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Reportage: il giapponese d’Africa alla Dakar 2002

hiroshi masuoka dakar 2002

È terminata con un esito decisamente favorevole per le vetture giapponesi l’edizione 2002 della Dakar. Il vincitore è risultato il pilota della Mitsubishi Masuoka, che ha tenuto a bada una scalpitante Kleinschmidt e un veloce Shinozuka. Lora Lamia, sedicesimo assoluto, invece si è piazzato primo nella graduatoria degli italiani in gara. Lo spossante e prestigioso rally raid quest’anno ha offerto un percorso più breve, ma più nervoso dei precedenti. E non ha rinunciato a mietere vittime.

Il nuovo anno sportivo, com’è ormai tradizione, è scattato all’insegna dei motori e della polvere, all’insegna cioè della mitica Dakar. Il percorso della più importante “maratona” del mondoera più breve dei precedenti, ma anche molto più nervoso. A complicare la vita degli equipaggi in gara ci ha pensato il ritorno, per fortuna solo in alcune delle quattordici tappe in programma, alla navigazione senza l’aiuto del Gps.

La ventiquattresima edizione è stata vinta dal pilota della Mitsubishi Hiroshi Masuoka (navigato da Maimon), che dal 1986 tentava in ogni modo di aggiudicarsi il raid euroafricano. Appena è salito sul podio, infatti, si è messo a piangere come un bambino. Lacrime di gioia. Pianto liberatorio. Sul secondo gradino del podio è salita la sempre fortissima Jutta Kleinschmidt (la tedesca è stata penalizzata dal tempo perso per una doppia riparazione della trasmissione), e sul terzo un ostico Kenjiro Shinozuka.

È stata, dunque, una parentesi importante per l’attività sportiva del 2002. Ancor più importante per il made in Japan, che si è riconfermato leader nella categoria riservata alle auto. L’unica “nota stonata” sul podio (solo perché era l’unica europea che si è inserita in una lotta fra “condottieri” dagli occhi a mandorla) sembrava Jutta Kleinschmidt, la campionessa che nel 2001 aveva provato il sapore di quelle lacrime versate quest’anno da Hiroshi Masuoka.

Sfortunate le compagini italiane. Andreetto-Simoni, ad esempio, si sono dovuti ritirare a causa di una centralina che faceva le bizze e mandava troppo frequentemente in tilt la sua “Mitsu”, mentre Picco ha accusato problemi al cambio. È andata meglio, invece, a Lora Lamia-Di Persio, primi fra gli italiani, che si sono

insediati in sedicesima posizione assoluta. Anche la Macmoter MD 240 ha vinto la sua scommessa: arrivare al traguardo. L’ingegnere Haringer e Albiero, infatti, si sono inseriti in trentaquattresima posizione assoluta.

Fra i camion, Barilla, Marzotto e Ravarotto, pur essendo i primi tre degli italiani (sono giunti appena davanti a Pattano e Toni), hanno dovuto chinare il capo dinanzi ad un Tchaguine in formato “forza della natura”.

Si è mostrata estremamente dura la terza tappa, quella di avvicinamento alla terra d’Africa, novecentotrenta chilometri percorsi da Narbonne a Madrid con trentacinque chilometri di prova speciale. Nonostante la breve lunghezza del percorso cronometrato, è qui che i grandi protagonisti hanno iniziato a duellare seriamente, dopo un paio di giorni di pura “passerella”. In posizione di testa si è inserito subito il belga Gregor De Mevius. Nel corso della prova speciale De Mevius (Nissan), che era in coppia con Alain Guehennec, ha battuto i francesi Jean Louis Schlesser e Henri Magne (Mitsubishi) e la tedesca Jutta Kleinschmidt (Mitsubishi).

Con l’inizio delle tappe africane del raid hanno coinciso anche i ritiri illustri. Primo fra tutti quello del francese Jean Louis Schlesser, che ha visto la sua vettura prendere fuoco e andare completamente distrutta.

