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Il Ciocco 1980 che consacra Vudafieri e beffa Cerrato

Il Ciocco 1980, sul finale, diventa un incubo per Dario Cerrato e Lucio Guizzardi. Tra la prova di Sillano e quella di Ponteccio, l’Ascona non riparte senza i meccanici di Conrero. ma al CO si ha la certezza di aver perso 6’. Si ha la certezza di aver vinto tante battaglie e aver perso la guerra. Vudafieri-Penariol, Tony-Rudy e Cunico-Meggiolan festeggiano. Per Darione un’altra sberla come quella ricevuta al Rally Elba di quello stesso anno e campionato.

Nonostante un debutto, nell’inverno di quel 1976, reso complicato da un meteo inclemente, non mancarono mai spettacolo e pubblico al Rally del Ciocco. Lo avevamo già scritto e lo testimoniamo con la ricostruzione di quella che, in tutta la lunga storia della gara italiana, resta una delle edizioni più avvincenti, con un finale al limite dell’incredibile. Non tanto per il nome del vincitore, Adartico Vudafieri, pilota che aveva preso la residenza nell’albo d’oro del rally garfagnino già dalla prima edizione, bensì per il mancato vincitore, Dario Cerrato.

Il 26 giugno 1980 si corre su asfalto, con qualche “prova mista”. La gara dura due giorni ed è anche prova del Campionato Europeo Rally a coefficiente 2. Sono più di cento gli equipaggi al via dopo le verifiche. In prova ci sono migliaia di persone in attesa e grandi nuvoloni carichi di acqua che oscurano il cielo della Garfagnana. Il primo impegno con il cronometro è quello classico del Ciocco: Dario Cerrato e Lucio Guizzardi mettono subito tutti d’accordo e si lasciano a 6” Alberto Alberti con Enrico Bariani, sulla stessa Stratos usata al 4 Regioni, solo che la livrea è diversa.

A seguire in classifica ci sono Tony e Rudy a 7” dal vertice e ad appena 1” da Alberti. Poi Mario Pasetti e Aldo Lappo, Lucky e Fabrizia Pons e Nico e Mario Mannucci. Tramite le cronache dell’epoca si riesce a ricostruire che Franco Cunico e Andrea Meggiolan sono noni a 22” perché si sono girati. DomenicaSprint del settimanale AS sostiene che Cunico si sia girato sulla salita, appena in uscita da un tornante. Subito dopo, quasi nello stesso punto, è accaduta la stessa cosa a Sassone e a Noberasco. Il risultato non cambia. A fine PS Renaio, a vincere è di nuovo una Opel Ascona 400. Questa volta è quella di Tony, che però deve fare attenzione a Cunico, che è distante soltanto 2”.

Si tratta del primo evidente – ma anche molto duraturo – assestamento in classifica assoluta con Cerrato e Tony a lottare per il primo posto e tutti gli altri dietro, in attesa che il “gioco” dell’auto eliminazione faccia il suo corso. Sulla PS3 Ghivizzano a lasciare la compagnia è Alberti, che centra in pieno una grande buca che gli causa la rottura del portamozzo. Sulla Monti di Villa alzano bandiera bianca Angelo Presotto e Max Sghedoni. Come ricordava Guido Rancati nelle sue cronache: “Per loro questo rally del 1980 non assomiglia per nulla a quello dell’anno precedente, anche se l’Escort tiene botta in Gruppo 1 come nel 1979”. Al Rally Il Ciocco 1980 a fermare i loro sogni di gloria è il cambio.

Negli impegni cronometrati successivi il leitmotiv della competizione toscana resta lo stesso. Almeno al vertice della gara. Alle spalle di Cerrato-Vuda si consuma una spettacolare battaglia a colpi di controsterzo fra le 131: Lucky passa Tognana e Mario Aldo Pasetti. Ma loro rispondono. E si registrano lotte col coltello tra i denti anche nel Gruppo 2 fra Pescarin e Carrotta, con le Ascona 2.0. Si registrano, intanto, gli abbandoni di Gaiotto (toccata) e Noberasco (cinghia della distribuzione e ritardo al CO). “Pasettino” viaggia a Ritmo davanti a Capone, con la stessa vettura ma ufficiale e che ha optato per una tattica attendista (anche vedendo con quale facilità si ritirano gli altri equipaggi). E poi c’è “Pasettino” che si ferma a Benabbio (pompa dell’olio).

