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L’incidente della Mouton al Rallye Monte-Carlo 1982

Audi quattro Michele Mouton Monte 1982

La Mouton e la sua copilota, la torinese Pons, sono state trasportate all’ospedale Princesse Grace di Monte-Carlo per accertamenti e saranno dimesse solo dopo che gli esami di controllo confermeranno che stanno sostanzialmente bene, a parte qualche ammaccatura (ma meno della macchina).

Per l’Audi un Monte-Carlo decisamente amaro. L’anno successivo, 1983, non andrà meglio, ma poi nel 1984 ci sarà la grande rivalsa. Tornando al “Monte” 1982, dopo quattro prove della seconda tappa c’è un solo pilota Audi ancora in gara, Hannu Mikkola. Dopo Michele Cinotto, è uscita di strada anche Michèle Mouton, vincitrice in ottobre (1981) del Rally di Sanremo con alle note Fabrizia Pons (con cui ovviamente era anche in questa gara).

L’incidente (immagine Escala Clásica) è accaduto a Brianconnet, un villaggio nell’entroterra di Cannes. La Mouton – che si era aggiudicata la prima prova speciale della seconda giornata di gara su un ghiacciatissimo Turini sotto gli occhi stupefatti di decine di migliaia di tifosi – ha sbandato su un ponte: il manto stradale tra le due spallette era ricoperto da un velo di verglas e la pesante vettura tedesca è partita per la tangente, in piena accelerazione, finendo contro una casa e distruggendo un muro e la porta di un garage.

La Mouton e la sua copilota, la torinese Pons, sono state trasportate all’ospedale Princesse Grace di Monte-Carlo per accertamenti e saranno dimesse solo dopo che gli esami di controllo confermeranno che stanno sostanzialmente bene, a parte qualche ammaccatura (ma meno della macchina).

A Michèle si era incrinata la rotula del ginocchio sinistro, mentre Fabrizia era solo lievemente scioccata e dolorante alla schiena per il contraccolpo ricevuto. La stessa prova è stata fatele a Tony Carello, Lancia HPE Executive di serie. Anche lui si è trovato su una placca di ghiaccio non segnalatagli prima in un tornante in discesa: l’ex campione europeo ha preferito buttarsi contro la montagna capottando piuttosto che finire di sotto.