In particolare sono state due le tappe che hanno deciso i giochi: la “Ouarzazate Tan-Tan Zouerat” (che guidava la carovana dal Marocco alla Mauritania) e la “Tichit-Kiffa-Dakar” (che ha portato i concorrenti dalla Mauritania al Senegal). Lo svolgimento di entrambe le tappe era articolato in due giorni, senza l’uso del navigatore satellitare e con una pausa obbligatoria di sei ore tra la prima e la seconda parte del percorso.

La parola “fine” alla contesa per il primato è arrivata con un certo anticipo. Il primo a pronunciarla è stato Masuoka. Con il vantaggio che aveva accumulato, infatti, il giapponese della Mitsubishi si è potuto permettere il lusso di alzare un po’ il piede nel finale dello spossante rally raid e rischiare di meno, senza mai perdere d’occhio però la tedesca Jutta Kleinschmidt, che il 13 gennaio a Dakar ha ceduto con onore lo scettro conquistato un anno fa.

Dodici anni di dune

Puntuale all’appuntamento come ogni anno, anche questa volta Gianni Lora Lamia ha risposto prontamente al richiamo per lui irresistibile di una delle gare più affascinanti del mondo. Il pilota biellese non ha deluso le aspettative nemmeno in questa ventiquattresima edizione della maratona: “Siamo arrivati in sedicesima posizione assoluta. E ancora una volta davanti a tutti i nostri connazionali. Il team è stato di grande aiuto, molto affidabile e con un’organizzazione decisamente più professionale. Il cambio di squadra si è fatto sentire. Abbiamo avuto un problema iniziale non indifferente che ci ha subito penalizzato. Sulla seconda tappa a sud della Francia, sulla pista di Chateauxlastours, si è rotta la pompa del gasolio e non siamo riusciti a terminare la prova, così abbiamo dovuto aspettare il camion dell’assistenza che ci tirasse fuori. Abbiamo perso ben due ore e ci sono stati rifilati trenta minuti di penalità per non aver concluso la speciale. Dopo questa complicazione iniziale, il resto della gara è filato tutto liscio, anche perché le tappe in Marocco erano più che altro dei trasferimenti veloci. La vera sfida si è svolta una volta arrivati in Mauritania. I tratti da percorrere erano molto difficili e selettivi, tanto è vero che qui si è ritirato più del trentacinque per cento degli equipaggi”.

9 gennaio muore Vergnes

La Dakar di quest’anno, oltre ad essere ricordata per l’inaspettata sconfitta dei “moscerini” delle sabbie africane (i Buggy), che in passato hanno spesso dettato legge, resterà impressa nelle memorie soprattutto per la tragedia avvenuta durante il trasferimento da Atar a Tidjikia (decima tappa). Nel corso di quei 1.045 chilometri, la Toyota numero 540 dell’assistenza è incappata in un tragico incidente, nel quale ha perso la vita il cinquantaquattrenne belga Daniel Vergnes, che è stato catapultato fuori dall’abitacolo e si è fratturato le vertebre cervicali. Le fratture ne hanno provocato la morte. Feriti ma ormai a casa gli altri tre passeggeri: Beniot Agoyer (frattura alla mascella), Shoena Dorson King (un taglio alla testa), Cristophe Van Rief (emorragia addominale).

Diamo un po’ di numeri…

È il caso di dare un’occhiata anche ai numeri di questa ventiquattresima edizione della Dakar. In totale sono stati percorsi 9.436 chilometri, 3.898 dei quali in prova speciale. 404 erano i veicoli al via: 170 moto, 119 auto e 34 camion, ai quali devono essere sommati anche i 111 mezzi con cui si è spostata l’assistenza.

