse i rally, portata “di peso” da Ken Gregory, manager del fratello Stirling e pilota amatoriale nel tempo libero.

Dal Rally to Midnight Sun 1950 al Rally Sweden di oggi

Ogni gara del calendario del WRC è speciale per qualche motivo, ma alcuni rally sono ancora più unici di altri. Quello che tutti noi oggi conosciamo come Rally Sweden si chiamava Rally to Midnight Sun, cioè Rally al Sole di Mezzanotte, anzi Svenska Rallyt Midnattssolen.

Il Rally MonteCarlo è certamente il rally storicamente più iconico del WRC. Ma c’è almeno un altro rally speciale, con una storia altrettanto speciale e che ancora oggi è appuntamento irrinunciabile del FIA World Rally Championship. Il Rally Sweden, o Rally di Svezia. Non a caso, quello svedese è l’unico rally interamente su neve iscritto a calendario del Campionato del Mondo della specialità.

Ma non è sempre stato così. La lunga storia del Rally di Svezia risale al 1950. Quello che tutti conosciamo come Rally Sweden si chiamava Rally to Midnight Sun (Rally al Sole di Mezzanotte) e ancor prima Svenska Rallyt Midnattssolen. Si svolgeva durante l’estate. La data del rally svedese, che era valido per il Campionato Europeo Rally, fu spostata in inverno nel 1965. Otto anni dopo, il rally con sede a Karlstad entrò nella prima edizione del World Rally Championship.

Da allora, il rally è uscito dal WRC solo quattro volte: due volte nel 1974, a causa della crisi petrolifera, e nel 1990, a causa del clima mite e della mancanza di neve. Nel 1994, la gara faceva parte della Coppa FIA 2 Litri Costruttori. Nel 2009 non è stata organizzata a causa del sistema di rotazione del WRC. In quell’occasione il Rally di Svezia è stato sostituito dal Rally di Norvegia, anch’esso su neve. Ma la cosa più importante, tornando agli albori della manifestazione, è sapere che dal 1950 al 1964, il rally svedese è stato un evento su sterrato.

Frolander e Lundstrom saltano con la loro Austin Healey 100-6 nel Rally to the Midnight Sun del 1956
Frolander e Lundstrom saltano con la loro Austin Healey 100-6 nel Rally to the Midnight Sun del 1956

Il Rally to Midnight Sun nasce nel 1950, una edizione che vede partenza e arrivo in luoghi separati. I primi vincitori della gara sono Per-Fredrik Cederbaum e Bertil Sohlberg su una BMW 328. Più di cento e cinquanta iscritti si presentano al via della seconda edizione nel 1951, vinta da Gunnar Bengtsson e Sven Zetterberg, con la Talbot-Lago T26GS. Nel 1952, l’auto vincente è la Porsche 356, guidata da Grus-Olle Persson. Nel 1953, un numero di partecipanti sale a cento e settanta e l’evento è già valido per il Campionato Europeo Rally. Il vincitore di quell’edizione sarà Sture Nottorp, su Porsche 356.

Altri due piloti Porsche vincono nel 1954 (Carl-Gunnar Hammarlund) e nel 1955 (Allan Borgefors). Harry Bengtsson si aggiudica l’edizione del 1956 con una Volkswagen 1200. In ogni caso, il Marchio di maggiore successo del Rally di Svezia è SAAB. Sicuramente, una delle vittorie più famose è quella del 1976 di Per Eklund, con la Saab 96 V4. C’è un’altra particolarità: la prima vittoria di un’auto svedese nella gara di casa risale solo all’edizione 1957 della competizione. Tutti i vincitori dal 1950 al 1956 erano piloti svedesi, ma con auto straniere.

