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In pensione la A112, nasce il Campionato Fiat Uno

Dopo il Campionato Autobianchi A112, nasce il Campionato Fiat Uno. Anche la Fiat Uno consente a giovani piloti di mettersi in luce e si dimostra valida scuola per campioni come Alessandro Fiorio. La Uno 70 è perfetta per valorizzare giovani, tanto da rimane protagonista fino al 1987, anno in cui viene affiancata dalla più potente versione turbo.

Dopo otto intense e gloriose stagioni, il Campionato Autobianchi A112 Abarth viene sostituito dal Campionato Fiat Uno. È il 1985. La serie monomarca si disputa con la versione 70 della popolare utilitaria e la scelta di quel modello rispetta la filosofia del trofeo organizzato dalla Casa torinese: offrire ai giovani piloti un’automobile economica, robusta e facile da gestire.

La Uno 70 è perfetta in questo ruolo, tanto che rimane protagonista fino al 1987, anno in cui viene affiancata dalla più potente versione Turbo i.e., che poi la sostituirà dal 1988 al 1992. Il Campionato Fiat Uno viene così a contare otto edizioni, come quello precedente riservato alle spettacolari Autobianchi A112.

Anche la Fiat Uno consente a giovani piloti di mettersi in luce e si dimostra valida scuola per campioni come Alessandro Fiorio (che conquista il titolo iridato in Gruppo N nel 1987, è secondo nella classifica assoluta del Mondiale Rally nel 1989 e terzo nel 1988), Piero Liatti (campione europeo nel 1991 e vincitore del Rally di MonteCarlo 1997), Pier Giorgio Deila (campione italiano 1992), Piero Longhi (campione italiano 1993), Andrea Dallavilla (primo nel campionato italiano 1997), Andrea Navarra e Paolo Andreucci.

1985

Il nuovo Campionato debutta con il Rally Costa Smeralda e sugli sterrati sardi si impone Massimo Maneo, seguito da Mario Panontin. Tra i protagonisti anche il giovane Alessandro Fiorio, costretto al ritiro nella sua prima gara. Il torinese, allora appena diciannovenne, riesce però a rifarsi negli appuntamenti successivi, aggiudicandosi ben cinque delle nove gare nelle quali si articola il campionato: Elba, Lana, Piancavallo, Sanremo e San Marino.

Al secondo posto si piazza Lucio Guizzardi (primo al Targa Fiorio), che precede Panontin e Carrera. Fiorio si aggiudica anche l’Under 23, mentre nella classifica Femminile si impone Luisa Zumelli, che ottiene il quarto posto assoluto nel Rally di Piancavallo. La pilota bergamasca precede Donatella Vicenzi e Chantal Galli.

1986

L’anno precedente, Piero Liatti aveva preso parte solo al Rally della Lana, per lui gara di casa. Nel 1986, invece, decide di partecipare all’intero campionato (nonostante un budget limitatissimo) e si impone. Vince una sola gara, il Rally di San Marino, ma decisiva per l’assegnazione del titolo e ottiene una serie di buoni piazzamenti.

Alle spalle del biellese si classificano Nicola Tagliapietra e Alessandro Fassina. Quest’ultimo, primo nell’Under 23, ha ottenuto tre successi, nei Rally Costa Smeralda, Targa Florio e Lana. Una vittoria, nel Rally 4 Regioni, anche per il giovanissimo Pier Giorgio Deila, che si piazza terzo tra gli Under 23 e quinto assoluto. In campo femminile Luisa Zumelli bissa il successo ottenuto nel 1985, precedendo nuovamente Donatella Vicenzi.

1987

È l’anno dello sdoppiamento. Alla ormai collaudata Fiat Uno 70 viene affiancata la più potente ed impegnativa versione Turbo i.e., capace di erogare, una volta preparata, una potenza di oltre 120 CV. Vengono redatte classifiche separate per le due vetture. Tra le “aspirate” la spunta il giovane Pier Giorgio Delia, mentre Massimiliano Musso è il primo vincitore del Campionato Fiat Uno Turbo.

1988

Le Fiat Uno 70 cedono definitivamente il passo alla versione Turbo i.e. Nel primo campionato riservato a quest’ultima si mettono in evidenza i piloti più giovani. La serie è molto combattuta e solo nell’ultima gara emerge il nome del vincitore. È Luca Vicario, che si impone sia nella classifica assoluta sia nell’Under 23, precedendo Paolo Andreucci. Sette le gare in programma.

Vicario ottiene un solo successo (nel rally di Pescara), contro i due di Andreucci (rally della Lana e Sanremo) e di Luca Pellerino (Elba e Piancavallo). Gilberto Bertolini, primo nel Rally Costa Smeralda, conclude al terzo posto. In campo femminile si impone la Vicenzi.

