Quando il RIS divenne Rally Italia Sicilia per due mesi

Quando il RIS divenne Rally Italia Sicilia per due mesi

Era il 16 dicembre 2011. Oggetto della polemica divenne il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, che non aveva pagato i debiti che aveva con Aci e AciSport, la controllata dell’Automobile Club d’Italia che in pochi anni si era dissanguata di 13 milioni di euro.

Ricordate quando il RIS, fu trasformato da Rally Italia Sardegna a Rally Italia Sicilia? Ci sono storie di rally che molti vorrebbero dimenticare, qualcuno per vergogna e qualcun altro per cosiddetto rosicamento. Da sempre penso che la politica dovrebbe stare lontana dallo sport, proprio come certi vecchi dovrebbero stare lontani dai bambini.

Ma facendo il giornalista, inevitabilmente, mi trovo a fare 2+2 e a notare le frequenti incursioni della politica, che nello sport fa il bello e il cattivo tempo, senza preoccuparsi troppo dei danni arrecati. Cambiano i nomi, cambiano i loghi, ma gli interessi sono sempre quelli.

“Segui i soldi e scopri tutto, sono come un fiume”, diceva un amico magistrato. Bene, anzi male, la storia del Rally Italia Sardegna che per qualche mese si trasformò in Rally Italia Sicilia (triste ironia della sorte, i nomi di entrambe le isole iniziano con la S) la ricorderete tutti.

Lo so fu un incubo. Anche per me che scrivevo quotidianamente. L’unica cosa divertente furono lo striscione contro di me comparso in Sardegna durante la gara WRC per le mie scomodissime inchieste (ma so chi lo commissionò) e le critiche di un inviato a gratis di un giornale che si firma tutto’oggi i comunicati stampa. Il bue che dà del cornuto al ciuccio.

Lo striscione dedicatomi nella gara del WRC in Sardegna da un collega rosicone
Lo striscione dedicatomi nella gara del WRC in Sardegna

Era il 16 dicembre 2011. Oggetto della polemica divenne il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, che fino ad allora aveva fatto tante belle parole, non pagando i debiti che aveva con Aci e AciSport, la controllata dell’Automobile Club d’Italia che in pochi anni si era dissanguata di 13 milioni di euro per organizzare la gara nell’isola dei Quattro Mori. Tutte le fazioni politiche in seno ad Aci si erano scatenate e le serpi sguazzavano.

Finché Cappellacci non paga è inutile fare tante pubbliche relazioni “salva Rally Italia Sardegna”, era la sintesi di un’intervista che il presidente dell’Automobile Club Nuoro, Pier Paolo Seddone, aveva rilasciato al quotidiano La Nuova Sardegna. Seddone, che fino al 2011 aveva fatto parte del comitato organizzatore del rally iridato, mi aveva svelato i retroscena del trasferimento della competizione iridata dalla Sardegna alla Sicilia, confermandomi l’improvvisazione nelle scelte politiche importanti. Cosa che da anni denunciavo sulla carta stampata.

L’eredità che ci stava lasciando il presidente Enrico Gelpi era una bomba ad orologeria: Angelo Sticchi Damiani, che ancora non era presidente Aci, voleva la gara in Sardegna, Enrico Gelpi, che guidava l’Automobile Club d’Italia, la voleva in Sicilia, insieme a Pier Paolo Seddone, Antonio Marasco, Tullio Lauria e tanti altri. Il rischio era che la Fia sostituisse il nostro Paese, proprio mentre la Commissione WRC della Fia osservava il cosiddetto “Progetto WRC Sicilia”.

Perché ci si opponeva al rally in Sardegna

“Nessuno più di me, che son stato un rallysta e sono un appassionato di automobilismo sportivo, vorrebbe riportare il mondiale rally in Sardegna”, diceva al giornale sardo Seddone, 64 anni, in qualità di rappresentante della Sardegna nel Consiglio generale Aci. “Sullo spostamento non ha deciso il Consiglio nazionale Aci che ha solo deliberato di non erogare, come successo negli anni passati, 2 milioni di euro per il Rally d’Italia – proseguiva –. Non era più possibile perché l’Aci, per rispettare il patto di stabilità, doveva portare a pareggio il bilancio del 2012″.

