La storia di Henri Toivonen è appassionante, ma triste

Rally MonteCarlo 1986: ”Lo vedo, lo vedo” urlava Cresto

C’erano tutti, Tabaton, Pregliasco, i piloti delle Fiat ritirate, anche qualche meccanico. A piedi, con una radio in mano, controllavano palmo a palmo i punti cruciali. Un’ ispezione importantissima, “non ho mai visto un percorso così disuguale in vent’ anni” diceva Fiorio, “in cima ad un colle la neve si scioglieva, sei chilometri più sotto no, incredibile”. Sul Turini c’era tanta gente, quelli che avevano già visto la prova del pomeriggio, altri arrivati per il duello decisivo. Un caos indescrivibile per l’ ultima follia.

“Lo vedo, lo vedo. E’ davanti a noi”. L’urlo di Sergio Cresto è arrivato nella radio. Erano quasi le due di notte. In quel momento la Lancia vinceva il Rally di Montecarlo. Sul Col de la Couillole, durante la 33 prova speciale. “Lo vedo, lo vedo”. Salonen era trecento metri avanti. Ed era partito due minuti prima. In discesa, Toivonen si è avvicinato ancora. Un minuto e cinquantotto il distacco alla fine, più di tre minuti in totale. Era fatta. O forse la Lancia ha vinto prima. Martedì, per la precisione. Una macchina sbucata all’improvviso (e con le gomme lisce) durante un percorso di avvicinamento, un inevitabile urto. La parte anteriore della vettura di Toivonen era distrutta. Mikkola, che passava di lì, è arrivato al controllo dicendo: “Toivonen si ritira”. Ma i meccanici hanno fatto un miracolo, il finlandese ha preso solo un minuto di penalizzazione. Per fare in fretta, Cresto, il navigatore, era caduto.

A piedi, andava a portare le carte. Un ematoma al ginocchio, che si aggiungeva alla sublussazione al femore di Toivonen. Un infortunio di cui si è parlato a lungo, qualcuno ci ha sorriso sopra. Ma Toivonen aveva corso in condizioni anche peggiori, l’anno prima aveva avuto un brutto incidente in Corsica, era stato operato, una vertebra gli schiacciava il nervo sciatico.

Era tornato in gara otto mesi dopo, ad ottobre, a Sanremo. Ancora: in Sardegna due anni fa, con la Porsche, aveva corso nonostante camminasse con le stampelle. E aveva vinto… L’ultima notte, la notte che non perdona, era cominciata male per la Lancia. Micky Biasion era uscito subito, poco dopo la partenza dal piazzale del Casinò, prima ancora di iniziare la 3 prova speciale. Dopo un cambio di gomme, la Delta non era ripartita. Hanno cambiato lo spinterogeno, la centralina. Niente. Biasion era terzo, a meno di due minuti da Toivonen, a 1′ 19″ da Salonen.

Quando ce l’ha fatta a ripartire era già sui 5-6 minuti di penalizzazione, è andato subito via sparato. In quinta piena, a 150 orari, è uscito di strada. “Avrò tirato giù otto metri di muro” ha detto sospirando. Le gomme non erano ancora riscaldate, Biasion ha detto di aver preso una lastra di ghiaccio, poi ha parlato di acqua. La macchina distrutta o quasi, una macchina da 450 milioni. Uno contro uno, Toivonen contro Salonen, dopo il ritiro del campione europeo è cambiato qualcosa.

Fiorio guardava alla Peugeot, “faremo le stesse scelte di gomme di Toivonen, lasciando libero Biasion. Lui può rischiare”. Le Audi comunque erano lontane, Mikkola a sei minuti e mezzo, Rohrl quasi a undici. Toivonen guadagnava subito qualcosa, 17 secondi, ne aveva 48 di vantaggio prima del Turini. Sul colle, le strade erano bloccate da tre ore. La Lancia aveva sguinzagliato ricognitori a piedi, non si poteva andare in macchina. C’erano tutti, Tabaton, Pregliasco, i piloti delle Fiat ritirate, anche qualche meccanico. A piedi, con una radio in mano, controllavano palmo a palmo i punti cruciali. Un’ispezione importantissima, “non ho mai visto un percorso così disuguale in vent’ anni” diceva Fiorio, “in cima ad un colle la neve si scioglieva, sei chilometri più sotto no, incredibile”.

