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Storia della Fiat Ritmo Rally Gruppo B, ufficialmente mai nata

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Dopo il ritiro della Fiat 131 Abarth nel maggio del 1980, la squadra corse torinese si mise al lavoro su un nuovo progetto. Il nuovo regolamento introdusse le leggendarie vetture Gruppo B, aprendo nuove possibilità per l’azienda.

Negli anni Ottanta, le case automobilistiche italiane si cimentarono con diversi prototipi per il Campionato Mondiale Rally, ma molti di questi progetti rimasero nel cassetto. Qualcuno, realtà, uscì dal cassetto, passò anche dalla linea di produzione, ma poi rimase parcheggiato in un garage buio e freddo. Tra questi, spiccano l’Alfa Romeo Sprint 6C, un gioiello del Biscione, e la Fiat Ritmo Rally Gruppo B, un’auto da rally ufficialmente mai nata (nel senso che ufficialmente non è mai andata oltre degli schizzi progettuali, così risulta dai libri a firme dell’ingegner Sergio Limone).

Il manichino della Ritmo Rally Gruppo B (per manichino intendiamo un “corpo senza anima”, una carrozzeria al suo interno vuota e soprattutto priva di motore), però, è stato fotografato a Rally Racing Meeting 2024, la manifestazione organizzata da Miki Biasion, dalla giornalista Rebecca Lumachi e postata sulla propria pagina Facebook dal compagno, anche lui giornalista, Leo Todisco Grande.

Che sia una realizzazione artistica post-moderna portata in esposizione? Che sia un tentativo poi fermato rimasto chiuso in qualche garage per decenni? Non è dato sapere. Sono tanti i misteri e le leggende metropolitane che aleggiano intorno al reparto corse in quegli anni. Certamente, pensiamo che non averla realizzata e omologata sia stata un’occasione perduta, seppure siamo coscienti del fatto che nel Gruppo Fiat in quegli anni si realizzassero solo vetture vincenti nelle corse e che non ci fosse spazio per il minimo dubbio. Così come è certo che la squadra di ingegneri e meccanici che hanno lavorato nel reparto corse del Costruttore nazionale fosse in grado di fare vincere anche un ferro da stiro.

Storia della Fiat Ritmo Rally Gruppo B

La Fiat Ritmo Rally Gruppo B è un capitolo affascinante nella storia delle competizioni automobilistiche. Benché non abbia mai visto la luce nei rally, il suo breve percorso è intriso di innovazione e ambizione. Il suo spirito vive attraverso le leggendarie vetture che hanno segnato il mondo dei rally. Da circa una decina si è chiusa la cosiddetta era Valletta alla Fiat.

Si tenga conto che negli anni Settanta, la Fiat attraversò un periodo di profonde trasformazioni e sfide. L’era Valletta, così chiamata in onore del presidente Vittorio Valletta, fu caratterizzata da rivoluzioni nel settore automobilistico, crisi petrolifere, lotte operaie e una gestione aziendale spesso maldestra. Tuttavia, proprio in quegli anni bui, emerse un modello che avrebbe segnato la storia dell’industria automobilistica italiana: la Fiat Ritmo.

La Fiat Ritmo, lanciata nel 1978, rappresentò un punto di svolta per l’azienda torinese. Aveva un design inconfondibile e una meccanica all’avanguardia. Ma cosa la rese così speciale?

  1. Meccanica avanzata: La Ritmo vantava motori superquadri ad albero in testa, comandati da cinghia. Questa soluzione era più moderna e silenziosa rispetto ai tradizionali “aste e bilancieri” utilizzati dalla concorrenza. Inoltre, la trazione anteriore e lo schema sospensivo a quattro ruote indipendenti la rendevano agile e maneggevole.
  2. Design accattivante: La Fiat Ritmo non era solo funzionale, ma anche esteticamente interessante. Era una macchina che non passava inosservata, con linee moderne e forme armoniose.
  3. Utilizzo della plastica: La Ritmo sfruttava ampiamente la plastica, un materiale innovativo per l’epoca. Questo non solo riduceva il peso della vettura, ma contribuiva anche a isolare dal calore esterno, rendendo l’abitacolo più confortevole.
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Fiat Ritmo Rally Gr. B – foto Rebecca Lumachi

