Munari e Mannucci in Grecia con la LM002 “Rally Edition”

Sandro Munari: ”I segreti delle Lamborghini per la Dakar”

Sandro Munari, il Drago di Cavarzere, lavorò a lungo per portare due gigantesche Lamborghini LM002 al raid africano. “L’idea non nacque da noi, ma da un team francese che ci commissionò la realizzazione di due macchine speciali per correre alla competizione. Come dire di no… Vennero fuori due vere bombe, velocissime”.

Campione del mondo rally con la Lancia Stratos HF, quattro volte in trionfo al Rally di MonteCarlo, il “drago”, Sandro Munari, la leggenda delle corse su strada ha anche realizzato una delle auto da corsa più incredibili del mondo: una gigantesca Lamborghini, la LM002, per partecipare alla Dakar. Una macchina derivata dal modello di serie già di per se incredibile: un colossale fuoristrada realizzato con il motore V12 della Lamborghini Countach, oggi considerato “la mamma” dell’Urus, il nuovo 4×4 che la Lambo si appresta a lanciare.

La Urus, per la cronaca, è un super Suv targato Lamborghini. A venticinque anni dal termine della produzione della leggendaria LM002, la Casa del Toro lancerà, a Sant’Agata Bolognese, il suo nuovo modello, battezzato Urus. La LM002 nera (numero di telaio 12231) del Museo Lamborghini – interamente restaurata dal suo Polo Storico, il reparto dedicato ai modelli classici – fu il primo SUV targato Lamborghini ed è comunemente considerato il modello antesignano dei SUV di lusso.

Lo sviluppo della LM002 iniziò come un progetto finalizzato alla messa a punto di un fuoristrada dalle prestazioni elevate per uso militare alla fine degli anni ’70, chiamato Cheetah. Giulio Alfieri, ingegnere dello staff Lamborghini, recuperò il progetto nel 1981 con la LM001: si trattava di un concept innovativo con motore in posizione posteriore, cui seguì il prototipo LMA, su cui invece il gruppo di propulsione venne collocato in posizione anteriore.

Il modello destinato alla produzione della LM002 fu presentato per la prima volta al Salone dell’Automobile di Bruxelles nel 1986, andando così a definire il progetto finale: il V12 derivato dalla Countach Quattrovalvole aveva una cilindrata di 5.167 cc e 450 CV a 6.800 giri/min. Con una carrozzeria realizzata in alluminio e fibra di vetro, questo SUV era dotato di trazione integrale, transfer-case a due velocità con differenziale centrale autobloccante, ed era in grado di affrontare pendenze del 120%.

Raggiungendo velocità superiori ai 200 km/h, la LM002 era stata equipaggiata con pneumatici Pirelli Scorpion progettati ad hoc, che permettevano di affrontare superfici cedevoli come la sabbia, offrendo allo stesso tempo un’ottima resistenza in climi caldi. La produzione delle carrozzerie iniziò presso un’azienda di Bilbao, in Spagna. Gli elementi semi-assemblati venivano poi inviati a Sant’Agata Bolognese per essere completati con motore, componenti meccaniche e finiture, ed essere collaudati e consegnati. Il tocco finale era dato dai lussuosi interni, realizzati sulla base delle specifiche esigenze del cliente.

Al momento del lancio la LM002 fu oggetto di grande interesse. Era una vettura completamente diversa rispetto a quello che offriva il mercato dell’epoca, con prestazioni analoghe a quelle delle supersportive Lamborghini, ottime capacità off-road e un design dalle linee possenti. Tra il 1986 e il 1992 ne vennero realizzate in totale 300 unità.

Sandro Munari con il Lamborghini LM002
Sandro Munari con il Lamborghini LM002

A raccontare tutti i retroscena dell’avventura LM002 con la Lamborghini è stato direttamente Sandro Munari in un’intervista al quotidiano La Repubblica del 16 ottobre 2017. Un pezzo di storia che testimonia come i rally siano l’attività automobilistica di maggiore interesse per le Case. “E’ stata una delle cose più divertenti della mia vita”, confida il Drago. “Dopo le corse, nei 10 anni di lavoro alla Lamborghini, ho avuto la gioia – perché di questo si trattò di dover preparare due LM per la Parigi Dakar”.

La domanda è facile. Perché?

“L’idea non nacque da noi, ma da un team francese che ci commissionò la realizzazione di due macchine speciali per correre alla competizione. Come dire di no… Vennero fuori due vere bombe, velocissime”.

Veloci quanto?

“Per metterle a punto avevo fatto dei test durissimi, mi ero infilato a tutta birra nel greto del torrente Taro, vicino Parma, e riuscivo a viaggiare a velocità incredibile sul letto del fiume pieno di giganteschi sassi. Poi avevo provato la Lamborghini su una lunga striscia di sabbia per stabilire quale pressione fosse meglio per andare più forte. Me la ricordo ancora, era 0,8”.

Mettere alla frusta una macchina del genere in Italia non deve essere stato facile.

“Affatto, e bisognava fare tutto di persona perché non esistevano computer, realtà virtuali o altro… Per questo alla fine della messa a punto, decisi di portare questa Lamborghini in un raid in Grecia”.

Anche questa una meta un po’ diversa dall’Africa.

“Si, le caratteristiche degli sterrati non erano per niente simili a quelle della Parigi Dakar di allora, ma era l’unica gara dove potevamo iscrivere un fuoristrada del genere, quella specie di mostro che avevo creato…”.

Come finì?

“Le prove speciali erano segrete ma si iniziò una prova spettacolare su una spiaggia. Lì feci il miglior tempo assoluto. Era impossibile stare dietro a questa Lamborghini. Poi però le cose cambiarono: nelle altre prove speciali la mastodontica e pesante LM002 non si adattava bene alle strade strette. Ma io e il fido navigatore Mario Mannucci non mollavamo. Eravamo sempre in lotta per le prime posizioni”.

A un passo dalla vittoria?

“Già ma iniziò a piovere e la pioggia trasformò le strade in maxi piscine di fango. E la LM-002 con quelle gomme gigantesche era inguidabile: per questa Lamborghini non esistevano gomme strette. Anzi non esistevano proprio altre gomme a parte quelle speciali fatte apposta per questa macchina che –  va ricordato – superava ampiamente i 200 orari con una massa di 2400 kg… Erano pneumatici 345/60 R17, impossibili per quelle condizioni. Così ci dovemmo ritirare”.

Impossibile continuare?

“Si, non c’era modo: la macchina in queste condizioni inizia a galleggiare e non si controlla più. E poco dopo successe anche di peggio. Arrivò la brutta notizia che il team che ci aveva commissionato le Lamborghini per la Dakar fallì. Così addio gara”.

Che fine hanno fatto quelle due specialissime LM?

“L’allora presidente della Lamborghini, Emile Nogaro, decise di tenere le auto, ma i tempi cambiarono e fu deciso di venderle ad un collezionista, tutte e due”.

Peccato.

“Già, ma il vero peccato è stato quello di non poter vedere le mie creature in azione alla Parigi-Dakar. Avrebbero fatto di sicuro bene…”.

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