La leggenda di Walter Rohrl al Rallye Sanremo

Quattro di Audi e Gruppo B: prestazioni estreme

Le Quattro di Audi Gruppo B sono le prime vetture a coniugare prestazioni estreme e trazione integrale in un pacchetto di enorme successo commerciale e sportivo che ancora dura.

Un successo clamoroso che nei rally gli anni Ottanta assicura un’ottima pubblicità e anche salutari vendite. Da allora, la gamma Audi ha avuto una variante Quattro per ogni modello e continua ad essere leader nel proprio settore. Infatti, dalla leggendaria Ur-Quattro agli innumerevoli successi nel motorsport, si arriva alle ultime generazioni, come quattro con differenziale centrale auto-bloccante e quattro con differenziale sportivo.

La trazione integrale permanente quattro è nata per trionfare, e la sua storia di successo continua. Era il 1980 quando Audi lanciò la sua prima Quattro, al Salone di Ginevra. Destinata inizialmente a essere prodotta in serie limitata, la prima Audi Quattro contribuì a costruire la propria leggenda con delle spettacolari e strepitose vittorie nei rally.

La prima versione da corsa di quel modello vinse il titolo Costruttori nel Mondiale Rally 1982 e quello Piloti nel 1983 con Hannu Mikkola, mentre li conquistò entrambi nel 1984, con Stig Blomqvist. Ma andiamo per gradi. Siamo nel periodo in cui sulle vetture della produzione di serie che vengono vendute al grande pubblico le Case piazzavano sul posteriore l’adesivo col numero dei titoli vinti nel World Rally Championship.

Lo faceva Audi, Peugeot, pure Fiat. All’edizione 2010 del Salone Internazionale dell’auto a Ginevra non sono potuto mancare. In quell’occasione sono stati celebrerati i 30 anni dell’Audi Quattro, il primo modello della Casa di Ingolstadt ad essere equipaggiato con la trazione integrale permanente, fino ad allora prerogativa di veicoli fuoristrada e pesanti. La Ur-Quattro nacque dalla tenacia di Ferdinand Piech, ai quei tempi direttore tecnico di Audi.

La vettura fu presentata ufficialmente alla kermesse elvetica nel 1980 e rappresentava la versione ad alte prestazioni della Coupé GT che derivava, a sua volta, dall’Audi 80 B2. L’Audi Quattro era equipaggiata con il motore 2,1 litri turbo da 200 cavalli di potenza e 285 newtonmetri di coppia massima che spingeva la vettura fino ad una velocità di 220 orari, mentre lo spunto 0-100 era coperto in 7,1 secondi.

La Ur-Quattro aveva una carrozzeria a tre porte e misurava 440 centimetri in lunghezza, 172 centimetri in larghezza, 134 centimetri in altezza e 252 centimetri nel passo, mentre la massa complessiva si aggirava sui 1300 chili. La vettura fu commercializzata in Italia a partire dall’inverno del 1981. La prima Audi a quattro ruote motrici nacque anche per l’impiego agonistico. Piech voleva dimostrare che, da quel momento in poi, le gare e i campionati di rally si sarebbero conquistati solo con auto con una meccanica simile a quella della Ur-Quattro.

Inizia la storia dell’Audi quattro nel WRC

Il debutto nel WRC avvenne al Rally di Austria del 1980. Dopo le prime vittorie, nel 1982 arrivò la conquista del primo titolo costruttori. L’anno dopo, invece, arrivò il campionato piloti con Hannu Mikkola. Ma la stagione magica dell’Audi Quattro Sport fu quella del 1984, quando Stig Blomqvist si laureò campione del mondo, contribuendo nella vittoria del secondo titolo Costruttori.

Nelle stagioni successive, per poter competere ad armi pari con Peugeot e Lancia nel Gruppo B, fu sviluppata la Quattro Sport S1 con passo accorciato a 220 centimetri e carrozzeria realizzata in kevlar. Per poter partecipare alle competizioni, il regolamento prevedeva che le vetture fossero prodotte in almeno 200/250 unità.

L’Audi Quattro Sport S1 di serie, mossa dal 2,1 litri turbo da 306 cavalli, fu realizzata in 224 esemplari, il cui prezzo di listino era superiore ai 230 milioni di lire. La supercar si rivelò un flop sia sul mercato che in gara, nonostante il motore sviluppasse una potenza di 560 cavalli nella stagione 1985, poi incrementati a 600 cavalli l’anno seguente. La Quattro Sport S1 conquistò l’edizione 1986 della Pikes Peak, con al volante gli assi Walter Rohrl e Michele Mouton.

Secondo una stima di Audi, al momento sono esistenti 140 esemplari dell’Audi Quattro Sport S1, di cui cinque omologati per le competizioni. Intanto, la Ur-Quattro fu sottoposta nel 1984 al restyling di metà carriera, mentre nel 1989 arrivò la cosiddetta “20V”, mossa dal propulsore 2.2 Turbo a cinque cilindri plurivalvole da 220 CV di potenza e 309 Nm di coppia.

Le prestazioni aumentarono di conseguenza – 230 km/h di velocità massima e 0-100 in 6,3 secondi – come anche il peso che raggiunse i 1380 chili. L’Audi Quattro uscì di scena nel 1991, dopo essere stata assemblata in 11.452 unità. Oltre ad esser stata pioniera nella trazione integrale, la Ur-Quattro ha rivoluzionato i canoni dei rally, dove ora le quattro ruote motrici sono la regola.

