Rally 333 Minuti 1976 e l'errore che costa il titolo a Besozzi

Rally 333 Minuti 1976 e l’errore che costa il titolo a Besozzi

In quel Rally 333 Minuti del 1976, c’era un equipaggio inedito: Gianni Besozzi e Renzo Magnani. Gianni che si era fatto male ad un braccio non poteva guidare e Roberto Angiolini aveva scelto Magnani come navigatore-pilota per cercare di vincere il Campionato. Andava tutto molto bene fino al secondo passaggio sulla PS del Cuvignone…

Storie di rally di casa nostra, un universo di ricordi da cui è difficile separarsi, ma che spesso corrono il rischio di venire offuscati da una mancanza di romanticismo e di goliardia dei rally contemporanei, sempre belli e affascinanti, ma molto distanti da ciò che erano quelli di metà anni Settanta. Un tuffo nel Novecento con Gianni Besozzi e Renzo Magnani sulla Lancia Stratos HF numero 9 che al Rally 333 Minuti 1976 si giocano il titolo contro “Vuda”.

Andiamo con ordine. Il 14 novembre 1976, da Milano prende il via la settima edizione del Rally 333 Minuti, con oltre un’ottantina di partecipanti, tra cui Adartico Vudafieri e Stefano Bonaga sulla Lancia Stratos, Federico Cane e Gaetano Tanino Orlando sulla Porsche 911 Carrera, oltre a Carlo Maria Cuccirelli e Roberto Giubbilei su un’altra 911 Carrera, che finiranno la gara nell’ordine.

“In quel Rally 333 Minuti del 1976, c’era un equipaggio inedito – ha raccontato Renzo Magnani –: Gianni Besozzi e io. Gianni che si era fatto male ad un braccio non poteva guidare e Roberto Angiolini mi aveva scelto come suo navigatore-pilota per cercare di vincere il Campionato. Andava tutto molto bene fino al secondo passaggio sulla PS del Cuvignone, dove ho pizzicato una gomma ed ho forato, facendo perdere a Gianni il Campionato contro Vudafieri”.

“Gianni Besozzi, da gran signore, non solo non mi ha insultato, ma mi ha anche ringraziato. Per parte mia, invece, ero e sono ancora molto dispiaciuto per l’errore, credo a due prove dalla fine, senza il quale avrebbe vinto con matematica certezza il titolo. Questi erano, parlo ovviamente di Besozzi, i grandi piloti di una volta, non solo dal lato sportivo, ma soprattutto dal lato umano”. Ha ragione Renzo Magnani. Ma anche ricordare e ammettere un errore dopo tanti anni – che in tanti preferirebbero nascondere – è un gesto di grande sportività e onestà intellettuale raro.