Archiviata la settima speciale si fa ritorno in quel di Lucca, dove c’è il primo parco assistenza di questa infernale gara: dal PA ripartono un’ottantina di auto da rally e fra loro non c’è neppure più Stefano Speranza, con alle note Daniele Ciocca: sulla loro Alfasud 1500 c’era un assetto non idoneo che ha causato problemi ai semiassi. I due sono costretti ad abbandonare la gara e a fare ritorno alle rispettive abitazioni. Peccato, con una vettura a posto avrebbero potuto dare molto di più, in termini di spettacolo sia in termini di risultato finale della gara.

Quando le macchine lasciano il parco assistenza, nuvoloni neri e carichi di pioggia di cui abbiamo accennato all’inizio trovano la loro ragion d’essere e iniziano a scaricare acqua sulle strade. La situazione in classifica vede sempre Darione al comando e, alle sue spalle, Tony a 21”, Lucky ad un 1’, Tognana a 1’26”, Vudafieri a 1’2”. In Gruppo 2, Pescarin si è installato davanti a Carrotta. In Gruppo 1, invece, Michele Cane vola davanti a Bentivogli e Zordan. Sulla PS Fiano la strada è bagnata ma non al punto da dover richiedere pneumatici da pioggia: la maggioranza dei partecipanti (così si legge su Autosprint) opta per pneumatici intermedi. Farebbe diversamente Tognana che, a vedere i tempi, in effetti concede qualcosina di troppo agli avversari. Su questa prova abbandona Miki Biasion (toccata).

Sarà un caso, o forse no, la PS9 Borgo a Mozzano è stata rinominata. Questa volta si chiama “Prova PireIli”. Ecco, Lucky interrompe il dominio delle Ascona 400 gommate Michelin con la sua Fiat 131 Abarth Rally e Vudafieri passa davanti a Tognana con le Kleber. Insomma la “Prova Pirelli” va alle Pirelli. E non è un gioco di parole. Si passa dalla pioggia al temporale e dal temporale al diluvio in men che non si dica. Il tutto avviene tra la fine della PS9, il trasferimento e l’inizio della PS10. Capone si scatena e inizia ad agganciare i primi dieci della classifica assoluta.

Con sta pioggia e con sto vento i tempi lievitano rispetto alla prima frazione di gara, ma comunque ai piani alti della graduatoria assoluta della corsa non cambia quasi nulla. Non L’unica eccezione la fanno Pasetti-Lappo, che centrano un terrapieno che fa letteralmente decollare la loro 131. Gara finita anche per loro. E torna in albergo anche Palladino con la Porsche. Darione è sempre più leader della corsa, ma Lucky è sempre lì ad attaccare e a gestire la sua ottima seconda posizione. Infatti, si aggiudica la Renaio, agevolato da una foratura che ha colpito Tony. Adesso è in piazza d’onore a circa 1’ dal campione di Conegliano d’Alba. Tony, invece, è 15” da Lucky e ad 1’15 da Cerrato.

C’è poi una sorta di “caccia al tesoro”. O almeno sembra qualcosa di simile a leggere le fonti giornalistiche dell’epoca. Si racconta che i primi equipaggi ad arrivare al parco chiuso non sappiano bene dove portar le macchine. Il parco sarebbe stato indicato da una parte mentre sarebbe stato poi effettivamente posizionato esattamente dall’altra. Oggettivamente difficile decenni dopo poter visionare il radar della gara e contemporaneamente andare a controllare un parco chiuso che non esiste più, ma non c’è motivo di dubitare.

All’uscita del PC di Lucca manca Tony. Secondo AS non riesce a rimettere in moto la macchina e la spinge. Ma se ne accorge Claudio Bortoletto, del Jolly Club, e da qui ne segue un chiarimento non proprio diplomatico fra lui e Amilcare Ballestrieri e, infine, la decisione dei commissari di penalizzare Tony di 10”. Sta di fatto che la penalizzazione a Tony, che resta secondo a 2’11 dietro Cerrato, scatena l’appetito di Vudafieri (a soli 10” dalla posizione d’onore sul podio e a 2’21” dal primo posto). Tognana è terzo a 4’35”, Cunico quarto a 4’52”, Capone addirittura sesto assoluto a 11’3”, con alle spalle Nico a 14’21”, Cane a 15’40”, Bentivogli a 18’52” e Zordan 18’54”.