1989

Sulla ribalta del Campionato Fiat Uno Turbo i.e. si affaccia un nome importante per il rallismo: Franco Munari. È lontano parente del ”Drago”, il pilota ufficiale Lancia e Fiat, vincitore di quattro edizioni del Rally di MonteCarlo. Franco è tra i protagonisti più giovani, che in quest’edizione devono vedersela con l’ormai esperto Antonio Stagno. Quest’ultimo vince il campionato, grazie a tre successi nei Rally Targa Florio, Elba e Pescara.

Munari, però, fa bene e si impone nel rally della Lana e a Piancavallo, piazzandosi al secondo posto. Stefano, Bizzarri (primo al Costa Smeralda e al Sanremo) è terzo. Nella Femminile ritorna a correre Luisa Zumelli che va a vincere la classifica finale davanti a Milva Zanchetta.

1990

I giovani si rifanno nel 1990 grazie a Piero Longhi. Il pilota piemontese non lascia spazio agli avversari. Domina il campionato dall’inizio alla fine, con cinque vittorie su otto gare nei Rally Costa Smeralda, Targa Florio, Elba, Piancavallo e Sanremo.

Alla sua spalla due Under 23: Danilo Ameglio e Raoul Marchisio che concludono nell’ordine. Per il gioco dei punteggi di categoria, Marchisio si impone nell’Under 23, mentre tra le donne il successo va a Donatella Vallauri.

1991

Imitando Longhi, Ludovico Fassitelli si impone nella stagione 1991 vincendo cinque gare: Rally di Abruzzo, Lana, Piancavallo, Messina e Sanremo. Il suo principale avversario è il veneto Alessandro Battaglin, che si piazza secondo grazie a due successi. Terzo conclude Ameglio. Primo dell’Under 23 è Sergio Pianezzola, mentre nella Femminile si registra il primo successo di Roberta Rossi, che precede Milva Zanchetta.

1992

L’ultima edizione del Campionato Fiat Uno Turbo i.e. è la più combattuta. A contendersi il successo finale sono cinque giovani piloti: Antonio Viale, Andrea Dallavilla, Andrea Navarra, Maurizio Perini e Sandro Sottile, che terminano nell’ordine. Delle sette gare, tre vanno a Dallavilla (Lana, Piancavallo e Sanremo) e una a ciascuno degli altri concorrenti: Navarra (Costa Smeralda), Sergio Pianezzola (Elba), Sottile (Pescara) e Viale (Limone Piemonte). Viale, Dallavilla e Navarra occupano nell’ordine anche le prime tre posizioni della classifica Under 23. In campo femminile successo di Gabriella Scagnetti su Paola Castenetto e Roberta Rossi.

Perché è nata la Lancia Stratos HF: lo svela Cesare Fiorio

Al Salone dell’Automobile di Torino del 1970, Cesare Fiorio incontra Nuccio Bertone, che ha appena presentato la sua 0, e gli dice: ‘Noi avremmo bisogno di una macchina con caratteristiche evidentemente vincenti, però totalmente diversa dalla tua 0. Bertone si dimostra entusiasta di questa richiesta e convoca il suo progettista Marcello Gandini’.

“Ricevo tante domande, ma la più frequente è quella che mi chiede notizie sulla nascita della Lancia Stratos HF”. A dirlo è Cesare Fiorio, l’uomo che creò il professionismo nei rally, , che ricordiamo per essere stato ex direttore sportivo della Ferrari in Formula 1, Ligier e Minardi, ma soprattutto team manager della squadra ufficiale Lancia nel Mondiale Rally, oltre ad essere stato importante commentatore televisivo Rai e papà del campione del mondo rally Gruppo N con la Lancia Delta HF, Alessandro Fiorio, altro validissimo pilota professionista.

Cesare Fiorio, dalla sua dimora pugliese di Ceglie Messapica, un bellissimo centro rurale di circa ventimila anime, racconta per la prima volta cosa fece maturare l’idea di creare la Lancia Stratos HF dopo la Fulvia. “Come unico responsabile del Reparto Corse Lancia, avevo portato la squadra ad un ottimo livello – riconosce Cesare Fiorio, che non è mai stato un uomo che soffriva di false modestie e che era apprezzato anche per questo -. Tuttavia, la Lancia Fulvia con cui affrontavamo le gare poteva vincere unicamente con condizioni di strade infangate, innevate, o piene di nebbia. Desideravo poter disporre di una macchina capace di vincere in qualunque condizione”. E la Lancia Stratos HF era l’auto che poteva vincere realmente in qualunque condizione rally lunghi migliaia di chilometri. Ma ancora non c’era.

