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Rally Acropoli 1986: il pasticcio di Citroen

Dopo aver fatto finta di niente al Portogallo (il motore non girava a dovere) al Safari (”avevamo sottostimato le difficoltà di quella prova” riconoscerà Guy Verrier) poi la Corsica (”la nostra vettura è troppo ingombrante per le strade dell’Isola della Bellezza”) la squadra corse di Trappes aveva puntato tutto sull’Acropoli. Che cos’è successo quindi? In Citroen è stato commesso uno sbaglio enorme, consistente nell’utilizzare degli inediti elementi alleggeriti nelle sospensioni senza aver mai testato la loro resistenza nei test.

Delle tre Citroen BX 4TC iscritte all’Acropoli 1986, quella di Jean-Claude Andruet si è dimostrata la più affidabile. Mentre quelle dei suoi compagni Philippe Wambergue e Maurice Chomat si sono fermate, con la morte nel cuore, nella prima speciale. Andruet ha coperto in effetti il doppio della distanza, per poi ritirarsi alla terza delle 38 speciali del rally. Ci si consola come si può. Certo è che questi tre equipaggi ci metteranno un po’ di tempo per dimenticare questa disavventura. Una disavventura ancor più dura da digerire dopo otto settimane di lavoro che erano state dedicate al grande ritorno in Grecia.

Dopo una prestazione molto deludente al Montecarlo e poi in Svezia (dove Andruet ha speso tutto il suo talento per sopravanzare di giustezza una Golf GTI Gruppo A) è bene ricordare che Citroen Compétitions aveva, ragionevolmente, deciso di ridurre il suo programma mondiale per concentrarsi sulla messa a punto di una BX 4TC che, non contenta di riprendere concetti superati, accusava anche significativi difetti di gioventù!

Dopo aver fatto finta di niente al Portogallo (il motore non girava a dovere) al Safari (“avevamo sottostimato le difficoltà di quella prova” riconoscerà Guy Verrier) poi la Corsica (“la nostra vettura è troppo ingombrante per le strade dell’Isola della Bellezza”) la squadra corse di Trappes aveva puntato tutto sull’Acropoli. Che cos’è successo quindi? È stato commesso uno sbaglio enorme, consistente nell’utilizzare degli inediti elementi alleggeriti nelle sospensioni senza aver mai testato la loro resistenza nei test.

Al via del rally, perfino i piloti ignoravano il rischio che era stato preso. Per quale ragione definire errore grossolano tale iniziativa? Perché in un rally come quello è una necessità, è una regola fondamentale, prendere il via con auto del tutto conformi a quelle impiegate nei test. Non rispettando tale regola in passato, già altri team avevano ampiamente dato esempi di ciò che non si dovrebbe mai fare. Possiamo ricordare le difficoltà vissute dell’Audi al Safari 1985 (adozione di un nuovo cambio a sei marce) ed all’Acropoli (ritiro di Rohrl alla prima speciale, tradito da una nuova sospensione alleggerita). Il costruttore tedesco, tuttavia, non aveva come obiettivo primario provare il potenziale della sua Quattro. In realtà Ingolstadt si stava giocando il tutto per tutto per tentare di rientrare nella corsa al titolo di fronte alla Peugeot.

Niente da vedere quindi con l’obiettivo primario della Citroen, che doveva ottenere un risultato significativo. Lo spettacolo offerto all’arrivo della prima speciale dell’Acropoli dalle tre BX 4TC con le ruote staccate è ancor più triste se si considera che non erano i soli guai. All’assistenza che seguiva la prima speciale, Philippe Wambergue avrebbe potuto lamentarsi del cavo dell’acceleratore bloccato, di un malfunzionamento dei freni, della perdita di liquido dalle sospensioni o del cambio capriccioso…

L’avventura della BX 4TC resterà un passo falso indelebile nella storia del Marchio del Double Chevron. E il tempo di reagire non ci fu. “All’indomani di una vittoria, ci riuniamo a Boulogne e mettiamo in luce le cose che non andavano nella nostra organizzazione” piaceva dire a Jean Todt. Come reagirano i responsabili di Citroen Compétitions alla disfatta greca non si seppe mai…

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