Orlando Dall’Ava, il Signore del Rally di Sanremo

Dopo la sua dipartita, San Romolo non è più la stessa, mentre la leggenda del Rally di Sanremo cresce. Orlando Dall’Ava si è spento l’1 novembre 2019. Era conosciutissimo e molto ben voluto, una vera e propria istituzione in questa piccola comunità che guarda al mare. Erano ancora vivi i suoi trascorsi sportivi che lo avevano fatto conoscere un po’ ovunque a livello nazionale nel mondo dei rally.

Orlando Dall’Ava amava quasi indistintamente le auto da corsa e le moto. Ma i rally restavano il suo debole. D’altra parte erano stati parte integrante della sua vita per un lunghissimo periodo. E non a caso aveva scelto di vivere in uno dei templi delle corse su strada, San Romolo. La mitica prova speciale del Sanremo.

Aveva origini venete e, per la precisione, la famiglia di Orlando Dall’Ava si ritrovò a vivere in Liguria fuggendo dalla provincia di Vicenza, allora devastata dalla Prima Guerra Mondiale. Il papà di Orlando faceva il boscaiolo. Nella ospitale San Romolo si trovava molto bene e aveva costruito una piccola ma accogliente casetta, che era cresciuta negli anni, fino a diventare la struttura attuale, con il ristorante nato nel 1950.

Dall’Ava è stato colpito da infarto ed è deceduto in seguito a complicazioni dello stesso nelle prime ore del 1 novembre, mentre si trovava a casa sua. Inutili, purtroppo, sono risultati i soccorsi dei suoi cari e quelli successivi dei sanitari. La giornata del 31 ottobre l’aveva trascorsa accogliendo a San Romolo i bambini e i ragazzi che festeggiavano Halloween.

Era un grande amante della natura e di San Romolo, grande protagonista dello sviluppo turistico della frazione di Sanremo conosciuta nel mondo per essere stata crocevia per decenni del mondiale rally. E il Rally di Sanremo non sarà mai più lo stesso senza Orlando Dall’Ava, la sua ospitalità, la sua dimestichezza con i motori e con i piloti che lo venivano a trovare da ogni parte del mondo. 

Orlando Dall’Ava, non si era scoperto per caso appassionatissimo di motori. Lo sapeva da quando era bambino. Una passione viscerale che lo aveva portato a diventare collaudatore Fiat. Aveva girato il mondo già alla fine degli anni Sessanta, anche se aveva iniziato a correre ben prima e in moto, con le Moto Morini (azienda per la quale aveva anche lavorato). Poi era passato alle Aermacchi.

Il suo battesimo rallystico avvenne nel 1967, inevitabilmente al Sanremo, al volante di una Fiat 850 Coupè. Faceva coppia con Macario. Poi corse con la Fiat 128 e nel 1970 con una Fiat 125 S ex-Ceccato. Tra il 1971 ed il 1974 arriva per lui il Jolly Club: corre con una Lancia Fulvia HF 1.6 insieme a Sergio Maiga.

Nel 1972 il Rally di Montecarlo con un Opel Manta e, nei due anni successivi, con tanto di ingaggio con la Alfa Romeo Berlina 1.8. Alla fine della sua carriera arriva l’avventura con una Opel Kadett GT/E e, nel 1977 la sua ultima corsa, al volante di ina Alfa Romeo Alfetta GTV 2.0: il Rally di Sanremo, fa cui tutto era cominciato.