La gara manda in archivio le prime due frazioni, le prime venti prove speciali. Le ultime otto hanno avuto un “fondo misto”, condizionato da continue e violente botte d’acqua alternate a schiarite. Con l’afa che asciugava rapidamente la sede stradale. Un’incertezza, quella del meteo che alla fine è riuscita a creare anche delle incertezze in una classifica che, almeno fino ad allora, era ben definita nelle prime posizioni. Incertezza che cresce a dismisura quando, poco dopo, Tony timbra con 1’ di ritardo. Anche se poi va a vincere la prova successiva e prosegue agevolmente per altre cinque PS.

Cerrato è ancora leader. Tony è secondo e punta a rafforzare la sua posizione con una tattica difensiva, almeno ci prova fino al famoso controllo orario in cui Rudy consegna la scheda all’ufficiale di gara con 3” rispetto all’orario corretto. La penalità che gli viene affibbiata è di 2’. Una partita a scacchi con la fortuna, insomma. Vudafieri passa al secondo posto della graduatoria assoluta del Rally Il Ciocco 1980. Contemporaneamente, Cunico si prende la posizione di Tognanae la gara annuncia nuove battaglie, sia per il primato sia per il podio completo. L’afa soffia sulle strade che si asciugano e la Stratos reagisce. Ci guadagna lo spettacolo: ne viene fuori una lotta davvero bella che va avanti per un po’.

Cunico è il più veloce e si installa al quinto posto. Nel frattempo si fermano Cantù con la RS Alpine, Melotto con la 127 dell’Euromotor e Cane (rottura del cambio) quando invece sembrava destinato a restare al comando del Gruppo 1. Ma si sa, il bello dei rally, è l’incognita. I rally finiscono solo sulla pedana d’arrivo. Vudafieri viene pizzicato a fare assistenza in un tratto non autorizzato. Ma la vicenda si chiude ufficialmente con la scoperta del fatto che “la 131 è stata assistita accanto alla strada, su un terreno privato, con tanto di autorizzazione scritta della direzione gara”, si legge su Autosprint. Insomma, volemose bene.

Il giovane pilota vicentino suona la carica anche a San Pellegrino, ma poi è Vuda a ristabilire l’equilibrio aggiudicandosi la PS Passo delle Radici. Il tutto mentre Darione Cerrato vola, facendo gara a sé, senza che nessuno riesca ad impensierirlo seriamente. Il pilota albese intravede una vittoria per nulla lontana. Anche Capone, in Gruppo 2, non ha praticamente più avversari da cui doversi guardare le spalle. E dicasi la stessa cosa per Sassone in Gruppo 3. Anche Zordan fa gara a sé, dopo che Bentivogli è costretto al ritiro.

Darione è sempre davanti a tutti in questo Rally Il Ciocco 1980 con alle spalle Vudafieri, che però è lontano soltanto 2’17”. Poi c’è Tony, a 4’03” (tempo comprensivo della penalità) e dietro una serie di ritiri, tra cui quello di Codognelli-Rancati (uscita di strada, erano decimi). Sulla PS Ponteccio, il più veloce è Tony, mentre sulla PS Albiano (fonte Autosprint) tutti stanno nel tempo imposto dopo che viene ridotto il chilometraggio della speciale. Antonillo Zordan e Danilo Dalla Benetta sono sempre molto attenti a fare i ragionieri. Poi, anche per loro arriva l’ora X del ritiro: sull’Orecchiella il ponte posteriore della loro vettura da gara si stacca segnando la fine di un bel sogno.

Questo è il momento in cui il Rally Il Ciocco 1980 diventa un incubo per Dario e Lucio. Una gara dominata in lungo e in largo che gli sfugge di mano. Di nuovo, dopo quello che era già accaduto all’Elba dello stesso anno. Sarebbe da beffa. E purtroppo, così sarà. Tra la PS Sillano e la PS Ponteccio, la loro Ascona 400 non accenna a ripartire. È la centralina a fare scherzi, ma come si fa a rimetterla a posto? Ci pensano i meccanici di Conrero. E ci riescono pure, per la verità, ma al CO si ha la certezza di aver perso 6’. Si ha la certezza di aver vinto tante battaglie e aver perso la guerra. Vudafieri-Penariol, Tony-Rudy e Cunico-Meggiolan festeggiano. Per Darione un’altra sberla come quella ricevuta al Rally Elba di quello stesso anno e campionato.

