Una storia davvero particolare quella di Fiat e del film Rally Show

Rally Show 1978: storia incredibile di un film Fiat in Finlandia

Le domande erano insistenti, pressanti, volevano sapere sul suo conto e non capivo il perché. A quel punto dissi che eravamo lì per girare Rally Show, un film, e che i registi erano finlandesi. Feci il nome di Markku Alen e di Ilkka Kivimaki, ma poco interessò loro, tanto che in attesa che venisse qualche interprete, mi chiusero in una cella vicino a tante altre

Siamo nel 1978 quando la Fiat, per ragioni puramente pubblicitarie, decide di produrre un lungometraggio che si svolgeva in parte sulle prove speciali del Rally 1000 Laghi. Il titolo era Rally Show. Gli indimenticabili e deliziosi attori protagonisti erano: Mattia Sbragia, Francesca Macbeth e Remy Julienne come stuntman. Piero Sodano si occupava di organizzare con il regista le riprese nelle prove speciali, mentre il mitico Vasco Pisanelli era (indovinate un po’?) l’unico meccanico della situazione.

“Eravamo alloggiati in un hotel di Jyvaskyla e insieme a Pierino (Sodano, ndr) condividevamo la stessa camera. Un giorno mentre la troupe girava alcune scene, dovetti tornare in officina con la macchina da corsa per una manutenzione e, strada facendo, raggiunsi una jeep verde con il lampeggiante sul tetto”. Qui si apre il bellissimo cassetto dei ricordi di Vasco Pisanelli, meccanico del reparto corse Lancia.

“Il lampeggiante verde somigliava a quelle in dotazione alle nostre guardie forestali, gli sono rimasto dietro su quella strada con lunghi rettilinei e piena di dossi per un bel po’ di tempo, aspettando che le doppie strisce sull’asfalto, diventassero tratteggiate per un sospirato sorpasso”.

“Sospirato sorpasso che non potevo fare. Fatto sta che dopo un po’ di chilometri lo feci, restando all’interno delle strisce, anche perché la macchina che mi precedeva marciava al limite del bordo destro, come mi volesse lasciar passare. Così, sorpassai tranquillo, ma dopo circa trenta minuti arrivai all’ingresso della città, sorprendentemente trovai la strada completamente sbarrata dalle transenne per cui pensai fosse successo qualcosa”.

“Mi fecero accostare, scendere dalla macchina, quindi cominciarono ad interrogarmi. Mi accorsi subito che aspettavano me. A quei tempi con l’inglese ero proprio alle prime armi e loro in verità lo masticavano peggio. Volevano il passaporto, ma gli dissi che l’avevo lasciato in hotel, quindi mi accompagnarono, salimmo in camera e successivamente mi portarono al comando di polizia”, ha ricordato Vasco Pisanelli che era lì per girare il lungometraggio Rally Show.

“Seguì un interrogatorio più accurato da parte del comandante della stazione che in verità era più interessato a Pierino (Sodano, ndr) che non a me. Le domande erano insistenti, pressanti, volevano sapere sul suo conto e non capivo il perché. A quel punto dissi che eravamo lì per girare un film e che i registi erano finlandesi. Feci il nome di Markku Alen e di Ilkka Kivimaki, ma poco interessò loro, tanto che in attesa che venisse qualche interprete, mi chiusero in una cella vicino a tante altre”.

“Le celle erano disposte ai lati di un lungo corridoio , quindi da dietro le sbarre con gli occhi schizzati, mi accorsi di essere come in un carcere dove c’erano probabilmente più ubriachi che delinquenti. La cella era grande, ma completamente nuda, neanche una sedia per sedersi. Nel muro in fondo c’era la parete che faceva da latrina con alla base il canale di scolo dell’urina”.

Vasco Pisanelli non sa se ridere o piangere. Umanamente, momenti di sconforto si alternano a momenti di incredulità. Tutto questo non faceva parte del programma. Non del programma denominato Fiat Rally Show. Una sola cosa era certa, dietro le sbarre non ci si poteva restare. Non senza motivo. “Io non ci credevo, mi sembrava di sognare, non volevo credere che solo per un sorpasso innocuo potessi finire in gattabuia”. Infatti, non era dietro le sbarre per un sorpasso innocuo. Ma lui, giustamente, ancora non lo sapeva.

“Nessuno che veniva a dirti qualcosa. E pensavo: chissà se riusciranno a rintracciare quei due registi per chiarire il tutto. Insomma, passai lì 5-6 ore, poi finalmente mi vennero a prendere e mi riportarono dal comandante dove trovai i due nostri registi che mi accolsero con un sorriso. Mi spiegarono che in realtà cercavano Piero Sodano, perché pare fosse ricercato. E contemporaneamente, anche Sodano stava vivendo la sua odissea…”. Rocambolesca odissea.

Ed ecco che, finalmente, viene svelato l’arcano, il motivo del fermo in cella per Pisanelli. “Bisogna sapere che nel 1974 o 1975, quando Piero Sodano aveva partecipato al 1000 Laghi come navigatore di Sergio Barbasio con la Fiat 124 Spyder, lo avevano arrestato per eccesso di velocità. Quindi, anche lui aveva passato una notte nella stessa cella. Il giorno dopo, Gianfranco Silecchia, il nostro direttore sportivo, aveva ottenuto la sua scarcerazione, per cui anche Piero Sodano era poi rientrato in Italia”.

“Successivamente, lo avevano processato in contumacia e condannato ad una multa enorme: 5.000 dollari di allora… Lui aveva capito che la Fiat Oy Finland aveva pagato la multa e quindi nel 1978, quando quattro anni dopo siamo andati in Finlandia a girare il film, era tranquillo e sereno. Mai avrebbe immaginato, invece, che il pagamento non era avvenuto per cui era addirittura un ricercato”. Lo avesse saputo non ci sarebbe tornato, come sarebbe stato giusto fare.

“Avvertito da Ilkka Kivimaki, nello stesso momento in cui io passavo i miei guai, lui è scappato in Svezia tramite una frontiera fittizia, con pochissimi controlli, nascosto sotto un plaid nel retro della macchina di un amico di Kiki e per quindici lunghi anni non è più tornato in Finlandia, cioè fino a che il suo reato non è andato in prescrizione. Nel frattempo, il mancato pagamento della multa gli aveva procurato una condanna a tre mesi. Scappando aveva lasciato i suoi bagagli nella nostra camera d’albergo, l’Hotel Alexandra, che io riportai in Italia”. Non sembra un romanzo?

Guarda il film girato sulle PS del Rally 1000 Laghi

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