Walter Rohrl in quel Safari Rally più pazzo della storia

Safari Rally 1979: Walter Rohrl racconta l’edizione più folle

Sebbene in quel Safari Rally 1979 avessero ancora un primo posto davanti agli occhi, una lunga sosta forzata in una enorme buca piena di fango gli consegnò un mesto ottavo posto finale. Tanto, a Rohrl non importava. Voleva tornare a casa il più presto possibile e prenotò il volo immediatamente successivo, che partì verso la mezzanotte di quello stesso giorno.

Ogni gara ha la sua edizione più folle. Anche il Safari Rally ne ha almeno una: quella del 1979. In realtà quasi tutte le edizioni furono pazzesche. Certo è che il 18 aprile 1979, che è una data scritta a caratteri cubitali nella storia della Fiat, Walter Rohrl e Christian Geistdorfer si ritrovarono a disputare il Safari Rally più pazzo della storia.

Walter Rohrl ricorda ironicamente: ”Fiat ci inviò con la 131 al mio ”rally preferito”. Erano presenti anche i colleghi Sandro Munari, Markku Alen e lo specialista locale Robin Ulyate. Munari ora era un ”vecchio” intenditore del Safari e parlava ancora del suo ”rally d’addio”. Ecco perché era accarezzato come un bambino e godeva di tutti i privilegi”.

Walter Rohrl ricorda che, per quel Safari Rally, Sandro Munari ”si era allenato dal mese di febbraio e aveva ”percorso in bicicletta su per giù 2.000 chilometri. Per Markku Alen era il primo Safari, così come per Christian Geistdorfer. Entrambi trovavano tutto molto eccitante e interessante. Con i miei ricordi del 1976, sono arrivato a Nairobi relativamente privo di emozioni, ho dovuto affrontare un vasto programma di allenamento e sono rimasto di nuovo seccato. Quindi, non capivo cosa ci fosse di così eccitante”.

”Mentre prendevamo appunti ad alta velocità per il rally con una Fiat di serie, capitava che qualche 131 Gruppo 4 mi superasse. Sandro Munari era l’unico che aveva un’auto da allenamento decente – ha aggiunto Rohrl –. La qualità delle sue note era migliore della mia. E qui ebbi la mia prima vera discussione con Audetto. Gli altri Costruttori arrivavano in Africa agguerriti e competitivi: Mercedes con sei auto, Datsun con sei auto e Peugeot con quattro auto. E ovunque c’erano esperti conclamati di Safari Rally”.

”Jurgen Barth e Roland Kussmaul erano agli inizi, con una squadra privata e con una Porsche 924. Già durante la prima fase della gara noi eravamo afflitti da problemi, che non ci consentivano di superare la sesta posizione. La seconda tappa della gara è stata come giocare alla lotteria: dopo la parte più difficile delle Taita Hills, un minibus si avvicina a noi in un bivio a destra. C’era solo poco spazio tra il pullman e il muro e ci ho rimesso la fiancata sinistra”, ricorda il campione tedesco.

Walter Rohrl al Safari Rally 1979
Walter Rohrl al Safari Rally 1979 col vetro sfondato da un volatile

”Poche ore dopo, un grosso uccello si schianta sul vetro della mia Fiat 131 Abarth Rally. Questo ci ha permesso di avere una visione speciale del paesaggio africano e avevamo anche le migliori condizioni di ventilazione. Ma vuoi mica che una giornata iniziata così non riservi altre sorprese? Guarda caso, iniziano a riversarsi secchi di acqua. Non un nubifragio, una tempesta. Le gocce di pioggia ci colpivano in faccia come pallini di fucile”.

Al successivo controllo orario, Christian negoziò con un pilota di moto e comprò il suo casco con gli occhialini ”e quindi riuscimmo ad arrivare in fondo, dove ci stavano aspettando – prosegue il Rallysta del Millennio –. Ma prima dovevamo uscire indenni da un passaggio in un torrente gonfiato dalla tempesta e quel passaggio poteva essere pericolosamente mortale. Pertanto, le auto furono legate a due camion e tirate verso l’altra sponda”.

”Per risparmiare tempo, Bjorn Waldegaard tentò il passaggio da solo e fu quasi spazzato via dalla corrente. Vedevamo scene di panico, con gente bloccata in auto e con l’acqua fino all’ombelico. Era questo il motivo che mi portava a pensare che questo rally non avesse alcun valore sportivo per me. Per gli avventurieri poteva essere eccitante, ma aveva poco a che fare col mio concetto di rally. Dopo tutte queste difficoltà, il nostro team riparò la macchina e, dopo essere ripartiti, eravamo quarti”.

”Nell’ultima PS, tutte le squadre hanno avuto i loro piccoli e grandi problemi. Hannu Mikkola ha dovuto cedere il comando a Shekhar Mehta con sommo dispiacere del team manager. Erich Waxenberger, che era cresciuto in queste gare, andava a ritmo sovrumano. Markku Alen aveva disputato un primo Safari Rally senza incidenti rilevanti ed era stato in grado di mantenere il suo ottimo terzo posto”.

Sandro Munari era rimasto molto indietro a causa di problemi all’asse posteriore. Sebbene avessimo ancora un primo posto davanti agli occhi, una lunga ”sosta” in una enorme buca piena di fango ci consegnò l’ottavo posto. Tanto, non mi importava. Volevo tornare a casa il più presto possibile e, infatti, prenotai il volo immediatamente successivo, che partì verso la mezzanotte di quello stesso giorno. Al check-out in hotel mi hanno derubato di alcuni effetti personali, documenti, contanti… Diciamo pure che per me, quel Safari Rally 1979 era stato troppo”.

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