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Debutto sudamericano per Walter Rohrl e Christian Geistdorfer

Daniele Audetto inviò Markku Alen, Walter Rohrl e Christian Geistdorfer su Fiat 131 e alcuni altri equipaggi su Fiat 147, alcune alimentate da carburante derivato dalla canna da zucchero, quindi auto da rally a biocarburanti. Un’ulteriore attrazione della gara è stata la partecipazione del fratello di Emerson Fittipaldi, Wilson Fittipaldi. Era con un’Alfa Romeo.

Nei primi giorni di luglio del 1979 Walter Rohrl è alla sua prima gara in Sudamerica. Fiat invia lui e Christian Geistdorfer al Rally del Brasile. ”Il Brasile voleva organizzare una gara per poter entrare nel WRC e in quel momento, nel 1979 fu una prova generale”, ricordano Walter Rohrl e Christian Geistdorfer.

”Daniele Audetto inviò Markku Alen e me su Fiat 131 e alcuni altri equipaggi su Fiat 147, alcune alimentate da carburante derivato dalla canna da zucchero, quindi biocarburanti. Un affare di marketing in collaborazione con i concessionari Fiat in Brasile”, sono i ricordi del campione del mondo tedesco.

Walter Rohrl racconta che ”Domingos Piedade aveva organizzato tutto perfettamente. Penso che per la Fiat il mercato brasiliano fosse in qualche modo importante all’epoca. Per noi non si trattava affatto di una fatica e, anzi, sembrava un viaggio di vacanza. Norbert Haug, allora giornalista di sport automobilistici e amico, e mia moglie mi hanno accompagnato in questo entusiasmante viaggio. E anche se non mi piacciono i paesi esotici, ci siamo trovati benissimo”.

”Abbiamo rischiato un viaggio alle Cascate dell’Iguazù e in Paraguay e raccolto impressioni uniche. A differenza di Markku Alen, a me la manifestazione non interessava molto. Markku iniziava col numero 1, ha chiarito che avrebbe fatto quello che poteva. Naturalmente, lo ha fatto fin dall’inizio e ha battuto Hill e Dale. Christian Geistdorfer e io passeggiavamo dietro di lui, centrando tutte le buche. Anche quando ha preso il comando della gara, non mi ha infastidito”.

”Un’ulteriore attrazione della gara è stata la partecipazione del fratello di Emerson Fittipaldi, Wilson Fittipaldi – proseguivano Walter Rohrl e Christian Geistdorfer – alla sua prima gara in Sudamerica. Era con un’Alfa Romeo e ricordo che si è divertito molto. In realtà, Emerson avrebbe dovuto guidare, ma non poteva per altri problemi che dovevano avere per forza di cose la precedenza”.

”Il rally era su tre tappe, su una distanza totale di duemila chilometri e con cinquecento chilometri di PS da San Paolo, via Guaratingueta, fino a Rio de Janeiro e ritorno. Principalmente su terra. Le nostre donne della squadra Fiat hanno, come Anna Cambiaghi, hanno fatto bene chiudendo al quarto posto assoluto. Io, invece, ero sempre sopraffatto da una strana sensazione: essere sempre il secondo”.

E indovinate un po’? ”Ho detto a Christian, almeno una volta dobbiamo vedere se Markku è effettivamente il più veloce e così nell’ultima PS, un impegnativo test sull’asfalto, abbiamo preso in PS Alen che spaventato ha quasi buttato fuori strada la macchina per lasciarci passare”.

”Ovviamente, vincere una prova non ha modificato il risultato. Markku ha vinto con circa quattro minuti di vantaggio. Il terzo assoluto era Torres. Il portoghese era quasi un’ora dietro di noi. Incredibile. Dopo questa avventura in Sud America ci fu una pausa fino al Rally di Sanremo”. Quello vinto da un privato di lusso di nome Tony Fassina.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 1 – Marco Cariati

Quel folle Campionato Italiano Rally 1986 finito sui chiodi

Per Andrea Zanussi, pilota friulano affiancato da Paolo ”Popi” Amati, il Campionato Italiano Rally 1986 rappresenta il debutto al volante della vettura campione del mondo 1985. Zanussi è un talento puro e ha già alle spalle diverse esperienze positive in campo europeo che l’hanno portato all’attenzione dei responsabili del reparto corse ufficiale del Marchio francese.

Siamo a Brescia, città che trasuda passione per i rally anche dai marciapiedi. È il tardo pomeriggio del 21 marzo e alle 18.02 in punto, con la discesa dalla pedana di partenza della decima edizione del Rally 1000 Miglia, quell’anno gara inaugurale del Campionato Italiano Rally 1986, inizia la grande avventura tricolore di Andrea Zanussi con la Peugeot 205 Turbo 16 Gruppo B di Peugeot Italia.

Per Andrea Zanussi, venticinquenne pilota friulano, affiancato da Paolo ”Popi” Amati, è il debutto al volante della vettura campione del mondo 1985. Il friulano Andrea è un talento puro e ha già alle spalle esperienze positive in campo europeo che l’hanno portato all’attenzione dei responsabili del reparto corse ufficiale del Marchio, Jean Todt e Jean Pierre Nicolas, quest’ultimo presente a Brescia, che ne hanno sponsorizzato la scelta da parte della filiale italiana.

