Russo-Balt C24-55 al Monte

Russo-Balt: sport back russa creata per il Rally MonteCarlo

Nel 1911, Andrew Nagel corre con la S24/30 Serie III al Rally San Pietroburgo-Mosca-Sebastopoli e vince. Alla fine dell’anno l’editore di ”Car” è considerato uno dei rallysti e giornalisti più famosi dell’Impero Russo. In parte per questo motivo e in parte perché il presidente Mikhail RBVZ Shydlouski è un vecchio amico del giornalista, l’onore di rappresentare la Russia in uno dei più antichi raduni del pianeta (parliamo dell’allora neonato Rally MonteCarlo) tocca proprio a Nagel.

La vettura Russo-Balt S24/55 (prodotta dalla Russo-Baltique, nota anche come Russobalt o Rousseau-Balt o come Русско-Балтийский, ma anche Русско-Балт) è, da quanto ci risulta, la prima vettura di produzione russa, preparata professionalmente per i rally. Questa vettura, che è esistita in un unico esemplare, è stata creata per una sola gara: il Rally di MonteCarlo 1912. L’iniziatore della costruzione della Russo-Balt S24/55 da rally (telaio numero 9) fu Andrew Platonovich Nagel, editore della rivista di San Pietroburgo “Car”, che l’ha anche guidata alla seconda edizione del Rally di MonteCarlo, che all’epoca era il Rallye Automobile Monaco.

Nagel è un grande ammiratore delle automobili prodotte dalla Russo-Baltique e, ovviamente, ammira prima di tutto l’impegno dei suoi connazionali e poi anche di alcuni Costruttori stranieri come Mercedes, Adler, Benz, Reno, Laurin-Klement, Opel e Fiat. Sulle vetture russe è, però, intransigente. Uno degli articoli della rivista “Car” (1910, numero 18) Nagel scrive: “Per il cliente russo medio di provincia non è solo importante ottenere l’auto più recente del Marchio, ma ottenere un’auto che si adatti alle condizioni in cui dovrà lavorare”.

Nel 1910, Nagel entra in possesso di una Rousseau-Balt S24/30 Serie III, la numero 14. Al volante di questa vettura, nell’estate di quell’anno, disputa la San Pietroburgo-Kiev-Mosca-San Pietroburgo (3.000 chilometri di gara). Indovinate un po’? Vince. Nell’autunno di quell’anno, con quell’auto, gira l’Europa, visitando Berlino, Roma, Napoli, attraversa le Alpi e scala il Vesuvio. Così, l’Europa vede la prima macchina russa.

L’anno dopo, nel 1911, corre con la S24/30 Serie III al Rally San Pietroburgo-Mosca-Sebastopoli e vince. Alla fine dell’anno l’editore di “Car” è considerato uno dei rallysti e giornalisti più famosi dell’Impero Russo. In parte per questo motivo e in parte perché il presidente Mikhail RBVZ Shydlouski è un vecchio amico del giornalista, l’onore di rappresentare la Russia in uno dei più antichi raduni del pianeta (parliamo dell’allora neonato Rally MonteCarlo) tocca ad Andrew Nagel.

Una leggenda narra che il tempismo non sia stato casuale. Era inverno e il giornalista adorava le vacanze con le spiagge deserte e da gennaio a giugno MonteCarlo le offriva… Per un piccolo stato che viveva e vive principalmente di turisti era un disastro, infatti poco dopo nacque la Società dei Bagni di Mare, un’idea sostenuta dal Principe di Monaco, che organizzava le corse annuali su strada, ma per Nagel era il massimo. Contestualmente alla Società Bagni di Mare nacque il Rallye Automobile Monaco, così da poter avere turisti anche nei mesi della bassa stagione.

L’essenza della competizione era la seguente: da diversi Paesi e città, rigorosamente definiti, gli equipaggi si avvicinavano al Principato, dove li aspettava una dura competizione con l’arrivo finale posto nella splendida MonteCarlo, sul lungomare. La velocità media stabilita per la gara nel 1911 era di 10 km/h e nel 1912 di 20 km/h, con il passaggio obbligatorio da alcuni posti di controllo (co, controllo orario). Era vietato riparare i componenti del motore e del telaio. Si trattava di un raduno con una collezione stellare, che in seguito divenne il rally più popolare del mondo.