Seddone svelava che la Sicilia era stata voluta dal Comitato esecutivo, di cui facevano parte il presidente Gelpi, i tre vicepresidenti, Sticchi Damiani (che nel voto si era astenuto), Pasquale De Vita e Marco Franzoni, il siciliano Lauria, Tatozzi e Pizzinini. Il problema era economico. A luglio del 2011 Sticchi Damiani, presidente del comitato organizzatore del Rally Italia Sardegna, non aveva saputo rispondere sul perché non erano stati ancora recuperati i finanziamenti della Regione Sardegna non solo per il 2011, ma anche per il 2009 e 2010.

I siciliani Lauria e Marasco, all’epoca presidente dell’Ac Palermo, ma anche dell’AciSport, che gestiva e gestisce l’evento, fecero presente che la Sicilia aveva i soldi per organizzare il rally avendo trovato finanziamenti per 2 milioni e 200 mila euro. Il rally in Sicilia, non in Sardegna… “Sono passati vari mesi ma dalla Sardegna non è arrivato nessun fatto concreto sui finanziamenti 2009 e 2010, ancora meno sul 2011 e buio assoluto sui programmi 2012″, lamentavano in Aci.

La Sicilia diventava una scelta obbligata. Nel calendario della Fia, di cui Gelpi era anche vicepresidente, il Rally era stato assegnato alla Sardegna con un evento in anteprima da svolgersi in continente. Però tutta l’organizzazione veniva girata all’Aci che aveva la facoltà di proporre cambiamenti. Possibilità di riavere il rally in Sardegna? “Forte delle decisioni Fia, che aveva scelto la Sardegna, il presidente Cappellacci dovrebbe battersi per approvare una legge che cataloghi il rally come Grande Evento da salvaguardare e tutelare”, suggeriva Seddone.

L'iconico salto del Rally Italia Sardegna
L’iconico salto del Rally Italia Sardegna

“Bisogna dare garanzie, sbloccare i finanziamenti per il 2009 e 2010 ed erogare il contributo previsto per il 2011. Di fronte a questo il presidente Gelpi si dovrebbe obbligatoriamente attenere al deliberato Fia…”. In pratica Cappellacci, in questa situazione di crisi assoluta avrebbe dovuto sfilare dal portafoglio di una regione in crisi 1,5 milioni di euro per il 2009 e per il 2010.

E magari anche un altro milione per l’edizione 2011, così da arrivare a 2,5 milioni di euro, a cui bisognava aggiungere almeno un altro milione e mezzo per l’edizione del 2012. Il tutto per un totale di 4 milioni, in un momento in cui tanti disoccupati isolani neppure prendevano la disoccupazione.

Rally d’Italia e Sardegna binomio inscindibile

Ma a prescindere dagli ostacoli della crisi e dai possibili attacchi all’immagine pubblica, dopo la decisione di spostare nel 2012 la tappa italiana del Mondiale Rally in Sicilia, il presidente della Regione Sardegna, Cappellacci, si era appellato all’allora presidente Aci, Gelpi.

“Il Rally d’Italia e la Sardegna sono diventati nel tempo un binomio inscindibile il cui valore, anche simbolico, deve essere tutelato e ulteriormente valorizzato – diceva Cappellacci –. Al fine di precisare modalità e tempi certi per la chiusura delle partite ancora aperte e per definire gli impegni per la prossima edizione, la Regione Sardegna è disponibile a sottoscrivere subito una specifica intesa formale, confermando il pieno sostegno della Giunta”.

Ma qualche giorno dopo si era lasciato scappare: “Abbiamo ricevuto ampie rassicurazioni che il Rally d’Italia resterà in Sardegna. Il fatto che la Sardegna possa nuovamente ospitare l’evento è più di un auspicio, non solo perché i percorsi della nostra isola sono conformi ai regolamenti vigenti, ma anche perché eventuali cambiamenti non possono non essere approvati preventivamente dalla Fia”.