Ti piace questo contenuto? È uno dei pochi del nostro sito disponibili solo in versione premium. Per completare la lettura puoi prendere in considerazione di farti un bel regalo con il libro su cui è stato pubblicato (che contiene tante altre interessanti storie e aneddoti), o con le altre pubblicazioni cartacee della collezione editoriale. Diventerai orgogliosamente uno dei nostri sostenitori!

La copertina di 100 anni di Storie di Rally

BMC Competitions Department: 25 anni di motorsport

Nel 1998 l’apprezzato giornalista Bill Price pubblica il suo ”Bmc Competitions Department: 25 years in motorsport: the cars, the people, the events”.

Ti sembra un argomento già trattato? E magari in questo stesso blog. “Nì”… Ti ho parlato precedentemente con un’apposita recensione di Bmc Competitions Department Secrets, edito nel 2005 da Veloce Pubblishing e ristampato nel 2016. Adesso voglio parlarti del suo “predecessore”. Uno dei primo libri, il primo su questo argomento che ha molto seguito tra gli appassionati dei rally d’antan.

Non voglio dire che i tre ingegneri a capo del reparto sportivo Bmc abbiano rubato l’idea a qualcuno e infatti non lo dirò, perché il libro marchiato come “Secrets” è realmente un’opera a sé, senza precedenti e senza rivali. Però, scopro con piacere, nelle mie spesso lunghe ricerche, che nel 1998 l’apprezzato giornalista Bill Price pubblica il suo “Bmc Competitions Department: 25 years in motorsport: the cars, the people, the events”.

E ora che si fa? Volevi comprarne uno e ti ho spiazzato? Non ci crederò mai. Ma se così fosse, ti consiglio di acquistarli entrambi. Fidati, ne vale la pena. Ovviamente, quello che ti presento in quest post è un “pezzo da 90” per grandi collezionisti con portafogli capienti. Infatti, la sua quotazione di mercato è elevata ed è destinata a crescere.

Sul mercato collezionistico usato si trova intorno ai duecento e cinquanta euro, mentre le pochissime copie nuove esistenti vengono vendute a cifre che sfiorano i seicento euro. Ancor di più diventa importante la formula “soddisfatti o rimborsati” di Amazon.it. Dal 1955 a quasi il 1980, la British Motor Corporation è impegnata nel motorsport. In questo libro è raccontata la storia sportiva completa del team di Abingdon e il suo ruolo chiave nel motorsport britannico.

Le auto incluse nell’opera sono Austin-Healey, Morris e Triumph. Le persone Marcus Chambers, Peter Browning e Stuart Turner, gli eventi: Monte-Carlo, Alpine, 1000 Laghi… Storia di vittorie, delusioni, schianti e politica del consiglio di amministrazione, arricchite da cinquantasette fotografie evocative.

Come noterete anche voi, le storie raccontate non sono poi così diverse come argomenti, però va detto che in questo volume sono raccontate (sempre in inglese) da un grande giornalista in duecento pagine in più, mentre nell’altro sono raccontate dai diretti interessati. Cosa c’è di più in questo libro? le storie di sport. E nell’altro? Le storie “politiche” raccontate con documenti mai visti da chi poteva decidere.

Libri su Storie di Rally

la scheda

BMC COMPETITIONS DEPARTMENT

Autori: Bill Price

Copertina: rigida

Pagine: 392

Immagini: 57 in bianco e nero e a colori

Formato: 21 x 27 centimetri

Editore: JH Haynes & Co

Prezzo: da 245 a 583 euro

Peso: 1,5 chilogrammo

ISBN: 978-1-8596043-9-7

Verifica la disponibilità e acquista

Il Rally Cars di AutoCar: tutta un’altra storia

Un altro Rally Cars quello della rivista AutoCar, “Given the works”. Graham Robson, con il noto mensile, pubblica nel 1983 un’interessante panoramica delle auto, ora storiche, che hanno preso parte ai rally. Quest’opera non è quotata come il “Rally Cars” di Rehinard Klein, che è aggiornato fino al 2010 e contiene informazioni su tutti, ma proprio tutti i modelli di auto da rally.

