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Luoghi del mito: la pista segreta Fiat de La Mandria

lancia delta s4 prototipo

Storicamente, la pista della Mandria è stata un punto di riferimento per i test di Fiat e Lancia. Le due case automobilistiche italiane hanno utilizzato questo circuito per sviluppare e perfezionare numerosi modelli iconici. Un esempio notevole è dato anche dalla Lancia Beta Montecarlo o dalla Lancia Delta S4.

La pista della Mandria, situata nei pressi di Torino e vicino all’aeroporto di Caselle, rappresenta un luogo emblematico per il collaudo e lo sviluppo dei prototipi automobilistici. Questo circuito, che combina tratti di velocità con segmenti tipicamente stradali, è stato ideato per sottoporre i veicoli a una serie di test rigorosi prima della loro immissione sul mercato.

La particolarità della pista della Mandria risiede nella sua capacità di offrire una vasta gamma di condizioni di prova. Oltre ai tratti asfaltati destinati ai test di velocità e manovrabilità, la pista include sezioni sterrate utilizzate per valutare le sospensioni, il livello di rumorosità, il comfort e la resistenza alla polvere. Questi test sono fondamentali per garantire che le vetture di serie soddisfino gli standard di qualità e prestazioni richiesti dai consumatori.

Storicamente, la pista della Mandria è stata un punto di riferimento per i test di Fiat e Lancia. Le due case automobilistiche italiane hanno utilizzato questo circuito per sviluppare e perfezionare numerosi modelli iconici. Un esempio notevole è la Lancia Beta Montecarlo, un’auto da pista che ha beneficiato ampiamente delle strutture e delle competenze offerte dalla pista.

Giorgio Pianta, figura di spicco nel mondo automobilistico, ha svolto un ruolo cruciale nello sviluppo dei veicoli sportivi di Fiat e Lancia. Conosciuto come il padrone incontrastato del settore sportivo alla Mandria, Pianta ha contribuito significativamente alla messa a punto di molte vetture da rally, tra cui la celebre Lancia Delta S4 e la Delta HF. Sotto la sua guida, la pista della Mandria è diventata un laboratorio di innovazione per il Gruppo Fiat.

La pista della Mandria ha visto nascere e crescere alcune delle auto più leggendarie nel mondo del rally. Oltre alla Delta S4 e alla Delta HF, altri modelli come la Trevi Bimotore sono stati perfezionati su questo circuito. Le competenze acquisite durante questi test hanno permesso a Fiat e Lancia di dominare le competizioni rallistiche e di trasferire tecnologie avanzate nelle vetture di serie.

Nonostante il suo glorioso passato, la pista della Mandria ha cessato di essere utilizzata dal Gruppo Fiat per le prove automobilistiche quando l’azienda ha ridotto il suo impegno nei rally. Tuttavia, il suo contributo allo sviluppo di vetture straordinarie rimane impresso nella storia dell’automobilismo italiano.

La pista della Mandria, con la sua combinazione di tratti stradali e sterrati, ha svolto un ruolo fondamentale nella storia del collaudo automobilistico italiano. Luogo di innovazione e sperimentazione, ha permesso a Fiat e Lancia di sviluppare modelli che hanno lasciato un segno indelebile nel mondo del rally e delle auto di serie. Sebbene non sia più in uso, il suo legato continua a vivere attraverso le vetture che hanno percorso i suoi tratti tortuosi, perfezionate dalla sapiente guida di Giorgio Pianta e del suo team.

Giorgio Pianta e Ninni Russo nel team Lancia Martini
Giorgio Pianta e Ninni Russo nel team Lancia Martini

Descrizione del tracciato

Ben nascosto nel cuore del Parco Regionale della Mandria, sorgeva questo avanzato impianto di sperimentazione automobilistica, interamente di proprietà della Fiat. Costruito negli anni ’60, l’impianto si estendeva su una superficie totale di 1.600.000 metri quadri, caratterizzata da un andamento collinare con un dislivello massimo di 65 metri. L’impianto comprendeva diverse tipologie di piste e strutture, ognuna progettata per specifiche esigenze di collaudo e sperimentazione. Ecco una panoramica delle principali componenti:

  1. Pista sterrata
    • Un circuito sterrato di 2.854 metri, con fondo irregolare di terra battuta e ghiaia, curve di vario raggio, buche e dislivelli. Utilizzato per la messa a punto delle vetture da competizione, specialmente le Lancia da rally.
  2. Pista asfaltata
    • Comprendeva varie piste bitumate con uno sviluppo totale di 17.000 metri, suddivise tra vetture e veicoli industriali. Questi tracciati erano essenziali per le prove di velocità e manovrabilità su superfici lisce.
  3. Tratti in pavè
    • Tratti rettilinei di lunghezza variabile tra 1.000 e 2.000 metri con pavimentazione più o meno sconnessa, utilizzati per testare la resistenza delle vetture su superfici irregolari.
  4. Piazzale di prova antiskid
    • Un’area di 15.000 metri quadri, equipaggiata con un sistema di allagamento per simulare condizioni di bagnato, fondamentale per le prove di tenuta e frenata su superfici scivolose.
  5. Piste a fondo speciale
    • Un totale di 17.000 metri di piste a fondo speciale, utilizzate per test specifici su superfici con caratteristiche uniche, come differenti tipi di asfalto e pavimentazioni.
Lancia Delta pista La Mandria
Lancia Delta pista La Mandria – foto AutoOggi

Strutture di collaudo aggiuntive

L’impianto era dotato anche di diverse strutture per test specifici:

  • Vasche in cemento: Tre vasche di 40, 80 e 104 metri per le prove di guado con acqua dolce, salina e fangosa.
  • Celle umidostatiche: Ambienti che garantivano costantemente una temperatura di 45 gradi e un’umidità del 95 per cento, utilizzati per verificare la protezione contro l’umidità.
  • Tratti asfaltati attrezzati: Piste con sistemi di allagamento per test di tenuta e frenata sul bagnato.

Con una forza lavoro di circa 120 dipendenti, l’85 per cento dei quali dedicato ad attività di sperimentazione diretta, l’impianto operava senza sosta per tutta la settimana, anche durante le ore notturne. Le prove comprendevano una varietà di test, dai più comuni su piste asfaltate ai più specifici su superfici irregolari e condizioni estreme.

Le piste dell’impianto coprivano uno sviluppo totale di 37.000 metri, con una percorrenza media annuale di 2-2,5 milioni di chilometri. Questi numeri testimoniano l’intensità e la varietà delle attività di collaudo svolte.

L’impianto di sperimentazione automobilistica della Mandria rappresentava un centro all’avanguardia per la ricerca e il collaudo di veicoli, contribuendo significativamente all’innovazione e alla sicurezza dei prodotti Fiat. La combinazione di diverse tipologie di piste e strutture di collaudo avanzate rendeva questo impianto un elemento cruciale nel panorama automobilistico dell’epoca.

Nel 2020 cancellato ogni segreto

Nel 2020 il Gruppo Fiat decise di fare qualcosa per la sua pista segreta, chiamata “La Mandria” come il parco che la ospitava. Situata a circa 30 km da Torino, la pista era stata costruita intorno agli anni ’50. Si trattava di un vero e proprio circuito di collaudo dove, tra gli anni ’60 e la fine degli anni ’90 la casa automobilistica di Mirafiori portava i suoi prototipi in fase di sviluppo per effettuare tutti i test necessari prima della commercializzazione dei modelli. Su questa pista furono testate alcune delle auto più iconiche, come la Panda e la mitica Stratos.

La pista “La Mandria” era all’avanguardia per l’epoca. Disponeva di vasche di cemento per simulare i guadi, un’illuminazione completa per svolgere i test anche di notte, e fondi speciali per simulare dossi o pavé, sterrato, ghiaia, fondo viscido e aree allagabili per testare le condizioni da bagnato. Non mancavano i rettilinei da 1000 a 2000 metri. Con circa 37 km di tracciati, la pista permetteva di testare ogni aspetto delle vetture, con una percorrenza media annua di circa 2 milioni e mezzo di chilometri.

L’area della pista “La Mandria” è stata quasi completamente bonificata dalla natura che si è ripresa i suoi spazi, ma restano le strutture usate dal Gruppo Fiat, sorvegliate giorno e notte, in attesa di un progetto di riqualificazione che lo trasformi in un polo attrattivo per il turismo. Tutte attività volte a tutelare la biodiversità naturale, trasformando l’area in un paradiso per piemontesi e non. Con circa 1,5 milioni di metri quadri, il gruppo automobilistico aveva cercato di cedere l’area alla Regione Piemonte già nel 2006. Tuttavia, la manovra non andò a buon fine poiché non esisteva un vero e proprio piano di riqualificazione da parte del comune. Alla fine, il gruppo Fiat decise di donare un’area nuova a tutta la comunità torinese, prendendosi cura della zona e riqualificandola ad impatto zero e con una nuova utilità sociale e ambientale.

