Targa Florio 1974: Ballestrieri-Larrousse sul prototipo Lancia Stratos Marlboro

Quanto vale la Targa Florio che tutti vogliono?

Quanto vale davvero la Targa Florio? Poche centinaia di migliaia di euro, oppure 6 e più milioni? Pagarla 4,3 milioni è un affare o un “credito tossico” che potrebbe esplodere in pancia all’acquirente? Domande che si saranno fatti anche nella Regione Sicilia che, per bocca dell’assessore ai Beni Culturali, Alberto Samonà, in conferenza stampa a Bagheria, ha fatto sapere che “La Regione Sicilia è interessata ad acquisire il brand Targa Florio.

Che il marchio Targa Florio possa essere venduto a chicchesia che non è nato e che non vive sull’Isola da Corsa non fa piacere a nessun siciliano. Ma la domanda resta: quanto vale realmente il marchio della Targa Florio? La notizia emersa nei giorni scorsi di un’offerta da parte dell’Automobile Club d’Italia non è passata sotto traccia. Ha innescato preoccupazioni, che si sono velocemente trasformate in polemiche. L’Aci ha autorizzato il presidente Angelo Sticchi Damiani ad offrire 4,3 milioni di euro per acquistare il marchio della storica gara fondata da Vincenzo Florio.

Una perizia in mano all’Ac Palermo, fatta dalla Price Waterhouse Coopers, quota il valore del marchio (come scritto in un articolo precedente) a 6,2 milioni di euro, che è la cifra più o meno esatta del debito che l’Ac Palermo ha accumulato in decenni. Una perizia in mano all’Aci, invece, quota la Targa Florio a poche centinaia di miglia di euro. È certo che Aci ha necessità di recuperare almeno in parte il debito vantato nei confronti dell’ente palermitano, che per tanti anni fu anche guidato dal commissario straordinario Matteo Lauria, ma che comunque mai riuscì a risanare la voragine economica che adesso vorrebbe trascinarlo verso un altro commissariamento.

Si fosse trattato di una società privata, sarebbe già fallita. Ma siccome si tratta di un ente pubblico, in questo caso il fallimento non è previsto. Al contrario sarebbe previsto il ripianamento del debito, in questo caso da parte di Aci, che per contro potrebbe commissariare di nuovo l’ente. Il presidente dell’Aci, Angelo Sticchi Damiani deve correre verso nuove elezioni e il commissariamento di uno degli enti siciliani più influenti d’Italia potrebbe giocargli qualche brutto scherzo alle sempre più prossime elezioni (la Sicilia è un bacino enorme di voti nell’ente e nella federazione sportiva). Quindi, si tenta la carta dell’acquisto della gara. Giusto e lecito. Già, ma quanto vale davvero la Targa Florio? Poche centinaia di migliaia di euro, oppure 6 e più milioni? Pagarla 4,3 milioni è un affare o un “credito tossico” che potrebbe esplodere in pancia all’acquirente?

Porsche 911 Carrera RSR Martini alla Targa Florio 1973
Porsche 911 Carrera RSR Martini alla Targa Florio 1973

Quanto vale la Targa Florio? Questa domanda se la saranno fatta anche nella Regione Sicilia che, per bocca dell’assessore ai Beni Culturali, Alberto Samonà, in conferenza stampa a Bagheria, ha fatto sapere che “La Regione Sicilia è interessata ad acquisire il brand Targa Florio per evitare che lo portino via. Deve continuare a essere un bene di questa terra”. Una proposta che basa la sua validità nel vincolare all’identità siciliana il titolo della manifestazione sportiva, in modo da dotare la Regione Siciliana di un diritto di prelazione. L’ultimo passaggio della frase dell’assessore ha suscitato un silenzioso vespaio di polemiche si è trasformato in un silenzioso e snervante braccio di ferro politico.