Rally Elba 1980: la grande sfida andata a Vudafieri

Una gara per gente col pelo sullo stomaco il Rally Elba 1980, che vede all’arrivo appena trentasette dei circa duecento e trenta equipaggi iscritti. Indimenticabile banco di test e di sfide tra Cerrato – a cui viene ”scippata” la vittoria finale in favore di ”Vuda” – Tabaton, Pasetti, Capone, Tognana, Noberasco e Biasion, fino ai nascenti campioni con le A112, come Caneva e Zini e Cinotto. In gara anche Polato con la 126…

Al Rally Elba 1980 si manifesta una di quelle paradossali situazioni in cui Adartico Vudafieri rosicchia secondi e posizioni in classifica, ma per lui Dario Cerrato sembra imprendibile. Sembra, perché poi bisogna arrivare alla fine del rally per capirci di più qualcosa. O forse per non capirci più nulla. Intanto, sulla PS Monumento, Mario Aldo Pasetti parte perdendo olio. Un segnale che non promette bene. E infatti, si ferma a fine prova per evitare di lasciarci il motore. In gara, c’è anche il fratello minore, con la Ritmo, che sigla prestazioni da consolazione.

Dopo tanti tentativi, anche l’Alfa Romeo pare aver trovato la “madre” dei suoi problemi in gara. Le cronache dell’epoca raccontano che i problemi di Mauro Pregliasco fossero dovute ad un malfunzionamento del filtro dell’aria, che finiva per rallentare la vettura. I tempi sembrerebbero confermare questa tesi. Fabrizio Tabaton e Cerrato inanellano un duello al vertice a colpi di temponi. Nessuno molla. Il “Coguaro”, però, è sempre lì al comando. Non immaginare. Nessuno può immaginare che il successo gli sarà letteralmente tolto di mano, subito dopo averlo assaporato sul podio (esiste una foto, uscita su un Autosprint dell’epoca, che ritrae Cerrato vincitore sul podio dell’Elba, ma non abbiamo il consenso per pubblicarla).

Sulla Colle d’Orano, Gabriele Noberasco sbatte e perde la leadership in Gruppo 2. Questa prova speciale sembra non piacergli, però. In un dettagliato reportage di Autosprint (nella rubrica DomenicaSprint), si legge che tra Noberasco e il suo copilota ci fu da discutere e litigare in prova, proprio mentre arrivava Carlo Capone. Il veloce pilota di Gassino Torinese cilindra la Opel – che è messa di traverso alla strada – ma riesce a limitare i danni, rompendo un faro e il paraurti anteriore: riparte con nonchalance e si ritrova leader del Gruppo 2. Peccato che sulla PS Parata, due prove dopo, alla sua vettura si rompa la scatola dello sterzo. Resta la fiducia nell’arrivo, prima o poi, della vettura nuova. Dicono al 4 Regioni…

Cambia la leadership al Rally Elba 1980, ma occhio a Biasion

Fuori dal Rally Elba 1980 anche Capone, al comando del gruppo delle turismo preparate ci si ritrova “Pasettino”, che ha una spina nel fianco di nome Biasion. Il giovanissimo pilota veneto risale speditamente in classifica: una o due posizioni a prova (ha il numero 77 sulle portiere). Quando le primissime luci dell’alba iniziano a rischiarare le prove speciali, i ritiri quasi non si contano più. Sulla PS Monte Calamita abbandonano anche Nico-Barban (Ferrari, rottura sospensione). Stessa fine tocca ad Ambrogetti-Colombo, con la Ritmo (braccetto dello sterzo).

Fuori strada anche Andrea Zanussi con Gigi Pirollo, ma loro sulla PS Monumento: in una curva veloce a “S” gli capita di sterzare e per tutta risposta la sua Escort va dritta. Erano primi del Gruppo 1 davanti ad Angelo Presotto (che aveva perso tempo e primato a causa di una panne elettrica sul Monte Calamita) e Antonillo Zordan.

