Sei nel posto giusto per la ricerca che ha effettuato. Non perderti nessuna notizia o storia su piloti e copiloti negli altri rally non titolati. Entra subito e scopri tutte le novità di Storie di Rally.

Roberto Volpi, tra i pionieri del Rally dell’Isola d’Elba

Roberto Volpi è anche tra i protagonisti del libro di Mauro Parra e Claudio Ulivelli dedicato al Rally dell’Isola Elba. Importante fu anche il suo contributo, visto che fu uno dei piloti livornesi che presero parte alla gara elbana sin dalla sua prima edizione.

È venuto a mancare Roberto Volpi (nella foto di Paolo Ribechini), importante imprenditore livornese nel mondo dell’edilizia, oltre che protagonista dei rally toscani anni Settanta. Classe 1938, Volpi ha fondato e aperto il campeggio Miramare negli anni Cinquanta. Grande rallista e amante di auto d’epoca, con cui partecipava a gare di regolarità.

Roberto Volpi iniziò a correre nelle cronoscalate con una Abarth 1000 e vantava partecipazioni al Rally dell’Isola d’Elba, Coppa Liburna, Vallechiara, Rally di Casciana Terme, ma anche al mitico Granducato Challenge e negli anni a noi più vicini ha partecipato a tutte e tre le riedizioni del Circuito dell’Ardenza-Coppa Montenero. Solo per ricordare alcuni momenti della carriera.

Roberto Volpi è anche tra i protagonisti del libro di Mauro Parra e Claudio Ulivelli dedicato al Rally dell’Isola Elba. Importante fu anche il suo contributo, visto che fu uno dei piloti livornesi che presero parte alla gara elbana sin dalla sua prima edizione: Volpi era con Pino Santacroce a bordo di una Fulvietta del Jolly Club, così come Chiesa–Bianchi con una Mini Cooper 1.3 della Scuderia Livorno.

Socio storico dell’Automobil Club Livorno, ha preso parte a tante gare organizzate dall’Ente e fino all’ultimo ha contribuito ad organizzare gare ed eventi per conto dell’Aci provinciale. Il funerale è in programma alle 15 del 1 giugno nella chiesa di Santa Lucia ad Antignano dove gli amici appassionati lo accompagneranno con auto d’epoca.

Alberto Zoso, il rallysta gentiluomo della Valle d’Aosta

Lutto nel mondo del rallismo valdostano e non solo. Viene a mancare all’affetto dei familiari, dei parenti e degli amici, Alberto Zoso, di 70 anni. Zoso, rallista d’antan, è ricordato ancora oggi per lo spettacolo regalato al volante della Ascona 1900 SR con cui vinse la Coppa Baseli al Valle d’Aosta del 1976, conquistando l’ottavo posto assoluto, e il Minirally dei Castelli.

Solo due dei tanti rally disputati da Alberto Zoso, sempre da protagonista. Il “nostro” fu storico rivenditore di auto a Quart e concessionario Subaru per la Valle d’Aosta. Ci ha lasciati a causa di una malattia che ne minava costantemente la salute ormai da un po’ di tempo.

L’espressione preferita di Alberto Zoso nell’affrontare una curva era “Dentro il muso e giù il piede”. Pilota e preparatore ha corso insieme al navigatore Valerio Stradella. Si è imposto dal 1976 al 1978 nella classifica dei valdostani del Rally della Valle d’Aosta mentre nel 1979 ha concluso al secondo posto navigato da Ettore Vierin.

A Zoso deve essere riconosciuto l’indubbio merito di aver promosso in Valle d’Aosta lo sviluppo di una specialità dell’automobilismo sportivo che dagli anni Sessanta ad oggi ha visto eccellere piloti tanti valdostani impegnati nei rally, anche internazionali. Si pensi, infatti, a da Remo Celesia e si faccia correre la mente fino ad Elwis Chentre.

Alberto Zoso lo ricordiamo anche come un gentiluomo di altri tempi. Si è sempre distinto per fair play sportivo, manche come ottimo imprenditore con il “vizietto” dei rally. Lascia le figlie Fabiana e Stefania. La data del suo funerale, che è stato celebrato con un massimo di quindici persone tra familiari e parenti nel rispetto delle norme anticontagio da Covid-19 il 15 maggio, non è stata comunicata.

Giovanni Alberti: ricordo di un campione umile e riservato

Lunghissima è tutta la sua carriera sportiva e, come detto, è anche varia. Per Giovanni Alberti non basterebbe un libro. Dagli anni Quaranta agli anni Settanta un viaggio nell’automobilismo sportivo italia che cambia anno dopo anno, per arrivare appunto al 1970.