Apriti cielo. Arriva il comunicato dell’Aci, che smentisce seccamente qualunque possibilità di ripensamenti. “La posizione ufficiale dell’Aci è quella deliberata il 17 novembre scorso dal Comitato esecutivo dell’ente”. Cioè che la gara andrà in Sicilia. L’Aci precisa anche che “ogni notizia diversa è destituita di fondamento e frutto di interpretazione personale”. Intanto, però, il presidente dell’Aci era cambiato. E anche il vento era cambiato…

Tra mille polemiche e altrettanti sgambetti, oltre ai gravi danni che si stavano arrecando alla credibilità internazionale della nostra federazione, il progetto relativo al Rally Italia Sicilia 2012 iniziava anche a gettare basi concrete. Mentre Cappellacci si appellava a Gelpi e Sticchi Damiani, vero personaggio chiave che dopo poco dalla sua elezione intervenne pesantemente invertendo la rotta, veniva nominato il Comitato organizzatore del Rally Italia Sicilia 2012, in programma dal 18 al 21 ottobre con partenza da Palermo.

Il presidente era Tullio Lauria, presidente dell’Automobile Club Enna, e i componenti erano Maurizio Magnano di San Lio, Automobile Club Catania, Angelo Pennisi, Automobile Club Acireale, e Massimo Rinaldi, Automobile Club di Messina. La partecipazione al Comitato era a titolo onorifico e quindi gratuita. “Come per le precedenti edizioni, la promozione del rally con i connessi servizi di supporto tecnico-sportivo è affidata ad Acisport”, recitava un comunicato stampa emesso dall’Automobile Club d’Italia.

Al di la di qualunque strumentale, provinciale e campanilistica polemica, il Rally d’Italia era stato ufficializzato con partenza da Palermo il 18 ottobre e arrivo a Catania, il 21 ottobre. L’unica tappa italiana del Campionato del Mondo Rally 2012, quindi, avrebbe calcato le PS sterrate della Sicilia. Trentanove anni dopo l’edizione del 1973 della Targa Florio iridata.

1 marzo 2012: si torna nell’Isola dei Quattro Mori

L’1 marzo 2012, dal grande si è passati alla grande delusione. Il Rally Italia Sicilia viene cancellato. Con un colpo di spugna la parola Rally Italia Sicilia è destinata a finire nel cassetto dei ricordi spiacevoli. Come facevano le maestre delle scuole elementari quando trovavano la lavagna “sporca”. Ve le ricordate che sembravano le emule nevrotiche di “Karate kid” nella scena del “metti la cera, togli la cera”?

Il 15 febbraio 2012, il Comitato esecutivo dell’Automobile Club d’Italia, con a capo l’anziano vice presidente vicario Pasqualino De Vita, anche presidente dell’Unione Petrolieri, si riunisce e decide definitivamente (in realtà doveva farlo già il 31 gennaio 2012) quale deve essere la località di svolgimento della più importante corsa su strada del Paese. Una decisione che conferma come gli equilibri all’interno dell’Aci siano cambiati di nuovo.

La decisione definitiva assunta dall’Esecutivo Aci, appunto quella di metà febbraio, è che il Rally d’Italia 2012 sarebbe rimasto nell’isola dei Quattro Mori. Infatti, nel corso di una rocambolesca riunione dei vertici Aci, fu stato revocato il mandato di Enrico Gelpi, presidente “congelato”, e fu accettata la proposta dell’ente regionale sardo che, tra arretrati e sostegni futuri, avrebbe elargito 3 milioni di euro, contro 1 milione 650 mila euro che erano stati messi sul piatto dagli aspiranti organizzatori siciliani.

“Il Rally d’Italia è un bene prezioso e questo governo tenta di tutelarlo”, mi disse all’epoca Alessandro Serra, portavoce del presidente Cappellacci. “Per me c’è un solo Rally Italia, ed è quello della Sardegna”, mi ribadì Sticchi Damiani. E così fu. Rabbia e sdegno furono le reazioni che si registrano nell’isola più a sud.

Gioia e campanilismo quelle che giunsero dell’isola più a nord. Sono passati diversi anni e il rally, per fortuna, si svolge ancora in Sardegna… Ciò nonostante, questo è il più classico esempio di come la politica sia in grado di prendere in giro le persone e metterle l’una contro l’altra con inutili campanilismi…

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