Dopo la PS Monumento, a quattro prove speciali dal fine tappa, Fabrizio Tabaton mantiene la leadership su Cerrato. Ma il vantaggio è davvero irrisorio: a separare i due ci sono 12″. Tramite le cronache del settimanale Autosprint, unica fonte autorevole in quegli anni, sappiamo che terzo era Lucky a 51″, poi Franco Cunico ad 1’19”, Adartico Vudafieri a 1’49”, Tonino Tognana a 3’00”, Maurizio Verini a 3’23” con Pregliasco a 3’28”. Si ritirano Michele Cane e Renzo Melani, con la Kadett di Gruppo 1 (impianto elettrico) e Pasutti-Bisci con un’altra Kadett GT/E ma di Gruppo 2.

La PS Due Mari dà la scossa alla classifica

Il Rally Elba 1980 torna sulla PS Due Mari, ma questa volta arriva una scossa tellurica in vetta alla classifica assoluta: Tabaton picchia forte e si gira. Cunico supera Presotto in prova, ma pochissimi metri più avanti gli scoppia una gomma posteriore e gli si trancia di netto anche un ammortizzatore. La gara è evidentemente finita anche per il driver vicentino. Vudafieri finisce contro un albero. Ma la 131 non si ferma. Forature e ritardi pure per Tonino Tognana e Pregliasco.

Cerrato resta al comando della gara. Da lì non vuole proprio schiodarsi, nonostante abbia un problema con il ponte della vettura, che gli sostituiscono a fine di quella tappa. Seguono la PS San Martino, in cui Cerrato vola e la PS Falconaia, in cui si ripete a man bassa. Su quest’ultima prova speciale si registra il clamoroso abbandono Lucky che, con Fabrizia Pons, si ferma nel tornantino più celebre della gara elbana per la rottura della trasmissione. Anche Gerbino-Berro sono costretti al ritiro, ma per la rottura di un semiasse.

Si arriva a Portoferraio con Cerrato e Lucio Guizzardi sempre in testa, ma con Vudafieri e Massimo De Antoni che non mollano. Anzi… Dietro ci sono Pregliasco-Reisoli a 3’38”, Verini-Mannini a 3’59”, Tognana-Cresto a 7’35”. E ancora: Presotto, Biasion e Zordan. Vittadini-Chapuis si ritrovano, con la Porsche 911 Turbo, davanti a Giorgio Pasetti, perché il copilota di Vittadini ha timbrato con 1’ di anticipo prima della PS Volterraio.

Polato-Gottardo al Rally Elba 1980
Polato-Gottardo al Rally Elba 1980 con la 126 della 4 Rombi

Nella seconda tappa Verini rompe per ultimo

Il circus si ferma prima che si riparta per l’ultima frazione di gara, che dovrà decretare il vincitore finale di un Rally Elba 1980 vissuto più di una gara di Mondiale. Le ostilità riprendono quando manca pressapoco un quarto d’ora alle 11. Gli equipaggi rimasti in gara sono una sessantina sugli oltre 200 i partiti. Fra questi ci sono anche Polato-Gottardo con la mitica Fiat 126, che arriveranno in fondo alla gara nonostante una penalità di 50′ per un anticipo ad un controllo orario. Nel primo trasferimento verso la prova si spegne la Kadett di Zordan. Lui e Della Benetta, a spinta, riescono a farla ripartire. Uno sforzo inutile, visto che la vettura si in modo definitivo (alternatore) nei pressi del CO di ingresso in PS.

A fine prova, sulla vettura di Pregliasco devono cambiare il manicotto del turbo. La fine della gara del Prete viene sancita sulla PS Parata, quindi dopo la disputa di altri tre tratti cronometrati, per un principio di incendio sulla macchina. Anche Vuda deve vedersela con la sfortuna. Il motore della sua 131, che non si era fermata neppure dopo l’incidente con l’albero, si spegne senza preavviso sulla PS Monte Calamita (pompa della benzina). Persi circa 30″, la Fiat riparte. Nel frattempo, a Bivio Mola i meccanici del Biscione saldano la barra della macchina di Maurizio Verini.

Le cronache di quella gara ci tramandano che, nel Jolly Club, il dottor Fossati, medico ufficiale della squadra torinese, è chiamato a rimettere in sesto Sergio Cresto e le mani di Tognana, che si aprono come una spugna. Chapuis tarda: foratura fra controllo e partenza della PS con neutralizzazione per cambio gomma. Ma tanto si salva da una foratura e verrà mollato dal motore. Dovrà fermarsi anche lui. Più si va avanti e peggio è. I ritiri continuano. E sulla PS Colle d’Ora tocca anche a Vittadini.

