Una immagine di repertorio del Rally Race 1972 al quale avrebbe dovuto partecipare Ciupa

Rally Race 1972: solo andata per Giuseppe Ciupa Barbagli

La storia è quella di un ragazzo, Giuseppe ‘Ciupa’ Barbagli, di appena venticinque anni, già sposato, che sta per diventare padre e che lavora nel reparto corse Abarth. Un giovane felice che ha fatto della sua passione, i motori da corsa, un lavoro ad altissimo livello. Un giovane che non vedrà nascere sua figlia, che verrà alla luce qualche giorno dopo la sua morte.

Giuseppe Barbagli, soprannominato “Ciupa”, per i più non è nessuno. Ma al gruppo di meccanici che hanno lavorato in Abarth nel periodo dell’epopea rallystica non è sconosciuto. Anzi. La storia è quella di un ragazzo di venticinque anni, già sposato, che sta per diventare padre e che lavora nel reparto corse Abarth. Un giovane felice che ha fatto della sua passione, i motori da corsa, un lavoro ad altissimo livello. Un giovane che non vedrà nascere sua figlia, che verrà alla luce qualche giorno dopo la sua morte. Tutto colpa di quel maledetto borsello.

Quel maledetto borsello che si portava a tracolla e che tanto andava di moda a quei tempi viene dimenticato da “Ciupa” nella spalliera della sedia del ristorante dove tutto il gruppo di meccanici Abarth aveva pranzato. Ormai si è già sulla statale che dalla frontiera portoghese Badajoz porta a Madrid, ma “Ciupa” se ne accorge dopo circa cento chilometri, per cui tutta la carovana si ferma.

“Decidemmo di continuare il viaggio per non fare troppo tardi la sera, mentre Moews con lo Spyder 124 Gruppo 4, caricò “Ciupa” per tornare indietro a prendere il borsello”, ha ricordato Vasco Pisanelli, capo meccanico della squadra di cui fa parte Giuseppe “Ciupa” Barbagli.

Verso sera, la piccola comitiva che viaggia in testa, arriva a Madrid, prende posto in hotel e tutti appassionatamente si recano al ristorante. Alle 22.30, Moews e “Ciupa” non sono ancora tornati, quindi qualcosa potrebbe essere successo. Qualcosa potrebbe essere andato maledettamente storto? Ma cosa?

Pisanelli, Garda e Gaudenti decidono di riprendere la strada e andare incontro ai loro colleghi con la Fiat 125 dell’assistenza. “Arrivammo sino a Talavera della Reina e non avendo visto nessuno per strada, se non uno scheletro di macchina senza più ne ruote, cerchi, sedili e nulla di nulla, tornammo indietro”.

Non potevano immaginare che quel rudere fosse la loro macchina, quella di Moews e Ciupa. Quindi, verso mezzanotte si recano nella piccola stazione di polizia per avere notizie di eventuali incidenti. È successo un tragico incidente. “Ciupa” è morto e quella notte non è possibile vederlo perché trasportato nella camera mortuaria del cimitero, mentre Moews è in coma in una stanza del primo piano di una costruzione adibita ad infermeria.

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