Miki Biasion e il primo titolo con la Lancia Delta HF

Miki Biasion e il primo titolo con la Lancia Delta HF

Anche se era facile prevedere il contrario, visto il netto predominio delle vetture della Casa torinese, si è ugualmente vista una gran lotta in famiglia tra le Lancia Delta HF. Con Biasion-Siviero ormai irraggiungibili e lanciati verso un successo certo, considerato il loro vantaggio sugli inseguitori, la battaglia ha avuto come protagonisti Alex Fiorio e Dario Cerrato.

È il 16 ottobre 1988 e, questa volta, è un pilota italiano, Miki Biasion, sulla Lancia Delta HF, a sedere sul trono del Mondiale Rally. Trent’anni, nato a Bassano del Grappa, dieci stagioni di corse, sempre in compagnia del bravissimo navigatore Tiziano Siviero, suo concittadino, il veneto ha raccolto idealmente l’eredità lasciata da Sandro Munari, che si aggiudicò per primo la Coppa FIA nel 1977, diventata Mondiale Rally due stagioni dopo.

Si chiude un cerchio che da molto tempo vede le vetture italiane sempre al vertice della specialità, con dieci titoli iridati Marche a partire dal 1972, sette con la Lancia e tre con la Fiat. Quattro Lancia Delta HF Integrale nei primi quattro posti, di cui le prime tre condotte da equipaggi tutti italiani, un titolo iridato ed uno tricolore. Questo l’ultimo bottino della Lancia al Rally d’Italia che si è concluso a metà di quel bagnato mese di ottobre nella Città dei Fiori.

Ad aggiudicarsi la gara è stata la Lancia Delta HF Integrale del Martini Racing di Miki Biasion e Tiziano Siviero, che hanno così legittimato la conquista del titolo, avvenuta con una gara d’anticipo sulla fine della stagione. Una corona iridata che arriva in Italia dopo nove anni di completo dominio da parte dei piloti nordici. I due veneti hanno preceduto le Lancia Delta HF del Jolly Club Totip di Alex Fiorio e Dario Cerrato, e l’altra Lancia Martini di Markku Alen, che era in seconda posizione al termine della quarta tappa.

Anche se era facile prevedere il contrario, visto il netto predominio delle vetture della casa automobilistica torinese, nella quinta ed ultima tappa si è ugualmente vista una gran lotta in famiglia tra i piloti della Lancia. Con Biasion-Siviero ormai irraggiungibili e lanciati verso un successo certo, considerato il loro vantaggio sugli inseguitori, la battaglia ha avuto come protagonisti Alex Fiorio e Dario Cerrato, che sull’asfalto riescono sempre a dare il massimo.

I due torinesi sono partiti subito all’attacco, rosicchiando secondi su secondi ad Markku Alen, che non è riuscito a resistere ed è stato costretto a retrocedere in quarta posizione. Il finlandese comunque non si è per nulla rassegnato ed ha risposto da par suo all’affronto dei due amici-rivali e ha riacciuffato nella mattinata la terza posizione. La battaglia è poi continuata e si è praticamente risolta nell’ultimo chilometro dell’ultima prova speciale. È in quel momento che Cerrato è riuscito a passare di nuovo davanti ad Alen. Con questo piazzamento il pilota torinese ha avuto anche la certezza matematica di conquistare il titolo italiano, visto che il suo più pericoloso avversario, Andrea Zanussi, con la sua Bmw M3, era già uscito di scena alla terza tappa.

Una giornata esaltante per la Lancia, disturbata soltanto dal mancato successo nel Gruppo N di Jorge Recalde e di Gianni Del Zoppo, ritiratisi nel corso della quarta tappa. I due piloti non hanno preso punti in questo rally, lasciando quindi la possibilità al belga Gaban (Mazda) di smuovere ulteriormente la classifica, portando il proprio vantaggio a 7 punti sull’argentino ed a 13 sull’italiano. Da novembre in poi, nonostante ci sia ancora di mezzo il RAC, la Lancia può davvero pensare al futuro, cioè alla stagione 1989, anche se piloti, meccanici e tutti quanti hanno dato il loro contributo a un’annata strepitosa, vogliono rimanere legati al presente, cercando di gustare fino in fondo il sapore del successo.

“In momenti come questi è difficile dire quello che realmente si prova – afferma Miki alla fine di quel Rally di Sanremo – ma credo che questo titolo iridato possa essere il giusto premio per tutto il lavoro svolto da me e Siviero e da tutti i meccanici sia in gara sia durante la messa a punto della vettura. Proprio per questo vorrei dedicare il Mondiale a tutti quanti per il lavoro svolto. Avrei dovuto impostare una gara in maniera diversa, guidando con maggiore prudenza, ma non me la sentivo di deludere i tifosi in un rally che si correva proprio in Italia. Con questa vittoria ho così completato una stagione che mi ha regalato cinque grosse soddisfazioni, con il successo in altrettante prove iridate, fra cui il Safari”.  Miki e Tiziano ancora non immaginano che nel 1989 incasseranno il secondo titolo iridato della loro splendida carriera.

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