La trazione “quattro” è diventata un segno distintivo della produzione Audi, allo stesso modo della trazione posteriore per Bmw e Mercedes, le acerrime rivali che solo ora dispongono di una gamma completa di vetture 4×4 per poter competere ad armi pari con la Casa di Ingolstadt. La trazione integrale è stata utilizzata da Audi anche in altre competizioni, come Dtm e Le Mans.

La Casa dei Quattro Anelli ha già festeggiato la trazione “quattro” in occasione dei 25 anni con la presentazione della Q7, il primo Suv di Audi e ora affiancato dal più compatto Q5. Dal 1980 a oggi sono state vendute più di 2 milioni di vetture Audi in versione “quattro”. Un numero destinato a crescere, non solo perché Audi è ormai leader del mercato premium, ma per il fatto che nei prossimi anni arriveranno le piccole Suv denominate Q3 e Q1.

I 30 anni dell’Audi Quattro sono stati celebrati anche all’evento “Techno Classica” di Essen, in Germania, dal 7 all’11 aprile 2010, mentre all’Audi Forum di Ingolstadt dal 28 aprile al 31 luglio si è tenuta la mostra “30 Years of Quattro”. Entrambe le manifestazioni sono state organizzate da Audi Tradition, la divisione che si occupa della storia del premium brand di Volkswagen.

Audi Quattro, un mito alla riscossa nei rally

Nel 1982, l’Audi divenne la dominatrice del Campionato del Mondo Rally. La Quattro “sputafuoco” era impareggiabile nella sua capacità di strappare vittorie, gara dopo gara. Almeno finché la Lancia non tirò fuori dal cilindro la Delta S4 e Peugeot la 205 Turbo 16.

Sono gli anni in cui si rivoluzionerà anche il mercato automobilistico di serie, perché verrà definitivamente scardinato il principio secondo cui la trazione integrale debba essere utilizzata solo nelle competizioni (sin dal 1903) o nella produzione di vetture per fuoristrada, o prodotti di nicchia come la prima 4WD Subaru.

Qualcuno potrà contestarmi che, in realtà, è la Jenson FF del 1966-1971 la prima vettura da strada ad alte prestazioni con un sistema 4WD Ferguson Formula permanente e freni antibloccaggio. Vero, ma ricordo che l’FF era costosa e rara, prodotta in numero limitato. Quindi, anch’essa di nicchia.

Il progetto Audi Quattro è stato ispirato dalla 4WD Volkswagen Iltis, un veicolo militare sviluppato da Audi per la Bundeswehr della Germania occidentale. Siamo intorno al 1976. Dal momento che l’Iltis era basato sulla contemporanea Audi 80 Fox, il ricercatore Ferdinand Piëch e l’ingegnere Jörg Bensinger esplorarono la possibilità di una 4WD su base 80. Il primo prototipo fu costruito nel 1977.

Il piano, approvato dal consiglio di amministrazione di Audi quattordici mesi dopo l’avvio del progetto, non era quello di creare un’auto familiare per tutte le stagioni come l’imminente Amc Eagle, che se sarebbe venuto dopo, ma una coupé 4WD turbo che poteva portare in alto il marchio Audi nel World Rally Championship.

A tal fine, l’Audi esercitò pressioni affinché la Fia revocasse il veto delle quattro ruote motrici. La produzione Quattro, che ha debuttato al Salone di Ginevra del 1980, era basata sulla Audi 80 4000 Coupé, con freni a disco sulle quattro ruote, sospensioni indipendenti e motore turbo a cinque cilindri da 2.144 cc capaci di erogare 197 cavalli a 5000 giri.

All’epoca, il turbo è stato modificato per produrre 210 newtonmetri di coppia. La Quattro aveva un motore longitudinale montato davanti all’asse anteriore, un cambio a cinque velocità collegato a un differenziale centrale derivato dalla Volkswagen Polo (che ripartiva la coppia al 50 per cento tra gli assi anteriore e posteriore), i differenziali centrale e posteriore che potevano essere bloccati per ottenere la massima trazione e un serbatoio aggiuntivo per un totale di 92 litri di benzina. Il tutto per un peso a secco complessivo di circa 1.350 chili.

La prima Quattro era capace di schizzare da 0 a 60 chilometri all’ora in circa 7 secondi e una velocità finale di 137 chilometri all’ora. Per l’epoca era tanto, ma poi si sarebbe comunque finiti per esagerare. Quello che più impressionò i critici fu la tenuta di strada dell’Audi, che ovviamente non era immune alle leggi della fisica e quindi al sovrasterzo.

Audi progettò di costruire inizialmente solo quattrocento Audi Quattro, il giusto per ottenere l’omologazione Fia, ma una forte risposta del pubblico portò l’azienda a mettere in produzione le Quattro. Il rally team Audi, con la punta Hannu Mikkola, disputò il WRC 1981. La debuttante Quattro ebbe numerosi problemi iniziali, ma nel 1982 Audi vinse nove eventi del WRC e il Campionato Costruttori. Nel 1983, Mikkola vinse il Campionato Piloti.

Audi conquistò il secondo Mondiale Costruttori nel 1984, ma a questo punto la Quattro era già in Gruppo B: una difficile generazione di auto da rally, molte delle quali adottavano anche l’AWD. Per tenere il passo, viene sviluppata la Sport Quattro, con un motore più potente e un passo ridotto.

I successi nei rally rendono la Quattro una star in Europa, ma non in America. Nel 1985 e nel 1986, però, con la Sport Quattro, la squadra Audi deve cedere all’avanzata di Peugeot. Quando la Fia abolisce la categoria Gruppo B, il Costruttore tedesco si ritira dai rally e le Quattro corrono ancora un po’ senza il supporto diretto della Casa.

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