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Skoda Octavia: 50 anni di storia dalla TS alla WRC

I cerchi da 15” erano gommati Barum, o Michelin chiodate per le tappe su ghiaccio e neve. Insieme al peso ridotto di 920 chilogrammi e alle sospensioni indipendenti sia anteriori che posteriori, l’Octavia Touring Sport era insolitamente agile. Fin dalle prime uscite si è dimostrata una forte concorrente nella classe 1.300 cc. Questo è stato notato non solo dai giovani scandinavi, ma anche da squadre provenienti da Austria, Polonia e Grecia. La loro coraggiosa decisione di utilizzare macchine relativamente economiche da dietro la cortina di ferro si è rivelata un’ottima scelta.

Formidabili quegli anni Sessanta del Novecento, in cui tanti team privati ​​sono stati una parte fondamentale del successo rallystico di vari Costruttori, e nello specifico di questo articolo Skoda nel motorsport, a cui hanno regalato visibilità ogni oltre immaginabile limite. Skoda, per chi non lo ricordasse, ha iniziato a collezionare allori con l’originale Octavia Touring Sport.

Gli anni Sessanta furono un periodo molto interessante per il motorsport. I lunghi rally sono stati veri e propri test sia per le vetture sia per gli equipaggi, e le vetture sempre più veloci hanno offerto uno spettacolo bellissimo agli spettatori. Allo stesso tempo, il rally non era così costoso come poi divenne negli anni successivi e molte squadre preparavano le proprie auto. Serviva solo una buona base. Concludendo la “Saga delle Skoda da rally” parliamo della storia della Octavia, partendo proprio dalla prima Octavia TS come versione sportiva della nuova berlina.

Una bella sorpresa dalla Cecoslovacchia

Rispetto all’auto di serie, la Touring Sport ha avuto diversi importanti aggiornamenti, il più importante dei quali è stato quello di dotare il motore di doppio carburatore. Insieme a un rapporto di compressione aumentato da 7:1 a 8,4:1, che ha contribuito ad aumentare la potenza di 10 cavalli fino 50 CV totali, con una coppia di 74,5 Nm. Questa, però, era solo la versione “stradale”, di serie. Quella da rally erogava circa 100 CV.

I cerchi da 15” erano gommati Barum, o Michelin chiodate per le tappe su ghiaccio e neve. Insieme al peso ridotto di 920 chilogrammi e alle sospensioni indipendenti sia anteriori che posteriori, l’Octavia Touring Sport era insolitamente agile. Fin dalle prime uscite si è dimostrata una forte concorrente nella classe 1.300 cc. Questo è stato notato non solo dai giovani scandinavi, ma anche da squadre provenienti da Austria, Polonia e Grecia. La loro coraggiosa decisione di utilizzare macchine relativamente economiche da dietro la cortina di ferro si è rivelata un’ottima scelta.

Esko Keinänen, Rally di MonteCarlo
Esko Keinänen, Rally di MonteCarlo

Skoda tra i migliori Costruttori nei rally

I maggiori successi della Octavia TS nelle mani di team privati ​​sono arrivati ​​al Rallye MonteCarlo e al Rally 1000 Laghi. Nel 1961, l’equipaggio finlandese Keinänen-Eklund ottenne il sesto posto assoluto e vinse la propria classe al Rally di MonteCarlo. Nel 1962, sedici equipaggi provenienti da otto paesi parteciparono al rally di Monaco a bordo delle Skoda Octavia. Esko Keinänen, proprio come l’anno precedente, ha dominato la sua classe ed è arrivato primo, davanti a quattro Alfa Romeo. Successivamente, ha ottenuto un altro grande risultato al rally innevato in Finlandia: quarto posto assoluto.