Circuito segreto Fiat La Mandria
Circuito segreto Fiat La Mandria – foto Autopareri

Storia del Parco la Mandria

Grazie al lungo muro di cinta fatto costruire a metà ‘800 da re Vittorio Emanuele II, il parco La Mandria è il secondo più grande parco cintato d’Europa dopo quello di Chambord. La superficie recintata ammonta a circa 3.000 ettari. Il muro, lungo circa 30 km e costato 1 milione di lire, doveva proteggere gli appartamenti reali del castello della Mandria voluti dal re per viverci con la sua seconda famiglia creata con la moglie morganatica Rosa Vercellana detta “la Bela Rosin”; è servito di fatto a proteggere uno dei rarissimi lembi sopravvissuti della foresta planiziale che un tempo copriva l’intera Pianura Padana.

Gran parte del territorio del parco appartiene ora al comune di Druento. Nel medioevo invece il territorio apparteneva alla comunità di Rubbianetta, ora scomparsa. Si conserva, nella zona della Rubbianetta, la pregevole chiesetta di San Giuliano, al cui interno sono presenti affreschi con immagini di santi, risalenti al 1493. A lato della chiesetta si possono osservare i resti del ricetto medievale e del castello appartenuto ai visconti di Baratonia, antichi consignori del luogo.

Nel 1713, l’area che oggi conosciamo come Parco La Mandria fu destinata all’allevamento di cavalli per l’Esercito Sardo, da cui il parco ha preso il nome che conserva tuttora. La struttura principale, poi trasformata nel “Castello”, fu ampliata nel corso del tempo con le infrastrutture necessarie per migliorare l’allevamento equino.

Nella seconda metà dell’Ottocento, la Mandria si trasformò in una grande riserva di caccia. Il re Vittorio Emanuele II acquisì ulteriori terreni, creando un’area di circa 3.000 ettari circondata da un muro per proteggere la fauna. Durante questo periodo, furono ampliati gli edifici esistenti, potenziato l’allevamento dei cavalli e implementati interventi di rimboschimento, riducendo le coltivazioni agricole e rimuovendo alcune cascine. Furono creati laghi artificiali, una rete di strade interne e percorsi di caccia.

Tra il 1860 e il 1870, il re fece costruire la sua residenza principale di fronte al “Castello”. In questo periodo furono edificati anche il “Castello dei Laghi” e il padiglione di caccia “La Bizzarria” come omaggi alla moglie morganatica del re. Nel borgo medievale della Rubbianetta venne costruita la grande cascina “Emanuella”, oggi nota come “Rubbianetta”. Questi furono gli ultimi grandi interventi prima che, per motivi economici, la tenuta passasse dalla Casa Savoia ai Marchesi Medici del Vascello nel 1887.

Sotto la gestione dei Marchesi Medici del Vascello, la Mandria subì profonde trasformazioni per favorire strutture agricole di tipo aziendale. Dal 1923 in poi, furono effettuate bonifiche agrarie, idrauliche e forestali, e l’attenzione si spostò sulle colture foraggiere e l’allevamento zootecnico. Nel 1935, fu realizzato un impianto di imbottigliamento del latte presso la cascina “Peppinella”. La rete stradale interna fu ampliata fino a 150 km, in parte su massicciata stabile e in parte su terra battuta. La tenuta comprendeva 32 cascine e solo la guerra interruppe lo sviluppo.

Nel 1946 iniziò la vendita di parte del territorio con l’alienazione del “Parco Basso” e “Parco Bissole”, seguita nel 1958 dalla cessione di una porzione di terreno alla FIAT per una pista sperimentale. Nel 1960, un’area fu ceduta al Golf Club Torino e nel 1963 la zona dei “Quattro Laghi” fu venduta al gruppo Bonomi-Bolchini per creare una riserva di caccia. Nel 1964, “Parco Bissole” cambiò destinazione d’uso, diventando parzialmente residenziale e industriale, ospitando stabilimenti come “Cromodora” e “Magneti Marelli”. Dal 1966 al 1973 continuarono le cessioni parziali a enti pubblici, privati e industrie.

Il 12 aprile 1976, la Regione Piemonte acquistò 1.344 ettari della “Tenuta La Mandria” dal Marchese Luigi Medici del Vascello e dalla “La Quercia S.p.A.”, in attuazione delle deliberazioni del Consiglio Regionale. Nel 1995, la Regione acquisì anche l’ex riserva di caccia della famiglia Bonomi-Bolchini, aggiungendo 320 ettari di verde con il Castello dei Laghi al centro.

Il 21 agosto 1978, la Regione Piemonte istituì il Parco Regionale La Mandria per preservare l’unità ambientale e storica del complesso costituito dal Castello della Venaria Reale, dagli annessi “Quadrati”, dal Castello della Mandria e dalla tenuta di caccia reale. Il parco, attualmente, si estende su 6.571 ettari ed è gestito dall’Ente di gestione delle aree protette dei Parchi Reali, che dal 2012 include anche altri parchi e riserve naturali.