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La Lancia Rally 037 Eminence torna alle specifiche 1983

Questa Lancia sfuggì alla ”prima linea” della stagione 1984, perché Volta la prese in considerazione per valutare un eventuale ingresso nel rallycross, anche se Abarth mise subito fine a questo sogno con la Lancia Delta S4. Volta aggiornò la Rally 037 Eminence alla specifica Evo II e la affidò prima ad Andrea Aghini per la Coppa Liburna del 1985, poi a Serena e Martino (terzi al Rally Lana) e poi al team FiLanCor. Infine, la vettura scomparve…

Rally: prestazioni incredibili dei piloti, luoghi fantastici, design da urlo e vetture decisamente da sogno hanno contribuito alla tradizione e alla storia della specialità. Ogni era dei rally è un capitolo unico in una storia più ampia, ma un breve periodo di metà anni Ottanta si distinguerà per sempre come lo zenit del rallysmo. Le stagioni che vanno dal 1982 al 1986 del Campionato del Mondo Rally – gli anni del Gruppo B – sono segnate da una rapida e ingorda evoluzione tecnologica. Rispetto ai regolamenti del Gruppo 4, il regolamento del Gruppo B permette ai Costruttori di sviluppare nuove piattaforme che siano dei prototipi mai vista prima e neppure dopo, almeno fino al 2017, anno dell’introduzione delle WRC Plus nei rally.

Il Gruppo B, prevedeva l’omologazione di soli duecento esemplari (cinquecento per il Gruppo 4) e un largo utilizzo di materiali compositi, su tutti il kevlar oltre che libere scelte tecniche purché inserite in fiches (esempio: la 037 era in parte tubolare e l’Audio Quattro no, la 037 era sovralimentata da un volumetrico e Audi, Renault e Peugeot erano turbo, la Metro aspirata, la S4 turbo e volumex). Nel corso di questi cinque anni, le potenze sono cresciute enormemente, così come i sistemi di trazione integrale di nuova concezione e i pacchetti aerodinamici sempre più penetranti e affusolati hanno fatto del loro meglio per tradurre efficacemente la prodigiosa potenza utilizzabile su ghiaia, terra, asfalto, neve e ogni altra superficie.

La velocità del progresso non era mai stata così vertiginosa e le auto nate durante questo periodo vennero divinizzate, per essere venerate e temute in egual misura. Si pensi alla Quattro, che riscrisse tutte le regole dei rally. E si pensi anche a Peugeot e Lancia. Questa breve ma ben finanziata corsa agli armamenti ingegneristici portò alla nascita di “mostri sacri”, pericolosi e indomabili: Sport Quattro, Peugeot 205 T16, Ford RS200, Lancia Delta S4 e, naturalmente, l’ultima vincitrice del WRC a trazione posteriore, la Lancia Rally 037. La regina dei rally.

La lancia Rally 037 Eminence torna all'antico splendore in specifiche Evo 1
La lancia Rally 037 Eminence torna all’antico splendore in specifiche Evo 1, foto Mirco Molonato

A proposito di Lancia Rally 037, nel settembre del 1983, mentre l’estate abbandonava l’Europa, i francesi Bernard Darniche e Alain Mahé portavano la Lancia Rally 037 Eminence (telaio 133 – targa TO Y75887) al terzo posto assoluto di un estenuante Tour de France Automobile. Dopo tre decenni di letargo in un garage, l’auto è stata finalmente riportata al suo antico splendore dal “mago” Lancia Andrea Chiavenuto, che aveva già realizzato la stupenda Lancia Stratos Zenith (vista in gara nel Campionato Europeo Rally Storici 2017).

Biancheria intima. Questo è ciò per cui Eminence, il marchio francese che ricoprì questa splendida Rally 037, è famoso nel mondo, nel caso ve lo steste chiedendo. Col senno di poi, ci colpisce come Eminence fosse lo sponsor perfetto da abbinare alla velocità a cui la macchina veniva lanciata attraverso le prove speciali di tutta Europa.

L’auto fu consegnata nella specifica Evo I al team privato di Giuseppe Volta che orbitava intorno all’Abarth Lancia. Il tempismo non fu una coincidenza. Eminence aveva tentato di concludere un accordo direttamente con Abarth, ma Martini rivendicò il sostegno ufficiale alla squadra torinese. Il team di Beppe Volta era, inevitabilmente, la migliore opzione che seguiva alla squadra ufficiale.