Tuttavia, il successo più grande doveva ancora venire. È stato al Rally dei 1000 Mille Laghi, dove Keinänen ha trionfato su tutti i suoi concorrenti, ad eccezione di Toivonen su una Citroën DS19, e ha guadagnato l’argento assoluto, dominando completamente la sua classe. Nel 1963 continua la serie di successi per l’Octavia Touring Sport, che vince ancora una volta la sua classe, questa volta nelle mani dell’equipaggio norvegese Gjölberg-Karlan. L’auto leggera e agile continua a riscuotere successi negli anni successivi. Regna sovrana, soprattutto nell’impegnativo Rallye di MonteCarlo, dove arriva prima nella sua classe per tre volte di seguito.

I successi dei team dei clienti e dei piloti privati ​​continuano, più di mezzo secolo dopo, con l’attuale Skoda Fabia R5. La sua popolarità e il successo regolare ne fanno l’auto di maggior successo nella classe RC2. Ai clienti piace non solo per la sua durata, affidabilità e velocità, ma anche per la cura che il programma clienti Skoda Motorsport offre.

Ma la storia poi passa dalla Octavia nel WRC

Però, prima di vedere correre la Fabia R5, dopo la fine del secolo, Skoda entrò a gamba tesa nella categoria massima categoria del World Rally Championship. Nelle dure battaglie con le leggende del WRC, ha ottenuto, tra gli altri, un fantastico terzo posto nel Safari Rally. Armin Schwarz era l’uomo al volante della Octavia WRC.

Oltre 1.000 chilometri caldi attraverso la spietata campagna africana trasformano l’endurance Safari Rally in una sfida unica. È stato qui che il team ufficiale Skoda ha ottenuto un risultato notevole nel 2001. “Quando Skoda ha deciso di andare in Kenya, sono stato molto contento. Ho sempre visto i rally impegnativi più come una grande opportunità che come un ostacolo. Volevamo mostrare al mondo la durata e l’affidabilità offerte dalla Octavia WRC. Il Safari Rally è stato perfetto per questo. In Kenya, non è necessario avere l’auto più veloce, ma sicuramente deve essere una delle più robuste”, racconta Armin Schwarz.

“È stata l’innata robustezza dell’auto, evidente fin dai primi test, a far nascere l’idea geniale nella testa dei membri del team di rally Skoda. Hanno deciso di logorare la concorrenza. Proprio nella prima tappa di 120 chilometri, ho registrato il miglior tempo di tutti. Stavamo spingendo forte per costringere anche gli altri ad aumentare il ritmo. Quando hanno visto quanto poteva essere veloce la Octavia WRC, è stato esattamente quello che hanno fatto. Tuttavia, quando guidi più veloce del previsto in Kenya, c’è un enorme rischio di rompere la tua auto. Ed è esattamente quello che è successo a molte squadre. Faceva parte del nostro piano. Anche se non vincevamo più nelle prove successive, siamo riusciti a stabilire un ritmo per noi vantaggioso”, continua Schwarz.

“Mentre i nostri rivali si ritiravano uno dopo l’altro, l’inarrestabile Octavia si assicurava gradualmente il bronzo. Anche la Skoda non ha potuto evitare alcuni problemi tecnici nelle condizioni difficili, ma non è mai stato niente di straordinario. I preparativi approfonditi e la concentrazione del team prima del rally hanno davvero dato i loro frutti. L’intero team ha fatto un ottimo lavoro nello sviluppo e nei test. Questo mi ha permesso di non preoccuparmi troppo delle condizioni della pista e di potermi fidare della macchina. Anche il supporto del management ha giocato un ruolo importante”, aggiunge il pilota di rally tedesco.

Un’auto per condizioni difficili: parola di Schwarz

Il Kenya non è stato l’unico paese in cui la Octavia WRC ha potuto sfruttare i suoi punti di forza. Ha fatto bene ogni volta che il gioco è stato difficile. Ha vinto la sua prima prova speciale in Catalogna nel 2000, quando le PS erano state inondate di acqua e fango a causa delle forti piogge. Anche il team ufficiale Skoda ha iniziato alla grande la stagione 2001 a MonteCarlo, dove la neve era inframmezzata da nevischio e c’era fango ovunque. Mentre le vetture dei tradizionali big erano velocissime sull’asfalto asciutto o sulla neve alta, nelle difficili situazioni “in mezzo alla strada” sembravano non riuscire a sfruttare al massimo il loro potenziale.