Il giornalista, per il “Monte” partì da San Pietroburgo, che era la più remota località rispetto alle altre dalla città di MonteCarlo. Partì il 31 dicembre 1911 dall’avamposto di Mosca. Con lui c’era il suo compagno Vadim Mikhailov.

Tecnica delle Russo-Balt S24/30 ed S24/55

Partiamo dalla S24/30: ruote posteriori con sospensione a balestra dipendenti dal longherone del telaio, vite senza fine dello sterzo, frizione conica, freni meccanici, accensione del magnete, adottava un motore da 4501 cc, distribuzione Nizhneklapanny mehanimz, testata non rimovibile. Freni posteriori a tamburo, anteriori non previsti.

Sulla Russo-Balt S24/55 (rispetto alla S24/30), ovviamente, la cilindrata viene aumentata a 4939 cc nel 1910 per partecipare alla corsa di Kiev, ma poi il suo creatore e capo progettista RBVZ Julien Potter, non la evolve più (sebbene l’auto arrivasse ai 120 km/h e mantenesse tranquillamente i 105 km/h). Però, per il “Monte” il rapporto di compressione viene portato da 4:0 a 5:5, con 55 CV aggiuntivi (35 CV per tonnellata di peso, 11 cavalli per litro). Per quei tempi un enorme risultato.

L’auto per il Rallye Automobile Monaco (destinato a diventare il Rally MonteCarlo del WRC) fu preparata in modo più accurato: ad esempio, i pistoni per la prima volta nella storia dell’automobile vengono realizzati in alluminio, provenienti dallo stabilimento di Riga Motor, dove l’ingegnere Theodore Kalep a metà del 1911 inizia esperimenti sull’uso di pistoni in alluminio nei motori degli aerei. Inoltre, installa il nuovo carburatore francese Zenith, ingranaggi con un rapporto di trasmissione ridotto, questa volta per una velocità massima di 105 km/h (che sulla S24/30 consentivano i 70 km/h), una potente lampada ad acetilene, un generatore di acetilene Frakoniya, luci elettriche a dinamo e batterie ricaricabili. Carrozzeria alleggerita e anche parabrezza rimosso, ma con l’aggiunta di un serbatoio da 50 litri. E per finire, gomme Explorer-Columbus.

Date le caratteristiche delle condizioni meteorologiche, sulle strade innevate sulle ruote posteriori si montavano le catene e su quelle anteriori gli sci. Nel sistema di raffreddamento invece dell’acqua, è stato usato alcol puro. Il radiatore era decorato con lettere in ottone Russo-Baltique alla francese. Nella parte anteriore della carrozzeria era collocato lo stemma della casa automobilistica imperiale russa e sulle targhe anteriori e posteriori c’era scritto in rosso su sfondo bianco: Rallye Automobile Monaco. Posto davanti alla bandiera russa bianca, blu e rossa e alla bandiera rossa e bianca di Monaco.

Racconto di un Rallye Automobile Monaco pazzesco

Incidenti vari si verificano frequentemente su tutte le vetture fino all’introduzione dell’avviamento elettrico, ma la Russo-Balt in quella occasione li supera tutti. Comunque, si comincia con il copilota Vadim Mikhailov che si rompe il braccio, dovrebbe restare a San Pietroburgo ma si mette ugualmente in viaggio con un solo braccio funzionante: quello sinistro.

Le condizioni di gara sono disumane: tempeste, cumuli di neve, valanghe. Le luci, anche se potenti, non possono farcela. “Vediamo solo una macchia bianca” sono le parole di Nagel nel reportage. Mikhailov con una mano si trova anche a dover guidare in alcune occasioni. In Francia la nebbia, poi le salite e le discese ghiacciate. Le catene si consumano e si strappano. Per fortuna, un enologo locale che porta il vino in botti per la vendita e le lega con le catene, gli vende le sue.

