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Mondi affascinanti: trucchi e astuzie di un’epoca passata

Lancia Fulvia HF del Reparto Corse Lancia

Negli anni d’oro dei rally, i piloti e i loro team non avevano accesso alle sofisticate tecnologie moderne. Tuttavia, ciò non ha impedito loro di trovare soluzioni ingegnose ai vari problemi che si presentavano. Questi trucchi, considerati oggi delle vere e proprie genialate, rappresentavano l’essenza dell’adattabilità e della creatività umana.

Li chiamavano trucchi, invece erano delle vere e proprie astuzie. Genialate. I rally sono una disciplina automobilistica che, in modo unico e avventuroso, ha attratto appassionati di tutte le età. Oggi, le corse odierne, con tecnologie avanzatissime e regole ferree, sembrano distanti anni luce dalle avventure dei piloti degli anni d’oro dei rally. Eppure, c’è qualcosa di magico e nostalgico nel ricordare quei tempi in cui i rallysti si affidavano a una combinazione di ingegno, astuzie e piccoli trucchi per affrontare situazioni imprevedibili ed estreme.

Negli anni d’oro dei rally, i piloti e i loro team non avevano accesso alle sofisticate tecnologie moderne. Tuttavia, ciò non ha impedito loro di trovare soluzioni ingegnose ai vari problemi che si presentavano. Questi trucchi, considerati oggi delle vere e proprie genialate, rappresentavano l’essenza dell’adattabilità e della creatività umana.

In questa retrospettiva, vogliamo celebrare quelle astuzie e particolarità che rendevano uniche le gare di rally di un tempo. Ricordi che, sebbene possano apparire anacronistici, evocano una sensazione di meraviglia e ammirazione per un’epoca irripetibile. Di altre astuzie ne abbiamo parlato qui.

Assistenza volante per la Lancia Fulvia HF 1.6 di Munari-Mannucci al Rally MonteCarlo 1972
Assistenza volante per la Lancia Fulvia HF 1.6 di Munari-Mannucci

Lancia Fulvia HF

La Lancia Fulvia HF è una delle vetture più iconiche nella storia dei rally. Con le sue linee eleganti e le prestazioni possenti, ha lasciato un segno indelebile nelle cronache di questo sport. Tuttavia, come tutte le macchine, anche la Fulvia aveva le sue debolezze. Gli ingegneri e i piloti svilupparono una serie di trucchi per garantire che potesse competere ai massimi livelli, soprattutto in condizioni difficili.

Uno dei problemi principali della Fulvia HF era il raffreddamento dei freni. Durante le gare, il calore generato dai freni poteva compromettere le prestazioni e la sicurezza. Per migliorare la dispersione del calore, una pratica comune era quella di limare le finestrelle dei cerchi in lega, ingrandendone il foro. Questo semplice ma efficace accorgimento permetteva una maggiore circolazione dell’aria e quindi un raffreddamento più efficiente dei freni.

Sempre sulla Fulvia HF, un racconto curioso riguarda i tergicristalli. In caso di forte nevicata, i tergicristalli potevano accumulare neve, rendendoli inefficaci e riducendo drasticamente la visibilità del pilota. Una soluzione innovativa era quella di montare delle guaine in gomma sulle racchette dei tergicristalli. Questo astuto trucco impediva l’accumulo di neve, garantendo una pulizia costante del parabrezza.

La Fulvia HF soffriva anche di problemi legati all’umidità. Quando pioveva, l’umidità poteva influenzare negativamente le prestazioni del motore. Gli equipaggi della Fulvia Gruppo 3 svilupparono un’insolita soluzione: posizionavano un tappetino di gomma sulla testata del motore, fissato con i bulloni. Questo tappetino agiva come barriera contro l’umidità, permettendo al motore di funzionare in modo ottimale anche in condizioni avverse.