“Nel 2001, la Octavia WRC era al suo apice. A MonteCarlo le condizioni erano davvero dure, il che è stato positivo per noi. Molte persone non ricordano più che abbiamo mancato il podio per soli quattro secondi. Ricordo ancora nitidamente quel rally. È stata una lotta emozionante e la Octavia WRC stava andando bene. Il quarto posto che ne è derivato è prezioso per me quanto il terzo in Kenya”, ricorda Armin Schwarz.

“La Octavia ha sempre avuto la tendenza a sovrasterzare, ma non è mai stata infida. Non ci sono state brutte sorprese, è stata semplice e piacevole da guidare. L’assetto generale, dalle sospensioni alla carrozzeria allo sterzo, è stato ottimo. La Octavia WRC è stata semplicemente spettacolare da guidare. Per lo più, la sua forza si vedeva nelle condizioni difficili e questo è sempre stato il motivo per cui mi piaceva”, ricorda ancora Schwarz mentre descrive le caratteristiche dell’auto che ha guidato con i colori ufficiali Skoda per tre stagioni: 1999, 2000 e 2001.

Armin, la Octavia, i rally del WRC: legame duraturo

Armin Schwarz è ancora un assiduo frequentatore dei rally del WRC e, fedele alla sua parola, non perde mai l’occasione di visitare la tenda di servizio Skoda Motorsport e salutare i suoi colleghi. Infatti, è ancora amico di molti dei meccanici che hanno lavorato alla Octavia WRC.

“Guidare per il team ufficiale Skoda non era solo guidare. La nostra missione era quella di costruire la squadra ed entrare nella nuova era con la prima vettura Skoda WRC della storia. Sono molto orgoglioso di aver potuto fare parte di questo sogno. Abbiamo dovuto superare molti ostacoli: avevamo una squadra piccola, un budget ridotto e meno esperienza, ma lo spirito di squadra era fantastico. Tutti volevano vincere per la squadra. E anche se abbiamo passato dei momenti difficili, non ci siamo mai irritati. Ci siamo sempre concentrati sull’andare avanti e abbiamo sempre portato via qualcosa di prezioso, anche dal peggior risultato”, conclude Armin Schwarz.

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RAC 1988: la neve porta bene ad Armin Schwarz

”Questo risultato fece decollare la mia carriera”. Armin Schwarz ricorda uno dei RAC più complicati della sua carriera, con più di cinquanta prove speciali, quello andato in scena nel 1988. ”Era lunghissimo e difficile e non lo puoi dimenticare. Penso che guidare in quel rally senza note mi abbia insegnato tantissimo. Dovevi capire come leggere la strada e dovevi essere pronto per quello che stava arrivando”.

E i record iniziarono ad accumularsi a partire dal 24 novembre del 1988, quando Armin Schwarz terminò il RAC Rally un bel quinto posto assoluto a bordo di un’Audi 200 Quattro. La sua è stata una carriera che ha attraversato quasi due decenni di professionismo, con 119 partenze nel WRC, 100 prove speciali vinte, sette podi e un successo assoluto. La sua guida spettacolare in quei cinque giorni nelle foreste britanniche ad Harrogate è arrivata come un vero e proprio regalo per la squadra e dopo aver vinto due titoli del Campionato Tedesco Rally.

“Questo fu il risultato che fece decollare la mia carriera – ha raccontato Armin Schwarz -. Questo è stato uno dei RAC con più di cinquanta prove speciali. Era lunghissimo e difficile e non lo puoi dimenticare. Penso che guidare in quell’evento senza note mi abbia insegnato tantissimo. Dovevi capire come leggere la strada e dovevi essere pronto per quello che stava arrivando”. Armin Schwarz trovò anche la neve sul percorso. E gli portò fortuna.

