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Storia della Audi 80 quattro perduta in garage per 25 anni

basil criticos

La storia che vi raccontiamo nasce intorno ad un’auto speciale, una Audi 80 quattro da rally perduta nel garage per lungo tempo, oltre 25 anni, sottochiave per un quarto di secolo. Poi ritrovata, restaurata e venduta all’asta…

Una Audi ufficiale non è cosa da tutti i giorni, se poi ha gareggiato nel Gruppo B nel Campionato Britannico Rally Open durante il suo periodo di massimo splendore e in due Safari Rally, 1983 e 1984, abbiamo la certezza che parliamo di un vero gioiello per collezionisti ed intenditori. Eppure, è rimasta dimenticata in un garage per ben 25 anni, prima di essere riscoperta, acquistata e restaurata e rivenduta all’asta a oltre 170.000 euro.

L’Audi 80 quattro di cui vi parliamo ha il numero di telaio 85DA126497 ed è stata assemblata nello stabilimento Audi di Ingolstadt con l’aiuto di David Sutton Motorsport, il coraggioso “gruppo di ribelli” che ha aiutato Ari Vatanen a diventare il primo pilota di rally a vincere il titolo WRC nel 1981 da privato.

L’auto era alimentata da un motore quattro Gruppo A da 2,1 litri, ma era dotata di componenti del Gruppo B, un ibrido tra Gruppo A/B. Sutton ha schierato questa macchina nel Campionato Britannico Rally Open, inizialmente con il due volte campione tedesco Harald Demuth e poi con il giornalista della rivista inglese MotorSport Mike Greasley.

“Dal punto di vista del copilota, la Quattro è una delizia”, disse Greasley nel 1983. Dopo i bei risultati ottenuti nel 1983, l’auto era stata convertita in una vettura per il Safari Rally poiché era stata preparata per entrare nella classica competizione keniota l’anno successivo.

Affrontando le estenuanti strade africane con il pilota locale Basil Criticos al volante e il co-pilota John Rose a fianco, la vettura ottenne un encomiabile decimo posto assoluto e un primo nella classe di appartenenza. Dopo essersi ritirata dal rally l’anno successivo, la Audi 80 quattro della nostra storia fu rispedita nel Regno Unito e riconvertita per essere utilizzata di nuovo nel Campionato Britannico e in altri rally.

La sua ultima gara fu il Mazda Winter Rally del 1990, prova del BRC, con l’auto che finì in garage e non vide più la luce del giorno per 25 anni. Addirittura, tra gli esperti e gli addetti ai lavori si pensava che non ci fossero più Audi 80 quattro in giro, ma in Audi non avevano tenuto conto di questa.

Quando il suo attuale proprietario sentì parlare di questa auto da rally, in una giornata in pista, iniziò ad indagare e scoprì che quella Audi 80 quattro era l’ufficiale di cui si erano perse le tracce un quarto di secolo prima, un raro pezzo di storia dei rally che un collezionista non avrebbe potuto desiderare. Una volta acquistata l’auto, il nuovo proprietario dovette spendere oltre 75.000 euro per restaurare il “missile” divorato dalla ruggine. A parte il motore, tutte le altre specifiche sono del Gruppo B.

Audi 80 quattro: storia di successo

La seconda serie dell’Audi 80 (Typ 81) venne presentata nel 1978 sulla base della piattaforma B2: il nuovo pianale modulare che sostituitì de facto quella NSU Ro 80, utilizzata anche dall’Audi 80 B1. Con la scomparsa del marchio NSU, la 80 crebbe nelle dimensioni e in virtù di motorizzazioni più potenti, variò leggermente il suo posizionamento sul mercato. La linea dell’Audi 80 B2 venne definita da Giorgetto Giugiaro, che confermava la sua proficua collaborazione con il gruppo Volkswagen.

