L'Audi Quattro Gruppo B mai vista

Storia dell’Audi Quattro Gruppo B mai vista

Cosa successe dopo? L’incidente in Portogallo del 1986 che coinvolse un gran numero di spettatori, l’incidente di Toivonen e Cresto in Corsica, più le continue pressioni da parte dei costruttori videro le Gruppo B bandite dalle competizioni. Audi disse che sarebbe tornata solo quando i livelli di sicurezza sarebbero stati accettabili; ma per la casa tedesca l’occasione era più che ghiotta per chiudere un programma che minava la solidità commerciale alla base del concetto sportivo Quattro.

La Delta S4 riprendeva la filosofia sportiva della 037, quindi si partiva di base da una vettura pensata esclusivamente per le corse. Anche la 205 T16 vedeva realizzati per uso stradale 200 esemplari già predisposti per le corse, con la trazione integrale e il motore posteriore. Audi, invece, faceva scendere in campo una vettura che, anche se vedeva pesanti rivisitazioni sotto ogni punto di vista, si portava dietro alcuni limiti tecnici. Il più grande era quello del propulsore: un 5 cilindri turbo, che sarebbe arrivato anche a 600 CV, ma che veniva posizionato a cavallo dell’asse anteriore, rendendo la distribuzione dei pesi difficile da gestire e dando all’auto una notevole tendenza sottosterzante.

Da qui, il tentativo di Audi di porre rimedio a un limite tecnico che stava facendo perdere terreno al Costruttore. È noto che la casa di Ingolstadt abbia avviato lo sviluppo di una vettura a motore centrale. Avete capito bene. Senza pensarci troppo, il 5 cilindri fu spostato dietro le spalle dell’equipaggio, mantenendo la collocazione longitudinale. Nella foto che vi proponiamo si vede un protipo impegnato in alcuni test, dei quali non esiste alcuna documentazione sotto forma video. Sospensioni raffinate con uno schema a doppio braccio e un telaio tubolare invece della monoscocca. Il radiatore era tornato all’anteriore e non ci sono informazioni sulle potenze sviluppate in questo caso.

I test furono svolti inizialmente a Desna, vicino al complesso di Zlin, dove fino a quel momento erano state collaudate solo Porsche. Piech del resto fu costretto a scegliere questa area lontano dagli obiettivi dei fotografi perché di fatto, la metamoforsi della vettura e il possibile arrivo sui campi di gara, agli occhi dell’opinione pubblica sarebbe parso come una resa da parte del colosso tedesco, in favore di layout più simili a quelli di auto come la 205.

Infatti, Audi aveva già recriminato alla FIA (al tempo FISA) che il resto dei Costruttori (Ford compresa) si presentasse con delle vetture che già di base erano dei protoripi da competizione, rispetto alla loro auto stradale che costituiva la base di partenza anche della S1 E2. L’argomento “mid engine” era così controverso che anche nei container dentro i quali le macchine venivano spedite al centro dei test venivano marcati con la dicitura “Kenia Test”, dato che anche i meccanici e gli stessi addetti ai lavori non avrebbero dovuto saperne più di tanto.

Per avere un’idea della cortina che circondava il progetto è sufficiente pensare che le foto del prototipo sono state rese note appena 5 anni fa. Presumibilmente, queste sono state scattate da un addetto ai lavori del posto, dato che si tratta dell’unica documentazione, oltre ai disegni, dell’esistenza di questa vettura.

Cosa successe dopo? L’incidente in Portogallo dell’86 che coinvolse un gran numero di spettatori, l’incidente di Toivonen e Cresto in Corsica, più le continue pressioni da parte dei costruttori videro le Gruppo B bandite dalle competizioni. Audi disse che sarebbe tornata solo quando i livelli di sicurezza sarebbero stati accettabili; ma per la casa tedesca l’occasione era più che ghiotta per chiudere un programma che minava la solidità commerciale alla base del concetto sportivo Quattro.

Non finisce qui. O meglio, non finisce del tutto qui. A quanto pare, infatti, la FISA al tempo deliberò per un nuovo regolamento che avrebbe dovuto tradursi nel Gruppo S, per cui Audi costruì un prototipo che trascendeva totalmente ogni possibile eridità delle antecedenti vetture da rally (tranne il motore). In seguito la serie non vide mai la luce, dato il passaggio al Gruppo A, che vide Lancia protagonista fino ai primi anni 90, con il colosso tedesco che si ritirò per sempre dal mondo degli sterrati e asfalti senza cordoli.