“Ricordo che eravamo seduti a colazione, quando tutti ci girammo a guardare fuori dalla finestra. Ed eravamo tutti preoccupati. Io, però, meno degli altri. Sapevo che questo mi dava una possibilità in più. Ok, avevo solo pneumatici da terra, ma avevo la trazione integrale”. E l’ha usata bene, portando la grande Audi davanti all’ex campione del mondo Stig Blomqvist e alla futura stella Carlos Sainz, entrambi su Ford Sierra RS Cosworth.

Per l’anno successivo, Audi offrì a Schwarz la possibilità di correre in America o restare in Europa con un programma WRC part-time. Schwarz accettò il programma part-time nei rally e alla fine della stagione realizzò il suo sogno con Toyota. Avanti veloce per altri quattordici anni, attraverso “incantesimi” con Mitsubishi, Ford e Hyundai, e Schwarz si ritrova in una Skoda Fabia WRC ufficiale. La sua attenzione si sposta, poi, sulla carriera del figlio di quindici anni Fabio, che gareggia nel Campionato Lettone Rally con una Ford Fiesta R2.

Per la cronaca, il vincitore del RAC Rally del 1988 fu, ovviamente, Markku Alén, che alla fine cancellò i miserabili ricordi che aveva nella foresta di Kielder (anche se riuscì comunque a perdere un vantaggio di cinque minuti lì in quell’evento del 1988) aggiudicandosi la gara britannica del WRC al suo tredicesimo tentativo.

Armin Schwarz, il talento tedesco col destino contro

Era così Armin “Armino” Schwarz, capace di capottarsi un paio di volte pure l’unica volta nella quale fu in grado di vincere un rally iridato. Stile tutto suo e carriera senza pace, passata dopo i faccioni presi in Toyota a cercare un proprio precario equilibrio con quasi tutti i team a disposizione nel mondiale.

Stima e ammirazione verso Armin Schwarz erano una cose che non potevi dichiarare troppo apertamente, una volta. Insomma, che figura ci si faceva? I finlandesi volanti, gli asfaltisti francofoni, i bellimbusti maccheronici e lo sgambettante matador iberico. Ti sobbarcavi le camminate e gli scivoloni con accidenti assortiti per vedere loro, solo loro, sempre loro, ovvio. Ed invece no. O meglio, non solo.

Perché sì, va bene questi, ma in tutti, chi più chi meno, albergava l’idea sconcia e sconcertante di vedere questo biondo dalle inconfondibili note teutoniche caracollare a pochi metri di distanza dai propri calli. Perché sì, in quegli anni Armin Schwarz era il pizzico di pepe applicato al rally ed osservabile con tutte e quattro le ruote a terra con la stessa frequenza con la quale la cometa di Halley passava ogni tanto a fare un saluto. D’altronde una volta iniziata la PS era solo questione di tempo e di logica matematica prima di vederlo finire in un fosso, a ruote all’aria oppure in bilico nel vuoto appoggiato ad un palo della luce con l’inevitabile strapiombo di sotto, roba da sdoganare il mondo dei rally alla plebe calciofila e cenante del TG5 della sera.

Era così “Armino” capace di capottarsi un paio di volte pure l’unica volta nella quale fu in grado di vincere un rally iridato. Stile tutto suo e carriera senza pace, passata dopo i faccioni presi in Toyota a cercare un proprio precario equilibrio con quasi tutti i team a disposizione nel mondiale.

Armin Schwarz con la Toyota Celica impegnato nel WRC
Armin Schwarz con la Toyota Celica impegnato nel WRC

Armin Schwarz riuscì a trovare un minimo di senso delle cose solo una volta accasato in Skoda. Fu, infatti, lì che il biondo rubato probabilmente a qualche polverosa e buia officina tedesca (ossia una sorta di “set a luci rosse” per noi appassionati dell’epoca) riuscì a dare il vero autentico meglio di sé, in particolar modo a bordo della quantomeno improbabile ed imparcheggiabile Octavia WRC.