Sul Turini c’ era tanta gente, quelli che avevano già visto la prova del pomeriggio, altri arrivati per il duello decisivo. Un caos indescrivibile per l’ ultima follia, tante macchine ammucchiate, era tutto bloccato quattro chilometri prima della partenza. Sembrava che la prova dovesse essere annullata. Ma il via arrivava, con 24 minuti di ritardo. Toivonen guadagnava altri 17 secondi, il suo vantaggio oltrepassava il minuto. Poi la prova decisiva, l’ urlo di Cresto, “lo vedo, lo vedo, è davanti a noi”. A quel punto, la Lancia poteva correre col freno a mano.

Toivonen andava di conserva, Rohrl vinceva le ultime tre prove speciali, ma la classifica era già definita. Un finlandese scuro e un italiano di New York hanno vinto il Montecarlo, quindi, l’ hanno vinto con una macchina che ha fatto subito meraviglie. Tre assaggi l’anno prima, poi l’ esordio in una prova mondiale, in Inghilterra, subito una vittoria con Toivonen per chiudere bene una stagione poco fortunata. Ora il bis, nella gara più prestigiosa, che può valere dieci miliardi di pubblicità. Un finlandese scuro davanti a due biondi, a Salonen campione del mondo che sembra Bristow, a Mikkola che ha più anni (quasi 44), più vittorie (17) e più punti (oltre 750) di tutti.

Salonen sorrideva sul podio, nonostante la sconfitta, sorrideva e diceva: “Tre finlandesi, avete visto? E’ mafia…”. Un finlandese scuro vent’ anni dopo un altro finlandese con lo stesso cognome, soprattutto. Pauli Toivonen vinse il Rally di Montecarlo nel 1966, il navigatore era Mikander, la macchina una Citroen. Pauli è il padre di Henri. Una cosa che non capita tanto spesso…

Cesare Fiorio sembra sempre più giovane, ha quasi 47 anni ma non li dimostra. Il responsabile del gruppo corse del settore Fiat (qualifica lunga ma esatta, direttore sportivo è limitativo…) ha avuto alle sue dipendenze anche Toivonen senior, per tre anni, tra il 1967 e il 1969. “Sì, me lo ricordo, arrivò secondo in Corsica nel 1967 dietro Munari con la Fulvia Hf, fu la prima grande vittoria di Sandro”. Dopo Pauli Toivonen ecco Henri, “ha superato benissimo l’ incidente, ora ha superato anche le sue remore mentali. Abbiamo tre piloti fortissimi, lo è Alen nonostante il ritiro, lo è Biasion nonostante il botto. Micky è forse il migliore sull’ asfalto, anche se sulla neve ovviamente cede qualcosa ai finlandesi”.

Toivonen dopo la gara aveva ancora dolori, andrà a fare esami più accurati. “Ho avuto paura di perdere il Rally dopo l’ incidente. Altri problemi? I soliti, la neve tirata sulle strade, mi hanno buttato addosso anche un pietrone, incredibile”. Anche Cresto parlava ancora dell’ incidente: “Il 99 per cento del merito della nostra vittoria è da attribuire ai meccanici”. Avrà un po’ esagerato?

L’ingegner Claudio Lombardi, il progettista, faceva paragoni con la Formula uno: “Loro cambiano una vettura tra un Gran Premio e l’ altro, nei rally non si può, sono omologate per un anno. Per la Peugeot, l’anno scade in Corsica; per noi al Rac, in Inghilterra. La S4 è migliore in basso rispetto alla Peugeot, ha un 10-15 per cento in più di potenza, abbiamo rischiato qualcosa in più ma siamo stati premiati”.

Arriva anche Vittorio Ghidella, amministratore delegato della Fiat Auto. Come tre anni prima, quando giunse poco prima del trionfo di Rohrl, l’ultima vittoria della Lancia a Montecarlo. “Siamo riusciti in un’impresa non facile, ancora un Montecarlo a distanza di tre anni con un macchina nuova, non è cosa da poco. E’ un’altra vittoria dell’industria italiana”. Lo sconfitto, Salonen dalla faccia tonda e dal sorriso che non scompare: “Mi aspettavo una Lancia a questo livello, non ero davvero sicuro di vincere, il resto sono balle. Ad un certo punto ho scelto di non rischiare, sto migliorando, terzo l’anno scorso, secondo ora, ci vediamo nel 1987…”.