La Lancia Stratos HF (Tipo 829), universalmente e più semplicemente conosciuta come Lancia Stratos, è l’auto da corsa nata per le corse. Anzi, l’auto da rally nata per i rally e riadattata alle altre corse e per fortuna anche alla strada. HF, com’è noto sta per High Fidelity. La Stratos ha vinto il Campionato del Mondo Rally nel 1974, 1975 e 1976. Ma è anche la vettura da corsa vincitrice della Targa Florio del 1974 , cinque volte del Tour de France e tre volte del Giro d’Italia Automobilistico, a cui Toni Biasioli ha dedicato un bel libro.

La disponibilità di Bertone e Gandini non sorprende Cesare Fiorio, che dispone di un budget quasi illimitato com’era quello della Lancia, ma inevitabilmente accende quell’ambizione di vittoria che fa da sempre parte del suo DNA. “Torno a casa in grande eccitazione e nel giro di quaranta giorni, dopo aver interpellato piloti, ingegneri, elettricisti, cambiati e quanti altri, presento all’ingegner Gandini un promemoria di quella che sarebbe stata la nostra macchina ideale. Questo comprendeva ovviamente la lunghezza, la larghezza, la visibilità…”, svela ancora il manager torinese.

Lancia si rivolgeva tradizionalmente a Pininfarina e non aveva mai collaborato con Bertone. Era la prima volta. Altrettanto, Bertone desiderava crearsi un’opportunità per un rapporto duraturo con la Lancia e sapeva che la Casa torinese stava cercando una sostituta della Fulvia per i rally. Nuccio fece progettare un modello accattivante da mostrare alla Lancia, che era appunto la 0, ma utilizzando il passo di una Fulvia Coupé di uno dei suoi amici. Era nata la Lancia Stratos come la voleva Cesare Fiorio.

Quello che mancava a questo progetto era il motore, di cui la Lancia era sprovvista. “Insieme all’ingegnere Gobbato, a quell’epoca capo della Lancia ed ex capo della Ferrari, decidiamo di presentarci a Maranello da Enzo Ferrari in persona, per cercare di avere un motore originario da quella azienda. Contrariamente a quello che pensavo, Enzo Ferrari sapeva tutto ed apprezzava le nostre attività sportive, tanto che, in quell’occasione ci assicurò la fornitura di un suo motore idoneo alla macchina che dovevamo realizzare”.

“A quel punto l’operazione partì e coinvolse sia la direzione tecnica della Lancia nella persona dell’ingegner Camuffo. Poi convinsi Enzo Ferrari a “prestarci” l’ingegner Mike Parkes, in un secondo tempo, per mettere a posto le sospensioni insieme all’ingegnere Gianpaolo Dallara. Questo gruppo, insieme agli uomini del nostro Reparto Corse Lancia, incominciò alacremente a realizzare e mettere a punto l’auto da rally che avrebbe poi dominato i rally di tutto il mondo negli anni a seguire”, dice ancora Cesare Fiorio.

“Ho dedicato gran parte della mia vita a questa macchina – conclude Cesare Fiorio raccontando della Lancia Stratos –. Ho condotto numerosi e difficili negoziati per dare vita a questo progetto, superando numerosi ostacoli lungo la strada. Ho ottenuto l’accordo di Enzo Ferrari per fornirci i motori che uscivano da Maranello per la prima volta. Ho provato delle emozioni molto forti vedendo che tutto ciò che avevamo immaginato finalmente prendere forma prima di vincere questi numerosi titoli mondiali successivi”.

“Ho ricordi indimenticabili di questa era. Questa straordinaria macchina mi ha regalato emozioni così contrastanti di ansia, sofferenza e gioia. Tutti coloro che hanno combattuto al mio fianco per trasformare questo progetto in realtà hanno attraversato le stesse montagne russe emotive. La Lancia Stratos si è fatta posto nei libri di storia delle corse automobilistiche nel miglior modo possibile. Sarà ricordato perché è un esempio supremo di ciò che è realizzabile con perseveranza, abilità e molto coraggio. Il suo stile moderno e all’avanguardia ha permesso a Stratos di confrontarsi con i suoi concorrenti con il più alto livello di successo, pur aderendo allo spirito e alle normative tecniche del suo tempo”.

“Ci sono stati numerosi tentativi di imitazione della Stratos, ma nessuno ha segnato il tempo come ha fatto l’originale. Nelle prime fasi in cui stavamo lavorando a questo delicato progetto sapevo che avevo tutto da vincere, ma anche tutto da perdere con questa macchina. Sapevo che se avessi fallito con questo progetto, sarei stato distrutto da chi si opponeva. Fortunatamente, non andò stato così”.