Non c’erano da aspettarsi vittorie o podi, e lui stesso era il primo ad esserne conscio, ma alla fine poco male via. Il passaggio del transatlantico bianco verde (sempre accompagnato da un accattivante e meraviglioso sound) era per gli occhi e per le orecchie uno spettacolo davvero a sé stante, un qualcosa di diverso e di particolare che andava a rendere memorabili quelle giornate già di per sé emozionanti.

Armin “Armino” Schwarz pendolava, sbandava e sgommava, e si sapeva che per un mucchio di ragioni più o meno intuibili il tempo non sarebbe mai venuto. Ma il senso era quello e non cambiava, come lo stile. Succede quando sei un artista e le cose del tuo mestiere, piu che per te stesso, finisci per farle per gli altri. E se oggi sono passati venti e più anni ed io sono qui a scrivere di te, qualcosa vorrà ben dire.

Danke Armin

Rally di Spagna 1991: Sainz rimane al palo e vince Schwarz

Una seconda Toyota Celica GT4 fu inviata da Colonia per Armin Schwarz, ma il ruolo del tedesco era quello dell’ala che gioca per fare segnare il leader della squadra, Carlos Sainz. Armin Schwarz manteneva il passo al Rally di Spagna 1991, ma poi balzava al comando sulla Ford Sierra RS Cosworth di Francois Delecour, nella seconda tappa asfaltata.

Rally di Spagna 1991: il Toyota Team Europe rifletteva sull’arrivo della Spagna nel WRC. Si trattava di vittoria importante per Carlos Sainz, doppia vittoria. Sainz correva per i giapponesi e prometteva di fare bene. Anche perché un successo in Spagna, al di la di ogni patriottismo legato alla gara di casa, avrebbe significato per la star di Madrid difendere il titolo WRC Piloti.

Una seconda Celica GT4 fu inviata da Colonia per Armin Schwarz, ma il ruolo del tedesco era quello dell’ala che gioca per fare segnare il leader della squadra, appunto Carlos Sainz. Armin Schwarz manteneva il passo, ma ad un certo punto balzava al comando sulla Ford Sierra RS Cosworth di Francois Delecour, nella seconda tappa asfaltata.

Sainz non fu mai a meno di una manciata di secondi da Schwarz e, anzi, ci si aspettava che da un momento all’altro facesse la sua mossa. Si presupponeva che avrebbe attaccato appena il percorso sarebbe passato alle strade sterrate più distanti, nell’entroterra della Costa Brava. Ma questo, in realtà, non successe.

La Celica di Carlos Sainz si ammutolì sulla PS8. Un problema elettrico aveva deciso di mettere lo sgambetto a tutte le speranze del TTE. Il campione spagnolo era fuori dalla rabbia. L’atmosfera attorno al parco assistenza della Toyota a Lloret de Mar era funebre. La squadra continuò a guidare, ma regnava lo sconforto.

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Armin Schwarz, generosità e spettacolarità made in Germany

Armin Schwarz era un pilota dalla guida spettacolare, che spingeva sempre al massimo. Questa sua caratteristica lo portava ad essere apprezzato dagli appassionati di questo sport anche se la sua guida lo portava a commettere qualche errore di troppo.

In quanti siamo cresciuti all’ombra del generoso e spettacolare teutonico Armin Schwarz e della sua generosità e spettacolarità sportiva? Credo in molti. Anzi, ne sono certo. Nato a Neustadt an der Aisch, in Germania, il 16 luglio 1963 è un ormai ex pilota della specialità. Schwarz era un pilota dalla guida spettacolare, appunto generosissima. Spingeva sempre al massimo e trasformava ogni gara in un evento a sé. Pensava quasi sempre a divertire il pubblico presente in prova speciale.

Questa sua caratteristica, che ricorda un po’ Colin McRae, lo portava ad essere apprezzato dagli appassionati di rally anche se la sua guida spesso lo portava a commettere qualche errore di troppo. Dopo aver impressionato come pilota privato alla fine degli anni Ottanta, nel 1988 e nel 1989 per la precisione, nel 1990 Armin Schwarz viene ingaggiato dal Team Toyota come giovane promessa tedesca.