Inizialmente, la B2 era disponibile nella sola configurazione berlina quattro porte, affiancata successivamente da un modello a due porte. Il marketing dell’epoca decise di non proporre la variante Avant (wagon), in quanto c’era già la cugina Volkswagen Passat a ricoprire quel ruolo. Con la piattaforma B2, Audi intendeva elevare la sua 80, da semplice auto per famiglie di medie dimensioni a modello premium compatto, in grado, secondo la Casa, di rivaleggiare con la BMW Serie 3. Una scelta che venne presa in considerazione del fatto che in precedenza l’Audi 80 Avant B1 era essenzialmente una Volkswagen Passat con frontale modificato e dalle linee globalmente meno personali.

La denominazione Audi 80 venne usata nel vecchio continente, mentre in Nord America veniva commercializzata come Audi 4000. Un escamotage per elevare la percezione di potenza della nuova berlina. All’alba degli anni 80, il marchio dei quattro anelli doveva ancora costruirsi una reputazione. Oltreoceano, nel corso degli anni 70 altre due Case tedesche, BMW e Mercedes-Benz, si stavano affermando nella parte alta del mercato e anche Audi, braccio armato del gruppo Volkswagen, intendeva conquistare la sua fetta. Le berline Audi erano solide e robuste ma, non potevano vantare l’immagine rampante delle BMW o il prestigio delle Mercedes. Senza contare le prestazioni…

La svolta arrivò nel 1983, quando l’Audi 80 venne proposta anche con la trazione integrale. Il modello derivava direttamente dalla Ur-Quattro, la rivoluzionaria coupé a trazione integrale presentata nel 1980. L’Audi 80 “quattro”, alla luce di una vocazione meno sportiva, rinunciava al turbocompressore e al padiglione spiovente in favore di una rassicurante carrozzeria da berlina per famiglie.

I fari anteriori supplementari, un paraurti anteriore con fendinebbia integrati e uno spoiler in gomma sul posteriore in tinta con la carrozzeria consentivano di riconoscere subito il modello. C’erano poi la scritta “quattro” sul baule e il doppio terminale di scarico a rendere distintiva questa versione. Le campagne pubblicitarie ponevano l’accento sulla tenuta di strada nelle condizioni di scarsa aderenza, quelle in cui molte berline rivali sarebbero rimaste al palo. E infatti, tutti corsero ai ripari nei due anni successivi. Audi si prese il merito di aver sdoganato la trazione integrale tra i modelli europei di classe medio-alta, ma si aprirono nuovi scenari nelle competizioni, dove i quattro anelli fecero furore sbaragliando la concorrenza.

L’Audi 80 quattro costava meno delle coupé “Ur-Quattro” ma, al netto dell’efficace trazione integrale, risultava meno conveniente della 80 GTE a due ruote motrici e persino della più grande Audi 100 CD. A parità di motorizzazione (un 2,2 litri da 134 CV), l’Audi 80 a quattro ruote motrici pesava più della grossa Audi 100 CD a trazione anteriore. Inoltre, anche l’aerodinamica era peggiore: la velocità massima delle due vetture era rispettivamente di 187 e 199 km/h. Il differenziale posteriore, invece, rese necessaria anche una modifica del bagagliaio, leggermente più piccolo in altezza: ciò comportò l’adozione del ruotino in luogo della classica ruota di scorta. Allo stesso modo, sui modelli americani, il diverso fissaggio dei paraurti (più grandi) richiese una modifica dei lamierati posteriori che inficiarono la capienza del baule.

Intanto, la trazione “quattro” iniziò ad essere disponibile su un numero crescente di motorizzazioni, 1.8 da 90 Cv e 1.8 GTE da 112 CV. Anche la piattaforma B2 si rivelò versatile e redditizia: numerosi componenti vennero condivisi con l’Audi Coupé e le sue varianti più sportive, l’Audi Quattro e l’Audi Sport Quattro. Tutti modelli che, con il costante affinamento della trazione integrale hanno iniziato a mietere successi sportivi, consolidando l’immagine nuova e vincente del marchio. Lo stesso, che fino a pochi anni prima, era alla stregua di una sottomarca della Volkswagen. Le Audi 80 e 4000 della serie B2 restarono in commercio fino al 1987, mentre l’Audi Coupé B2, derivata dall’Audi Quattro originale venne venduta fino al 1988, totalizzando complessivamente 1,7 milioni di vetture prodotte.