La ”Tisedici” di Peugeot Italia è alla sua seconda stagione nel nostro Paese, dopo il debutto avvenuto nel 1985 e contrassegnato dalla vittoria dell’equipaggio composto da Gianni Del Zoppo ed Elisabetta Tognana a Sassari, il primo successo assoluto del Leone in un rally italiano dei tempi moderni.

Per il Campionato Italiano Rally 1986 la squadra è stata totalmente rinnovata. A dare man forte al duo Zanussi-Amati, sono arrivati Claudio Berro nel ruolo di direttore sportivo e Mariolino Cavagnero con la sua nuova Italtecnica per la gestione della vettura. Ma torniamo al 21 marzo. Sulla seconda PS del 1000 Miglia, Zanussi stacca il miglior tempo e ingaggia un bel duello con Dario Cerrato, sulla Lancia Delta S4, e con il pilota di casa Giacomo Bossini, Lancia Rally 037.

Al termine della prima tappa la Peugeot numero 2 è seconda nella classifica provvisoria. Tappa finale: Andrea Zanussi vince la classica PS di Sant’Eusebio, ma nella ronde del Vittoriale centra un bidone, danneggiando la ruota posteriore destra, tanto che per portare a termine la prova ”Popi” Amati deve sistemarsi sulla parte sinistra del cofano motore per controbilanciare l’assetto. Alla fine arriva un buon quarto posto assoluto.

La dimostrazione della competitività del binomio Zanussi-Peugeot 205 Turbo 16 arriva un mese più tardi, in Costa Smeralda. L’avversario è di livello mondiale, tal Henry Toivonen, purtroppo alla sua ultima vittoria, ma il pilota friulano dà spettacolo e chiude a soli 36″ dal finlandese. Il terzo appuntamento della stagione, il Rally dell’Elba, si disputa in un clima di tristezza, a ridosso dell’incidente al Tour de Corse, fatale ad Henri Toivonen e al suo copilota Sergio Cresto. Incidente che più avanti porterà alla cancellazione del Gruppo B.

Sconfitto dai chiodi su percorso del Rally Valle d’Aosta

Zanussi è ancora una volta sul podio ed entra in gioco per il Campionato Italiano Rally 1986 anche grazie alla prima vittoria al volante della ”Tisedici” al Rally della Lanterna, valido per il Tricolore con coefficiente 2, dove va segnalato anche il settimo posto di Anna Cambiaghi, la ”Signora dei rally”, con una Peugeot 205 T16 tutta gialla derivata da un modello stradale.

È evidente, però, che per competere concretamente per il titolo italiano ci vuole la Evo 2, la stessa che la squadra ufficiale Peugeot ha schierato nel Mondiale già dal Rally di Finlandia 1985 e che Berro & Co chiedono con insistenza e a più riprese. La svolta decisiva arriva alla Targa Florio.

Ad assistere alla gara arrivano Jean Todt e il suo braccio destro Jean Pierre Nicolas che, tra un giro sui settanta chilometri del mitico tracciato stradale e una coppa di gelato a Santa Ninfa, si convincono della necessità di soddisfare le richieste di Claudio Berro, complice anche il secondo posto di Andrea Zanussi nella veloce competizione siciliana.

Il talento friulano, che peraltro in quel momento vive una delle più belle favole della sua vita, ci mette ancora del suo aggiudicandosi in modo perentorio con la vettura versione 1984 il Rally Limone Piemonte, davanti a Dario Cerrato con la Lancia Delta HF. Poi, a fine luglio, avvolta dal mistero fino alla verifiche tecniche, arriva al Rally della Lana la ”Tisedici” Evo 2 targata MI 07097Y e i risultati sono immediatamente sotto gli occhi di tutti.

Vince Zanussi, senza se e senza ma, e passa in testa al Campionato Italiano Rally, anche se d’ora in poi bisognerà fare i conti gli scarti. Secondo posto per Dario Cerrato, ad oltre otto minuti dal vincitore. La scena si ripete a Piancavallo. Nella gara di casa, Zanussi e la Peugeot 205 T16 Evo 2 sono irresistibili sotto la pioggia e puntano dritto al palcoscenico iridato del Rally di Sanremo, all’epoca valido per il WRC, dove occuperanno il vertice assoluto della classifica nelle prime battute di gara.

Una prestazione eccezionale vanificata dal pasticciaccio dei Commissari Tecnici che, tra la terza e la quarta tappa, escludono tutte le 205 T16 in gara, accusate di utilizzare delle minigonne mobili. Peugeot vincerà l’appello discusso a Parigi qualche settimana più tardi e di conseguenza la gara sarà annullata, senza che ciò conforti Zanussi per la perdita di punti importanti e ampiamente meritati.

Andrea torna in gara a Messina, senza le ”minigonne” e riprende il trend vincente appena interrotto nel Tricolore. Tutto si gioca ad Aosta, con un esaltante testa a testa con Cerrato, entusiasmante sul piano sportivo. Da togliere il fiato e ricco di colpi di scena, tra cui l’ultimo purtroppo decisamente pericoloso e per nulla sportivo. A quattro prove dal termine Zanussi è davanti Cerrato con 18” di vantaggio.

Parte per primo sulla prova speciale La Salle, velocissima, dove però trova sulla sua strada chiodi seminati da mano sconosciuta. ”Il titolo è mancato – commenterà a caldo Claudio Berro – ma credo che la Peugeot di Andrea Zanussi rimanga nel cuore di tutti”. Tutto vero. Anche a distanza di decenni.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 1 – Marco Cariati