Un altro ostacolo per la Fulvia Gruppo 3 era il fenomeno del vapor look, che interferiva con il corretto flusso della benzina al carburatore. Durante le gare, soprattutto in condizioni di elevato calore, questo problema poteva diventare critico. Una soluzione ingegnosa prevedeva il posizionamento di uno straccio bagnato sul carburatore, poco prima di partire per una prova speciale. Questo aiutava a raffreddare rapidamente il carburatore, garantendo un flusso corretto della benzina e prevenendo il vapor look. Alcuni piloti andavano oltre, facendo montare di nascosto una pompa elettrica per la benzina, un dispositivo vietato dalle regolamentazioni per la Fulvia HF di Gruppo 3, ma che poteva offrire un vantaggio decisivo.

La Opel Ascona 400 di Walter Rohrl
La Opel Ascona 400 di Walter Rohrl

Opel Ascona, Renault Gordini e Alfa Romeo Zagato

Anche altre iconiche vetture di rally avevano i loro trucchi specifici. Le Opel Ascona Gruppo 1, per esempio, avevano un sistema piuttosto ingegnoso per evitare problemi durante le gare. I piloti montavano una bobina di riserva, così in caso di guasto, bastava spostare i cavi e continuare la corsa senza interruzioni significative. Un’altra pratica comune era quella di nastrare una molla dell’acceleratore di scorta sul coperchio del filtro dell’aria. Questo garantiva una soluzione rapida in caso di rottura della molla principale, permettendo al pilota di rimanere competitivo.

La Renault Gordini, nota per la sua maneggevolezza, aveva un piccolo difetto: la leva del cambio tendeva a essere imprecisa, rendendo difficili le manovre in curva. Per migliorare la precisione del cambio, un’astuzia brillante consisteva nel sostituire i silentblock del rinvio con due pezzi di ferro. Questo semplice ma efficace trucco trasformava l’auto, rendendola molto più reattiva e precisa nelle curve, migliorando notevolmente l’esperienza di guida.

La Alfa Romeo Zagato, invece, era famosa per la sua eleganza e velocità, ma soffriva di un problema abbastanza comune: la fragilità delle parabole di vetro dei fari anteriori. Durante le gare, queste parabole si rompevano facilmente. Per evitare gli elevati costi di sostituzione e mantenere l’auto nelle migliori condizioni possibili, molti piloti trovavano una soluzione creativa sostituendo le parabole originali con alternative in plexiglass. Queste non solo erano più economiche, ma anche più resistenti agli urti, garantendo una visibilità costante senza il rischio di dover fermare la gara per riparazioni.

tour de corse 1983
Assistenza Lancia Tour de Corse 1983

Trucchi universali: calzamaglie, cordini e patate

Ma le astuzie non si limitavano ai singoli modelli di auto; esistevano anche trucchi universali che tutti i piloti di rally adottavano. Uno di questi era l’uso della calzamaglia elastica, un capo d’abbigliamento comune dell’epoca che poteva rivelarsi un prezioso strumento di riparazione. In caso di rottura della cinghia dell’alternatore, la calzamaglia poteva essere utilizzata temporaneamente come sostituto, permettendo all’auto di continuare la gara fino al prossimo punto di assistenza. Se si era fortunati, la navigatrice poteva sfilarsi la calzamaglia sul momento, consentendo una riparazione lampo.

Un’altra astuzia ingegnosa era l’uso del cordino per far funzionare il tergicristallo in caso di rottura del meccanismo automatico. Si legava il cordino al tergicristallo e lo si faceva passare all’interno della vettura. In questo modo, il navigatore poteva azionare manualmente il tergicristallo tirando il cordino a destra e a sinistra, garantendo visibilità anche nelle condizioni meteorologiche peggiori.

E infine, c’è il trucco della patata! Può sembrare bizzarro, ma in caso di pioggia e di rottura del tergicristallo, tagliare una patata a metà e passarla sul parabrezza era una soluzione efficace. Questo metodo impediva all’acqua di fermarsi sul vetro, migliorando la visibilità e consentendo al pilota di continuare a correre in sicurezza.

