Rally Valle d'Aosta 1978: nel segno di Bettega e Tabaton

Rally Valle d’Aosta 1978: nel segno di Bettega e Tabaton

In quel 2 dicembre a Saint Vincent c’è il sole. La neve è motivo di spettacolo e la data assegnata al rally avrebbe dovuto assicurare lo show. Peccato che quest’ultima prova di Campionato Italiano offra ben pochi motivi d’interesse, visto che tutti i titoli nazionali sono già stati assegnati con forte anticipo. Cosa della quale, forse, gli organizzatori del Rally Valle d’Aosta-Saint Vincent non avevano tenuto conto.

Dalla pedana sul piazzale del Casinò, Attilio Bettega e Maurizio Perissinot (nella foto Rally Club Attilio Bettega, impegnato al Rally Lana 1979 all’inversione Crocemosso), all’epoca “solo” navigatore Europeo del 1978, titolo fresco vinto a fianco del bravo Toni Carello, con la loro Fiat 131 Abarth Alitalia scenderanno per primi alle 15 affrontando il percorso del 2° Rally internazionale ed 8° Trofeo Valle d’Aosta. È il 2 dicembre 1978. In Italia c’è più di una gara che si corre su neve e ghiaccio. Ma il Valle d’Aosta è un appuntamento speciale.

Sono 94 gli equipaggi iscritti. Il percorso si annuncia molto selettivo: 702 chilometri di lunghezza totale, 17 prove speciali, alcune delle quali innevate. Se poi dovesse scendere altra neve, le cose per concorrenti ed organizzatori (che in fondo questa neve l’hanno voluta) si potrebbero fare parecchio difficili.

Ma in quel 2 dicembre a Saint Vincent c’è il sole. La neve è motivo di spettacolo e la data assegnata al rally avrebbe dovuto assicurare lo show. Peccato che quest’ultima prova di Campionato Italiano offra ben pochi motivi d’interesse, visto che tutti i titoli nazionali sono già stati assegnati con forte anticipo. Cosa della quale, forse, gli organizzatori del Saint Vincent non avevano tenuto conto.

Il lotto dei concorrenti di fama non è granché nutrito: oltre a Bettega ci sono le Porsche Gruppo 3 di Cane e Laederack, quelle Gruppo 4 di Uzzeni e Leonetti, la 131 di Vernetti, la Lancia Stratos di “Speedy” Perazio (che vuol rifarsi della delusione provata al Rally della Lana quando ha vinto la prima speciale e si è dovuto ritirare nella seconda), la Beta Montecarlo Gruppo 4 di Ambrogetta in coppia con Schoen.

Se un motivo d’interesse vero c’è, sarà il vedere come si comporteranno le due Ritmo in gara, affidate a Fabrizio Tabaton ed al torinese Carlo Capone, rispettivamente primo e secondo classificati nel Campionato Autobianchi 1978. Ma pare che i due giovani moschettieri della Fiat non si trovino eccessivamente a loro agio su vetture che, rispetto alle A112, hanno un numero di cavalli più che doppio.

Se Capone ha il morale a terra per l’incidente, Federico Ormezzano e Fabrizia Pons sono appiedati. La Opel Italia, senza nessun “fair-play”, li ha brutalmente esclusi dalla sua rosa di piloti per il 1979. Ormezzano, uno dei migliori piloti del momento, è stato sostituito da Maurizio Verini. Forse i suoi guai – quest’anno non ha avuto una stagione fortunata – sono cominciati quando ha iniziato ad annunciare pubblicamente che ha avuto sempre problemi di freni.

Ha poi vinto il Rally della Lana ma sappiamo che, nella notte, ha dovuto farsi sostituire sei volte le ganasce dei freni posteriori. Sappiamo anche che il preparatore delle Opel, Virgilio Conrero, teneva ad Ormezzano ed alla Pons. Sicuramente il “Mago” è stato messo davanti ad un’alternativa-capestro ed ha dovuto accettare le decisioni del vertice.

Il responsabile del programma sportivo Opel, Mario Pernice, ha preferito abbandonare la Pons, neo titolata campionessa femminile italiana, per far correre qualche gara probabilmente ad Antonella Mandelli, alla quale affiancherà sua figlia come navigatrice. Amore paterno? Per Fabrizia Pons potrebbe essere l’occasione buona per un ingaggio su una delle Fiat 127 del team Esso Aseptogyl.

Macchina eccezionale per tenuta di strada e motore. Se quest’ultimo verrà ancora potenziato, come mi ha detto Giorgio Pianta, penso che avrà ben poche avversarie in Gruppo 2”. Questo il giudizio sulla Ritmo di Fabrizio Tabaton, che non stava in sé dalla gioia per essersi classificato secondo assoluto nel Rally della Val d’Aosta, alle spalle di Attilio Bettega e della sua 131 Abarth targata TO R88539 e gommata Pirelli (come la Ritmo di Tabaton).

Terzo si classifica Alberto Zoso, con alle note Valerio Stradella sulla Opel Kadett GT/E. Fuori dal podio, il 3 dicembre, troviamo Amedeo Gerbino con alle note Viom, su un’altra Opel Kadett GT/E. Leo Garin e Ivo Monton sono quinti, al volante della Lancia Fulvia 1.6 Coupé HF. Comini-Asteggiano (Opel Kadett GT/E), Leonetti-Bergamasco (Porsche 911 Carrera), Vacchini-Giubilei (Opel Kadett GT/E), Codognelli-Righi (Lancia Stratos HF) e Chiomo-Pellegrino (Citroën GS 1220) chiudono la prima decina assoluta della corsa valdostana.

Carlo Capone Valle d'Aosta 1978
Carlo Capone al Rally Valle d’Aosta 1978 (foto Massimo Fasola)

Decisamente sfortunato Carlo Capone. Anche lui al debutto sulla seconda Ritmo in gara, è stato costretto all’abbandono per un’uscita di strada fin dalla terza prova speciale. È stata tutta colpa mia – ha dichiarato il giovane torinese, avvilita, quasi con le lacrime agli occhi – perché non ho dato retta a Pianta, Silecchia e Ninni Russo. Avevo montato le stick e loro mi avevano avvertito che questi pneumatici, quando sono freddi, non tengono”.

“Nei tre chilometri di trasferimento dalla seconda alla terza prova ho zigzagato per scaldare le gomme. Ma i tre minuti di arresto prima della partenza, faceva molto freddo, le hanno nuovamente raffreddate. Alla prima curva mi sono messo di traverso. Proprio lì doveva esserci la spalletta di un ponte nella quale ho picchiato, distruggendo la sospensione anteriore destra”, conclude Capone.

Speriamo che questa sua onestà sia premiata dai responsabili dell’ASA e che gli venga ancora data l’occasione di dimostrare quanto vale. Le tre 127 rosa schierate al rally aostano hanno vinto la Coppa delle Dame, anche se solo due sono giunte al traguardo. Ma unicamente Maurizia Baresi, ritiratasi per rottura della frizione, ha dato dimostrazione di camminare forte, anche perché proviene dalle A112.

La Baldoni e la Cono non hanno certo entusiasmato. “Non le conoscevo – ha detto Bob Neyret, responsabile della squadretta francese – me le avevano consigliate i responsabili dell’Asa”.