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Rallye Sanremo 1969: Sputnik punta il titolo Europeo

harry källström, sanremo 1969

Sputnik ha vinto 10 delle 14 prove speciali (la 15esima e ultima è stata annullata), staccando di un minuto Aaltonen. Per Kallstrom e Haggbom è il terzo successo da quando sono alla Lancia. L’anno prima si affermarono nel Rallye di Novara, nel 1969 nel Rallye del Mediterraneo.

A Sanremo piove, e sulle montagne dell’entroterra il 5 marzo 1969 sono caduti una trentina di centimetri di neve. Il Rallye che prende nome dalla città dei fiori si annuncia come uno dei più duri dell’anno. E’ già una competizione difficile per il numero delle prove speciali (15, per un totale di circa 110 km), per le caratteristiche del percorso (1500 km in giro per le stradine della Liguria e del Piemonte), per la durata (31 ore di guida consecutive) e per l’impossibilità di rimanere nei tempi fissati dalla tabella di marcia durante le stesse tappe di trasferimento (tipico il caso della Coldirodi-Apricale): il maltempo proprio non era necessario.

Una ruspa ha liberato il Passo del Teglia, sopra Pigna. “Si passa — dicono i concorrenti —, ma il fondo è ghiacciato e ai lati si alzano due muri dì neve. Sembra di essere in un rally scandinavo”. Qualche preoccupazione dà il torrente Lerrone, che attraversa la piana di Albenga. Le auto devono guadarlo quattro volte, nei pressi di Villanova. E’ poco più di un ruscello, ma oggi era gonfio per la pioggia. I commissari dell’Autoclub di Sanremo, organizzatore della competizione, hanno potuto però accertare che poteva essere attraversato senza pericolo. Si spera che nella notte il livello dell’acqua non aumenti. Il guado è situato in un punto cruciale della corsa, poiché precede o segue quattro prove speciali.

Con simili condizioni meteorologiche acquistano importanza ancora maggiore i servizi di assistenza, predisposti dalle Case che partecipano, ufficialmente al Rallye Sanremo (Lancia, Porsche, Ford e Daf) o dalle scuderie (Jolly Club, Bassano Italcorse, Torino-Corse). Anche molti concorrenti privati si sono organizzati, mobilitando parenti e amici volenterosi. In ogni caso, il successo assoluto dovrebbe essere riservato agli equipaggi ufficiali. Queste almeno le previsioni a vedere l’elenco dei partenti.

La Lancia schiera sulle sue Fulvia 1300 S gli specialisti nordici Aaltonen-Liddon e Kallstrom-Haggbom e gli italiani Munari (in coppia con l’inglese Davenpórt), Barbasio-Mannucci e Paganelli-Russo, rinforzati dal campione nazionale dei rally Cavallari e dal sanremese Ballestrieri; la Porsche, vincitrice lo scorso anno con Toivonen, allinea il polacco Zasada e Gigi Taramazzo, entrambi sulle 911S, mentre la Ford ha affidato le sue Escort 1600 TC a Mikkola-Wood e a Clark-Pòrter. La Daf, infine, ha portato a Sanremo tre berline 55 con cambio automatico: le guideranno Laurent:Marché, Haxhe-Delferrier e Touissant-Aupier. Le vetture olandesi non avranno molte possibilità di affermarsi data la loro limitata cilindrata (1100 cc).

Nel gruppo delle Turismo di serie (5000 esemplari costruiti in 12 mesi), lotta aperta fra i numerosi corridori privati che hanno scelto vari modelli della Fiat. Il Rallye Sanremo, seconda prova del Campionato Europeo conduttori (la prima, il Rallye di Svezia, è stata vinta da Waldegaard-Elmer), parte il 6 marzo 1969 alle 10 dal piazzale lungomare fiancheggiante la passeggiata dell’Imperatrice. I concorrenti vi faranno ritorno venerdì alle 17, dopo essersi spinti sino nell’Ovadese. Al via saranno una novantina, ma quanti saranno così bravi e fortunati da tagliare il traguardo?

La carica di Kallstrom-Haggbom

E vediamo come è andata ricostruendo, la gara matuziana dell’epoca. La Lancia ha spezzato nel Rallye Sanremo il predominio delle Porsche e delle Ford: tre Fulvia ai primi tre posti, in testa gli svedesi Harry Kallstrom e Gunnar Haggbom, poi Rauno Aaltonen ed Henry Liddon, Sergio Barbasio e Mario Mannucci (primo equipaggio italiano). Una vittoria indiscutibile, che ha preso corpo nelle fasi iniziali di questo terribile e splendido rallye, e che non è stata mai messa in discussione.