La Fiat Ritmo e i rally

Nel contesto delle competizioni rally, la Fiat Ritmo ha partecipato a diverse gare e campionati, dimostrando prestazioni competitive nelle categorie in cui è stata inserita. La vettura è stata preparata per competere in varie classi, sia nelle competizioni nazionali che internazionali, rappresentando la presenza della Fiat nel mondo del rally.

Le versioni da rally della Fiat Ritmo erano spesso modificate e potenziate rispetto ai modelli di serie, con aggiornamenti tecnici per migliorare le prestazioni su strade sterrate e in condizioni difficili. Queste modifiche includevano spesso aggiornamenti al motore, alla sospensione, alla trasmissione e all’aerodinamica per adattarsi alle esigenze delle gare rally.

La Fiat Ritmo da rally ha contribuito alla storia della Fiat nelle competizioni motoristiche, fornendo un’opportunità per la casa automobilistica italiana di dimostrare le capacità delle proprie vetture in un ambiente competitivo e impegnativo come quello del rally.

La Ritmo Rally Gruppo B

La Fiat 128, una berlina obsoleta ma dalle doti stradali eccellenti, aveva dominato il mercato per quasi due decenni. Tuttavia, era giunto il momento di evolvere. La Ritmo gradualmente rimpiazzò la 128, offrendo maggiore versatilità e innovazione. E nello sport fu chiamata a sostituire la Fiat 131. Dopo il ritiro della Fiat 131 Abarth nel maggio del 1980, la squadra corse torinese si mise al lavoro su un nuovo progetto. Il nuovo regolamento introdusse le leggendarie vetture Gruppo B, aprendo nuove possibilità per l’azienda.

Inizialmente, si valutò la possibilità di sviluppare una Lancia Delta, ma l’alternativa fu la Fiat Ritmo Abarth. Sorprendentemente, l’Avvocato Agnelli, a capo della Fiat, non gradiva la Delta (probabilmente a causa del marchio Lancia), ma era affascinato dalla Ritmo. Fu così che venne fatto il progetto di un prototipo ibrido, una sorta di manichino con un motore centrale posteriore, posizionato subito dietro i sedili anteriori. E furono fatti anche i disegni della parte estetica, seguendo lo stile della Renault 5 Maxi Turbo. Il propulsore era sovralimentato e derivato da quello della Fiat 131, che aveva dimostrato di essere molto affidabile. Fin qui la realtà e anche ben documentata.

La leggenda (diciamo leggenda perché non ci risulta documentazione ufficiale, come foto o video di test), vuole che quando il prototipo della Ritmo Rally Gruppo B, quindi non un “manichino”, scese su strada, si rivelò una delusione, davvero poco performante su terreni a bassa aderenza. Dunque, l’opzione Ritmo fu scartata e la vettura torinese rimase progetto e venne definitivamente accantonato. Destinato a perdersi negli anni…

Da quel “fallimento”, la squadra corse torinese decise di concentrarsi su una nuova vettura basata sulla Lancia Beta Montecarlo. Nacque così il mito della Lancia 037, una vettura che avrebbe segnato la storia dei rally e dimostrato l’importanza dell’innovazione nel mondo dell’automobilismo.

La Fiat Ritmo Rally Gruppo B potrebbe non aver visto mai la luce, ma la sua breve storia ci ricorda quanto sia cruciale sperimentare e adattarsi alle sfide del settore automobilistico. Ci ricorda l’importanza dell’innovazione e dell’adattamento nel mondo dell’automobilismo. È un promemoria dell’importanza dell’innovazione e dell’adattamento nel perseguire il successo nelle competizioni automobilistiche.