A cominciare dal motore, tutta la vettura è tornata a splendere di originalità
A cominciare dal motore, tutta la vettura è tornata a splendere di originalità, foto Mirco Molonato

Prime quattro gare, primi quattro ritiri

I Rally Costa Brava, Costa Smeralda, Ypres e Hunsruck furono i primi quattro disputati dalla Lancia, ma una terribile combinazione tra sfortuna, problemi meccanici e qualche errore del pilota ha fece sì che la pedana di arrivo sfuggisse in ognuna di queste quattro gare. In particolare, a Hunsruck, guidata dal giovane Andrea Zanussi, si staccò il volante.

Sulla 037 Eminence fu eseguita una riparazione frettolosa, prima che le sue ruote passassero per la quinta volta sulla pedana di partenza, che era il prestigioso Tour de France Automobile. Al volante c’era lo specialista della gara, Darniche, che stava facendo il suo ritorno ai rally dopo aver avuto un brutto incidente l’anno precedente, mentre provava una BMW M1 Procar in Corsica.

Nonostante non fosse in perfetta forma fisica e si lamentasse del fatto che la Rally 037 non la sentiva così agile e vivace come quando l’aveva provata in Italia, prima del botto di Hunsruck, Darniche confermò il suo valore anche in quell’occasione. Con l’aiuto del suo copilota, Mahé, portò la Lancia al terzo posto assoluto, dietro una Opel Manta ufficiale e una Renault R5 Turbo. Fu una storia favolosamente francese e una giornata di orgoglio per tutti i soggetti coinvolti, in particolare Eminence, che senza dubbio dopo questo podio ha venduto molte più paia di biancheria intima.

Questa Lancia sfuggì alla “prima linea” della stagione 1984, perché Volta la prese in considerazione per valutare un eventuale ingresso nel rallycross, anche se Abarth mise subito fine a questo sogno con la Lancia Delta S4. Volta aggiornò la Rally 037 Eminence alla specifica Evo II e la affidò prima ad Andrea Aghini per la Coppa Liburna del 1985, poi a Serena e Martino (terzi al Rally Lana) e poi al FiLanCor Team. Quest’ultima fu una mossa azzeccata: con Roger Krattiger e Reto Meier, della Scuderia FiLanCor l’auto vinse l’assoluta del Rally Baden Wuttember del 1986 in Svizzera. Doveva essere la sua ultima uscita in gara.

La Lancia Rally 037 Eminence torna alle specifiche 1983
La Lancia Rally 037 Eminence torna alle specifiche 1983, foto Mirco Molonato

La Rally 037 Eminence viene dimenticata in un garage

È a questo punto che la storia prende una piega incredibilmente spiacevole e inaspettata. Questa Lancia viene nascosta in un garage e dimenticata lì per quasi tre decenni. Umidità, polvere e agenti atmosferici se la stavano divorando. Stava arrugginendo. Il collezionista che l’ha scoperta ha subito negoziato l’acquisto, grande conoscitore della storia Lancia sapeva che c’era un attributo magico che la rendeva degna di essere salvata.

Il rinomato specialista italiano delle Lancia, Andrea Chiavenuto, di Biella, è stato incaricato di riportare la Lancia alle specifiche originali Evo I di quell’ormai lontano Tour de France Automobile 1983. Per la prima volta da quell’anno, il telaio è stato spogliato e impregnato di acido e il danno causato dall’incidente di Zanussi è stato finalmente riparato adeguatamente. Nessuno ha toccato la macchina dal 1983 e, quindi, è rimasta originale con molti dettagli del team di lavoro. Le cinture di sicurezza Sabelt, ad esempio, sono le originali.

Laddove le caratteristiche originali sono andate perdute, il nuovo proprietario si è preso la libertà di farle riprodurre identiche nei minimi dettagli. I sedili in carbonio-kevlar sono stati costruiti appositamente da Sparco. I cerchi Momo, che sono stati realizzati per pneumatici Michelin da 15 pollici nella parte posteriore (a differenza delle Speedline da 16 pollici) e montate solo su questa specifica vettura, sono anch’essi identici a quelli originali. Il risultato finale lascia sbalorditi. Le colorazioni bianco-rosse della livrea, tornate agli antichi splendori, lasciano con la bocca spalancata.

Giuseppe Volta è tragicamente morto sull’autostrada Torino-Milano nel 2017, a 71 anni, e la sua scomparsa è stata molto sentita dalla comunità italiana dei rally. Peccato che questo leggendario uomo Lancia non abbia vissuto abbastanza per vedere rinascere una delle sue vetture più importanti dopo quel leggendario podio. Ma siamo sicuri che sarebbe stato estremamente orgoglioso di vedere la Lancia in livrea Eminence così bella come il giorno in cui gli fu consegnata nel 1983.

