Richard Burns al Rally Argentina 1999

Robert Reid: ‘Dove c’è un finlandese, c’è uno squalo’

In un mondo come quello dei rally in cui ancora si dice che gli ordini di scuderia non esistono, il piano degli inglesi prevedeva un finale ben diverso da quello che andò in scena. Perché la storia racconta di altri due in quel Rally di Argentina 1999 vincitori che non furono Richard Burns e Robert Reid.

Il copilota di Richard Burns parla del Rally di Argentina 1999. Lo con venti anni di ritardo, ma Robert Reid svela un clamoroso e divertente retroscena – e cioè che per ordine di scuderia quella gara avrebbero dovuto vincerla lui e Burns e non KKK – che ha come conclusione finale il famoso proverbio: fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.

Inevitabilmente, Reid si chiede se ciò abbia avuto un effetto negativo sul resto della loro stagione 1999, o forse no. ”Dove c’è un finlandese, c’è uno squalo. Suona proprio come qualcosa che direi. Probabilmente, ma non sono sicuro di dovermi prendere il merito per questo. Lasciatemi spiegare: nel 1999 Richard e io eravamo nella squadra di Subaru con Juha Kankkunen. Ci eravamo trasferiti da Mitsubishi e Juha si era trasferito da Ford e tutti desideravamo impressionare”, racconta Robert Reid.

”Richard e io abbiamo preso il comando in Argentina, dopo una lotta serrata con Juha e Didier Auriol, proprio lì con una Toyota. L’ultimo giorno, abbiamo preceduto Didier ed è diventato chiaro che la Subaru si stava dirigendo verso uno scontro testa a testa. Non c’era molto distacco tra noi e Juha: circa 10’’. Abbiamo avuto un problema al motore alla nostra Impreza e ci hanno detto che dovevamo gestirlo. Per alleggerire la pressione, fu detto ad entrambi gli equipaggi di tenere la posizione. in teoria, avremmo dovuto vincere e Juha sarebbe dovuto arrivare secondo”, ricorda Reid.

Dunque, in un mondo in cui gli ordini di scuderia non esistono, il piano era questo. Ma è successo qualcosa di diverso. Perché la storia racconta di altri vincitori che non furono Richard Burns e Robert Reid. ”Robbie Head e Steve Turvey sono stati inviati nella prova finale a dare a Juha Kankkunen e a noi i tempi di arrivo. Sapevamo cosa stava succedendo, quindi, pur essendo impegnati a gestire il motore, vedemmo al volo Turvs. Juha era così veloce che quasi lo investì”.

”Alla fine della prova speciale Juha ci aveva battuti per 2”4. Dopo aver vinto, ha fatto e ha detto quello che ciascuno di noi avrebbe fatto e detto. Disse al capo del team, David Richards: ”Oh, non stavo spingendo così forte. Steve? Non ho visto Steve…”. E si offrì di far cambiare il risultato facendosi controllare fino a notte fonda. David Richards non ne voleva sapere. E comunque, per David e Subaru, la vittoria di Kankkunen dopo così tanto tempo, Portogallo 1994 era la sua precedente vittoria, era stato un successo storico”.

”Richard e io eravamo piuttosto rattristati, anzi arrabbiati. Eravamo giovani, impetuosi e volevamo la vittoria. Più tardi, quella notte, al bar, Juha ammise di aver visto Steve. E Burns e io abbiamo risposto con un: ”Dove c’è un finlandese, c’è uno squalo…”. Siamo andati d’accordo sia con Juha Kankkunen che con il suo navigatore Juha Repo, e mi chiedo se questo evento ci abbia dato ulteriore slancio. Se si guarda ai risultati che sono seguiti, dei cinque rally che abbiamo concluso, ne abbiamo vinti tre e siamo arrivati secondi in due”.

Chissà. Robert Reid potrebbe aver ragione. A volte gli sgambetti aiutano a ridarsi un nuovo slancio, a creare uno o più stimoli nuovi. Sta di fatto che il 24 maggio 1999, proprio mentre si correva il Rally di Argentina, Richard Burns e lui stavano lottando per la prima vittoria con la Subaru. E la volevano lì, in Argentina. ”Fortunatamente Richard e io non abbiamo dovuto aspettare a lungo. Nella gara successiva, il Rally dell’Acropoli, siamo saliti sul podio come vincitori”.

Infatti, l’evento in Grecia fu vinto dai due britannici, al volante della Subaru Impreza WRC99 del Subaru World Rally Team, davanti alla coppia spagnola formata da Carlos Sainz e Luis Moya, su Toyota Corolla WRC del Toyota Castrol Team, e a quella finlandese composta da Tommi Makinen e Risto Mannisenmaki, su Mitsubishi Lancer Evo VI della Marlboro Mitsubishi Ralliart.

Tratto da 100 anni di Storie di Rally 1 – Marco Cariati