Toivo, l’opera italiana completa su Henri Toivonen

Chi era Henri? Il kart, i rally, le gare in pista e i suoi navigatori, le chance iridate, la corsa simbolo e le cronache delle principali battaglie che hanno condizionato la sua carriera, presentandolo al mondo come il predestinato del team Lancia Martini Racing, la storia della vettura simbolo dei suoi successi e della morte e i capitoli finali dedicati al papà, al fratello e al suo ultimo copilota. Ma tutto è partito da una domanda: cosa ha causato quel maledetto incidente?

Toivo è il soprannome con cui gli amici e la squadra avevano ribattezzato Henri Toivonen, figlio del campione europeo Pauli e fratello maggiore di Harri. Undici capitoli tematici – arricchiti da 170 splendide immagini a colori e in bianco e nero (Centro Storico Fiat, Archive Terre de Blanche, Manrico Martella, Sergio Biancolli, Foto Don, PhotoRally, Fabrizio Longarini, Marco Lolli Ceroni, Enzo Cortesi, Mauro Celidoni e tanti tanti altri) su carta fotografica, di cui tante inedite – ricostruiscono la vita, la carriera sportiva e la morte del Flying Finn che non fu mai campione del mondo in un libro che fa sognare e riflettere.

La prima domanda che l’autore si è posto è stata: cosa ha causato l’incidente della S4 di Toivonen-Cresto? Un malore, una nota sbagliata, un guasto meccanico? Una serie di combinazioni disgraziate? Seguendo una traccia scovata anni fa, il giornalista e nostro direttore, Marco Cariati, ha scoperto che non è vero che della Delta S4 di Henri Toivonen e Sergio Cresto non era rimasto nulla, a parte il telaio fumante e annerito, perché tutto era stato divorato dalle fiamme, smentendo con foto e racconti le cronache dell’epoca, che potrebbero anche essere state condizionate da forti pressioni di uomini Fiat.

Infatti, più distante dalla vettura bruciata c’era un pezzo della sospensione della S4 di Henri Toivonen tranciato di netto. Qualcuno, come avveniva all’epoca, lo prese e lo portò a casa. La Gendarmeria non gli disse nulla. Ma Cariati ha ritrovato il pezzo e il proprietario e lo ha fotografato (solo il pezzo), raccogliendo la storia del suo custode (a cui concede l’anonimato, per ovvi motivi).

La lunga e faticosa ricerca che ha portato alla nascita di questo volume non dimostra con certezza che sia stato un guasto meccanico a provocare l’uscita della S4 in Corsica, ma quantomeno rimette in discussione tutta la tesi che vuole che l’incidente mortale di Toivo al Tour de Corse 1986 possa essere stato causato solo da un malore di Toivo.

Nelle pagine si apre il mondo di Henri Toivonen. Gli inizi, il kart, i rally, le gare in pista e i suoi navigatori, le chance iridate, la sua corsa simbolo e le cronache delle principali battaglie che hanno condizionato la sua carriera, presentandolo al mondo come il predestinato del team Lancia Martini Racing, la storia vettura simbolo dei successi e della morte e i capitoli finali dedicati al papà, al fratello e al suo ultimo copilota. Non potevano mancare, e infatti non mancano, le statistiche complete dei Campionati del Mondo ed Europeo Rally, oltre al cronologico di tutte le competizioni disputate.

Autore del volume è Marco Cariati, giornalista professionista, direttore responsabile di Storie di Rally e redattore della rivista RS e oltre. Toivo è il primo supplemento cartaceo del 2020 del nostro giornale e per ora è in vendita nella versione a copertina morbida (28,50 euro) o nella elegantissima versione a copertina rigida (32,50 euro) sul sito di Lulu Press. Dal mese di maggio, l’edizione a copertina rigida sarà distribuita anche nelle principali librerie: Feltrinelli, Hoepli, Mondadori, Amazon…

Se è di tuo gradimento, puoi acquistare il libro direttamente da Storie di Rally al miglior prezzo, oltre che con le garanzie e la formula soddisfatti o rimborsati di Amazon. Al fondo della scheda trovi l’apposita finestra per procedere all’acquisto.

Toivo, l'opera italiana completa su Henri Toivonen
Toivo, l’opera italiana completa su Henri Toivonen

la scheda

TOIVO

Autori: Marco Cariati

Collana: Storie di Rally

Copertina: rigida e morbida

Pagine: 154

Formato: 15,24 x 22,86 cm

Editore: Storie di Rally

Prezzo: 28,50 euro (copertina morbida) 32,50 (copertina rigida)

Peso: 536 grammi

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