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Parigi-Dakar 1986 e la Porsche 959: mai più come prima

porsche 959 dakar

La vittoria di una vettura pensata appositamente per le corse e la morte del suo inventore Thierry Sabine, segnano profondamente il futuro della maratona africana.

Da quel momento cambiò tutto. Da quell’edizione la Parigi-Dakar diventò “un’altra cosa” rispetto ai suoi inizi. A partire dal 1986 la maratona cambiò pelle iniziando a trasformarsi in quella che è oggi “dimenticando” i suoi inizi di avventura per i malati di Africa, pronti ad affrontare le insidie di un territorio sconosciuto ed ostile. Due gli avvenimenti che segnarono indelebilmente la Dakar 1986: la vittoria della Porsche e, in negativo, la morte del suo organizzatore Thierry Sabine.

Dai rally al deserto

Fin dagli inizi, alla gara, nata nel 1979, che tradizionalmente prendeva il via il 1° gennaio alle porte di Parigi partecipavano piloti privati o professionisti con vetture preparate da team, anch’essi privati, specializzati nel settore dei fuoristrada. Pian piano la notorietà della “Dakar” crebbe e con essa l’appeal presso il grande pubblico. L’arrivo di piloti come Jacky Ickx, Henri Pescarolo, Jochen Mass, Jean-Louis Schlesser, Jean-Pierre Jabouille, Andrew Cowan, Vic Elford, Bernard Darniche, Jean-Luc Thérier o Jean Ragnotti decretarono il successo della corsa ed il successo di Ickx con una Mercedes 280 G nel 1983 fu il momento della svolta definitiva. A partire dalla stagione successiva la Porsche fu della partita con le sue 911 modificate ed anche la Mitsubishi si presentò al via con le Pajero affidate a specialisti del deserto. Ma si trattava pur sempre di vetture adattate per l’uso agonistico. Nel 1985 la Porsche si schierò con le nuove 959, ovvero la Gruppo B derivata dalla 911 e destinata all’utilizzo nei rally, ma non riuscì a vedere il traguardo. Andò meglio l’anno dopo quando dominò la gara occupando il primo, il secondo ed il sesto posto dell’assoluta. Fu quella la prima vittoria di una vettura pensata espressamente per le corse. L’anno dopo arriveranno le Peugeot 205 Grand Raid derivate dalle Gruppo B da rally e poi ancora le Citroën ZX Grand Raid a decretare la strada intrapresa nella filosofia della maratona africana.

Addio Thierry

Il periodo romantico della Parigi-Dakar, di fatto, si chiuse con quell’edizione 1986. Fondamentale, da questo punto di vista, la tragedia di martedì 14 gennaio quando nei pressi di Gourma Raous, in Mali, cade un elicottero, morte le cinque persone a bordo. Si tratta del piota François-Xavier Bagnoud, del tecnico radio Jean-Paul Le Fur, della giornalista Nathaly Odent, del cantante Daniel Balavoine e dell’organizzatore della gara Thierry Sabine. Francese di Neuilly sur Seine, cittadina nei dintorni di Parigi, quest’ultimo era nato nel 1949. Dopo aver corso nei rally ed alla 24 Ore di Le Mans, virò verso i raid. Perdutosi nel deserto durante la Nizza-Abidjan 1977 decise di organizzare la “sua” gara in Africa, ed alla fine del 1978 partì da Parigi la prima edizione della “Dakar”. Anche grazie alla sua figura affascinante ed alle sue capacità manageriali la gara negli anni assunse sempre maggiore notorietà. Nessuno è in grado di dire che piega avrebbe preso il futuro della Parigi-Dakar con Sabine alla guida. Probabilmente avrebbe cercato di tradire il meno possibile originario lo spirito iniziale ma di questo, ovviamente, non c’è la controprova. Resta il fatto che la gara pensata da Sabine muore con lui in quel gennaio del 1986, a partire dall’anno successivo le cose saranno per forza diverse.