E poi, finalmente, dopo 195 ore e 23 minuti dalla partenza, percorrendo le 3.257 miglia ad una velocità media di 16,7 km/h al costo di circa 600 litri di benzina (18 litri ogni 100 km) e con ancora dietro un pneumatico Pererburgsky a camera d’aria, la Russo-Balt arriva a Montecarlo, nona assoluta su un totale di 83 partenti e 59 classificati.

Nagel riceve un 1° premio per il percorso (come lui Raschityvl), un 1° premio per la resistenza e un 9° premio nella classifica generale (la Commissione ha tenuto conto del numero di posti nell’auto e della comodità, della grandezza del bagagliaio, eleganza, purezza e così via). Il premio della classifica generale difficilmente può essere considerato correttamente assegnato, perché il comitato organizzatore del raduno, definendo standard e tempi di percorrenza, non tiene conto delle difficoltà che si possono incontrare, ad esempio, sulle strade della Russia in inverno rispetto a quelle dell’Europa occidentale.

Il ritorno a casa e il fine storia

Dopo l’annuncio dei risultati, premi, banchetti e raduno ufficiale di chiusura a Monaco, Nagel e Mikhailov percorrono con la Russo-Balt altre 1.000 miglia a sud della Francia e dell’Italia. A Lione, caricano l’auto su un treno e tornano a San Pietroburgo. Secondo un rapporto al vicepresidente dello zar Nicola II, l’aiutante dell’IRAO Svechin, Andrew Platonovich Nagel viene insignito dell’Ordine di Sant’Anna di III grado. È il primo premio statale consegnato per un successo nel motorsport!

A questo punto, le vetture Russo-Balt (modelli C24-40 e 12-20) iniziano ad essere ordinate e acquistate anche dal garage imperiale. Nel 1912, l’infaticabile giornalista con la sua Russo-Balt si classifica secondo al Rally Internazionale San Sebastian e riceve un premio speciale per la resistenza dell’auto.

Nell’agosto del 1913, Nagel realizza un’auto con carrozzeria numero 14 “Gran Turismo e percorre 7 mila km di strade nella Russia centrale e meridionale e a dicembre fa un viaggio nell’Europa meridionale e nel Nord Africa. All’inizio del 1914, cioè in meno di quattro anni percorre 80 mila chilometri senza grandi riparazioni. Non tutti gli automobilisti moderni riescono a fare un anno a una media di 20 mila km.

Alla fine, tra altri rally e altri successi, la Russo-Balt numero 9 originale scomparirà nel nulla durante gli anni bui della rivoluzione della guerra civile. Essendo che si tratta della prima auto da rally dell’Unione Sovietica costruita in modo professionale, della N9 viene realizzata una copia già l’anno dopo la prestazione nel Principato di Monaco, che riesce a salvarsi e che si trova custodita nel Museo di Riga, capitale della Lituania, ex Paese sovietico e ancora filorusso.

Fino al 1915, le officine di produzione erano localizzate a Riga, in una fabbrica che produceva vagoni ferroviari. Nel 1917, dopo la rivoluzione, un secondo stabilimento produttivo venne impiantato a San Pietroburgo, dove venivano assemblati veicoli blindati partendo dalle carrozzerie che provenivano dalla Lettonia. Nel 1922 un nuovo trasferimento della produzione la portò da San Pietroburgo alla BTAZ di Mosca. Dalle sue catene di montaggio uscivano sia vetture che mezzi pesanti, spesso copie più o meno dichiarate dei veicoli della tedesca Rex-Simplex o della belga Fondu, oltre che mezzi agricoli e per l’aviazione.

Dopo un periodo in cui la produzione a Riga è stata dedicata solo ai carrelli, nel 2006 il marchio è stato acquistato da un gruppo di investitori tedeschi e russi, con l’idea di proporre una vettura di alta gamma, la Impression, una coupé che sembra progettata nell’Europa degli anni trenta, presentata ufficialmente e in anteprima al Concorso di eleganza di Villa d’Este, (a Cernobbio) ad aprile 2006 e che utilizza parti meccaniche della Mercedes, precisamente della Mercedes CL65 AMG. È stata nuovamente presentata come prototipo al Salone dell’automobile di Ginevra nel 2007 dove sono state comunicate ulteriori caratteristiche tecniche.

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