Classifica assoluta Arras-Madrid-Dakar Rally 2002

Arras (F), 28 dicembre 2001- 13 gennaio 2002

1. Masuoka-Maimon (Mitsubishi Pajero Gr. 2) in 46.11’30”; 2. Kleinschmidt-Schulz (Mitsubishi Pajero Gr. 2) 46.33’31”; 3. Shinozuka-Delli Zotti (Mitsubishi Pajero Gr. 2) 46.46’45”; 4. Fontenay-Picard (Mitsubishi Pajero Gr. 2) 47.49’00”; 5. Sousa-Jesus (Mitsubishi L 200 Gr. 2) 51.32’27”; 6. Al Hajri-Stevenson (Mitsubishi L 200 Gr. 2) 54.36’21”; 7. Alphand-Debron (Mitsubishi Pajero Gr. 2) 56.51’32”; 8. Kolberg-Larroque (Mitsubishi Pajero Gr. 2) 58.32’39” 9. Ratet-Garcin (Toyota Land Cruiser Gr. 1) 61.59’33”; 10. Misslin-Polato (Mitsubishi Pajero Gr. 2) 64.15’52”; 11. De Lavergne-Dubois (Nissan Terrano) a 18.55’35”; 12. Lhotellerie-Leheron (Mitsubishi Pajero) a 19.44’17”; 13. Bourgnon-Leneveu (Nissan Terrano) a 20.35’22”; 14. Strugo-Cattarelli (Mercedes ML 430) a 21.38’38”; 15. Asaga-Arakawa (Toyota Land Cruiser) a 21.42′ 32″; 16. Lora Lamia-Di Persio (Mitsubishi Pajero) a 22.27’39”; 17. Monterde-Pio (Nissan Patrol) a 23.27′ 36″; 18. Arnoux-Lapeyre (Buggy Proto) a 25.10’55”; 19. Miller-Von Zitzewitz (Toyota Land Cruiser) a 26.54’44”; 20. Vacher-Fagot (Nissan Patrol) a 26.57’27”; 21. Salvatore-Gillonnier (Toyota Land Cruiser) a 28.26’43”; 22. Wauters-Damen (Toyota HDJ 100) a 30.14’33”; 23. Barkat-Barkat (Mitsubishi Pajero) a 30.28’46”; 24. Vila Altimir-Palacios (BMW X5) a 32.40’40”; 25. Moltke Leth-Soeren (Toyota Land Cruiser) a 33.01’33”; 26. Foj-Vila (Toyota Land Cruiser) a 33.04’30”; 27. De Mevius-Guehennec (Nissan Pick Up) a 33.13’01”; 28. Ickx-Lardeau (Toyota Land Cruiser) a 33.34’24”; 29. Kamoun-Farges (Toyota Land Cruiser) a 34.25’40”; 30. Guinot-Kroiss (Nissan Terrano) a 38.05’56”; 31. Leyds-Blom (Toyota Land Cruiser) a 38.23’55”; 32. De Borrekens-Pauwels (Toyota Land Cruiser) a 39.54’23”; 33. Bourgin-De Weindel (Nissan Terrano) a 40.09’27”; 34. Haringer-Albiero (Macmoter MD 240) a 42.14’19”; 35. Morize-Royer (Mercedes 430 ML) a 46.39’37”; 36. Gauthier-Vadeboncoeur (Jeep Wrangler) a 50.22’51”; 37. Claeys-Claeys (Toyota HDJ 80) a 50.50’41”; 38. Menguy-Antoniolli (Merceds ML 3020) a 53.03’34”; 39. Gibon-Gibon (Toyota Land Crusier) a 53.07’36”; 40. Katayama-Hayashi (Toyota Land Cruiser) a 54.58’58”; 41. Bauchau-Chaix (Toyota Land Cruiser) a 57.35’48”; 42. Saiki-Yamada (Toyota Land Cruiser) a 57.36’48”; 43. Chaouch-Chedly (Toyota Land Cruiser) a 58.35’57”; 44. Wojciechowska-Kazberuk (Toyota Land Cruiser) a 61.59’27”; 45. Gora-Gomes (Toyota Land Cruiser) a 85.37’47”.