CIR 1986: quando da Lancista mi ritrovai a tifar Peugeot

Affiancato dalla S4 di Cerrato, che tornava ‘trullo-trullo’ dai test per Limone circolando pacioso per la città con le slick sotto come fosse un qualunque torinese che torna a casa dopo il lavoro. Era quello un modo di vivere ed intendere l’automobilismo che la diceva lunga sulla valenza di quell’epoca straodinaria ed irripetibile.

Siccome i piloti e le macchine che hanno fatto la storia delle corse ce li raccontiamo qui su Storie di Rally direi che sì, questa è una vicenda che va assolutamente narrata. Riguarda il CIR 1986. È una storia che, come al solito, prende spunto dai ricordi personali, ma nonostante l’evidente rimbambimento è ancora ben scolpita nella zucca. È una storia di quelle che so che piacciono, fatta di macchine colorate e ruggenti, di fango asfalto e strade gremite, di fuoco, paura ed azioni sconsiderate. È soprattutto una storia di uomini, fatta di uomini.

È il 1986 e neanche ve lo sto più a ricordare quanto meravigliosamente si potesse stare in quegli anni. Ma attenzione, non parliamo del tragico ed esaltante Mondiale Rally di quella stagione, no. Qui si parla di Campionato Italiano Rally, che vede fra i pretendenti al titolo DarioCerrato, corpulento e costante driver di lunga esperienza alla guida della Lancia Delta S4 coi colori Totip (sapete che era il Totip?), e Andrea Zanussi, grintoso e tenace portacolori di Peugeot Italia, alla guida della petit 205 T16.

E che ci sarà mai da raccontare di così particolare in una storia del genere? Un campionato “minore” con due protagonisti di livello nazionale e non planetario, alla guida di vetture da primato. E allora? E allora succede che in quella stagione così particolare e cosi perfidamente feroce, da giovane visceralmente appassionato di qualsivoglia disciplina automobilistica finisco per farmi coinvolgere, speciale dopo speciale, rally dopo rally, nella storia matta di un campionato che teoricamente avrebbe avuto poco da dire rispetto agli echi che arrivavano dal WRC.

Allora come mai ero solito farmi trasportare dalle emozioni e dalle idee. E quindi logicamente da lancista convinto vedendo Cerrato su S4…. mi ritrovai in un amen a tifare Andrea Zanussi su Peugeot 205 T16. Non so il motivo. Anche perché tifavo Lancia e la creatura di Sochaux mi appariva come il nemico fatto col turbocompressore. Eppure Zanussi o niente. Cosi veloce, così grintoso, così affamato.

Dario Cerrato con la Delta S4 nel CIR 1986
Dario Cerrato con la Delta S4 nel CIR 1986

A metà stagione il ritmo cambiò improvvisamente

Le prime gare videro la bruttissima S4 (solo parzialmente salvata dalla tinta bianca arancio-verde) dettare legge con l’alfiere Peugeot teso a limitare i danni. Poi, verso metà stagione qualcosa cambiò, con il friulano di Peugeot Italia che si aggiudicò in rapida sequenza il Lanterna ed il Limone Piemonte (vado a memoria, questa è una sfida con me stesso, che Wikipedia mi sa tanto di doping) dando una svolta al campionato.

Estasiato leggevo tutto il possibile e guardavo quanto veniva trasmesso in TV, rapito in una sorta di limbo. Stavo assistendo ad una battaglia vera, ruspante ed arcigna. Avevo uno zio che lavorava a Torino e che mi giurò di essersi ritrovato una sera fermo ad un semaforo affiancato dalla S4 di Cerrato, che tornava “trullo-trullo” dai test per Limone circolando pacioso per la città con le slick sotto come fosse un qualunque torinese che torna a casa dopo il lavoro.

Era quello un modo di vivere ed intendere l’automobilismo che la diceva lunga sulla valenza di quell’epoca straodinaria ed irripetibile. Qualche anno fa, in una intervista, Cerrato confermava il suo girovagare tranquillo e sereno per Torino con il muletto per i test. D’altronde, ai tempi era normale, giusto e sano.

In quel 1986, in realtà, anche le Case sembrarono dare il giusto riconoscimento alla disputa italica: Peugeot fu la prima a muoversi dotando Zanussi della bestia definitiva, la T16 Evo 2, tale e quale a quella usata dai “tipacci” del Mondiale Rally. Come logica conseguenza, sempre più esaltato, fece tabula rasa degli avversari vincendo un po’ ovunque, portandosi in testa alla generale e stupendo anche me stesso, che mi ritrovai a tifare in maniera sempre più convinta questo tale sbucato dal nulla ed ora cosi prepotentemente inarrestabile.