thierry sabine
Thierry Sabine

I favoriti

Assieme al vincitore uscente Patrick Zaniroli con la Mitsubishi Pajero, favoriti dell’edizione 1986 sono Jacky Ickx e René Metge con le Porsche 959. Ci sono anche Andrew Cowan con un’altra Pajero ed i fratelli Marreau che, lasciate le Renault, sono passati ad una Lada Niva. Si parte il 1° gennaio 1986 da Versailles, vicino a Parigi, mentre l’arrivo è previsto per il 22 dello stesso mese sul lago Rosa di Dakar, in Senegal, dopo circa 15.000 chilometri, 7.731 dei quali di prova speciale. I concorrenti nel prologo di 7,6 chilometri davanti a 100.000 spettatori incontrano una tempesta di neve, dopo lo sbarco in Algeria i primi leader sono Zaniroli e Cowan con le Mitsubishi, la Range Rover di Pescarolo va a fuoco, Schlesser rompe il cambio.

Tripletta Porsche

Tra l’Algeria ed il Niger Zaniroli si conferma leader mentre Ickx con la Porsche, volendo evitare un motociclista, rompe il radiatore e rischia il ritiro. Nella sesta tappa, la Tamanrasset-Tamanrasset, Zaniroli rompe il cambio e lasciata la testa alla Range Rover di Gabreau seguito dalla Porsche dell’esperto Metge. Nella frazione successiva, quella che arriva ad Agadez, la Casa tedesca piazza tre sue vetture (con una terza 959 ufficiale c’è Roland Kussmaul, tecnico e collaudatore della Porsche) al primo posto con Metge che passa in testa alla generale. Nell’ottava frazione Metge ed Ickx allungano sul resto della compagnia ma nella nona gettano la vento più di un’ora perdendosi tra le dune.

Tragedia in Mali

Le successive tappe si corrono in Niger e non presentano sorprese per il team Porsche mentre nella Niamey-Gouma, la dodicesima frazione, Zaniroli, Ragnotti e Gabreau si vedono infliggere una penalità di dieci ore per non aver disputato la speciale di 382 chilometri nel tempo imposto dagli organizzatori. Vince Cowan con la Mitsubishi ma se ne avvantaggiano soprattutto Metge ed Ickx che corre in coppia con l’attore Claude Brasseur, noto per aver interpretato il ruolo del padre di Sophie Marceau ne “Il tempo delle mele”. Martedì 14 gennaio, verso le 19, la tragedia. Cade, durante la tapa Bamako-Labe, l’elicottero su cui viaggia Thierry Sabine con altre quattro persone. Lo choc è tremendo. La TSO, Thierry Sabine Organisation, decide di andare avanti ed è il braccio destro di Thierry, Patrick Verdois a prendere le redini della gara.

Doppietta per le 959

La tappa successiva è vinta da Zaniroli ma nulla cambia in classifica. A quel punto Verdois decide di ridisegnare le ultime tappe della gara, accorciandone alcune e dando vita ad una giornata di sosta, improvvisata, a Labé. Le Pajero di Cowan, Zaniroli e Regal si mettono in mostra nella quindicesima tappa mentre nella successiva Metge perde un’ora per essersi infilato in una buca ma mantiene la testa della gara davanti ad Ickx lasciando a Zaniroli la gioia di giornata. Il belga Guy Colsoul, Opel Kadett GSi, s’aggiudica la penultima tappa mentre Cowan e Gabreau vincono a pari merito quella conclusiva che termine sul lago Rosa di Dakar. Metge s’aggiudica la sua terza Dakar in carriera con circa un’ora e mezza di vantaggio sul compagno di squadra Ickx. Terza piazza per la Pajero di Rigal, staccatissimo, che precede la Lada Niva di Pierre Lartigue, l’altra Mitsubishi di Cowan e la Porsche di Kussmaul, sesto davanti a Zaniroli ed alla Range Rover di Gabreau.