Miki Biasion e il primo titolo con la Lancia Delta HF

Miki Biasion e il primo titolo con la Lancia Delta HF

Anche se era facile prevedere il contrario, visto il netto predominio delle vetture della Casa torinese, a sorpresa si è assistito ad una gran lotta in famiglia tra le Lancia Delta HF. Con Miki Biasion e Tiziano Siviero irraggiungibili e lanciati verso un successo praticamente certo, considerato l’enorme vantaggio sugli inseguitori, la battaglia ha avuto come protagonisti Alex Fiorio e Dario Cerrato.

“Mi sarebbe bastato un sesto posto per il titolo mondiale, ma ho voluto vincere. Non potevo fare diversamente davanti al mio pubblico”. Con queste parole, contentezza e soddisfazione a stento contenute, Miki Biasion ha suggellato il trionfo al Rally di Sanremo 1988, quinto successo stagionale, che lo ha lanciato definitivamente in vetta alla classifica mondiale piloti. Era dal 1977, dal successo di Sandro Munari (sempre su Lancia) che un italiano non arrivava al vertice del mondiale. Biasion, trentottenne, veneto di Bassano del Grappa, ha costruito il suo successo sull’affiatamento con il compagno e compaesano (anche lui di Bassano del Grappa), Tiziano Siviero e sulla grande affidabilità della Lancia a trazione integrale.

È il 14 ottobre 1988 e, questa volta, è un pilota italiano, Miki Biasion, sulla Lancia Delta HF, a sedere sul trono del Mondiale Rally. Giunti sugli sterrati della Toscana, il Rally di Sanremo vede già quattro Lancia integrali ai primi posti con Miki Biasion in testa alla classifica provvisoria dopo ventitré prove speciali. Fino alla seconda tappa sono gli spagnoli Carlos Sainz e Luis Moya, su Ford Sierra Cosworth, a guidare la classifica provvisoria del Rally d’Italia, seguiti da Cerrato-Cerri a 24”, Fiorio-Pirollo a 49” e Biasion-Siviero a 54”.

Tra le prove della prima tappa, la dodicesima viene vinta da Del Zoppo-Scalvini, la tredicesima viene annullata in segno di lutto per la morte dei due piloti francesi, la quattordicesima va a Cerrato-Cerri, la quindicesima agli spagnoli Sainz-Moya e la sedicesima di nuovo a Cerrato-Cerri. Dopo gli incidenti si è fatto consistente il numero dei concorrenti ritirati fra i quali il francese Auriol e il finlandese Kankkunen su Toyota Celica che al termine della prima giornata guidava la classifica.

Il dominio del campione del mondo veneto in questa stagione è stato fuori di discussione: dal Portogallo al Sanremo passando per il Kenya, l’Acropoli, l’Olympus, con un secondo posto in Argentina. “Ma la vittoria più bella – ha detto – non è stata quest’ultima, ma quella del Safari Kenya. Mai prima di allora un italiano si era imposto a Nairobi”. Al Sanremo il biondo veneto è andato al comando fin dalla terza tappa e non ha conosciuto un momento di flessione. Alla fine il successo Lancia è stato totale: quattro vetture ai primi quattro posti.

Dietro Biasion si piazza Fiorio, che è secondo anche nella classifica mondiale, Cerrato e il finlandese Alen. La Ford Sierra dello spagnolo Sainz staccatissima a oltre 6 minuti. Campione di sci, appassionato di motocross, Biasion ha debuttato nei rally nel 1979, al volante dell’Opel Kadett GT/E, partendo prima dal Trofeo Rally Nazionali e arrivando a disputare qualche gara CIR. È arrivato alla Lancia nel 1983 centrando subito, a venticinque anni, il Campionato Europeo. Nel 1988 la consacrazione con il titolo iridato.

Si chiude un cerchio che da molto tempo vede le vetture italiane sempre al vertice della specialità, con dieci titoli iridati Marche a partire dal 1972, sette con la Lancia e tre con la Fiat. Quattro Lancia Delta HF Integrale nei primi quattro posti, di cui le prime tre condotte da equipaggi tutti italiani, un titolo iridato ed uno tricolore. Questo l’ultimo bottino della Lancia al Rally d’Italia che si è concluso a metà di quel bagnato mese di ottobre nella Città dei Fiori.

Con la Lancia Delta HF Integrale del Martini Racing, Biasion e Siviero hanno così legittimato la conquista del titolo, avvenuta con una gara d’anticipo sulla fine della stagione. Una corona iridata che arriva in Italia dopo nove anni di completo dominio da parte dei piloti nordici. Anche se era facile prevedere il contrario, visto il netto predominio delle vetture della casa automobilistica torinese, nella quinta ed ultima tappa si è ugualmente vista una gran lotta in famiglia tra i piloti della Lancia. Con Biasion-Siviero ormai irraggiungibili e lanciati verso un successo certo, considerato il loro vantaggio sugli inseguitori, la battaglia nelle rerovie ha come protagonisti Alex Fiorio e Dario Cerrato, che sull’asfalto riescono sempre a dare il massimo. Ma andiamo con ordine.

I torinesi partono subito all’attacco, rosicchiando secondi su secondi a Markku Alen, che riesce a resistere ed è costretto a retrocedere in quarta posizione. Il finlandese non si rassegna e risponde da par suo all’affronto dei due amici-rivali, riacciuffando la terza posizione. La battaglia continua e si risolve nell’ultimo chilometro dell’ultima prova speciale. È in quel momento che Cerrato riesce a passare di nuovo davanti ad Alen. Con questo piazzamento il pilota torinese ha anche la certezza matematica di conquistare il titolo italiano, visto che il suo più pericoloso avversario, Andrea Zanussi, con la sua Bmw M3, è uscito di scena sulla terza tappa.

Una giornata esaltante per la Lancia, disturbata soltanto dal mancato successo nel Gruppo N di Jorge Recalde e di Gianni Del Zoppo, costretti a ritirarsi nel corso della quarta tappa di una gara corsa come sempre con il coltello tra i denti. I due piloti riescono a prendere punti in questo rally, lasciando quindi la possibilità al belga Gaban (Mazda) di smuovere ulteriormente la classifica, portando il proprio vantaggio a 7 punti sull’argentino e a 13 sull’italiano. Da novembre in poi, nonostante ci sia ancora di mezzo il RAC, la Lancia può davvero pensare al futuro, cioè alla stagione 1989, anche se piloti, meccanici e tutti quanti hanno dato il loro contributo a un’annata strepitosa, vogliono rimanere legati al presente, cercando di gustare fino in fondo il sapore del successo.

“In momenti come questi è difficile dire quello che realmente si prova – afferma Miki alla fine di quel Rally di Sanremo –, ma credo che questo titolo iridato possa essere il giusto premio per tutto il lavoro svolto da me e Siviero e da tutti i meccanici sia in gara sia durante la messa a punto della vettura. Proprio per questo vorrei dedicare il Mondiale a tutti quanti per il lavoro svolto. Avrei dovuto impostare una gara in maniera diversa, guidando con maggiore prudenza, ma non me la sentivo di deludere i tifosi in un rally che si correva proprio in Italia. Con questa vittoria ho così completato una stagione che mi ha regalato cinque grosse soddisfazioni, con il successo in altrettante prove iridate, fra cui il Safari”. Miki e Tiziano ancora non immaginano che nel 1989 incasseranno il secondo titolo iridato della loro splendida carriera.