Merita rilevare che in fondo sono arrivate, dopo 1500 chilometri di percorso e 31 ore di gara, soltanto 26 autovetture sulle 89 partite. Merita anche subito sottolineare che dietro alle Porsche ufficiali o quasi di Taramazzo-Gino (quarti), di Palikovic-Audetto (quinti), è giunto un gruppo di Fiat guidate da corridori privati: Rattazzi-Cordero (124 Special), Smania e Zanchetti (125 Special), e Trombotto-Bossola (124 Spider). E’ stato, in sostanza, il trionfo dei piloti scandinavi e delle auto italiane. Kallstrom e Aaltonen hanno trovato nella neve, nel giaccio e nel fango, il terreno ideale per i loro virtuosismi. Ha prevalso Kallstrom che in questa corsa per acrobati del volante è stato velocissimo.

Non per niente, in Svezia, è soprannominato Sputnik, dal nome del satellite sovietico. Kallstrom ha vinto 10 delle 14 prove speciali (la 15esima e ultima è stata annullata), staccando di un minuto Aaltonen. Per Kallstrom e Haggbom è il terzo successo da quando sono alla Lancia. L’anno prima si affermarono nel Rallye di Novara, nel 1969 nel Rallye del Mediterraneo.

Kallstrom ha 30 anni in quel momento, è scapolo, corre da quando ha preso la patente di guida, undici anni prima. E’ stato quattro volte campione di Svezia. Dovette interrompere per qualche tempo l’attività in seguito ad un attacco di artrite alle mani. Poi riprese più veloce di prima. Haggbom, il navigatore, ha 33 anni, è sposato, ha due bambini.

Con la vittoria nel Rallye Sanremo, Kallstrom ed Haggbom passano al comando del campionato europeo dei conduttori, sopravanzando Waldegaard e la sua Porsche. “E’ stata una corsa bellissima — hanno detto i due svedesi — potrebbe fare concorrenza alle nostre. La Fulvia è stata un orologio. Meglio di cosi non poteva andare”. Per la Lancia, dopo qualche amarezza, una giornata eccezionale, un successo meritatissimo, propiziato all’inizio della competizione da un indovinato cambio di pneumatici, e poi dall’indiscutibile vantaggio offerto, su queste strade, dalla trazione anteriore.

Porsche e Ford sono state nettamente battute. La casa di Stoccarda ha perso nella notte a cavallo tra il 5 e il 6 marzo Zasada-Novicki, che hanno rotto la sospensione posteriore su un pietrone, mentre Taramazzo-Gino, hanno accusato noie al cambio, e Palikovic-Audetto, si sono dovuti limitare ad una prova di rincalzo. La Ford ha dovuto rinunciare a Mikkola-Wood, finiti contro un muro di una casa a Baiardo; il secondo equipaggio, ClarkPorter, è stato attardato da noie ai freni.

La stessa Lancia ha perso Munari-Davenport (sterzo), e Paganelli-Russo (uscita di strada). Fra i corridori italiani eccellente la prova di Sergio Barbasio, il pilota regolare, che sa portare fino in fondo la propria vettura senza rinunciare a schiacciare il piede sull’acceleratore, e quella di Cristiano Rattazzi e Luca Cordero di Montezemolo, due giovani sportivi, il primo di venti anni ed il secondo di 21, entrambi studenti universitari. Si sono allineati alla guida della loro Fiat 124 Special, portandola fino in fondo a conquistare un piazzamento più che notevole, alle spalle delle vetture degli squadroni ufficiali.

Bimbi dispersi e ritrovati

Durante la partenza del 5 marzo, alle 11 mentre a Sanremo, sul viale Imperatrice, le vetture da rally sfilavano, una pattuglia di carabinieri notava due bimbi elegantemente vestiti che, tenendosi per mano, vagavano lungo la spiaggia deserta dell’Imperatrice, nel punto dove si infrangevano le onde. I militari si avvicinavano e interrogavano i piccoli. Essi non sapevano dare spiegazioni sui loro genitori e il più grandicello diceva soltanto di abitare a Torino. I bimbi venivano portati in caserma. Dopo oltre un’ora si presentava, agitatissimo, l’ingegnere Luigi De Matteis, residente a Torino in via Sacchi 14: era il padre dei piccoli e li aveva cercati disperatamente per tutta la città. Luigi De Matteis aveva lasciato i suoi due figli – Giorgio di 4 anni e Cecilio di 2 – a giocare con la sabbia sui gradini che immettono alla spiaggia dell’Imperatrice e si era recato, per alcuni minuti, ad assistere alla partenza del rally. In quegli istanti i fratellini si erano allontanati dirigendosi al mare: là erano stati notati dai carabinieri. Quando l’ingegnere era tornato e non li aveva più ritrovati, disperato, con l’aiuto di alcuni volenterosi, si era messo alla loro ricerca: alla fine aveva pensato di chiedere l’aiuto dei carabinieri.