Dopo la prima stagione di esperienza, il 1991 sarà la miglior stagione della carriera del pilota tedesco (terminata al sesto posto in classifica generale del WRC), che per la prima volta in Portogallo si porta in testa ad un rally, vincendo poi quello in Catalunya, dove riesce a regolare la Lancia Delta di Juha Kankkunen, nonostante due cappottamenti.

A proposito della vittoria al Catalunya. Si è sempre supposto che facesse parte di un piano il fatto che dovesse vincere Schwarz. Il pilota tedesco, all’epoca, spiegò che: “Dopo Sanremo, dove sono stato in grado di aiutare Carlos Sainz a tenere il passo del Mondiale, Ove Andersson, mi ha chiesto di andare in Spagna. Era la prima volta del WRC in Spagna e, ovviamente, Carlos doveva essere la grande stella”.

“Il mio compito era fare in modo che Juha Kankkunen segnasse il minor numero possibile di punti”. E invece vinse. “Non avevo mai visto quelle strade prima. Ma sapevo che erano miste asfalto-ghiaia, quindi pensai: Qui non ce n’è per i finlandesi e neppure per gli asfaltisti. Ma forse qualcosa per me c’è. Era il tipo di rally che mi piaceva, quello in cui una buona preparazione ti porta al risultato”.

Il pilota viene così confermato anche per la stagione successiva dove però, riesce ad andare in testa solo a Monte-Carlo, finendo poi fuoristrada e ritirandosi. I risultati deludenti di quella stagione, che faranno perdere alla Toyota il titolo Costruttori, nonostante la vittoria del Mondiale Piloti da parte di Carlos Sainz, inducono il team di Ove Andersson a lasciarlo partire con destinazione Mitsubishi per il 1993.

Dal Campionato Europeo Rally con Toyota alla Skoda

Con il nuovo team Armin ottiene qualche buon piazzamento e ritorna alla Toyota (vincitrice degli ultimi due mondiali costruttori) nel 1995 dove, nonostante la concorrenza nel team con due campioni del mondo come Didier Auriol e Juha Kankkunen riesce ad ottenere ancora qualche piazzamento di rilievo. Nel 1996 vince con la Toyota il Campionato Europeo della specialità e l’ultima gara della serie iridata in Gran Bretagna, valida però solo per il Mondiale 2 litri e quindi non valida come successo iridato.

Quell’anno, Toyota non poteva partecipare al World Rally Championship. era stata squalificata per dodici mesi. Nell’Europeo Rally vince il Manx International e il Cyprus Rally. Poi, va a vincere il Rac, una gara che all’epoca valeva un Mondiale intero. Nel 1997, visti i risultati positivi, viene ingaggiato dalla Ford che ha grandi ambizioni iridate, dove viene però licenziato a metà campionato. Viene sostituito da Juha Kankkunen dopo una serie di performance deludenti.

Armin diventa così pilota ufficiale Skoda nel WRC a due riprese, dal 1999 al 2001 con la Skoda Octavia WRC e dal 2004 al 2005 con la Skoda Fabia WRC, con una parentesi in Hyundai. Nel 2004 ha celebrato le cento partenze in un rally del WRC e nel 2005 era a quota centodiciannove. Ogni tanto si diletta a disputare gare di velocità sul ghiaccio. Dopo aver completato con successo il programma di ricerca del Red Bull Young Rally Driver, Schwarz, Global Sport Licensing Ltd e mister Baumschlage creano il team Red Bull Skoda.

Contemporaneamente, nel 2007, il pilota inizia a correre con il supporto del team californiano All German Motorsport, nel Campionato Americano Tout Terrain che include tra gli altri le gare di fama internazionale come la Baja 1000. Nel 2009 ha accettato una sfida piuttosto curiosa: con un’Audi quattro S1 contro una piccola motocicletta monocilindrica da Speedway. Moto che però aveva alla guida un certo Franky Zorn, che sul ghiaccio fa cose incredibili.