La Regione vuole partecipare ad un’eventuale asta o vendita del marchio. Un offerta a sorpresa, che rappresenta una sorta di alternativa alla proposta che presenterà Aci, per rilevare i diritti del brand, che ricordiamo essere una vera icona dell’automobilismo sportivo, sulla quale si è acceso l’interesse di Aci. L’ente vuol spendere fino a 4,3 milioni di euro, che però ai siciliani pare una proposta al ribasso rispetto alle stime fatte fare dai legittimi proprietari del marchio. “La Targa Florio appartiene alla nostra storia – dice l’assessore Samonà – e deve restare in Sicilia. È il primo brand italiano che diventa oggetto di riconoscimento di interesse culturale, ai sensi dell’articolo 10 comma 3 del codice dei beni culturali. Si è disposto che la Sovrintendenza di Palermo proceda con questa proposta di dichiarazione di bene culturale”. Un escamotage per tentare di interrompere la trattativa tra privati intervenendo con l’interesse pubblico.

Ma non finisce qui. Anzi, è solo l’inizio di una vicenda che farà molto discutere e che assume i contorni di un giallo. Il pressing sull’Aci aumenta notevolmente, giorno dopo giorno. Qualcuno ipotizza che, non essendo citata da nessuna parte “Sicilia” nel marchio Targa Florio (per quanto anche in USA sanno che la Targa Florio è prima palermitana e poi siciliana), questo fattore lo renderebbe paradossalmente itinerante, addirittura esportabile. Possibile, ma insensato e controproducente. Apriti cielo. Scende in campo direttamente il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, da sempre grande sostenitore della gara di casa sua.

Il sindaco del capoluogo isolano ha inviato una lettera al ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, e ai presidenti dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani, e dell’Automobile Club Palermo, Angelo Pizzuto, per richiamare la loro attenzione sul futuro del “Rally Targa Florio”. Un fatto senza precedenti, che conferma come nell’Isola monti il malumore, come i palermitani inizino a vivere la vendita d’a Cursa come un possibile “scippo” all’Isola. Insomma, lì dove la passione è forte la sofferenza è grande. È sempre così. Orlando ritiene che debbano essere coinvolte tutte le istituzioni, le realtà territoriali e in modo specifico la Città Metropolitana di Palermo, proprietaria dell’impianto Floriopoli.

Finita qui? Ma neppure a pensarci. Il sindaco ha chiesto un incontro al ministro affinché venga affrontato il tema legato al futuro della storica corsa automobilistica siciliana. A questo punto, l’Aci è stata costretta a replicare attraverso i suoi canali ufficiali. Il presidente Sticchi Damiani ha risposto al Sindaco di Palermo: “L’obiettivo è di replicare in Sicilia l’esperienza del Gran Premio d’Italia di F1 e del Rally Italia Sardegna nel WRC, con un progetto di ampio respiro che tuteli il futuro della Targa Florio”.

“Immediata disponibilità ad un incontro”, risponde Sticchi Damiani all’invito del sindaco di Palermo, sempre più allarmato per queste voci relative ad una possibile (ma per fortuna mai paventata da Aci) delocalizzazione del Rally Targa Florio. “Vorrei anticiparLe – scrive Sticchi Damiani nella mail inviata ad Orlando – che non è assolutamente prevista nessuna delocalizzazione né del marchio né dell’evento Targa Florio, e che l’impianto denominato Floriopoli non è interessato alla vicenda che, purtroppo, qualche giornalista, evidentemente male informato, sta riportando sulla stampa locale”. Sì, perché è sulla stampa locale che si è accesa la polemica che sta infiammando gli animi della Palermo da rally.

Il Presidente Sticchi Damiani ha colto l’occasione per ricordare che “da sette anni, l’Automobile Club d’Italia e Aci Sport stanno sostenendo un grande sforzo, non solo organizzativo ma anche economico, per realizzare e promuovere sia il Rally Targa Florio che la Targa Classica, manifestazioni formalmente organizzate dall’Ac Palermo, che nel 2013 versavano in serie difficoltà. Il nostro obiettivo è quello di replicare la politica vincente, adottata per garantire un futuro, nei rispettivi Mondiali, al Gran Premio di Formula 1 di Monza e al Rally Italia Sardegna: uscire, cioè, dalla logica degli interventi anno per anno, per dar vita a un progetto di ampio respiro e di lungo termine, che permetta a una delle più belle manifestazioni dell’automobilismo sportivo mondiale di avere un futuro all’altezza del suo grande passato”.