Il kit del perfetto rallysta

Nessun rallysta dell’epoca si avventurava senza il suo kit di sopravvivenza, contenente otto oggetti essenziali:

  1. Filo di ferro: indispensabile per riparazioni rapide e improvvisate. Essere in grado di fissare componenti allentati o danneggiati era vitale per poter continuare la gara senza perdere troppo tempo.
  2. Nastro telato: un compagno fidato per ogni tipo di emergenza. Era utilizzato per tutto, dalle riparazioni temporanee ai componenti meccanici, alla chiusura di aperture nelle carrozzerie.
  3. Fusibili nastrati sul cruscotto: per facilitare la sostituzione rapida in caso di guasti elettrici. Avere fusibili di riserva a portata di mano significava poter risolvere improvvisi problemi elettrici senza dover cercare nel mezzo della corsa.
  4. Pulsante del clacson sulla pedana del navigatore: per evitare il rischio di non poter suonare il clacson durante la gara. Questo accorgimento permetteva al navigatore di avvisare tempestivamente di pericoli o di segnalare la propria posizione agli altri.
  5. Doppio segno sul sedile e sulla guida dello stesso: per ritrovare rapidamente la posizione di guida ideale. In questo modo, un cambio pilota o una regolazione rapida non avrebbero compromesso la postura ottimale del guidatore.
  6. Tubicino di gomma per il tripmaster: un’estensione pratica per facilitare la lettura delle informazioni cruciali. Questo dispositivo permetteva al navigatore di azionare il tripmaster senza doversi allungare scomodamente, migliorando l’efficienza nelle comunicazioni.
  7. Tubicino dello spruzzavetro: allungato fino alla bacchetta del tergicristallo per garantire una pulizia ottimale. Questo trucco permetteva di spruzzare l’acqua direttamente sulla spazzola, migliorando la visibilità. Da evitare però in inverno per evitare che l’acqua gelasse.
  8. Riga gialla di nastro adesivo sul volante: per verificare se lo sterzo era in assetto corretto. Una guida veloce poteva causare allineamenti scorretti; questa piccola striscia permetteva al pilota di accertarsi rapidamente che il volante fosse nella posizione giusta, anche durante la corsa.

Conclusione

Gli aneddoti e le astuzie dei rally degli anni d’oro ci trasportano in un mondo affascinante e avventuroso, popolato da piloti ingegnosi e creativi. Questi piccoli segreti non solo evidenziano l’abilità e la creatività dei rallysti di un tempo, ma ci ricordano anche un’epoca in cui le corse automobilistiche avevano un sapore genuino e autentico.

Il richiamo nostalgico di queste storie ci fa apprezzare ancora di più la passione e il coraggio di coloro che, con mezzi spesso limitati, riuscivano a compiere imprese straordinarie. Ogni trucco, ogni astuzia, era il frutto di esperienza, osservazione e un po’ di sano ingegno artigianale. Ripensare a questi racconti non solo mette in luce le difficoltà e le soluzioni adottate, ma ci fa capire quanto fosse impegnativo e affascinante partecipare a queste competizioni.

Con l’avvento delle moderne tecnologie e delle sofisticate attrezzature di oggi, è facile dimenticare che molte delle pratiche e delle innovazioni odierne devono le loro origini a questi pionieri creativi. Mentre guardiamo avanti alle future evoluzioni del mondo dei rally, non possiamo fare a meno di ricordare e onorare quei tempi in cui ogni gara era un’avventura epica e irripetibile. Esplorando questi racconti, possiamo trovare non solo ispirazione, ma anche una rinnovata ammirazione per la resilienza e l’ingegno dei piloti di ieri.

In conclusione, i racconti degli anni d’oro dei rally sono un tesoro di esperienze e aneddoti che meritano di essere ricordati e celebrati. Queste storie non solo preservano la memoria di un’epoca passata, ma continuano a ispirare e a educare le nuove generazioni di appassionati e professionisti. Gli eroi di quei tempi non avevano a disposizione le tecnologie sofisticate di cui disponiamo oggi, ma possedevano qualcosa di altrettanto prezioso: l’inventiva, la determinazione e una passione inarrestabile per le corse. I loro trucchi e le loro astuzie, per quanto semplici possano sembrare, erano il frutto di una profonda conoscenza delle loro macchine e di un ingegno fuori dal comune. E così, mentre celebriamo queste storie del passato, possiamo anche guardare al futuro con un rinnovato spirito di innovazione e creatività.