Fino a quel momento, soddisfazione palpabile per Bentivogli-Valbonetti che, con la Ford Escort, si ritrovano decimi assoluti e secondi di Gruppo 1 con una gara accorta e regolare. Fino a quel momento, però, perché dopo sono chiamati a riparare due balestre rotte sulla loro auto e timbrano con circa dieci minuti di ritardo al controllo orario. Rabino-Tedeschini frustano i cavalli della loro Kadett e recuperano. Peccato per il ritiro di Stefano Speranza con alle note Daniele Ciocca, sulla Fiat Ritmo 75. Finché sono stati in gara hanno divertito e si sono fatti notare. Le classifiche sembrano ormai cristallizzate. Dario Cerrato è in testa e Adartico Vudafieri sembra avere un andamento controllato.

Non ci si aspetta che Vuda vada all’assalto del “Coguaro” di Conegliano d’Alba. E infatti non lo fa, anche se l’inattesa e clamorosa squalifica di Darione gli consegnerà la vittoria assoluta del Rally Elba 1980. Vudafieri tira i remi in barca e gestisce. Non risponde a Verini (che si dovrà fermare poco più avanti per rottura di un semiasse) quando prova ad avvicinarsi in classifica. Finale all’insegna del “volemose bene” tra Tognana (terzo) e Presotto (quarto). C’è da vedere solo l’arrivo con Cerrato vincitore assoluto su Vuda e Tognana. Fuori dal podio ci sono Presotto che, con alle note il bravo Massimo Sghedoni sulla Ford Escort RS 2000 MKII, si ritrova terzo per via dell’esclusione dalla classifica di Darione. Poi Miki Biasion, con la Opel Ascona, inizialmente quinto, ma alla fine quarto.

Rally 333 Minuti 1976 e l’errore che costa il titolo a Besozzi

In quel Rally 333 Minuti del 1976, c’era un equipaggio inedito: Gianni Besozzi e Renzo Magnani. Gianni che si era fatto male ad un braccio non poteva guidare e Roberto Angiolini aveva scelto Magnani come navigatore-pilota per cercare di vincere il Campionato. Andava tutto molto bene fino al secondo passaggio sulla PS del Cuvignone…

Storie di rally di casa nostra, un universo di ricordi da cui è difficile separarsi, ma che spesso corrono il rischio di venire offuscati da una mancanza di romanticismo e di goliardia dei rally contemporanei, sempre belli e affascinanti, ma molto distanti da ciò che erano quelli di metà anni Settanta. Un tuffo nel Novecento con Gianni Besozzi e Renzo Magnani sulla Lancia Stratos HF numero 9 che al Rally 333 Minuti 1976 si giocano il titolo contro “Vuda”.

Andiamo con ordine. Il 14 novembre 1976, da Milano prende il via la settima edizione del Rally 333 Minuti, con oltre un’ottantina di partecipanti, tra cui Adartico Vudafieri e Stefano Bonaga sulla Lancia Stratos, Federico Cane e Gaetano Tanino Orlando sulla Porsche 911 Carrera, oltre a Carlo Maria Cuccirelli e Roberto Giubbilei su un’altra 911 Carrera, che finiranno la gara nell’ordine.

“In quel Rally 333 Minuti del 1976, c’era un equipaggio inedito – ha raccontato Renzo Magnani –: Gianni Besozzi e io. Gianni che si era fatto male ad un braccio non poteva guidare e Roberto Angiolini mi aveva scelto come suo navigatore-pilota per cercare di vincere il Campionato. Andava tutto molto bene fino al secondo passaggio sulla PS del Cuvignone, dove ho pizzicato una gomma ed ho forato, facendo perdere a Gianni il Campionato contro Vudafieri”.

“Gianni Besozzi, da gran signore, non solo non mi ha insultato, ma mi ha anche ringraziato. Per parte mia, invece, ero e sono ancora molto dispiaciuto per l’errore, credo a due prove dalla fine, senza il quale avrebbe vinto con matematica certezza il titolo. Questi erano, parlo ovviamente di Besozzi, i grandi piloti di una volta, non solo dal lato sportivo, ma soprattutto dal lato umano”. Ha ragione Renzo Magnani. Ma anche ricordare e ammettere un errore dopo tanti anni – che in tanti preferirebbero nascondere – è un gesto di grande sportività e onestà intellettuale raro.