Oltre ad essere in assoluto il pilota più titolato del Pavese, Giovanni Alberti era anche un nonnino d’Italia. Stava per compiere 102 anni, ma ha scelto di andarsene prima, in punta di piedi. Era un pilota a trecentosessanta gradi, amante di tutto ciò che aveva un motore e preferibilmente quattro ruote.

Giovanni Alberti era l’ultimo testimone di un automobilismo agli albori, in cui spesso corse su strada di velocità e rally non erano poi così distanti e diversi. Era colui che ha attraversato tutte le stagioni dell’automobilismo, vedendolo evolvere, cambiare, in alcuni casi snaturarsi.

Chi lo conosceva sapeva di avere l’onore e il piacere di incontrare sempre un uomo lucido, dallo spirito sano e antico, dai sentimenti veri e puri, votato per uno sport goliardico, che coinvolgesse più gente possibile. Alberti ha corso in quasi tutte le specialità. Era un campione poliedrico. E fu anche un rallysta di talento. Un vero cavaliere del rischio. Ma sempre umile, discreto e realista. Un cavaliere d’altri tempi, che frustava solo cavalli di razza.

Lunghissima è tutta la sua carriera sportiva e, come detto, è anche varia. Per lui non basterebbe un libro. Dagli anni Quaranta agli anni Settanta un viaggio nell’automobilismo sportivo italia che cambia anno dopo anno, per arrivare appunto al 1970, che apre all’era simbolo del più importante rinnovamento generazionale del motorsport.

Un lungo percorso di decenni che ci raccontano di un’epopea fatta di gentleman driver, nobili o meno nobili, ricchi o con pochi mezzi, fino ai primi grandi professionisti del volante: piloti pagati per correre, sponsorizzati dai grandi marchi per affondare il piede sull’acceleratore.

Per Giovanni Alberti ci sono da affrontare Targa Florio, Mille Miglia, le lunghe cronoscalate di quegli anni che superavano abbondantemente i 15 chilometri di lunghezza e costeggiavano il vuoto per gran parte del percorso. Poi le gare in pista con i Gran Premi e con le spettacolari gare di durata. La 1000 Km di Monza, Buenos Aires, Interlagos…

Immancabile la bella parentesi nei rally. Nato a Vendemiassi, frazione di Santa Margherita Staffora, nell’Alta Valle, il 16 novembre 1917, fin da ragazzo si scopre appassionato di auto e motorsport, se la cava bene, ma c’è una cosa che in casa sua e nell’educazione familiare ha la massima priorità: il lavoro, duro, ma che lo renderà un imprenditore serie e di successo.

Debutta nell’automobilismo nel 1955. Si presenta al via della Cronoscalata Biella-Pettinengo, al volante di una Fiat 1100-103, vincendo subito la categoria. Dopo soli due anni è campione italiano velocità in salita al volante della Siata Zagato GT e, sempre nel 1959, sfiora la vittoria al GP di Montecarlo con la Formula Junior.

Al 1961 risale il debutto in Formula 1 con la De Tomaso, mentre nel 1966 conquista il secondo titolo tricolore con la De Sanctis di Formula 3. Ad inizio della stagione 1967 Alberti è protagonista di un grave incidente alla Temporada Argentina di F3. Torna alle corse qualche mese più tardi e solo per pochissimi punti non si riconferma campione Italiano, titolo che intasca puntualmente nel 1969 vincendo il Campionato Italiano con una sport prototipo l’Alfa Romeo 33.

In quell’anno, riesce a lottare con la sua Alfa 33 2 litri contro le potenti Porsche che dominano la Targa Florio, gara alla quale ha partecipato otto volte, valida per il Mondiale Marche. Una lotta a suon di temponi che almeno in quell’occasione salverà la faccia della Casa italiana.

Ma nei primi anni Settanta, si innamora anche dei rally e nel 1979, quando vince il quarto titolo tricolore in pista nella categoria GT con la Lancia Stratos, è anche quarto assoluto al Giro d’Italia, in coppia con il figlio Alberto, astro nascente del rallysmo pavese, che purtroppo morirà l’anno dopo durante le ricognizioni al Rally Colline di Romagna. Fu un duro colpo per Giovanni.

Qualche mese più tardi della dipartita del figlio, Giovanni torna a correre. Nel 1987, a 70 anni si aggiudica il Rally delle Madonie al volante della Lancia Rally 037. Nel 1989, quando di anni ne ha 72 anni, di cui metà dedicati all’automobilismo sportivo, appende il casco al chiodo.

Torna sulle sue montagne, il rumore degli autodromi, dei motori smarmittati e potenti che urlano in PS è ormai alle spalle. Lo sport lo seguirà da appassionato, mentre penserà ai progetti di lavoro e di vita. Quasi 30 anni dopo, deciderà di mollare gli interessi terreni e andare a scoprire sfide molto più alte delle montagne che lo avevano visto nascere e che il 3 settembre 2019 hanno dovuto lasciarlo andare.