Sandro Munari e il meditato ritiro del 1966

“Voglio raccontare la storia di una gara vinta alla rovescia e di un direttore sportivo molto lungimirante”, Flavia Pretolani, più nota come la signora Munari, una bella, dolce e coraggiosa principessa, di famiglia molto agiata, che ha dedicato la sua vita vivendo a fianco e nell’ombra di una figura gentile e amorevole, ma anche ingombrante come Sandro, apre un ricco ed enorme cassetto dei ricordi. Siamo nel 1966 e sta diluviando da ore.

“Sandro, che sta disputando una gara in salita, la Pontedecimo-Giovi, con una lucente Lancia Flavia 1800 Zagato, affronta velocissimo l’ultima curva prima del traguardo. All’improvviso si trova davanti un vero e proprio fiume di acqua e la sua macchina entra va acquaplaning. Lui non tocca il freno e la lascia andare e la Lancia va in testa coda e supera il traguardo continuando a derapare”, ricorda la signora Munari.

“Sandro si accorge che sta piombando sul tavolo dei cronometristi e, bravissimo, riesce ad evitarlo controllando la sbandata e andando quasi in retromarcia, ma con la fiancata prende violentemente il muro di una casa. Inutile a dirlo, anzi no. Macchina quasi distrutta e Sandro in ospedale per i controlli di rito. Proprio in ospedale viene a sapere che ha vinto con un tempo ottimo”. La prima vittoria assoluta in carriera del Drago di Cavarzere.

Dall’anno successivo, Munari inizierà a farsi conoscere nel motorsport italiano grazie al titolo di campione italiano rally conquistato con la Lancia Fulvia Coupé: primo al 999 Minuti (primo trionfo con la sportiva torinese), in Sardegna e all’Alpi Orientali. Ma non è tutto: salirà per la prima volta sul gradino più alto del podio in Spagna, si aggiudicherà il Tour de Corse e si cimenterà anche in pista chiudendo in quattordicesima posizione assoluta la 12 ore di Sebring insieme ai connazionali Leo Cella e Claudio Maglioli.

“Ma non finisce qui. Quello che vi ho raccontato è storia risaputa, ma quello che vi racconto ora nessuno, o quasi, lo sa. Dopo l’incidente, Sandro è arrabbiato e sconfortato. Ma è anche deciso e risoluto. La scelta è stata fatta: basta con le gare. Abbandonare per sempre le corse e tornare a casa sua a Cavarzere”. Pare essere questo il nuovo futuro di Sandro Munari, che in quel momento ha deciso che quel mondo non fa più per lui.

“Sandro pensava che quel mondo non facesse più per lui. Poteva uccidere delle persone, secondo lui aveva sbagliato tutto. Insomma, finita. Ma non aveva fatto i conti ancora col suo direttore sportivo, che invece prima o poi, per forza di cose, avrebbe dovuto affrontare”. Cesare Fiorio capisce immediatamente di essersi ritrovato, suo malgrado, in una situazione estrema che richiedeva estremi rimedi.

Flavia Munari svela: “In quel di Cavarzere, una sera, i miei suoceri sentirono suonare alla porta e si trovarono davanti Fiorio che doveva parlare con Sandro. Per due giorni, cioè davvero per quarantotto ore, Cesare e Sandro girarono su e giù per la campagna in trattore. Cesare Fiorio, con immensa pazienza, riuscì a convincere un riottoso Sandro Munari, che era oggettivamente nato per correre e che lui non poteva e non voleva perdere in nessun modo perché da lì a poco sarebbe diventato un grande campione, anzi “il campione”. E così fu”.