Su questo Rally Cars ci sono informazioni, rigorosamente in inglese, su Austin Healey 3000, Triumph Spitfire, Alfa Romeo Giulia GTA, Bmc Mini Cooper 1275s, Lotus-Ford Cortina Mk 2, Triumph 2,5 PI, Ford Escort Twin Cam, Lancia Fulvia 1.3 e 1.6 HF, Alpine-Renault 1600S, Ford Escort RS, Fiat 124 Abarth Rally, Lancia Stratos, Fiat 131 Abarth, Triumph TR7 V8, Saab 99 Turbo, Audi Quattro e molto altro ancora.

Quello che è più che certo è che, considerata l’età, il libro inizia a divenire raro. Molto. E infatti, i prezzi sono sensibilmente variabili. Se si escludono le copie in cattive condizioni, che vengono vendute a pochi euro, per volumi in ottime condizioni si spende fino a 50 euro e per libri nuovi si arriva anche a 130 euro.

Alcune critiche riguardano il fatto che su questo Rally Cars non sono presenti le schede aggiornate delle Gruppo B, che hanno corso successivamente alla pubblicazione. Poco importa, perché sono presenti preziose informazioni su altre importanti vetture della storia dei rally. Sicuramente è un libro da avere. In una collezione non dovrebbe mancare.

Libri su Storie di Rally

la scheda

RALLY CARS: GIVEN THE WORKS

Autore: Graham Robson

Copertina: rigida con sovracoperta

Pagine: 160

Immagini: a colori

Formato: 22 x 29 centimetri

Editore: Autocar Temple Press

Prezzo: 50-160 euro

ISBN: 978-0-6003505-0-7

Verifica la disponibilità e acquista

Austin Healey 100-6 & 3000 nella collana Rally Giants

Dal 1957 al 1965 la Austin Healey con motore a 6 cilindri si evolse fino a diventare una formidabile auto da rally. La storia sportiva di queste vetture.

Graham Robson racconta i segreti delle Austin Healey 100-6 & 3000 in un bel libro solo in inglese. Un volume che va ad arricchire la collana editoriale Rally Giants, della Veloce Pubblishing. Nove anni di gare, dal 1957 al 1965, davvero movimentati e in cui la Austin Healey a sei cilindri si è evoluta rapidamente in un’auto da rally formidabile e sempre più competitiva.

Il lavoro necessario per trasformare queste auto in “proiettili” da oltre 200 cavalli fu completato quasi interamente dal famoso BMC Competitions Department di Abingdon. Fu grazie alla loro grande esperienza che le “Big Healey”, come erano sempre affettuosamente chiamate, diventarono veloci, agili, durevoli, in modo da essere in grado di vincere grandi eventi ovunque, soprattutto grazie ad una trazione affidabile.

Di seguito i dettagli tecnici del libro di Robson: storia dettagliata della carriera rallystica delle vetture, Storia dettagliata del concept, del design e dello sviluppo, persone e progetti per le auto, graduale evoluzione tecnica, descrizione temporale delle evoluzioni delle auto, descrizione dei principali protagonisti che hanno contribuito alla vita delle varie vetture (dirigenti, piloti, ingegneri), immagini, non solo di macchine in azione, ma anche di particolari e persone, confronto con le rivali ed elenco dei successi.

Libri su Storie di Rally

la scheda

AUSTIN HEALEY 100-6 & 3000

Autore: Graham Robson

Volumi: collana editoriale Rally Giants

Copertina: morbida

Pagine: 128

Immagini: 18 a colori e 114 in bianco e nero

Formato: 19,6 x 21 centimetri

Editore: Veloce Pubblishing

Prezzo: 19 euro (libro), 9,99 euro (ebook)

Peso: 65 grammi

ISBN: 978-1-7871132-4-4

Verifica la disponibilità a acquista