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Rallye Monte-Carlo 1977: l’ultima di Mannucci

sandro munari, rallye monte carlo 1977

Quelli della Lancia avevano anche preparato un servizio di segnalazione tipo circuito: un primo posto di osservazione rilevava i tempi di Munari e delle Fiat Abarth di Mikkola ed Alén e, via radio, li trasmetteva ad una postazione successiva, dove venivano comunicati al veneto con un cartello. Una intelligente precauzione, che si è rivelata, però, inutile.

Montecarlo, 24 gennaio 1977. L’ultima notte che tante volte era trascorsa in un susseguirsi di suspense e di colpi di scena, è filata via senza scosse. Sui colli del Turini e della Couillole c’erano solo tifosi italiani e le grida e gli applausi per la bianco-verde Stratos e i rossi spider 124 non hanno trovato contrasti: i francesi, dopo la dura batosta subita dalle “voltures bleues” dell’Alpine Renault, si erano mimetizzati.

Munari e Mannucci, come due accorti strateghi, hanno dosato le forze risparmiando la loro berlinetta nei duri tratti sterrati del Colle della Madonna, che occorreva ripetere per tre volte, e slanciandola sul Turini, dove i 240 cavalli del motore Dino Ferrari avevano buon gioco sui meno potenti (200 cv) 4 cilindri del 124 derivati dal propulsore utilizzato dalla berlina 132.

Quelli della Lancia avevano anche preparato un servizio di segnalazione tipo circuito: un primo posto di osservazione rilevava i tempi di Munari e delle Fiat Abarth di Mikkola ed Alén e, via radio, li trasmetteva ad una postazione successiva, dove venivano comunicati al veneto con un cartello. Una intelligente precauzione, che si è rivelata, però, inutile. Sandro ha conservato il suo vantaggio, mentre Mikkola è riuscito a superare Alén e a conquistare il secondo posto.

Hannu è un “vecchio” del Rallye Monte-Carlo e ne conosce le strade alla perfezione, Markku era al suo esordio e ci teneva soprattutto a concludere la corsa. La stessa osservazione vale per Fulvio Bacchelli. che con serenità ha accettato gli ordini di scuderia: non impegnarsi, risparmiare la macchina, arrivare sino In fondo. Un eccellente esempio di professionismo, una ulteriore conferma della validità del giovane triestino sotto ogni aspetto.

“Non è stata una vittoria difficile — ha detto Munari — ma faticosa per la lunghezza della gara. Siamo sempre stati in testa, la Stratos non ci ha creato il minimo problema. Ormai è una vettura che si comporta splendidamente su ogni tipo di terreno. E’ superiore ad ogni rivale e ci ha permesso di controllare la situazione con assoluta tranquillità. Mario ed io avevamo solo un pizzico di paura: c’è sempre il rischio che possa capitare all’ultimo momento un guaio”.

Tra l’altro, questa sarà l’ultima gara del duo Munari-Mannucci. Quest’ultimo non aveva più tanta voglia di continuare l’attività sportiva e così dal 1978 arriverà Piero Sodano sul sedile di destra: “E’ vero – ha confermato Mannucci –, desidero limitare il tempo dedicato alle corse. Non è un ritiro, però: spero di mettermi d’accordo con la Lancia e di poter ridurre il mio programma, non di chiuderlo”.

Hannu Mikkola, alla fine, è stato l’uomo di punta. In tante partecipazioni dell’Abarth Fiat Rally a Montecarlo non si era mai ottenuto un piazzamento così lusinghiero. “Sono rimasto sorpreso — ha detto il finnico — dall’adattabilità della 124 ai vari tipi di terreno, in particolare alla neve. Inoltre, è una macchina robustissima”. Per Bacchelli un “Monte” positivo: “E’ stata una bella esperienza, che mi servirà anche in altre gare. Mi piacerebbe compiere un periodo di allenamento su neve e ghiaccio in Svezia o Finlandia. Ho ancora da imparare”.