La ciliegina il buon Andrea la appose nella parte iniziale del Sanremo, che vidi dal vivo. Primo assoluto, davanti a tutti i mostri sacri, mentre il povero Cerrato arrancava. Poi arrivò la celebre esclusione dalla classifica, data e revocata, ma vabbé, la sostanza non cambiò lo stato dell’arte. Andrea e la nemica francese con la quale avevo, con mia somma sorpresa, fatto la pace avevano dimostrato coi tempi di poter essere davvero un connubio da assoluta e mondiale.

Una uscita, la paura i chiodi: Rally Valle d’Aosta 1986

Vuoi mettere? Vincere quell’Italiano così inaspettatamente divenuto questione di orgoglio in quel di Sochaux avrebbe dovuto essere una formalità. Aosta, ultima prova del Campionato Italiano Rally 1986, si presenta col gusto dolce e prevedibile della passerella finale. Da quando Zanussi si era ritrovato la Evo 2 sotto le mani, Darione non aveva più avuto vita facile. E poi Zanussi ai piedi del Monte Bianco era stato addirittura spalleggiato da Bruno Saby, per ordine supremo della Casa del Leone, mica pizza e fichi. Ed invece nisba.

Una uscita, un albero, il rischio di lasciarci la vita (chiedere al suo copilota Popi Amati) e il fuoco. Stavolta almeno non assassino. Zanussi era in testa e quindi ad un passo dal titolo e dal vincere contro un pilota italiano su una macchina italiana e ciò può far nascere idee malsane. Perché non fu normale trovare chiodi in quel che restava delle gomme di Zanussi e di Saby.

Una roba fuori dal mondo che gia ai tempi lasciò molto perplesso tutto il mondo dello sport e che continua tutt’oggi ad inorridire. Uno Zanussi probabilmente scioccato e comprensibilmente poco convinto corse ancora dopo quel 1986, anche nei raid, ma in realtà tutto si era fermato a quel Valle d’Aosta, dove il campionato da brutto anatroccolo divenne principe bello e desiderato e la vicenda sportiva ed umana fu come il fuoco che brucia una pagliuzza. Lucente, intenso e breve. Ma indimenticabile.

Rally Lana 1986: Jean Ragnotti, la 205 T16 e Andrea Zanussi

Quel signore allampanato e con l’accento francese arrivava a Biella su suggerimento di Cesare Fiorio, allora a capo del reparto corse Lancia, che a Jean Ragnotti aveva consigliato di correre il Rally della Lana 1986 per sviluppare al meglio la Renault 11 Turbo Gruppo A da schierare nel Rally di Sanremo valido quale prova del WRC.

Quando il signore allampanato dall’accento francese entrò nella segreteria del Rally Lana 1986 nessuno gli badò più di quel tanto, vista la frequenza degli svizzeri impegnati a Biella per il loro campionato nazionale. Tutto cambiò leggendo il nome sulla domanda d’iscrizione: Jean Ragnotti.

Arrivava su consiglio di Cesare Fiorio che all’allampanato di cui sopra – il suo alter ego di Renault Sport, Patrick Landon – consigliò di correre il Lana per sviluppare la Renault 11 Turbo Gruppo A che doveva essere schierata nel Mondiale al Rally Sanremo. Per inciso, il mitico Jeannot concluse quinto assoluto e primo delle trazioni anteriori.

Ma il vero colpo di teatro è alle verifiche pre-gara, quando dal bilico di Peugeot Italia spunta a sorpresa il gigantesco alettone della Peugeot 205 Turbo 16 Evoluzione 2 e non la “solita” e ormai datata Evo1, seminando il panico sul fronte avversario, quello della Lancia Totip Jolly Club.

Andrea Zanussi al Rally Lana 1986 con la Peugeot 205 T16
Andrea Zanussi al Rally Lana 1986 con la Peugeot 205 T16

Jean Todt, gran capo di Peugeot Sport, dopo la visita al Targa Florio si è deciso a riequilibrare i valori tecnici, mettendo a disposizione del talento di Andrea Zanussi un mezzo in grado di giocarsi il titolo alla pari con la Delta S4 ultimo ululato di Dario Cerrato. L’effetto è evidente. Zanussi vola, vince quasi tutte le prove dominando la gara.

Il finale è all’insegna di bollenti polemiche per i sospetti innescati dallo strano anticipo pagato da Cerrato che fa sospettare manovre disperate che coinvolgano il suo compagno di squadra Massimo Ercolani (Lancia Rally). Di fatto non accade nulla se non la vittoria di Zanussi con oltre 8 minuti di vantaggio su Cerrato e 17 su Ercolani.

È solo l’inizio della fase più testa e polemica del duello che culminerà nel decisivo atto finale del CIR 1986 ad Aosta, dove Cerrato vince gara e titolo mentre Zanussi si ritira per una foratura allora attribuita a chiodi seminati intenzionalmente.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 1 – Marco Cariati