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Storia irreale del Rally di MonteCarlo dal 5 avanti Cristo

Una storia veramente incredibile quella inventata sul leggendario Rally di MonteCarlo che, tra ironia e irriverenza, ha il solo scopo di fare sorridere i tanti lettori di Storie di Rally e non di ridere di una delle gare più importanti del WRC, da sempre perno portante della massima serie internazionale.

Oltre 2000 anni sulle spalle e non sentirli. Sia lodato il Rally di MonteCarlo, gara unica al mondo, e la sua lunghissima e inedita storia, che fino ad ora nessuno davvero conosceva e che per ben 33 edizioni (dall’anno 0 all’anno 33 dopo Cristo) sulle 2025 disputate avrà nel figlio di Maria e Giuseppe l’assoluto dominatore.

Altro che Seb Il Cannibale dei tempi moderni, che si è reincarnato prima in Loeb e poi in Ogier per fare dispetto ai Flying Finn. Gesù il Nazareno fu una vera e propria croce sulle spalle per tutti gli altri partecipanti frust(r)ati, soprattutto quelli che riuscivano ad arrivare dalle tappe di concentramento di Betlemme e Nazaret. Ma godiamoci la storia del Rally di MonteCarlo dall’inizio.

Il Rally di MonteCarlo è da sempre uno degli appuntamenti più classici del calendario rallystico internazionale. La gara si disputa a Monaco annualmente e prende il via il giorno di Natale. È così dal 5 avanti Cristo. Al momento non siamo riusciti a trovare reperti antecedenti a quel periodo storico.

Organizzato dall’Automobile Club di MonteCarlo e dalla FIA, Federazione Italo-francese Antagonista, si tratta di un severo banco di pista per i piloti di rally, nonché della più nota gara automobilistica del mondo a disputarsi su superfici miste quali ghiaia, asfalto, ceramiche, graniti, sabbia e uova.

Uno degli appuntamenti di punta del calendario del Mondiale Rally – dopo le tappe sul mare della Svezia, sulla neve di Catania, nelle foreste dell’idroscalo di Milano e sugli asfalti di Cipro – la prova monegasca è in assoluto tra le più apprezzate dagli appassionati del settore per via delle sue caratteristiche uniche, che si collocano a metà strada tra quelle della Parigi-Dakar, del Grande Raccordo Anulare e della pista arcobaleno di SuperMario Kart. Ecco perché riuscire a vincere il Rally MonteCarlo equivale a vincere un intero Mondiale di Rally.

La prima prova speciale, per tradizione, si disputa nei luoghi caratteristici di MonteCarlo, partendo dal Casinò e concludendosi nel salone principale del Palazzo Reale. Una gara tutta in salita. Si tratta di una frazione estremamente impegnativa, che in diverse occasioni è stata teatro di avvenimenti spettacolari, tra i quali si ricordano quello nell’equilibrata edizione 2003, che vide Sebastien Loeb trionfare sulla sua Citroen Xsara WRC, pur essendosi attardato a partire per una partita a chemin de fer con il Principe Alberto di Monaco, e quello del 1962, quando un pilota perse il controllo della sua NSU Prinz e terminò la sua corsa tra le gambe di Grace Kelly.

Le prove speciali successive si svolgono sulle montagne che incorniciano il Principato di Monaco, dove il rally ha traslocato in seguito alle ripetute e vibranti proteste dei residenti monegaschi, che mal sopportavano i disagi portati dalla competizione, soprattutto sotto forma di vigili urbani, e la presenza di auto a loro dire troppo plebee in una corsa che li coinvolgeva decisamente meno del Gran Premio di Formula 1 e delle gare di derapate in SUV sulla spiaggia che organizzavano giornalmente dopo l’aperitivo.

Gran parte di questi percorsi del Rally di MonteCarlo si dipanano tra i piccoli borghi dell’entroterra, attraversati da stretti viottoli irti di pericoli per i piloti che le affrontano, che devono ricorrere a tutta la loro perizia per affrontare al meglio le continue insidie portate da tornanti ciechi, frane e che accorrono in massa per assistere all’evento. La corsa si disputa prevalentemente su asfalto, ma non mancano tratti più spettacolari su sentieri sterrati, cantieri aperti e pareti rocciose a picco.

Le frazioni seguenti vedono quindi un riavvicinamento della gara al Principato percorrendo il letto di un torrente e un tratto di ferrovia contromano, prima della passerella conclusiva sul lungomare che vide un inatteso colpo di scena nell’edizione 1991.

In quell’occasione, approfittando del fondo stradale ghiacciato per via del ribaltamento del camion che trasportava lo champagne destinato alla premiazione, Miki Biasion riuscì infatti a recuperare la mezz’ora di ritardo che accusava nei confronti di Didier Auriol concludendo poi la corsa in grande stile balzando dal molo su uno degli yacht ivi ormeggiati, prima di essere squalificato per essere risultato ai controlli privo del triangolo d’emergenza.

Importante segnalare che c’è anche una variante sconosciuta del Rally MonteCarlo, un po’ come fu per il Rally del Ciocco con il Ciocco Terra. Si tratta del Rally di MonteCristo, che si svolse solamente fino all’anno 33 d.C., anno di morte del suo principale pilota del Team La Grotta. Il suo percorso segue le difficilissime tappe della Via Crucis. Caratteristica è la parte di circuito che passa sul Mar Morto. Solamente Gesù riusciva a farla. Infatti ha vinto sempre lui.

Molti piloti hanno partecipato con vetture realmente utilizzate in un rally. Tra questi ci sono: Gesù il Nazareno su Fiat Voluntas Tua, Erode su Innocenti Strage, Giuda Iscariota su Matra Dito, Mercante del Tempio su B.Lancia, Davide su Lancia Sassi, Lazzaro su Jaguar Ito. Altri piloti hanno partecipato con vetture speciali (illegali) create dall’officina di Giuseppe: Ponzio Pilota su Barabhan Libero, Maria su Christ Ler, Cireneo su Cadillac Roce e Nerone su Renault Fuego.

La redazione di Storie di Rally spera di avervi regalato un sorriso